mercoledì, 16 luglio 2008
N'cane tutto zozzo pe rientrà ar congresso
se vole fà bello cò nò sciampo...
e cercanno pe bottega quello cor prezzo
più basso...va baccajanno..
strusciannose
pe ogni muretto pe grattasse da
dosso  piume de pollo e d'abbacchio
magnato a strozzo....
facennose vanto
d'ascorto nun tojenno che è... de più
n'controllo d'orecchio...intignanno
sur lo sporco fatto e che nun ha scontato....
grazie a quarche ricatto...mischiato cor
nero e cò n'pulito colletto bianco che fa
pizzo...e ricamo co artri cani  che
abbajano tenennoje banco...e pieni
de purci vorebbero fà crede
che sò l'artri che deveno mettese
sotto doccia...e organizzati pe fà branco
che da clan fà il porco ..
..commodo...
e rubba colazione e pranzo..
..se acchitteno
da omini pe somijà...più a pajacci....
dò li fili sò retti da artri che je conviene...
avecceli ....ma che rimangheno lontani...
e che l'odori nun se
spargheno troppo...
artrimenti je se n'mpuzzolisce tutto....

E giranno pe botteghe sto cane che
sà da ...fà troppo tanfo
vorebbe sbrigasse
a pulisse ...prima che je zompa pure
l'urtima
purce e ner movese de corsa
j'aumenta sta gran puzza...
e lì fili manovrati
d'apprendisti vengheno buttati....
pe arisparmiasse..
de nun esse n'mpestati e pregni lì vestiti....
da stà bestia che pretenne puro troppo....
così...
se apre bottega a scacchi e lo se ficca...
pe lassallo da solo a vedè  se je passa
....la rogna e la puzza che quanno è troppa
nun cè anima che te se accosta!
 
e annamo de prescia che è mejo
parlà de sostanza




La striscia rossa, 17 luglio 2008

«Un lupo disse a Giove: “quarche pecora dice ch’io rubbo troppo! Ce vò un freno per impedì che inventino ’ste chiacchiere!” E Giove je rispose: “rubba meno”»
Trilussa: Uomini e bestie


Il Clan Casamonica ha in pugno il comune di Roma?

Pubblichiamo un lungo e interessante articolo di Gabriella Carlizzi sul rapporto fra la famiglia Casamonica e i centri di potere legati al territorio del Comune di Roma. Potete trovare le fonti su: http://www.lagiustainformazione2.it.

Come noterete, tutto sembra ruotare intorno al potente Clan della malavita romana: dalle elezioni Comunali, alla gestione degli eventi e dei locali di determinate zone, alle pressioni su Vaticano, Parlamento, Vigili Urbani, alla triste fine del Pelè del Quadraro.



Quel pomeriggio stavo rileggendo la citazione inviatami dal Tribunale di Roma che mi convocava per il 10 dicembre.

C’era scritto “Aula 6^ GIP - Primo Piano”, motivazione : “ Diffamazione a mezzo stampa”.
Oltre me, era stato convocato A. G., all’epoca dei fatti direttore del M. di Roma e da poco nominato direttore dell’A.
Il Sostituto Procuratore della Repubblica L. P., chiedeva il mio rinvio a giudizio e quello del direttore A., per aver leso la reputazione di C. G. a mezzo stampa, riferendosi ad un articolo pubblicato due giorni dopo la sentenza di primo grado contro il C..
Il titolo dell’articolo in argomento : “MINACCE DI MORTE, C. TORNA IN CARCERE”.
Il Giudice della Procura di Roma designato a decidere se rinviare a Giudizio o Archiviare la vicenda, era stato nominato il Dr. R. V., lo stesso Giudice che in data 17 novembre 1994, aveva deciso di rinviare a giudizio C. G., su richiesta del P.M. I. D..
Era la quinta volta che rileggevo la citazione; stentavo a credere che la giustizia si fosse ridotta a una povera parola quasi illeggibile.
Mi sono sentita tradita, il silenzio assoluto intorno a me, simile a quello dei morti, venne improvvisamente interrotto dal ritocco delle campane provenienti dalla Chiesa di S.Egidio, che dista solo pochi metri dalle finestre del mio appartamento ubicato al Centro Storico di Roma.
Per un attimo quel rintocco mi ha distolto dai miei pensieri, quindi ho realizzato che era domenica.

Fascisti NAR: malavita Boxe a Milano e Roma e le strane conoscenze.

mercoledì, 16 luglio 2008

Questa è la storia di una rosa, una rosa rara che non ha cognizione del suo essere tanto bella. Rosa fra le rose, rossa nel rosso, nella distesa recintata di un giardino, nel rosso di una sfera arroventata del tramonto. Risplendeva e della propria bellezza non si curava poi tanto. Era una rosa generosa: non c'era bisogno di saccheggiarne petali e foglie, se ne staccava con l'atto di donarne senza che le fosse richiesto. “Ecco prendi questo” diceva con l'aria dolce e svagata “te ne faccio omaggio, è tuo”, “Puoi tenerlo in un cassetto come pensiero profumato, o farlo pian piano essiccare tra le pagine del libro che ora stai leggendo e ti ricorderai di me. Del rosso dei miei petali quando erano vivi”.

Non si chiedeva davvero se quei petali sarebbero nati, come risorti dal bocciolo, ricresciuti tali e quali a quelli strappati in un atto d'affetto. Allo stesso modo donava anche le spine, che a ben vedere le offrivano in dote una bellezza ancora più rara e misteriosa. Iniziò con un uomo burbero dall'aria inquietante “che vorresti da me? Una spina?”, quello nemmeno rispose che fece per allungare la mano tozza e grossa, che ricordò alla rosa quella del suo giardiniere, ma nella mossa che somigliava più a uno scatto vide molta più aggressività, che fino a quell'istante il suo piccolo mondo non le aveva dato il lusso di conoscere. La rosa fece istintivamente un passo indietro, alla faccia delle radici e del roveto, come per ritrarsi. L'uomo tozzo e grosso come la sua mano, quasi ansimante dal desiderio di mettere in atto le sue bizzarre volontà rispose: ”mi serve la tua spina, ho assoluto bisogno della tua spina e se non vorrai darmela sarò io a prenderla con la forza”, “ma almeno dimmi che vuoi farne” chiese come in un grido disperato la rosa. “Devo punire una persona, e il tuo petalo mi assolverà mentre la tua spina mi aiuterà a ferirla mortalmente e tu sarai mia complice”. “Nessuno ti crederà!” gridò fra il fogliame che frusciava vorticoso nel vento e che cominciava a cadere d'oro e porpora sul terriccio per via dell'autunno che s'incamminava a passo lento. “La mia parola di certo – e sogghignò – vale molto di più della tua, mia piccola stoltissima rosa”. “Volendo potrei estirparti e zittirti per sempre”. La rosa cominciò a piangere lacrime di rugiada molto più copiose di quelle che si vedono come diamanti luminosi e accesi sui petali rubini d'estate al mattino presto. “Smettila di piangere e dammi quella spina”, allungò le dita con le unghie annerite dal lavoro nei campi e la mutilò come se strappasse un arto, un braccio o una gamba. Si racconta che la rosa sanguinò per qualche istante, un minuto al massimo. E che da quelle gocce distratte e fuori dall'ordinario di ogni legge botanica nacquero delle roselline minuscole ma bellissime. Peccato che chi le generò non ebbe modo di vederle. Il giorno dopo la rosa avvertì una fitta proprio dove la spina le era stata strappata, cosa strana pensò, perché la ferita e la cicatrice s'erano quasi immediatamente rimarginate senza lasciar segno se non nel mondo non troppo immaginario del dolore. In quel momento passava il giardiniere con la giovane moglie, anche lei somigliava a una rosellina di campo nelle guance e nella postura. “hanno ucciso un uomo in paese” disse come per non essere ascoltato dal cuore della ragazza, cuore puro e di rara modestia. “ma da noi nessuno uccide nessuno!” disse quasi sospirando. Eppoi prese a lacrimare pian piano. Si tolse i guanti e passo passo si diresse verso la rosa, proprio quella rosa che era impallidita fino a diventare di cipria e nuvole, i petali di cristallo si fecero di petroso e lapideo fossile. La ragazza preso un guanto lo infilò sul bocciolo, regalando alla rosa il sogno, così vestita e ammantata, d'essere eterna creatura.

Qualcuno giura d'averla vista sbocciare il giorno dopo.

X


«L´immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro»
Appello contro il "Lodo Alfano" firmato da 100 costituzionalisti, ApCom 4 luglio



Carlo Giuliani legge le lettere dei partigiani condannati a morte


Diritti a Genova

Ritorno a piazza Alimonda. A denunciare le ingiustizie di oggi, partendo da quella che negò la vita a Carlo

Giuliano Giuliani


Ancora Piazza Alimonda. Ancora Genova. Sì. In sette anni è cambiato poco o nulla. Molto è peggiorato. Per questo è ancora più necessario esserci.
Quelli che erano al Forte San Giuliano e nei luoghi dove si dirigevano la repressione e il disordine pubblico oggi sono di nuovo al governo. Chi la sera stessa emise la sentenza di legittima difesa, oggi occupa la terza carica dello Stato; ha fatto anche il carino con gli Ebrei, come ricorda Moni Ovadia, mai con i Palestinesi, che in quel contesto sono sicuramente i più deboli.
Chi dichiarò dalle scalette di un aereo di aver dato l'ordine di sparare e poi gratificò Marco Biagi dell'epiteto di «rompicoglioni», oggi è di nuovo ministro e pontifica sul nucleare, ignorando le scorie, tanto poi ci pensa la camorra.
Chi fu autore di un lodo teso a rendere non punibile il suo «maestro», oggi occupa la seconda carica dello Stato e ha diretto i lavori per l'approvazione di quel lodo ammodernato.
Chi diresse la repressione, ordinò la Diaz, costrinse suoi sottoposti alla falsa testimonianza e a smentire precedenti dichiarazioni, dopo una breve pausa trascorsa sulla spazzatura della Campania dirige oggi il complesso dei servizi, che spesso si scoprono deviati.
Chi diresse e coprì la «macelleria messicana» è stato promosso e oggi, con l'ennesima legge ad personam, è ancora più sicuro della prescrizione. Naturalmente la cosa vale anche per chi «torturò» (le virgolette non diminuiscono la colpa, ma indicano che in Italia quel reato non è contemplato).
«Scendendo per li rami», cioè per i gradi, persino chi lanciava sassi ai manifestanti e poi accusava un manifestante di avere ucciso Carlo con un sasso, è stato promosso e oggi è questore.
Si sollecita e si esaspera un clima di tensione e paura per estorcere consenso intorno a leggi razziste e liberticide che valgono al paese il biasimo dell'Europa. La militarizzazione del territorio è la traduzione di questa manovra in gran parte mediatica, che si avvale di un'informazione spesso asservita che fa il resto, sorvolando, mentendo. L'allarme lo lanciano non gli estremisti di sinistra, ma i più autorevoli rappresentanti della cultura liberale. Dice Eugenio Scalfari: «Attenti al risveglio. Può essere durissimo. Può essere il risveglio di un paese senza democrazia».
Un tempo c'era chi si lamentava del «lacci e laccioli». Chiamavano così i diritti che faticosamente e a duro prezzo si riusciva a inserire nella legislazione, nei contratti, nel funzionamento della macchina statale. «Lacci e laccioli» che imbrigliavano l'economia e impedivano (questa era già allora la litania del padronato grande e piccolo) alle vele dello sviluppo di alzarsi e gonfiarsi. Qualche sera fa «Primo piano» ci ha fornito una versione allucinante della teoria dei lacci e laccioli. E' stata riproposta l'intervista televisiva del padrone della fabbrica umbra che chiede risarcimento ai familiari dei quattro lavoratori morti il 26 novembre 2006. Si lamentava del fatto che non fossero ancora stati sgomberati i poco gradevoli resti dell'incendio, perché tutta quella roba e il continuo parlarne rovina il mercato e danneggia l'azienda. Oggi i lacci e i laccioli non esistono più, non esistono più neppure le stringhe delle scarpe, e ancora non basta. Uccidono ogni giorno sul lavoro, perché non ci sono protezioni, non si rispettano le regole, non c'è la sicurezza di cui ci si dovrebbe occupare davvero, quella sul lavoro. Ma il padronato non vuole, e il governo della destra di nuovo insediato toglie di mezzo anche i timidi tentativi di introdurre qualche regola.
Occorre produrre, correre, competere: per il mercato, per lo sviluppo. Dire per il profitto, per il padrone non sta bene, sembra che se ne vergognino. «Spara prima la mina, mezz'ora si guadagna, me ne infischio se rischio se di sangue poi si bagna, tu prepara la bara minatore di zolfara», grida una canzone di Michele Straniero e Fausto Amodei, degli anni '60.
Quella canzone la potremo ascoltare alla mostra che il Comitato Piazza Carlo Giuliani allestisce al Munizioniere di Palazzo Ducale dal 15 al 22 luglio. La ascolteremo insieme a tante altre che ci fanno ritrovare la storia e le passioni di quegli anni e ci fanno comprendere meglio quello che accade oggi. Perché è ancora così, anche oggi si deve fare più in fretta. No, è peggio di così. E a morire sono quasi sempre gli ultimi, i più deboli, i più indifesi. Sarà una mostra sul lavoro e su quello che gli sta attorno. Le lotte, i morti, i diritti. Canzoni e filmati e manifesti e fotografie e storie. Già, storie. Che insieme fanno un pezzo di storia.
Noi la storia la cominciamo da Piazza Alimonda, da Carlo, dall'omicidio che lo ha privato dei suoi vent'anni, del diritto a conoscere un pezzo di futuro, con gli altri, per gli altri.
Sono sette anni che ripetiamo che si è trattato di un assassinio. Che persone meschine gli hanno negato persino il diritto a un processo che potesse affermare la verità, che chiarisse gli imbrogli, i sotterfugi, le omissioni, le falsità di cui si sono avvalsi.
L'assassinio di Carlo resta il simbolo della repressione genovese, il punto più alto, ciò che determina poi la Diaz e Bolzaneto e gran parte delle stesse violenze di strada. Alcune anime belle (non parlo della destra) provano a distinguere. In Piazza Alimonda ci sarebbero stati i cattivi, quelli che se la sono andata a cercare. Alla Diaz e a Bolzaneto i bravi, quelli che non c'entravano. E' un modo poco attento a quella che non è più soltanto cronaca. Sono il clima cileno e la vendetta politica della destra che costruiscono la sospensione dei diritti democratici. In Piazza Alimonda Carlo è fra quanti hanno deciso di operare un «reato di resistenza», cioè di rispondere alle cariche violente e ingiustificate di reparti speciali di carabinieri. Lo ha implicitamente riconosciuto il Tribunale che nella sentenza contro 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio ha derubricato l'accusa per la maggior parte di essi. Carlo sarebbe stato condannato in primo grado a tre anni. Invece è stato condannato a morte con esecuzione immediata. Ecco perché ci pare giusto che una mostra sul lavoro, sui suoi diritti, sulle morti sul lavoro e quindi sui diritti negati, incominci da Carlo.
Per questo siamo ancora a Genova, Per questo, il 20 luglio, siamo ancora in Piazza Alimonda.



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categoria:co sto popolo, er cane nero, cera na vorta, er barcone, carezza de nsogno
mercoledì, 02 luglio 2008
Abbeverannose a fonte chi pe
l'arsura chi pe nun arimanè
senza...se cammina...e quarched'uno
generoso...vedenno che c'è
chi se sventola e che sembra
sempre che nun trova...
..e facennoje pena...
...a stò poro assetato...
je dà quarche preziosa sua
goccia d'acqua fresca e zuccherata...
e che n'vece....da bevesela
quell'antro..ce ne se fà scorta e
goccia a goccia se ariempie
...la boraccia...tanto cò
stà scusa manco cerca...e
essenno a secco d'argomento...
e de materia...e che de solito...
je fà più piacere...stà commodo
sbracato a sede...
e se nun c'è scambio
de n'teresse nimmanco se move...

...compagno de strada...

che nun vole sentì sonata...
e cò la camicia scolorita...
ce apre gentirmente n'sieme bottega...
abbeverannose drento vasca
de nà qualunquista
annaffiata...che tanto n'torbidita
pare sia parecchio stagnata...

ma pe questi...je basta e ce se
disseta...pe nun sfonnà e nun
disturbà troppo sistema...
che cò nà cantata
...e nà serata...occupata...
se rinfresca più che bandiera...
ce giova esercizio de
bira alla spina...

finenno...che più da volè
fà passeggiata pe nà gita...
ce se marcia...sù Roma...

e perciò se ariporta a casa
goccia...rigalata e male gestita
pe ardiventà...fonte che se giusta
...n'controcorente...
e n'salita... ariviè rindirizzata...
pe nun avè inutile foriuscita...
diventanno pe tutti dissetata
ripartenno...e piano piano
a renne a vista vera...miraggio
diventato trucco de malavita.
 
Certi soggetti "ex"
ciànno la faccia...
così....personalizzata...
che riescheno
puro attaccà giornale che prima da
proferì parola contro je se
dovrebbe aricordà la propia cariera nera.



e pe nun dimenticà mò ja ricordamo
n'antra vorta la storia...Mario Brutto giornalista dell'Unità



Blitz contro il clan Ditommaso-Taddone
sequestrate armi e droga

Nel corso dell'operazione, a cui hanno partecipato oltre quaranta persone tra carabinieri e agenti di polizia sono state sequestrate numerose armi di vario calibro e relative cartucce e numerose sostanze stupefacenti

Foggia, 28 giugno 2008 - Dalle prime ore di questa mattina i carabinieri e agenti di polizia di Cerignola, in provincia di Foggia, stanno eseguendo controlli e perquisizioni in locali, box e abitazioni in cui risiedono personaggi vicini al clan Ditommaso-Taddone, dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, rapine e estorsioni in danno di professionisti ed attività commerciali.

Nel corso del blitz, a cui hanno partecipato oltre quaranta persone tra carabinieri e agenti di polizia sono state sequestrate numerose armi di vario calibro e relative cartucce e numerosissima droga. Molto del materiale sequestrato era nascosto anche nei vani ascensori delle abitazioni. I dettagli del blitz saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si svolgerà nella tarda mattinata presso gli uffici del commissariato di Cerignola

Cervello: GdF, su internet droga fatta con onde sonore

01 lug 17:06

ROMA - Particolari onde tra i 3 e i 30 Hertz, frequenze che agiscono sul cervello umano, possono innescare le piu' diverse reazioni e sollecitare in maniera intensa l'attivita' cerebrale, in modo simile alle droghe. E' l'allarme droghe on-line lanciato dal Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza. Secondo quanto riportato, basterebbe collegarsi al sito giusto e scaricare speciali file per ottenere sequenze sonore dal nome che e' tutto un programma: ''marijuana'', ''cocaina'', ''alcol'', ''ecstasy''. Ancora sconosciuti gli eventuali rischi per la salute o la possibile dipendenza che queste nuove ''droghe'' creerebbero. Sono gia' centinaia le pagine web dedicate al nuovo sballo. (Agr)

Pensa stà bella tecnica in mano a quarche banda ...Radio



San Lorenzo: sequestrato un kg di khat

02/07/2008
I Carabinieri della Stazione Roma San Lorenzo, nel corso di un servizio antidroga, hanno arrestato un pregiudicato somalo di 23 anni, con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Lo spacciatore è stato intercettato e bloccato, nei pressi di Piazza dei Siculi, con 1,3 chilogrammi di "Khat", una particolare sostanza stupefacente di tipo etnico, nascosta all'interno di una borsa. L'arrestato sarà giudicato con rito direttissimo mentre la droga è stata sequestrata.
(Redazione di Romauno)



È il «garante» di Alemanno il prete arrestato per pedofilia
di Massimiliano Di Dio


«È un grande dolore». Tutto qui quello che il sindaco di Roma Gianni Alemanno riesce a dire dell’arresto di don Ruggero Conti, uno dei «garanti per la famiglia» della sua amministrazione, accusato di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di alcuni minori dell’oratorio. I radicali lo sfidano: si costituisca parte civile. Ma il sindaco fa finta di niente. E formalmente lo mantiene in carica.
Don Conti accusato di aver violentato minori
I radicali: «Sindaco parte civile». Ma lui tace


DA REGINA COELI, dov’è detenuto da quattro giorni, don Ruggero Conti nega ogni addebito. Anzi incalza: «È tutto un complotto. Sono tutte falsità frutto di cattiveria e gelosia» mentre una parte dei fedeli è incredula: «Lo aspettiamo a braccia aperte». Ma
gli inquirenti hanno ricostruito dieci anni di abusi nella sua parrocchia, partendo dalla denuncia di un altro sacerdote e arrivando alle testimonianze per ora di sette giovani, all'epoca tutti minorenni. E le accuse contro don Conti, 55 anni della parrocchia romana Natività di Maria Santissima, sembrano reggere. Al punto che si è arrivati all'arresto con l'accusa di violenza sessuale aggravata e continuata. Ora il suo caso crea non poco imbarazzo anche in Campidoglio dove solo alcuni mesi fa, prima della campagna elettorale e quindi prima di finire in manette, don Ruggero era stato nominato dallo stesso Alemanno garante per le politiche per le periferie e la famiglia. I radicali ieri hanno chiesto al primo cittadino di costituirsi parte civile. Ma Alemanno non ha risposto. «È stato un grosso dolore. Chiedo ai magistrati tutta la chiarezza possibile e di non fare sconti a nessuno» si è limitato a dire.


venerdì, 27 giugno 2008
Affacciata de Finestra
che se spalanca e fà
da reggi moccolo...

...basta che parli...

a n'muro che pare...
che chiude frontiera...

...occhioni bbelli...

de nà stanzetta oscura...
...e che nun je daresti mezza
lira...e che n'vece da scrigno
n'giojellato e sbriccicoso nisconne...
n'tesoro...

a stà Finestra ce stà
nà sbocciosa de Rosa
n'mprofumata

e guardanno da spettatore...
se vede passanno forestiere
vele abbassate e odori gialli limoni
succosi e fragolosi baci dà riempì...
bocca illumata...de raggi
spampanati...
...che abbruciano pelle
d'ambra profuma....n'granita 
de mare...che se arruga dar
soffio che viè giù da collina
e che se
...spaparanza su fronne...
che ondulanno come campane...
...je fanno da cuscino..
de n'riparo che Giustizia ja
n'mbastito...e .
...riposannose pe
la fatica...de stà sgobbata...
e carezzanno...abbraccicato...
...ce se abbandona...
stordennose de stà infinita perfezione...
n'dorce respiro d'Amore...e morbido...
seno rosato...che solo nà mente divina
raggiona e
..che tutto aripara tutto sistema...
riportanno scojera pe arginà...
bagnoasciuga...co nà ventata!
 

casuale se n'travede...godennoselo
fino alla fine...ribbartone
de chi se crede che nissuno lò smove e
da essese sistemato...a dovere
...sur loggione
ma me dispiace nun ce sò qui...
più ne pupari ne padroni...
ne avanzi ciancicati da cani
neri.

Hasta la Victoria Siempre!



Coppie di Fatto

A distanza di appena due mesi dall'elezione del neofascista Alemanno e le polemiche sugli apparentamenti pre-ballottaggio, l'unione tra Storace e Alemanno si è finalmente consumata.



L' intervista Il magistrato di piazza Fontana:

«Impunità per i protagonisti che sveleranno i misteri»
Il giudice Salvini: sì a una commissione con giuristi e storici


09/05/2008 Corriere della Sera

MILANO - Nella prima giornata dedicata alle vittime del terrorismo, Guido Salvini, giudice in molte inchieste sul terrorismo, invita alla riconciliazione e rilancia la proposta dell' ex presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino di una commissione che, almeno sul piano storico, faccia luce sugli anni di piombo e della strategia della tensione. Dottor Salvini, si celebrano le vittime, ma l' Italia non ha ancora voltato pagina. «La giornata della memoria è il frutto di una legge condivisa, votata da tutti i partiti, che esprime un principio forte: la vita umana, anche dell' avversario, è un valore assoluto, non vi può essere una graduatoria tra le vittime e la memoria di tutte. Per evitare che si trasformi in una vuota celebrazione, deve tendere non solo al ricordo, ma anche alla riconciliazione e soprattutto alla verità. Il futuro di una società e la vita dei singoli non possono fondarsi per sempre sul rancore. Vi sono stati momenti di riconciliazione tra vittime e responsabili di violenze negli anni di piombo. In queste occasioni può chiudersi un ciclo di sofferenze, a patto che, grazie ai processi, si sia fatta in quel singolo evento piena giustizia. A patto che gli ex terroristi rinunzino ad ogni ostentazione e riconoscano non solo di aver sbagliato tempi e strategie, ma qualcosa di più e cioè che la loro sconfitta personale e quella dei loro progetti è stata un bene per tutti». E se la giustizia non riesce a fare il suo corso? «Non può esserci vera riconciliazione nei non pochi casi in cui la giustizia ha dovuto fermarsi e vi è stata poca o monca verità. La storia e gli anniversari ci ripropongono tragedie rimaste insolute o non chiarite in modo soddisfacente nella loro genesi e nelle loro motivazioni profonde: stragi come piazza Fontana, di cui è certa solo la paternità della destra, o Ustica, crudeli assassini di giovani come Fausto e Iaio e altri sia di destra sia di sinistra. Altri eventi restano in parte oscuri, come l' assassinio di Aldo Moro, scelto, nella data, come riferimento del giorno della Memoria. Di altri eventi ancora, come l' omicidio Calabresi e la strage di Bologna, nonostante le condanne certo non sappiamo tutto o forse sappiamo ben poco. Per tentare di rispondere a queste domande di verità se non di giustizia Giovanni Pellegrino ha proposto la costituzione di una commissione prima che tutti gli attori di quelle vicende scompaiano». Perché dovrebbe avere successo laddove hanno fallito altre commissioni e le inchieste? «Prima di tutto non deve essere la solita commissione di inchiesta politico-parlamentare con i suoi ritorni strumentali e le grancasse mediatiche, ma una commissione per la verità formata da giuristi, storici e personalità indipendenti». Con quali compiti? «Come ha ipotizzato Pellegrino nel libro "Segreto di Stato", dovrebbe raccogliere con serietà e senza obiettivi ambigui le testimonianze di chi, ex terroristi, uomini politici, uomini dei servizi segreti e semplici testimoni che hanno avuto la ventura di entrare in contatto con quegli eventi, sentano di poter dire qualcosa su ciò che di quegli anni è rimasto sepolto e che è magari occasionalmente affidato solo a frammentarie interviste o memoriali». Cosa le fa pensare che qualcuno si presenti? «Per facilitare questa scelta i racconti potrebbero essere resi pubblici solo al termine dei lavori e qualora a carico del testimone o di altri dovessero profilarsi reati commessi nel passato, non vi sarebbe comunque punizione. Una scelta che non deve scandalizzare perché di fatto l' impunità giudiziaria si è già compiuta, non vi sono, salvo per la strage di Brescia, processi in corso e comprendere e sapere vale comunque più di ipotetiche carcerazioni. Per questa operazione di verità, che può restituire alla società e ai familiari il senso della morte di tante persone, non è troppo tardi. Serve coraggio, anche per rivedere eventualmente i propri schemi di interpretazione, serve una legge, anche se qualcuno può pensare che nel paese vi sono solo altre priorità, e sarebbe determinante per far nascere la commissione un intervento del capo dello Stato. Il passato, se ancora terreno di dicerie, ricatti, strumentalizzazioni e accordi indicibili, può condannare una società a ripetere gli stessi errori nel futuro e solo la verità sulle sue ombre è un anticorpo ed anche la strada per una piena riconciliazione». * * * In toga Piazza Fontana Nel 1998 chiede il rinvio a giudizio di 8 persone accusate di essere gli autori materiali della strage. Nel 2005 la Cassazione assolverà gli imputati Neofascismo Segue le trame nere legate alla «strategie della tensione» Mafia Nel febbraio scorso firma l' arresto dell' avvocato Giuseppe Melzi per i suoi legami con la ' ndrangheta

Guastella Giuseppe



RICATTI, BOTTE E MINACCE AI CRONISTI DEL CALCIO

Repubblica — 22 ottobre 1996   pagina 21   sezione: CRONACA

ROMA - Giornalisti sotto il tallone degli ultras, minacce, "avvertimenti", irruzioni, perfino qualche pestaggio. Un clima di paura che aleggia nelle redazioni sportive dei quotidiani romani e di quasi tutte le radio e le televisioni locali tanto che alcune firme piuttosto note sarebbero state costrette a scrivere sotto pseudonimo per timore di ritorsione. Questa, secondo la Digos romana, la situazione, a dir poco drammatica in cui vive chi, per lavoro, si occupa di calcio (e in particolare della Roma) nella capitale. Dopo una lunga indagine fatta di intercettazioni telefoniche e testimonianze più o meno "coperte", gli agenti del vicequestore Domenico Vulpiani hanno chiesto e ottenuto dal Gip nuovi provvedimenti per cinque dei sette ultras giallorossi già arrestati il 27 settembre scorso per una storia di ricatti alla società sportiva. Si tratta di Mario Corsi, 38 anni, alias "Marione", Fabrizio Carroccia, di 26, Giuseppe De Vivo, 36 anni, "Peppone" (figura storica della tifoseria più scatenata), Fabio Mazzei, 33 anni, "er Mafia" e Guglielmo Criserà, 25 anni. I primi quattro sono agli arresti domiciliari mentre a Criserà, in libertà vigilata, è arrivato il divieto di assistere, per un anno, a qualunque manifestazione sportiva. Impressionante l' elenco delle accuse: un' irruzione all' emittente "Radio Radio" nel gennaio ' 96 durante la quale il conduttore di una trasmissione fu costretto a mandare in onda un nastro registrato che conteneva, tra l' altro, pesanti accuse a un giornalista del "Messaggero" (Corsi, Carroccia e Criserà). Un vero e proprio blitz all' emittente "Tele Roma Europa", nel gennaio ' 93 con gli ultras che impongono, pistola in pugno, la loro presenza sullo schermo (De Vivo e Carroccia). Striscioni minacciosi contro un giornalista de "l' Unità", telefonate minatorie alle redazioni di "Radio Incontro", "Radio Radio", "Tolk Radio" e "Spazio Aperto". Un radiocronista che, dopo il derby del 18 febbraio ' 96 viene lanciato in aria per tre volte, tra insulti, pugni, sputi e slogan fascisti. E ancora: una pattuglia di ultras che durante la partita Roma-Torino costringe gli addetti alla porta della Curva Sud ad aprire e a far entrare tutti gratis (Mazzei). Il presidente della Roma, Francesco Sensi, circondato da una calca minacciosa in Tribuna Stampa, il 12 maggio e costretto a una sorta di "intervista" forzata (Carroccia). "Molti giornalisti non volevano denunciare le minacce" spiegano alla Digos "e alcune situazioni a rischio sono venute fuori con le intercettazioni". Ma intanto, dalle redazioni, è una pioggia di smentite: "Nessuna irruzione, gli ultras chiesero semplicemente di partecipare a una trasmissione e noi glielo accordammo di buon grado, visto che si parlava di loro" dice l' editore di "Radio Radio", Pino Castiello. E Giulio Galasso, firma di punta dello sport (ed ex agente di polizia) "Ma quale paura? Sono solo quattro scemi". Fabrizio Piacenti, di "Super 3" (ex T.R.E.) è sulla stessa linea: "Nessun blitz, solo un dibattito. Tanto che il conduttore ebbe perfino il premio ' Cuore di Curva' . Se c' è da punire qualcuno bisogna mirare bene". - di MASSIMO LUGLI

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ROMA, FINISCE IN TRAPPOLA LA BANDA DELL' OLIMPICO

Repubblica — 28 settembre 1996   pagina 19   sezione: CRONACA

ROMA - Volevano trasferte pagate, ingressi di favore. Pretendevano vantaggi di tutti i tipi per entrare allo stadio e assistere alle partite della Roma, per fare il tifo nella curva sud. Il metodo era sempre lo stesso, l' estorsione. Se le pretese non venivano esaudite scattavano violenze e minacce. Intimidazioni contro i funzionari della squadra giallorossa. Li avvertivano sempre in tempo: "Sugli spalti potrebbe scoppiare il caos, se non fate come diciamo noi ci saranno problemi di ordine pubblico, non riuscirete a tenere sotto controllo la situazione". Adesso sette della banda dell' Olimpico sono agli arresti domiciliari. Alcuni hanno precedenti legati alla tifoseria estrema, altri hanno fatto parte di gruppi di destra. Ma il numero dei fermi è destinato ad aumentare. Un' inchiesta cominciata nella primavera di quest' anno. Sei mesi di interrogatori. Gli uomini della Digos hanno perfino una serie di filmati girati nella curva sud. Video analizzati al millimetro, sequenze che dimostrano la storia dei biglietti illegali. Tessere che sono finite sotto sequestro. Qualcuno, incalzano gli investigatori, ha voluto denunciare una situazione "diventata ormai ingestibile". Troppe pretese. Troppe vittime. E tra queste spuntano anche alcuni cronisti sportivi. Gli avvocati della Roma però gettano acqua sul fuoco. Dice Lubrano: "Non so nulla di tutta questa storia, non sono stato informato". E Ferrero, secondo legale: "Non c' è stato nessun esposto da parte della società. Noi non intratteniamo rapporti con i tifosi. La Roma non dà biglietti gratis né fa concessioni. Non so se il fatto che la squadra non abbia nessun rapporto possa aver giustificato qualche pressione nei confronti di singoli funzionari". L' unico episodio certo e schedato nei dossier della questura, almeno per il momento, è l' aggressione fatta a Franco Sensi, presidente dei giallorossi, subito dopo la partita Roma-Inter durante lo scorso campionato. Ma la denuncia è rimasta contro ignoti. Gli autori non sono saltati fuori. Ed è proprio da qui che sono partite le indagini. I provvedimenti di custodia cautelare richiesti dal sostituto procuratore e convalidati dal giudice per le indagini preliminari sono di ieri mattina presto. E c' è chi giura che se mai ci sarà un processo la Roma si costituirà parte civile. I sette ultrà sono tutti maggiorenni, le età variano dai diciannove ai trentasei anni. Sono Mario Corsi, Giuseppe De Vivo, Fabio Mazzei, Daniele De Santis, Guglielmo Crisera, Giuliano Castellino e Fabrizio Carroccia.


mercoledì, 25 giugno 2008
Sventola calore Potere
che se nutre de umane
emotive...strimpellanno
commoventi riggirate
de note maestrali cò facili
lacrimoni che renneno...
pulite purO mano n'sanguinate...
strofinannole sù mezze maniche
accostate...pe mescolà carte...
...ammiccanno n'mpunito che
nun cè nà linea de giustizia...
a fà da confine...

e arzanno sempre de più temperature...
...pe essese aritrovato nudo
de tutte le...coperture...
...Potere...spera de spojà
l'antre...buffe sue caricature...
n'Vorpi furbate...Rotate vennuti..
n'Teocratici cortiggiani buffoni..
 
facenno dà piovra n'porverone...
entrannoje sotto...scala...
e che lò porta...finarmente