mercoledì, 02 luglio 2008
La giustizia graziò ingiustamente il giustiziato, lo guardò ingiustificatamente come se non ne avesse diritto, lo fissò diritto negli occhi, lui che di diritti a detta di tutti ne aveva tanti e troppi.

La legge sentenziò illegittima la condanna e legiferò la sua libertà incondizionata, previo pagamento sottobanco ma alla luce del sole, leggendo ad alta voce la sentenza che lo condannava alla felicità.

La vittima non fece del vittimismo la sua bandiera, perché era come gridare al vento o ventilare una blanda minaccia, ma camminò pur sempre vittoriosa a testa alta, perché la vera vittima era il colpevole, vittima di se stesso vittima di una strumentalizzazione a suo carico, senza possibilità d'essere discolpato, braccato dal senso di colpa seppur di plastilina filigrana e broccato che lo perseguitava. O semplicemente vittima della propria incoscienza studiata a tavolino da un'anima latitante da che era lattante.

Il processo non fu processato perché protetto l'imputato e tutto l'ambaradan dal segreto di stato, ci furono manifestazioni, lacrime zuccherose, solenni discorsi e roghi di piazza, caccia alle streghe a sconti stracciati, offerte speciali di amnistie liquida tutto, ideologie a buon mercato, tribunali in disuso. Processioni in nome di Caino, Abele fu linciato per tutto quello che fino a quel momento aveva rappresentato e gli si diede il resto, a piacere si aprirono filiali, si coniarono monete, si battezzarono Onlus. Si processarono per direttissima gli innocenti e i colpevoli furono tra i giurati in corte d'assise assiepati. Fortunatamente con la cassazione si giunse al massimo della pena senza colpo ferire, un moderato numero d'ergastoli tanto per gradire. Non ci fu più ingiusto tra gli ingiusti. Le coppole gaudiose si levarono al cielo in gesto di giubilo e strinsero mani baciandole, abiti talari misero all'asta indulgenze plenarie dietro preventivo personalizzato.

La spia spossata spiò dallo spioncino con la coda dell'occhio monitorato e non ci furono segreti per nessuno, neanche ad andarli a cercare col lanternino, l'anonimato ebbe un nome e un cognome, l'innominato rimase pur sempre tale, a cui fu garantita copertura eterna, benché lo conoscessero fino ad arrivare al patronimico e all'albero genealogico.

Infine si celebrò un grande funerale ecumenico, con tanto di fuochi pirotecnici, si prese carta e penna e si riscrisse la storia per filo e per segno, si appose qualche fiocco, si decurtò di episodi spiacevoli. I notiziari fecero di tutto per abbellirsi, incipriandosi il naso di ottimismo nuovo di zecca e profumato di bucato, che giungeva direttamente dalla fabbrica dell'Estetica della Propaganda.

Si guardò con clemenza l'assassino, e con simpatia il bandito, e si additarono il morto e il derubato dalla vita, li si guardò torvi perché ebbero la pretesa con la loro stessa presenza di portare a galla certe strane faccende di cui trafficoni, braccia armate e faccendieri, così come la gente comune proprio non voleva più saperne. Erano da poco state messe in ordine le carte nell'armadio e nessuno voleva farne soqquadro.

Fissarono senza interpellanza parlamentare date e destinazioni di vacanza, pagarono con ritardo le rate dell'automobile e regalarono a moglie, padrino, prete ed amante lo stesso anello, di oro vecchio fuso.

E tutto il resto fu ottimo contorno, soddisfatti o rimborsati, tutti gli altri, i ritardatari, pagano il conto.

X



Bologna 2 Agosto: 'Ricordo la nuvola nera e la stanza piena di giochi'

«Della strage alla stazione mi sono rimaste impresse due immagini: la polvere nera che copriva ogni cosa e una stanza d' ospedale piena di giochi». Parole di Alessandra, che aveva solo quattro anni il 2 agosto 1980, quando una bomba esplose, a pochi metri da lei, all' interno della sala d' attesa di seconda classe della stazione di Bologna. Un' intera ala dell' edificio crollò, seppellendo centinaia di persone. Alessandra si trovava lì con tutta la famiglia: padre, madre, sorellina di due anni, zii, cugini e nonni. Avevano preso il treno da Bari con l' auto al seguito, perché non volevano rischiare incidenti in autostrada. Una volta giunti a Bologna avrebbero dovuto proseguire per l' Appennino. «Mia nonna e mia zia si erano allontanate da noi per comprare in edicola un biglietto della lotteria - prosegue Alessandra - mia madre con me, mia sorella Simona e le mie due cugine, Patrizia e Sonia, stava comprando delle caramelle. Era incinta e aveva un' insolita voglia di dolci». All' improvviso l' esplosione: Patrizia, diciotto anni, venne investita e morì sul colpo. Sonia, sette anni, venne colpita alla testa da un masso. La zia e la nonna restarono illese, salvate dal desiderio di una vincita alla lotteria. Cominciarono così a cercare le nipotine. Trovarono prima Patrizia, sotto il treno in sosta al primo binario, poi Sonia che estrassero dalle macerie ancora in vita. Le pulirono il viso dai vetri e la fecero caricare su una barella. Morì dopo due giorni di agonia. Poco dopo arrivarono gli uomini, che erano andati a ritirare l' auto da un' altra parte della stazione. Trovarono anche Silvana, la mamma di Alessandra, che riconobbero unicamente dagli abiti. Era stata investita dalla fiammata, per proteggere, con il suo corpo, le due bambine. «Fu mio padre ad estrarci dalle macerie. L' immagine della polvere nera che copre ogni cosa risale a quel momento. Molti avvenimenti mi sono stati raccontati successivamente, ma quella polvere nera non l' ho mai dimenticata. Mia madre morì il sei agosto per le ustioni, le avevano già dovuto amputare una gamba. Io e mia sorella avevamo ferite su tutto il corpo, restammo nel reparto ustionati dell' ospedale Maggiore di Bologna per un mese. In quei giorni ricevemmo giocattoli e cartoline da ogni parte d' Italia, anche questo non l' ho dimenticato. Ho bene in mente la stanza piena di giochi, ho anche conservato la cartolina inviatami da una bambina che si chiamava come me. Mi hanno detto che venne a trovarci anche Pertini, ma purtroppo questo l' ho dimenticato. Mio nonno, subito dopo l' esplosione, vagò per le strade di Bologna. Fu soccorso da un cittadino bolognese che lo ospitò in casa sua, e gli offrì da mangiare. Nonostante le ricerche non siamo mai riusciti a rintracciare quest' uomo. Mio nonno, che aveva fatto la guerra, aveva compreso subito, dall' odore e dal rumore dell' esplosione, che era stata una bomba». In effetti molti dei testimoni percepirono immediatamente le cause dell' esplosione. Le radio e le televisioni, in un primo momento, parlarono invece dello scoppio di una caldaia. Comprensibile che non si volesse diffondere il panico, meno comprensibile che anche le forze dell' ordine, che non potevano non aver compreso la natura dell' esplosione, non abbiano effettuato un solo posto di blocco nella giornata del 2 agosto perdendo ore preziose nel far partire le indagini. D' altra parte oltre a Francesca Mambro e a Giuseppe Valerio Fioravanti, condannati all' ergastolo come esecutori della strage, sono stati condannati per depistaggio due alti ufficiali dei servizi segreti militari: Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Erano morte 85 persone e 200 erano rimaste ferite, ma una parte delle istituzioni non voleva che venissero individuati i colpevoli. Oggi a ventidue anni di distanza, sono ancora 17, le persone che devono sottoporsi a cure a causa dell' attentato del 2 agosto. Tra queste, naturalmente Alessandra e Simona. «Fino a che non termina il periodo dello sviluppo certe operazioni di chirurgia estetica non si possono fare e poi, nonostante quello che ci veniva detto quando eravamo bambine, certe cicatrici non svaniranno mai. L' ultima operazione l' abbiamo subita lo scorso novembre, forse ne dovremo fare altre, ma il peggio è passato. Per anni abbiamo dovuto portare bende, cerotti e fasciature molto strette che, soprattutto d' estate, erano insopportabili». Alessandra e la sua famiglia non hanno però smesso di vivere da quel primo sabato di agosto del 1980. «Mio padre si è risposato, con un' infermiera bolognese che ci aveva accudito e ora abbiamo un' altra sorella. Mia zia, che perse entrambe le figlie nella strage, ha avuto un altro figlio, che ha chiamato Silvano, in onore di mia mamma». Ma rimangono i ricordi: «Fino a che ero bambina ho sofferto molto a causa delle ferite che portavo addosso, soprattutto psicologicamente. I bambini chiedevano continuamente cosa fossero quei segni. Da una decina di anni non è più così, io e mia sorella abbiamo una vita normalissima, non soffro di depressioni e ho imparato da mia zia Lia, che ha sopportato con grande forza il dolore della perdita delle due figlie, a non farmi abbattere. Poi sono molto soddisfatta della mia vita e non ho rinunciato ai miei sogni». Alessandra ora lavora al Comune di Bari, «l' Associazione familiari delle vittime del due agosto, ci ha aiutato a trovare un' occupazione. Una legge agevola le vittime degli attentati terroristici, noi non ne eravamo a conoscenza, l' aiuto dell' Associazione è stato fondamentale. Il lavoro mi piace ma, in futuro, se posso dirlo, mi piacerebbe fare la giornalista». -

MASSIMILIANO BOSCHI, Repubblica — 01 agosto 2002 pagina 7 sezione: BARI


mercoledì, 21 maggio 2008
Compranno ar negozio un
paro de scarpini nòvi...er ciabbattino
te lassa n'settimino do ce se poseno
uno sopra l'artro e tutti...
..n'fila quelli vecchi...
ordinati cò precise l'etichette
le date..e lì lacci...annodati

...dice pe dà memoria...
ar tempo giusto de rimessa...

...che de certo n'confronto a quelli...
allucidati sò sandaletti essenno ...

Scarpini che hanno rifilato...
...belli carci...
de struscio de collo e d'effetto...
e dò ce sò arimasti n'pressi...
graffi e bozzi...quanno a vorte
...de impeto
sò ammollati de punta...e che
trasformeno n'tiro da ciavatta
n'quello de gran classe se
je segna all'urtimo quarto de
seconno...infilannose
all'angoletto...

ma lì scarpini nòvi ...
dice er ciabbattino ...
...ciànno più valore...e che de
sicuro ponno diventà...
n'antra stoffa è pe questo je
li se...rigala quell'artri...
e facennote...
er favore da nun buttalli ner
secchio...levannote er peso...
da fà du passi...
...n'der sotto ce cambia...
etichetta...mettennoce la storia...
che tànno fatto ...pe ridusse a
n'vecchiato sandalo de vino sciorto...

...dice lui che pò fà aceto...


je mette sistemata e riempienno
nà bottega vòta...n'vetrina
antiquaria...
se la chiude quanno je pare
...sperciarmente se quarcuno
scopre che è diventata nà
mostra...de refurtiva.


E pe questo che nun se butteno...
lì scarpini...
e se rimetteno pure se sò
diventati vecchi...essennoce
più gusto a sfonnà mejo la porta....
ormai specchio de nà rete
fatta più vorte a stracci.




L'utopia è come l'orizzonte: cammino
due passi e si allontana di due passi.
Cammino dieci passi e si allontana di dieci passi.
E allora a cosa serve l'utopia ?
A questo: serve per continuare a camminare.
(E. Galeano)



DROGA/ TRA 19 ARRESTATI A MILANO TRAFFICANTI E MILITANTI ISLAMICI
Digos sospetta possibile finanziamento per finalità terroristiche


Milano, 20 mag. (Apcom) - "I precetti della nostra religione lo vietano ma noi abbiamo una finalità più grande". C'è anche questa frase nelle intercettazioni dei dialoghi tra alcuni tunisini già coinvolti (e condannati) in indagini sul terrorismo internazionale e alcuni loro connazionali attivi nel traffico di eroina. Il sospetto degli investigatori della divisione antiterrorismo della Digos di Milano, che questa mattina ha eseguito 19 delle 23 ordinanze di custodia cautelare in carcere stroncando l'intera organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di stupefacenti, è che gli "islamici" volessero inserirsi nel business della droga per finanziare eventuali attività di stampo terroristico.

"Al momento riscontri precisi non ne abbiamo ma di certo questa inchiesta svela il rapporto tra soggetti legati a gruppi islamici radicali e criminali comuni, una commistione sulla quale bisogna porre una crescente attenzione" spiega il capo della Digos del capoluogo lombardo, Bruno Megale, sottolineando che "che qualche documento teorico interessante lo abbiamo trovato, e ora stiamo approfondendo ulteriormente le indagini", escludendo però "qualsiasi ipotesi legata a una eventuale attività di proselitismo". In effetti l'inchiesta nasce proprio dal controllo esercitato dalla Digos "su soggetti già noti e a diretto contatto con gli ambienti estremistici di matrice islamica", che ha poi permesso di "svelare una parallela associazione finalizzata allo spaccio di droga".

I cittadini tunisini raggiunti oggi dall'ordinanza di custodia e già condannati in passato per partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale, sono il 42enne Abdelaziz Ben Hammadi Bouyahia (attualmente già detenuto a Benevento dopo una condanna in appello nel 2007 a sei anni di carcere), suo fratello 38enne Maher (condannato a sei anni in appello dopo essere stato assolto nella celebre sentenza del pm Clementina Forleo che differenziava i 'terroristi' dai 'guerriglierì') e il 31enne Kamel Ben Mouldi Hamraoui, residente a Brescia (condannato a tre anni e quattro mesi dopo un'indagine della Digos del 2004).

Secondo l'attività investigativa, partita nel novembre 2006 e coordinata dal Procuratore aggiunto Armando Spataro e dal sostituto Procuratore Maurizio Romanelli della Procura di Milano e firmate dal gip Giuseppe Gennari, i tre "islamici" facevano riferimento al 38enne Adel Jelassi, considerato al vertice della rete di trafficanti di eroina che operava tra Milano, Brescia e Pisa e tra i quali c'erano anche tre donne e due uomini italiani che si occupavano di trasportare lo stupefacente e di risolvere i problemi logistici, e una mamma con il figlio 23enne tunisini arrestati in Belgio.

Tra le 23 persone contro cui è stato spiccato l'ordine di custodia per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti nell'operazione "Doppia rete" della Digos milanese quattro erano già in carcere, mentre tre sono latitanti e una è ricercata. Durante l'indagine la polizia ha sequestrato cinque chili di eroina nel Bresciano, ma secondo le intercettazioni i carichi che venivano smerciati dal gruppo nel Nord e Centro Italia sarebbero stati almeno un paio alla settimana.




Sandalo, ex Prima Linea, si ricicla attentatore anti Islam

L’indagine della Digos di Milano su una serie di attentati a luoghi di culto e centri islamici della città e dell’hinterland durava da quasi due anni. Questa notte la svolta, con l’arresto in flagranza del responsabile di due episodi e probabilmente di almeno altri tre. Ma la scoperta più grande è stata sulla vera identità del fermato: Roberto Maria Severini, 50enne residente in provincia di Milano dove lavorava come rappresentante di componenti elettrici, è in realtà Roberto Sandalo. Conosciuto negli anni Settanta come “Roby il pazzo”, è stato militante di Lotta Continua e fu arrestato con l’accusa di aver partecipato ad almeno tre omicidi. Nei primi anni Ottanta diventò collaboratore di giustizia e anche grazie alle sue dichiarazioni il gruppo terroristico venne smantellato. Sandalo rivelò inoltre che l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga aveva avvertito Carlo Donat-Cattin, vicesegretario della Dc, che il figlio Marco era nel mirino degli inquirenti come leader di Pl.


martedì, 18 dicembre 2007
Me so' abituato
ar Giudizio de sto' Stato
.... dar Giurato mascherato
da scettico rinsavito.....
Me ne vado n'giro pe sto' monno
senza esse Rapito da chi te dice
Te CREDO , ma poi all'urtimo,
pia tutto pe Gioco e te Vòle Curà
le ferite pe aridiventa' Partite ....
Nun vojo aritorna' Bendato
e tanto meno di' Me ne Frego
..... c'e' de piu' der Passaggio
de Purce de sto' Tragitto,
che e' solo na' Tacca all'Eternita'
 ....e sto' Pezzetto de respiro
me lo' Gestisco come me pare ...
da Egoista pe sarvamme le Brache
dar foco delle Fiamme ...
Difenne pure...na' Societa', che sotto botta ,
mostra er Fianco
alle Jene mignotte ,
pe faje smonta' TUTTO er discorso
che nun pare....
ma je sta' sur Gozzo
e nun je va' giu' da Esse SCoperto....
Vorra' di'...che nun me serve
er Braccio tuo e te difenno lo' stesso
dall'infame che te sbava addosso
e che nun vedeva l'ora
der Passo tuo Farso
che ta' m'bastito tutto sto' Disastro....
Te difenno ...perche' me lo' posso permette
perche' Ho Visto come funziona
Er Bussolotto.
....nun me servi che me piji le Parti ...
faccio senza che me sbatteno le mani
... ma mo' te considero
come l'artri.




Dopo l'urtima dichiarazione der berlusca : 'Calciopoli e' stata una montatura'
Me viè n'mente: Quanto è buono il "cavalliere"..quanto è bbravo er cavalliere

Calciopoli. Sentenza di appello: Juve in B a -17, Milan in A a -8, Fiorentina in A a -19, Lazio in A a -11


Telefonata di Berlusconi a Marcello Dell'Utri intercettata dalla polizia

Tratto da: il documentario francese su Berlusconi


Silvio:Pronto?
Marcello: Pronto.
Silvio: Marcello!
Marcello: Eccomi!
Silvio: Allora, è Vittorio Mangano.
Marcello: Eh!
Silvio: ...che succede se ha messo la bomba.
Marcello: Non mi dire!
Silvio: Sì.
Marcello: E come si sa?
Silvio: E... da una serie di deduzioni, per il rispetto che si deve all'intelligenza.
Marcello: Ah, è fuori?
Silvio: Sì, è fuori [fuori dal carcere, in libertà].
Marcello: Ah, non lo sapevo neanche.
Silvio: Sì; questa cosa qui, da come l'ho vista fatta con un chilo di polvere nera, una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto... è stata fatta soltanto verso il lato esterno. Secondo me, come un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata, lui ha messo una bomba.
Marcello: Alla Mangano, sì sì.
Silvio: Un chilo di polvere nera, cioè proprio il minimo...
Marcello: Sì, sì, cioè proprio come dire mi faccio sentire, sono qui presente.
Silvio: Sì. Uno: "ma è arrivata una raccomandata, caro dottore?" Lui ha messo una bomba.
(risate)
Marcello: Lui non sa scrivere!
(risate)
Silvio: Su con la vita!
Silvio: (...) la verità ai carabinieri gli ho detto, (...) telefonata, io trenta milioni glieli davo. Scandalizzatissimi. "Come trenta milioni?! Come?! Lei non glieli deve dare, noi l'arrestiamo!" Gli dico: "Ma nooo, su', per trenta milioni!" Poi mi hanno circondato la villa, no? (...) sera siamo usciti, io ([e fedele?]) dalla macchina, paurosissimi (...)
Marcello: Ormai non sei uscito più.
Silvio: Poi casomai vediamo.
Marcello: Va be', sentiremo.




Calcio e inchieste

«Mandate gli arbitri giusti»
Le intercettazioni: «Galliani è furibondo»

   

La Juventus era in grado di determinare anche il calendario del Campionato. A rivelarlo sarebbe stato l’ex allenatore Carlo Ancelotti dopo essere approdato al Milan. Destinatario delle confidenze, il dirigente rossonero Leonardo Meani che lo racconta al telefono all’arbitro Pierluigi Collina. L’ultima informativa consegnata dai carabinieri del reparto operativo di Roma ai magistrati napoletani, svela nuovi retroscena sullo scandalo del calcio. E individua le pressioni,ma anche le minacce della dirigenza del Milan per ottenere designazioni favorevoli dopo aver scoperto le manovre della Juventus. Il telefono intercettato è quello di Meani, ma il presidente Adriano Galliani interviene più volte sulla scelta di «fischietti» e assistenti.
Trucchi e calendario

Nell’aprile 2005, subito dopo l’incontro Siena- Milan, Meani chiama Collina «lamentandosi per la designazione di De Santis per l’incontro Juventus-Inter e proseguendo gli riferisce quanto raccontatogli da Carlo Ancelotti in merito alle designazioni arbitrali nel periodo in cui allenava i bianconeri ed era alle dipendenze di Luciano Moggi». Così è annotata la conversazione. «..."Ma tu sai che ieri in macchina, quando mi diceva Carletto che il giovedì, il giovedì quel famoso, l’altra persona famosa gli... gli diceva, domani abbiamo questo arbitro e veniva, e c’era quell’arbitro... e c’era il sorteggio e fa e noi non... io non riusci..., non mi spiegavo, lui il giovedì sapeva già l’arbitro che aveva alla domenica. Tu pensa, questo prima, quando riuscivano a manovrarlo in un certo modo no!". Sempre Meani proseguendo nella conversazione, aggiunge, per meglio far comprendere al suo interlocutore il potere di Moggi sul sistema calcio, che addirittura lo stesso riesce anche ad influenzare la stesura del calendario "Era tutto, era tutto be..., mi diceva ieri in macchina che addirittura quando gli diceva ti piace... in fase di preparazione del calendario, gli diceva come dici che sia meglio, vogliamo cominciare con queste partite o con quell’altre partite o... con... che squadre vogliano trovare all’inizio"».

giovedì, 06 dicembre 2007
Er Potere è abituato a usà
li' simboli der Creato.

Mischià er Firmamento cor Grano,
la Falce cor martello
er Legno cor Cervello! 
Te posso dì, che a me me piace
er Saluto Romano ...
Me piace,
no perchè lo Faceva
er Puzzone ma perchè
era er Credo der Centurione !
Er Pugno chiuso
me piace pure quello!
no perchè lo faceva
Baffone mah perchè era
der corridore che t'esprimeva
la Libertà der Popolo segregato.

..e inutile che te spiego...
che pòi capì te...

Te dico...solo...
...stamo attenti a cascà
ner simbolo Sporcato...e poi
Cari Fratelli...

(che nun je convegnente
dì camerati...che sarebbero subbito
scoperti
)

..fateme fà a me er sensale che
te lò gestisco io stò Ristoro che
cò quer minestrone bene assorto
...ce esce fori puro...
...nà Terza Porzione (o posizione)...de resto
pe er Popolo ...che ce se n'gozza
e alla fine ...se lo beve
e ve chiede pure da fà scarpetta!

e quanti ce ne sò che fanno
stò giochetto pe gestisse
er rancio avenno solo nà
bandiera...quello dell'affare
e se poi te và a reggime...
...mejo...veh?



Intervista a Paolo Bolognesi sulla Strage di Bologna




La lista dei siti di Terza Posizione (FASCISTI) segnalati da indymedia tra cui anche il sito Disinformazione clicca




L'ALCATRAZ MENTALE Le prigioni invisibili

Di Antonella Randazzo

quelli che parlano  con cognizione de causa:

Negli ultimi anni è entrata nel senso comune l'idea che il sistema in cui viviamo non informa su tutto ciò che ha rilevanza per i cittadini. La rete Internet, portando a conoscenza questioni che i mass media non trattano, ha fatto sorgere dubbi circa la correttezza dell'informazione ufficiale, anche fra coloro che non mettono in discussione il sistema. Tuttavia, non molte persone sono consapevoli dell'esistenza di una situazione apparentemente caratterizzata dalla libertà di pensiero, ma in cui, la maggior parte di persone, si aggira inconsapevole all'interno di un contesto socio-esistenziale gravemente manipolato.
L'aspetto fondamentale, che viene tenuto nascosto, è che non è il sistema ad essere a servizio delle persone e a rispettare il loro modo di essere, ma sono le persone che devono adattarsi al sistema, manipolate e trasformate in "società di massa". Del tutto inconsapevolmente, si è indotti ad abbracciare una sorta di prigionia mentale, in cui si accetta la realtà così com'è, convinti di non poter creare qualcosa d'altro. Il risultato è che ci si sente insoddisfatti, stressati o nevrotici, perché non si stanno utilizzando tutte le potenzialità.
Impedire il libero pensiero e la capacità di costruire alternative politiche, economiche ed emotive, rappresenta il fulcro dell'attuale sistema.
Esistono innumerevoli prove a sostegno del fatto che gli esseri umani sono tenuti al guinzaglio da poche persone. Ma, proprio perché al guinzaglio, la maggior parte di persone è disposta a credere che non sia così, pur soffrendo le conseguenze materiali e spirituali della condizione in cui si trova.
Viene stimolato il conformismo, e tutto ciò che fuoriesce dal "normale" è soggetto di rifiuto, quando non di criminalizzazione.
Il conformismo nasce dal bisogno di identificarsi con la realtà esterna, per avere sicurezza e protezione. Ci si può identificare con un gruppo, una nazione o con un'ideologia. Identificarsi evita di fare i conti con se stessi, e di scoprire la propria vera, unica, personalità. Il sistema attuale, rendendo difficile il guardare dentro se stessi, rende debole l'Io, inducendolo ad identificarsi col "livello medio" della società. In tal modo, si diventa propensi a trovare riferimenti all'esterno, anche su aspetti dell'esistenza che dovrebbero essere fortemente personali e personalizzati. Viene potenziata la mediocrità, ovvero il mancato uso delle potenzialità creative e intellettive.
Perché l'attuale sistema di potere è così interessato a creare una tale realtà?
Il pensiero è energia, e come tale non può non produrre effetti sulla realtà. Se così non fosse, perché mai tutte le dittature investono la maggior parte delle risorse a reprimerlo o a manipolarlo?
Sono le convinzioni a costruire la realtà. Per questo motivo, quello che più il sistema teme è la persona spontanea e capace di ragionare con la sua testa.
I mezzi ci comunicazione di massa hanno la funzione principale di dire alle persone come devono ragionare e cosa devono pensare. Lo scopo è quello di passivizzare la popolazione, trasformando il cittadino in persona obbediente. Telegiornali o altri programmi "informativi" fanno credere cose sbagliate o indottrinano con la propaganda, mentre i giochi a quiz, i telefilm o altre produzioni, hanno l'obiettivo di non far ragionare o pensare.
La Storia viene raccontata in modo tale da far intendere un percorso di evoluzione che ha portato alla libertà e al rispetto dei diritti umani da parte del sistema di potere detto "democratico". Ma tutto questo non esiste attualmente su questo pianeta, e nessuno di noi è libero se non si impegna costantemente a capire i meccanismi utilizzati per renderlo prigioniero inconsapevole.
In teoria siamo tutti a favore della libertà di pensiero, ma in pratica le persone che esprimono liberamente le proprie idee e rispettano chi la pensa diversamente da loro sono assai rare. La cultura di massa ci vede tutti conformisti, e allo stesso tempo in lotta. Come fossimo appesi ognuno dentro la propria gabbia.
Il sistema attuale non ci spingerà mai ad essere migliori e capaci di reagire efficacemente contro di esso, ma ci indurrà ad essere pretenziosi e diffidenti verso chi lo contrasta, e passivi o implicitamente accondiscendenti verso il potere.
Come spiega lo studioso Domenico De Simone, le stesse strutture di pensiero sono condizionate dal sistema:

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categoria:er gioco der porco, er cane nero, er controllo, er caos, du zanzare, er minestrone
martedì, 06 novembre 2007
Er Mostro er Sorcio er Drago........
parte de sto Pozzo senza fonno ....
Ar Puzzo e ar Lezzo che fa' er MAle...
.... er naso cio' fatto ma
nun ciavevo er Vaccino
da vòrti de Rose che sotto nisconneno er
Complotto subdolo de na' parola gentile
sparata co' la bocca che fa' da fucile pe
perfora' er core e mettelo sotto scacco
fino a fallo diminui de misura n'Matto....
Ste facce pulite so er pericolo der Gruppo
che lo' fanno distoje da l'obbiettivo e da
tutto er resto der sistema disciorto ...
e come na coperta de Seta aricamata
co' l'aspetto de statua Scorpita
e co' l'anima Nera e senza sorisi ma
solo artiji e lame pe strappà
l'ispirazione dAR MONTE senza raGgioni ...
Se copreno de AmoRe ..
..ma distruggHENO
L'ideale ce godeno e se diverteno ...
nun se fanno scrupoli a parla'
de Razza de campi de morte e
cor viso dorce t'ammireno come fosse niente
So' sempre li' stessi macellari che coprennose
dietro n'paro de bocce te stordischeno la mente
e niente e' casuale e tutto scritto fino
a che nun esce l'eletto ......

Quanno Er giocatore e' finito...... l'unico modo da fa'
accenne li' riflettori so' li' gesti ... e se poi
nun vale nIENTE l'unico che po' fa' e'
quello de attaccàsse ar...Broccolo




IL PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA

Questo documento è stato ritrovato e sequestrato nel 1982 alla figlia di Licio Gelli, gran maestro della loggia P2, assieme al memorandum sulla situazione politica in Italia.
Pubblicato in: Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 IX Legislatura Allegati alla relazione serie II: documentazione raccolta dalla Commissione Volume terzo Documenti citati nelle relazioni Tomo VII-bis, Doc. XXIII n. 2-quater/3/VII-bis, pp611-625.

PREMESSA

# L'aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema
# Il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori.
# Il piano si articola in una sommaria indicazione di obiettivi, nella elaborazione di procedimenti - anche alternativi - di attuazione ed infine nell'elencazione di programmi a breve, medio e lungo termine.
# Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione - successivi al restauro delle istituzioni fondamentali- che, senza intaccarne l'armonico disegno originario, le consentano di funzionare per garantire alla nazione ed ai suoi cittadini libertà e progresso civile in un contesto internazionale ormai molto diverso da quello del 1946..



OBIETTIVI


1) Nell'ordine vanno indicati:

# i partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale)
# la stampa, escludendo ogni operazione editoriale, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia per i quotidiani; e per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV va dimenticata;
# i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori;
# il Governo, che va ristrutturato nella organizzazione ministeriale e nella qualità degli uomini da preporre ai singoli dicasteri;
# la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;
# il Parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell'operazione