venerdì, 23 maggio 2008
A mare grosso barchetta isolata
nun pò fa da diga...a onnata
piannola de petto finenno
spazzata...se n'cassa la deriva...
e nà marea nera...ramificata...
che oramai ...a risonanza s'appoggia
finenno sino ...a rena...

...e allora...se snoda arbero Maestro...
nun facenno straccià vela...
dar vento e da' bufera...
ammainanno bandiera...mettennola
sicura n'stiva pe nun esse
rubbata dalla spuma....che da
schiaffi sulla tela....sdrucinata
...chiudenno ogni boccaporto...
...siggillanno er carico...
pe nun dallo...
ar fonno perso.....de trasporto

e mettennose ogniquantun'artro...
ar propio posto de..sbattimento..
e nun facenno incastro...pe finì
da perde er tutto...giù e sotto!...
sù timone sardo e barra a dritta...
sfruttanno corente... contro...
smorzanno forza de n'mpatto e
beccheggianno punta che se n'fila...
drento goccia piànno virata a destra e
a manca lancianno a fionna barchetta trovannose
a spalle la tempesta e cò sufficienza...
spavarda da  giocatore da smalizia...
... piàto corsa...dar centro...
continua verso curva...e cò coda d'occhio
se rassicura... der  tiro lento che spiazza birillo
d'artra parte.... n'tranno n'porta ...
così equipaggio de barchetta fà...guardanno
avanti orizzonte dò sorge er
sole e nun c'è traccia
de.... burasca!

Burasca a cionnolo d'essenza
che porta via forza più eroica
nun pò che esse...Resistenza




Forgione Contro montezemolo



Vedi ....n'vece artri se lì conoscono ....LIEVITANO!
più perdeno e più diventeno quarcuno...


Parlamento, Rutelli nuovo presidente Commissione servizi segreti

giovedì, 22 maggio 2008
            

ROMA (Reuters) - Il grande perdente delle elezioni a sindaco di Roma, Francesco Rutelli del Pd, è stato eletto oggi all'unanimità presidente del Copasir (l'ex Copaco), il comitato parlamentare per la sicurezza del repubblica, che è riunito oggi per la prima volta.

Giuseppe Esposito (Pdl) è stato eletto vicepresidente e Roberto Cota (Lega) segretario. Il comitato sui servizi, per ragioni di garanzia, è normalemente presieduto da un membro dell'opposizione.

Il Senato ha ultimato intanto l'elezione degli uffici di presidenza delle commissioni, come riferisce una nota dell'ufficio stampa. Tutte sono andate al Pdl.

Alla Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama è stato eletto presidente Carlo Vizzini (Pdl), alla Giustizia Filippo Berselli (Pdl), agli Esteri Lamberto Dini (Pdl), alla Difesa Gianpiero Carlo Cantoni (Pdl), al Bilancio Antonio Azzollini (Pdl), alle Finanze Mario Baldassarri (Pdl), all'Istruzione Guido Possa (Pdl), ai Lavori Pubblici Luigi Grillo (Pdl), all'Agricoltura Paolo Scarpa Bonazza Buora (Pdl), all'Industria Cesare Cursi (Pdl), al Lavoro Pasquale Giuliano (Pdl), alla Sanità Antonio Tommassini (Pdl), all'Ambiente Antonio D'Alì (Pdl).

Alla Giunta delle Immunità e Elezioni, altro organo di garanzia, è stato eletto presidente Marco Follini (Pd).


 L'incontro tra i comunisti mai stati comunisti e i cattolici progressisti mai stati cattolici....

Venditti: il compagno di scuola, compagno per niente...

Scena 1: l'Anarca è nella terra dei Bretti, la verde Calabria indoeuropea per la meritata vacanza piccolo-borghese. La mattina del 20 agosto, tradendo le promesse fatte alla partenza, cede alla tentazione di leggere un giornale e compra il Corriere della Sera ritrovandosi sdraiato in spiaggia a gustarsi la superlativa intervista ad Antonello Venditti sulle primarie del PD.
Ognuno dovrebbe fare il suo mestiere e quando un cantante decide di parlare di politica la possibilità che dica stronzate è inversamente proporzionale alla dignità che acquisterebbe con il silenzio. Se poi a parlare è un quasi 60enne bollito che ormai non azzecca una canzone neanche per sbaglio, un senso di pietà ipocrita pervade l'animo dell'insensibile Anarca e lo induce a ritenere la vecchiaia non più una virtù ma una colpa inevitabile. Ma perché, se uno vuole dire cazzate, non apre un blog come ho fatto io, invece di rilasciare interviste?



Sia chiara una cosa, l'Anarca ha amato molto Venditti e forse lo ama ancora: "Roma Capoccia" meriterebbe un posto d'onore tra le canzoni d'autore del secolo. "Modena" è un gioiello inestimabile per l'ammissione sincera ("con le nostre famose facce idiote, eccoci qui") e per l'indimenticabile sax di Gato Barbieri. Eppoi tutte quelle donne, "Lilly", "Sara", "Giulia" che raccontavano amori e drammi, speranze e storie vive. Insomma, dispiace che uno come Venditti venga ricordato solo come "er Mameli della Roma", per
quanto, quando la Sud intona imponente "Roma Roma Roma" pure ai tifosi del Liverpool scorre un brivido lungo la schiena.
E allora, passi la chicca su "Roma non è mai stata così bella" come con Veltroni e sulla raggiunta "qualità della vita", negli stessi giorni in cui Giuseppe Tornatore è stato pestato da tre balordi mentre passeggiava sull'Aventino; una piccola défaillance che si perdona ai poeti di corte perchè nessuno sa quanto è faticoso omaggiare il proprio sovrano. Ma la rivelazione per l'Anarca è stata la vera storia della nascita del Pd.
Dice Venditti: "del Pd con Veltroni ne parliamo fin dal 1976". Càspita!
Trentuno anni che ne parlano e ancora lo devono fare. Quando si dice il decisionismo! Siamo a metà degli anni '70 "eravamo a prendere il caffè da Vezio, il bar dietro a Botteghe Oscure. E io chiesi a Walter se non fosse il momento per i riformisti come lui (.) di andare oltre il Pci a costo di uscire dal partito, per costruire un partito nuovo aperto agli altri riformisti laici e cattolici". Niente male per uno che proprio nel 1976 scriveva "Nostra Signora di Lourdes" coglionando il compromesso storico e i primi tentativi di sintesi politica tra cultura comunista e cattolica di sinistra. Memoria corta del cantante bollito che continua: "Veltroni era un po' il nostro piccolo Budda. Quello che in futuro poteva trasformare il Pci a nostra somiglianza: meno settario, lontano da Mosca, attento ai diritti civili". Certo, lontano da Mosca ma ovviamente con i soldi di Mosca che finanziava non solo il partito dove il piccolo Budda lavorava, ma anche le feste dell'Unità dove Venditti andava a cantare..... Dopo il 1976 ci fu Solidarnosc in Polonia, piazza Tien Ammen, il Muro di Berlino che crollò portando alla luce l'orrore del comunismo dell'est. Da un poeta cantautore "attento ai diritti civili e lontano da Mosca" uno si sarebbe aspettato negli anni una canzoncina, una strofa, almeno un ritornello su tutto questo. Niente. L'attenzione ai "diritti civili" si limitava alla chiacchierate al bar di Vezio. In compenso una bella canzone contro Berlusconi non poteva mancare nel repertorio del cantautore bollito.



Eppoi ovviamente l'outing del bollito corretto: Veltroni "del comunista non aveva proprio nulla. Parlavamo di cinema, di musica e giocavamo a pallone".
Non so se mi spiego: giocavano pure a pallone. Come si fa a dire che erano comunisti? E lo stesso Venditti, ovviamente mai stato: "io mi sono sempre sentito sia laico che cattolico". L'Anarca ha chiuso e si è tuffato nelle fresche acque greche di Sibari pensando incuriosito: ma se nessuno nel Pci era comunista, negli anni '70 i comunisti dove stavano? Nella DC? Scena 2: è il primo settembre e l'Anarca è in fila sulla Salerno-Reggio Calabria. Alla quarta ora di lamiere e di sole implacabile decide di uscire nella Valle di Diano per evitare il termitaio degli autogrill. Approda nel ridente paesino di Sala Consilina in provincia di Salerno e lo scopre tappezzato di manifesti che annunciano il grande concerto di Antonello Venditti e della sua "great band". Un favoloso concerto in occasione della festa patronale della Madonna del Castello a Sala Consilina.
Il romantico afflato raccontato al Corriere della Sera ha trovato ora il suo epilogo. Il sogno rivoluzionario è diventato sagra paesana. Dal '76 ad oggi, dal famoso caffè al bar Vezio, l'incontro tra i comunisti mai stati comunisti e i cattolici progressisti mai stati cattolici è finalmente avvenuto nel progetto del grande Partito Democratico. Il piccolo Budda si è reincarnato per la quarta volta, ha raccattato lungo la strada il peggio del cattolicesimo moralista e democratico (da Don Milani a Rosy Bindi) ed è partito alla conquista del mondo senza dimenticare i poteri forti. Il poeta di corte ormai bollito, è passato dalle Feste dell'Unità con Berlinguer alle feste patronali di Sala Consilina: il lungo viaggio verso il PD si è concluso, siamo pronti alla nuova era dei "diritti civili lontani da Mosca". Viene in mente una bellissima canzone di un famoso cantante che piaceva anche a noi e faceva così: Compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato dal fumo delle barricate? Compagno di scuola, compagno per niente.

donquixote

giovedì, 13 marzo 2008
E' fatta di filo spinato e cocci rotti,

la strada da percorrere, è una sdrucciolevole salita,

da attraversare a silenziosi passi, di un accecante buio.

La strada da percorrere è senza bussola,

procedendo col sole nelle pupille.

La strada da percorrere è controvento,

raffiche di miraggi e sogni a occhi aperti.

La strada da percorrere è fatta di noia

perché la conosco a memoria,

è un rettilineo che non ha orizzonte,

col cielo che si incolla all'asfalto

e una linea di intersecate prospettive roventi.

La strada da percorrere non ha alberi,

ma sagome d'uomo ai bordi frastagliati,

che seguono docili rotaie prestabilite,

con un'idea blanda che non giunge

sempre a stazione.

La strada da percorrere appare libera,

ampia da scorrazzare in lungo e in largo,

farci salti e capriole,

è invece un ingorgo di gambe e parole.

Qualcuno ti passa sui piedi e non chiede scusa.

La strada da percorrere è come senza meta,

non è attraversata da secondarie,

né tangenziali, né emissari.

La strada da percorrere, a volte,

ti prende per mano e ti conduce,

come Caronte, all'altra sponda.

La strada da percorrere darà un giorno

al cielo dei fiori e ad ognuno attribuirà nome e colore,

così Proserpina si fermerà a coglierli.

La strada da percorrere è senza recinto,

e non la disegna un urbanista su pedanti piani regolatori.

Procederemo a piedi nudi e non sentiremo fatica,

né dolore.

Saremo noi, pazientemente, a tracciarne le coordinate.


X

 

"La storia della politica del potere non è nient'altro che la storia del crimine nazionale e internazionale e dell'assassioni di massa"
Karl Popper

Demetra e Persefone

Infiltrato Brigadiere Sindacalista


Pdl o Destra? Dilemma fascista

Da una parte Ciarrapico e Mussolini, dall'altra Forza nuova e Fiamma. Buontempo: Silvio voleva l'apparentamento

E. Ma.

«Il Popolo delle libertà, ancora una settimana fa, ha chiesto alla Destra la desistenza in alcune regioni per le elezioni al Senato». Teodoro Buontempo, meglio conosciuto a Roma come «er pecora», la mette così. Racconta di un incontro avvenuto «non più di una settimana fa» in una casa privata a cui lui si sarebbe «rifiutato» di partecipare. «Dopo l'esclusione della Destra dal Pdl sono venuti da noi emissari di Berlusconi e Fini - ha raccontato - che, dopo aver visto i sondaggi, hanno fatto le loro avances. Ma non ci conoscono bene: Daniela Santanchè e Storace hanno risposto come meritavano, noi non siamo in vendita». In effetti gli ultimi sondaggi danno la lista venuta fuori dall'accordo stipulato proprio per queste elezioni tra La Destra e Fiamma Tricolore al 2-3%. Anche se Storace, in visibilio per le performance della "donna di destra" per eccellenza - «Daniela ci sta facendo sognare», ha detto - si vede già oltre la soglia del 4% che apre le porte a Montecitorio. Non è chiaro se anche Adriano Tilgher, ex Avanguardia nazionale, faccia parte o no della partita.
Nelle scorse elezioni politiche il Movimento sociale-Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli - segretario del partito dal 2002, anno della scissione con i rautiani - si presentò con simbolo e candidati propri, all'interno della coalizione di centrodestra. Raccolse lo 0,6% di voti. Nel 2004, giusto a ridosso delle elezioni europee, invece andò in fumo l'accordo con Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini e Forza nuova di Roberto Fiore. Separatamente, Romagnoli e Mussolini vennero entrambi eletti al parlamento europeo. Mentre l'accordo tra Alternativa sociale e Fn durò fino alle elezioni politiche del 2006, ma con scarsi risultati. Oggi se Mussolini ha rinunciato a correre da sola entrando nel Pdl, Roberto Fiore invece non ha nemmeno tentato un apparentamento con i camerati di Romagnoli e di Storace. «Uno dei punti più importanti del nostro programma - spiega Fiore, che correrà da solo come candidato premier per Forza Nuova - è il cambiamento radicale della classe politica: non avremmo mai potuto trovare un accordo con Storace che porta tutta la responsabilità politica dello scandalo sanità nel Lazio». Oggi peraltro, aggiunge Fiore, «il pericolo di una deriva zapaterista non c'è più, né a destra né a sinistra, perciò non è più strettamente necessario l'accordo con il Pdl». Le liste di Fn saranno presentate in quasi tutte le regioni, non all'estero. Fiore è consapevole che non raggiungerà più di mezzo milione di voti, ma confida negli elettori di Chieti, in Abruzzo, del pavese e del lodigiano, dove all'ultima tornata amministrativa hanno incassato fino al 7%. Con loro correrà anche Pino Rauti, l'anziano missino che fondò la Fiamma in sdegno alla svolta di Fiuggi. «Finalmente - aggiunge Fiore - sceglie di intraprendere un cammino di superamento della storia missina. Noi siamo l'unico partito post-Msi. Tra noi e tutti gli altri partiti di destra c'è una discriminante: noi non siamo pro americani e pro israeliani, noi siamo pro Russia e pro Europa. Davanti a possibili nuovi scenari di guerra, come quella degli americani contro l'Iran, è importante chiarire subito da che parte stare». Ciarrapico? «Ho grande simpatia per lui, lo stimo molto. Non abbiamo pensato a candidarlo, ma sarò davvero contento se sarà eletto».

postato da: misiek alle ore 08:58 | Permalink | commenti (3)
categoria:co sto popolo, er carbonaro
mercoledì, 06 febbraio 2008

Un pescatore, in riva a un fiume, come tutti i pescatori, attende e aspetta. Non si può dire che speri, ché un pescatore lo sa come funziona; non è davvero un pescatore della domenica, non fa trasmissioni, conferenze sul tema,  non racconta agli amici quanto è bravo, non va a dire in giro che ha pescato una trota da diciotto chili, se ne sta zitto nel suo mondo di pescatore: socchiude gli occhi e assapora il cielo terso, ogni tanto un fil di vento gli carezza una guancia e gli sussurra all’orecchio, forse cose che conosce e non vuole ascoltare, a volte lo culla verso quel mondo che a lui appartiene. Spesso sonnecchia e allora lo sveglia il volo di una mosca che gli sfiora i capelli, mentre il vento nel frattempo gli sposta le ciocche dalla fronte sudata, perché è sotto il calore dei raggi del sole che s’è addormentato. Apre a metà un occhio, guarda lo specchio d’acqua che s’increspa a onde minuscole, lo vede controluce come un foglio d’alluminio usato, magari buono per l’incarto di un panino e una mela. Tira piano la lenza e gli dà uno strattone, giusto per vedere se la tiene ancora fra le dita o se l’è lasciata scivolare in acqua nel sonno profondo, basterebbero due minuti per perdere la gara. Aggiusta il berretto con la visiera sulle palpebre, sbadiglia e si tira su un poco con la schiena che gli dà segno di sé, visto che s’era appisolato tutto rattrappito alla base di una quercia. Sente l’umido delle foglie nelle ossa e, come farebbe una mamma si rimprovera da solo: è ora di tornare alla veglia, d’essere vigili e pronti, non si sa mai. Infondo, si dice, siamo qui apposta. Passa un airone e col battito d’ali fa una confusione che in tutta quella calma è vero frastuono, sconquassa l’acqua e di sicuro fa scappare tutti i pesci nei dintorni e anche oltre. Il pescatore non si scompone. Il pescatore sa che presto arriverà il suo momento, dovesse aspettare secoli e millenni, in questi istanti non ci si deve curare di chi ti aspetta a casa o se hai lasciato in una stanza la luce accesa. Ci si focalizza sull’azione anche se è immobilità, stasi e assenza di apparente iniziativa. Succederà tutto in un istante, l’amo e l’esca, la lenza e il polso, il colpo di reni e la resistenza della presa. Il pesce abboccherà e in un attimo sarà fuori dall’acqua, nella cesta.  

Questo è un vero pescatore.

 

X

 ai wei wei

 FASCIO E CALAMAIO

Il Blocco studentesco, formazione giovanile della Fiamma tricolore, avanza in maniera preoccupante nelle scuole. Militanza, senso d’appartenenza ma anche ribellismo diciannovista. Sullo sfondo, il mutamento in atto nel partito
di Paolo Fantauzzi

In occasione del rinnovo dei consigli di istituto e delle Consulte provinciali degli studenti, ampio risalto è stato dato all’avanzata della destra nelle scuole superiori. Un dato che fa il paio con quella registrata a primavera nelle rappresentanze universitarie, ma che molti hanno liquidato come una semplice protesta nei confronti dell’ennesima riforma ministeriale o, al più, la prova di un’estrema concretezza fra gli adolescenti. I quali preferiscono pensare alle crepe nei muri delle loro aule piuttosto che ai temi impegnati sbandierati dall’attardato politichese della sinistra. Un’attenzione estesa anche all’exploit del Blocco studentesco, costola del Movimento sociale-Fiamma tricolore (di cui è segretario l’europarlamentare Luca Romagnoli) che solo a Roma ha quintuplicato i consensi, raccogliendo quasi 10.000 voti. Nessuno però si è spinto a leggere fino in fondo le dinamiche che sono dietro al successo di quello che si autodefinisce il “movimento rivoluzionario del fascismo del terzo millennio” ma è sufficientemente pragmatico da fare accordi elettorali con i giovani “badogliani” di An per spartirsi presidenza e vicepresidenza della Consulta.

A differenza di gran parte delle liste, che variano nome da scuola a scuola, il Blocco si è presentato dappertutto con il suo simbolo. «Per essere riconoscibili ovunque» - spiega il portavoce Francesco Polacchi, che nonostante sia a capo di un’organizzazione di studenti medi, di anni ne ha 21. Un richiamo identitario affiancato però da notevole mimetismo: da un lato un diciannovismo di impronta squadrista e parole d’ordine dalla forte presa, come l’abolizione delle scuole private o l’istituzione del libro di testo unificato contro le menzogne degli “editori rossi”; dall’altro, proposte e simboli non riconducibili al fascismo, come l’introduzione di pannelli fotovoltaici nelle scuole, l’aumento delle ore di educazione fisica o l’impiego della figura di Bart, il figlio maggiore dei Simpson, nei volantini come simbolo di ribellismo. Risultato: consensi ben oltre gli iscritti al partito e l’elezione di rappresentanti in una cinquantina di scuole della Capitale (l’anno scorso meno di dieci). Un lavoro di un anno, affidato a una compatta base militante. Che spesso, aggiungono le organizzazioni di sinistra, poco o nulla ha a che vedere con la scuola superiore. I volantinaggi, insomma, li fanno quelli più grandi.
«Non ci limitiamo a lavorare nelle ultime due settimane prima delle elezioni come gli altri» - aggiunge Polacchi -. A Roma abbiamo un’ottantina di attivisti in senso stretto, ma anche una capacità di mobilitazione quasi istantanea. Il mese scorso siamo riusciti a organizzare una manifestazione di protesta con 160 studenti in tre giorni».

Da tempo la Capitale costituisce il laboratorio della destra radicale. Decine di sigle caratterizzate da «un’accentuata conflittualità interna e da una marcata competizione sul territorio tra le stesse formazioni d’area», come scriveva ad agosto il Cesis (Comitato esecutivo per i servizi d’informazione e sicurezza) nella relazione semestrale sulla sicurezza. Una rincorsa sui temi sociali più spendibili, come l’emergenza casa o l’immigrazione che ha portato al reclutamento di ragazzi di fasce di età sempre più giovani. E a episodi di violenza sempre più allarmanti, come l’aggressione di Villa Ada o gli accoltellamenti di Casalbertone, che ha visto protagonisti proprio militanti della Fiamma. Lo stesso Blocco studentesco, d’altronde, nasce in un laboratorio per eccellenza della destra antagonista, l’“occupazione non conforme” di Casapound, per fare proseliti direttamente nelle scuole, nell’estate 2006. Pochi mesi dopo, cioè, l’ingresso del gruppo in Fiamma tricolore. «Ci hanno corteggiato in molti», afferma Gianluca Iannone, padre spirituale di Casapound. «Abbiamo scelto Ft perché ritenevamo che tutti gli altri avevano legami e interessi economici con i poteri forti, mentre qui ci hanno garantito completa agibilità». Vuol dire che Casapound è entrata nel partito guidato da Romagnoli perché poteva avere mani libere sul territorio. E magari anche un po’ di risorse finanziarie in più. A dimostrazione della forza contrattuale del gruppo.

Per questa sua originaria diversità, il Blocco costituisce un’espressione evidente del mutamento in corso dentro la Fiamma, che dopo il forzato abbandono del simbolo del vecchio Msi, definitivamente assegnato per via legale ad An, ha smussato le lingue di fuoco nel simbolo ma non certo il suo programma. Anzi. Se fino a qualche anno fa era Forza nuova a detenere l’egemonia nella destra radicale, la deriva progressiva del movimento verso posizioni di integrismo cattolico di stampo lefevriano ha allontanato quei gruppi più radicali che sulle prime ne avevano fatto la fortuna. Praticamente morto il Fronte sociale nazionale e inesistente l’Azione sociale di Alessandra Mussolini, a beneficiarne è stata proprio la Fiamma, che a partire dall’espulsione di Pino Rauti nel 2004 ha iniziato a raccogliere spezzoni consistenti del movimentismo nero: Base autonoma, il Veneto fronte skinhead (da sempre su posizioni extraparlamentari), la stessa Casapound. Una contaminazione e una mutazione al tempo stesso, perché questi gruppi, capaci di pescare nello spontaneismo e ben inseriti nelle curve, hanno cambiato a fondo la fisionomia del partito, che in precedenza aveva contato prevalentemente sul richiamo nostalgico al vecchio Msi. Basta dare un’occhiata alla segreteria. Nel Boccacci, ruolo-chiave di responsabile dell’organizzazione c’è Maurizio autodefinitosi “soldato fascista senza compromessi”, una condanna a 4 anni e 2 mesi per gli scontri di Brescia-Roma del ’94, ex leader del Movimento politico sciolto per istigazione all’odio razziale, organizzatore di manifestazioni di solidarietà per Priebke. Responsabile del programma politico è Piero Puschiavo, numero uno del Veneto fronte skinhead, la più duratura e radicata organizzazione del genere in Italia. Un’invasione che ha preoccupato non pochi dirigenti del Movimento sociale - Ft, ma che non pare impedire al partito un riposizionamento a livello internazionale. Infatti mentre va avanti il progetto di una federazione con La Destra di Francesco Storace, Luca Romagnoli il mese scorso ha incontrato Gianfranco Fini. Tema della discussione, l’ingresso a Strasburgo nel gruppo Europa delle Nazioni, di cui oltre ad An fa parte anche la Lega. Una partita giocata con disinvoltura su più tavoli, quella della Fiamma. Che con la conquista della centralità nella galassia nera sembra essere tornata pericolosamente ad ardere.

Fonte: Left

 

 biani

L'inchiesta vecchio stile

Dissero: Cercate in via Gradoli Risposero: Moro non ci serve vivo

di Paolo Cucchiarelli

 

È la chiave del caso Moro. Cercata, invano, per anni. Oggi comincia a emergere. E offre nuove spiegazioni non solo di quel sequestro, ma anche di tanti altri affari neri d’Italia. Aiuta a ricomporre i frammenti della tragedia del presidente democristiano, rapito 25 anni fa dalle Brigate rosse, ma anche del caso Cirillo, della fuga di Kappler, di traffici di armi e di petrolio. Dal dopoguerra alla metà degli anni Ottanta ha operato in Italia un superservizio segreto, clandestino, alle dipendenze (informali) della presidenza del Consiglio. Nome in codice: l’Anello. Questo superservizio, pochi giorni dopo il rapimento di Moro, individua il «covo» br di via Gradoli, a Roma, comunica la notizia a Giulio Andreotti, presidente del Consiglio, e a un dolente Francesco Cossiga, ministro dell’Interno. Ma l’ordine è: restare fermi. «Moro vivo non serve più a nessuno», è la conclusione di Andreotti.

 

lunedì, 10 dicembre 2007
Ogniquarvorta che ruzzica
nà nocchia se n'mpasta...
e se manipola a ...
osservanza...e se nun c'e'
risposta se n'venta...
e se fà propria nà...
bella parata...pe
esse a distanza de
gocce d'aghi che grondeno
ner silenzio...e riporteno
ar giusto er diritto...
...e che bagneno facce ... de
tavella...tarmente piatta...
che viscida specchia...muschio
e sagoma occhi... e fà
score tutto quello
che nun je n'mporta...

...speciarmente de buffoni...
che nun ciànno sostanza
...

e cor cucchiaro se aggiunge
er candito e er pinolo...
lo zucchero...e l'ovo e pe poi fregassene
n'mpezzetto rovinanno pure
l'urtimo spiazzo...de pan pepato...
che armeno questo nun
se sò arubbato... e
..de stà fabbrica e cava...
de predoni e banditi...
mascherati da immaggine
distorta che je commoda
pure nà pietra pe rifasse
er trucco ar nome...e dasse
nà parvenza de onestà...appiccicata
a glassa a faje coccarda usanno Roma
cò storie che nun je riguardeno
e diventanno spesso paravento
pe chiunque vò facce razzia de facciata
o ideologia d'etichetta e co la mazzetta ...
pure pe ladri de mezza tacca
 l'aiuteno a fà scomparì
l'urtimo pezzetto de scorcio
pe fanne scempio pe n'giuoco
da Porco.

l'urtima piazza n'tatta...
pe esse strumento de
m'Programma distorto

o pe n'trucco da palco de n'Servo
sempre prono ar Padrone e che se maschera
da popolano o da ciartrone




Cerimonia di intitolazione della sala congressi della Città dell'altra economia a Renato Biagetti

12-08-2007-Renato Biagetti

Ciceruacchio :"l'omo se n'mpiccia!"
e stà Roma lì fascisti nun la ponno capì la ponno solo rubbà!

Boss connection

di Marco Lillo e Antonio Nicaso

È uno degli uomini più ricchi del mondo: il suo gruppo caseario fattura 4 miliardi. Ma ora i magistrati vogliono fare luce sul ruolo di Lino Saputo nel riciclaggio tra Italia e Canada. E spuntano rapporti con il padrino Bonanno
 
Quella ragnatela tra Québec e Reggio Calabria

Lino Saputo era felice come un bambino il 27 ottobre scorso. Maria Grazia Cucinotta, strizzata in un tubino scuro, quella sera al Plaza di Atlantic City gli stava consegnando il premio della Cnsa, la Confederazione dei siciliani del nord America: "Ecco a voi il miglior imprenditore dell'anno, il primo produttore di latticini del Canada, il terzo negli Stati Uniti". Il re del formaggio sorrideva ai 700 italiani. Ad applaudirlo c'erano l'ex ministro Enrico La Loggia, il console d'Italia a New York, il deputato di Philadelphia Salvatore Ferrigno, l'assessore siciliano Santi Formica e tanti altri. A braccetto con l'altro premiato, l'attore Ben Gazzara, assaporava al volgere dei settant'anni la dolce discesa della vita. La mente andava alla lunga salita affrontata per essere su quel palco: l'infanzia in Sicilia, il piroscafo che nel 1952 lo porta da Montelepre, il paese del bandito Giuliano, fino all'America.

Gli inizi con il padre, la bicicletta per consegnare 10 chili di mozzarella al giorno, la crescita, la quotazione in Borsa a Toronto, il boom dell'ultimo decennio che ha decuplicato il fatturato fino a 4 miliardi di dollari e gli utili a 400 milioni l'anno. Lino stringeva al cuore quella targa perché era un riconoscimento alla storia dei Saputo. Non poteva sapere che il nome della sua famiglia, impresso sul 35 per cento della produzione casearia del Canada, sulla squadra di calcio di Montreal e sullo stadio avveniristico della città, proprio quel nome a 4 mila miglia di distanza, era finito nel mirino della Direzione distrettuale antimafia di Roma coordinata da Italo Ormanni.

Cinque giorni prima, il 22 ottobre, la Dia di Roma, guidata dal colonnello Paolo La Forgia, ha arrestato 16 boss e colletti bianchi del clan di Vito Rizzuto. Le indagini dei vicequestori Silvia Franzé e Alessandro Mosca sono durate due anni e hanno colpito duramente la connection tra il Canada e l'Italia. A 'L'espresso' però risulta che l'ultima pista investigativa percorsa dal nucleo di polizia tributaria di Milano porta proprio ai rapporti tra Rizzuto e i Saputo. Il capitano Gerardo Marinelli e il maggiore Vincenzo Andreone hanno intercettato tra il 2005 e il 2006 l'imprenditore Mariano Turrisi, l'uomo di Rizzuto a Roma, mentre tentava di riciclare 600 milioni di dollari mediante la cessione proprio a Lino Saputo del suo gruppo Made in Italy, destinato a operare nel settore del lusso. Saputo non è indagato, ma l'operazione (vedi articolo a pag. 47) ha nuovamente acceso il faro sui suoi rapporti con la criminalità.


Qualche mese prima degli arresti, il pm romano Adriano Iasillo ha scritto una lettera riservata alla Polizia interforze del Canada: "La Guardia di Finanza ha intercettato conversazioni dalle quali si capisce che è in corso un'operazione di cessione del gruppo Made in Italy all'imprenditore canadese Lino Saputo per la somma di 600 milioni di dollari americani di cui 300 sarebbero destinati direttamente alla famiglia capeggiata da Vito Rizzuto (...) sarebbe estremamente utile acquisire ogni dato che provi il collegamento tra Saputo e Rizzuto". Alla richiesta del pm italiano non è giunta alcuna risposta. 'L'espresso' ha svolto una ricerca negli archivi del governo canadese e dello Stato di New York, nei vecchi rapporti della polizia e dell'Fbi, scoprendo una serie di documenti che provano i trascorsi rapporti di affari tra Saputo e la storica famiglia Bonanno di New York, della quale proprio il boss Rizzuto è oggi il rappresentante in Canada.

Per ricostruire la saga parallela bisogna partire da un documento. La richiesta di ingresso in Canada presentata il 25 maggio 1964 da un emigrante: Giuseppe Bonanno, nato a Castellammare (Trapani), religione cattolica, cittadinanza statunitense. Bonanno non è un siciliano qualunque. Secondo molti è il Padrino con la 'P' maiuscola, quello al quale si sarebbe ispirato Mario Puzo per il personaggio di don Vito Corleone. Morirà nel 2002 dopo una sola condanna per ostruzione alla giustizia, ma quando presenta la domanda per entrare in Canada è il capo della famiglia omonima che compone insieme ad altre quattro la cupola americana di Cosa Nostra. Bonanno lascia New York per sfuggire alle indagini e ai killer del clan rivale. Punta su Montreal perché sa di avere amici pronti ad accoglierlo: i Saputo. Allegata alla sua domanda c'è una lettera della Giuseppe Saputo & sons: "Caro Mr. Joseph Bonanno (.) tu ci hai aiutato molto negli anni e noi siamo felici di averti nelle nostre attività. Siamo pronti a darti il 20 per cento delle nostre tre società a fronte di un investimento di 8 mila dollari. Siamo certi che ci potrai aiutare enormemente nell'espansione dell'attività. Con il tuo aiuto raddoppieremo i dipendenti". Non c'è da stupirsi. Bonanno non gestiva solo affari illeciti. Come racconterà nella sua autobiografia, 'Uomo d'onore', tra una sparatoria e l'altra fabbricava anche mozzarelle. Nel Wisconsin era socio occulto di un caseificio (tuttora attivo) gestito da un certo John Di Bella di Montelepre, il paese dei Saputo. Proprio Di Bella presentò 'Il Padrino' e 'Il re del formaggio' e chissà che non sia lo stesso John Di Bella che accompagnò Bonanno al vertice più importante della storia della mafia, nel 1957, al Grand Hotel delle Palme di Palermo.
(15 novembre 2007)
postato da: SpawN72 alle ore 16:57 | Permalink | commenti (1)
categoria:a roma, er complotto, er carbonaro, er pasquino, er simbolo, la legge delli ladri, ogniquarvorta
giovedì, 15 novembre 2007
Me sembra ieri che sta'
storia cominciata ...
ma' fatto apri' l'occhi verso
n'monno che nun se conosceva...
de onne che volaveno
verso spiagge n'profumate
de rose e de campi ...verdi ..
De notti ...a combatte er Potere ...
... su n'onna ...
che fa' da ARFiere alla tratta
obbliqua de na
scacchiera piena de trappole
e de voci
n'finite .....che te
tireno come Sirene
verso SCoji che te limitano
e te fanno abbassa'
lo' sguardo a tera ..
mostrannote un pezzo de rudere
pieno de storia che basta' Arza'
L'occhi che vedi che e' gia' scritto ...
sto' qua' a fa' da Arpa a sta' lotta tra'
er Bianco e ER Nero
 pe da' na' mano
a sta' Roma che nun je fanno
apri er Parmo der
Ramo pe vince da Campione
ar complotto che
se nisconne dietro ar Televisore ...
Se nisconne dietro l'opinione
de bocche ...
senza fonno che alimenteno er Potere
cor Denaro e er Torto fatto alla gente
che nun cia' Voce ma se sente
che vole esprime sotto na' CamPana <