lunedì, 12 febbraio 2007

Una montagna, una vetta altissima con le pareti ripide che quasi scendono a picco e a strapiombo. Uno strato spesso di ghiaccio le ricopre tutt’intorno, e tu sei deciso nell’impresa che, a dirla tutta, è roba da folli non valutarne rischi e conseguenze annessi. Le braccia deboli, le dita conficcate sulle parti di roccia che quasi a venirti in soccorso sporgono, mani come artigli, tendini tesi a mantenere la presa, tutta la gravità che conferisce al corpo un peso che è massiccio, insopportabile contrazione dei muscoli che, solo ora avvertono tutto lo sforzo. Poggi il passo chiodato senza guardare né sotto né dove metti il piede, a fiuto e se l’intuito t’assiste, e quella poca esperienza non davvero sufficiente a procedere quasi ad occhi chiusi. Eri lì per scivolare, eri lì per mancare la mossa giusta dove poter incuneare la punta rigida dello scarponcino. Qualche sassolino scende, cade e, anzi precipita, saltella e si perde nel profondo di un abisso disegnato senza margine di indecisione da uno spettacolo della natura che è solo forza, magnificenza. Visto dal basso ti fa mancare il fiato e spalancare gli occhi per quanto è bello, tanto da rimanere attoniti. E invece a dominarlo ci vuole un bel coraggio e una dose non irrilevante di forza, fisica e mentale, ovviamente. Le gambe, glutei e polpacci assieme, in una sintonia che è praticamente, troppo spesso, una congiura che segna il limite biologico. E’ la testa che decide di andare oltre, e ancora avanti, malgrado tutto. Il vento che è un sibilo assordante, la luce del sole che è troppo forte e penetra tra le ciglia socchiuse, pensieri che si affollano tanto per ricordare che infondo non c’era bisogno di dare nessuna prova di forza, virilismo marziale gratuito. Invece no, le punte delle dita cominciano a fregarsene di quei sani principi, quelle sciocche dimostrazioni di potenza e quella tacita ammissione di sfida. Che è in primo luogo guerra dichiarata con la parte di sé più immobile. Quella che si fa impartire istruzioni, che segue senza ribattere ogni singolo ordine. Che supina finisce puntualmente per soggiacere con un idiota quanto perenne ordine precostituito, da altri che lavorano esculsivamente e in prima istanza per il proprio tornaconto. Piega la gamba, coordina il movimento del polso, attento a non strattonare, manca giusto qualche passo e quasi ci siamo.

     

 

"Odio gli indifferenti. Credo che "vivere vuol dire essere partigiani". Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.
Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: "se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?" Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

Odio gli indifferenti anche perché mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti."

 

La Città futura - Antonio Gramsci 1917

la Resistenza romana

 

"Sulla Resistenza romana e sulle vicende di via Rasella si sono dette troppe sciocchezze. Anche a sinistra"

di Rosario Bentivegna

Un "revisionismo" mistificatore e falso ha colpito soprattutto la Resistenza romana e la sua guerra di liberazione, e in particolare uno dei suoi episodi più drammatici, la strage delle Fosse Ardeatine, che i nazisti perpetrarono nella massima segretezza e con la massima fretta per paura delle reazioni preventive della cittadinanza, dei parenti dei prigionieri in mano nazista e della Resistenza . Qui la fantasia dei falsari e dei mistificatori ha raggiunto cime eccelse, e ne abbiamo colto significative manifestazioni perfino su "L’Unità" di Furio Colombo, dove il 24 marzo scorso, in memoria di quella strage, si riproponeva una tesi cara a tutti gli attendisti, e cioè che l’attacco partigiano di via Rasella, in cui fu annientata la 11° compagnia del terzo battaglione dell’SS Polizei Regiment Bozen "fu un atto di guerra, dettato da emotività più che da un preciso ragionamento, discutibile sul piano dell’opportunità e sbagliato se messo in relazione con le finalità che si volevano raggiungere" (a parte lo spazio dato nei mesi precedenti ad alcuni scritti del Vivarelli ove si ricordavano le benemerenze patriottiche della X Mas e del suo eroico comandante, il principe golpista Valerio Borghese, o le amene considerazioni sullo stato di "città aperta" di Roma, con un titolo, il 15 agosto 2001, addirittura esilarante)

postato da: misiek alle ore 13:18 | Permalink | commenti
categoria:vox populi, a roma, er pianto der rigazzino, lo strillo, la libbertà, er gladiatore, e corpa mia
domenica, 04 febbraio 2007
Nun t'AnnAva bene che vincevi,
dovevi mette er Marchio tuo de
n'Fame
Dentro la Curva n'vece co' le Bandiere
Giallo Rosse te sei portato quelle Naziste
Nun te vojo parla' der Significato de Teologia
....perche' qua se tratta solo de mercato coperto
da na' smartita de quattro rigazzini usati
pe chiede er Pizzo pe fa' apri' la scalata ....nun te se
po' corpi' sur fatto politico perche' te
manipola na' famija de Scoppole Santificate co'
le Certiche sur MiCroFeno e cor Portafojo pieno
pe n'basti' li' Traffici ...
Finche' ce stai te a gesti' sta' Curva de Pedoni
tocca annà n'giro co' l'aietto e cor Cornetto
perche' de sfiga ne porti parecchia co' sta' svastica
MaLEdettA...
Mo' squalificamo er Campo e famo mea Culpa pe na'
corpa organizzata apposta pe ferma' la Corsa alla
salita e pe daje Spazio ar tavolo da Pranzo ....e
nun approfonnendo er discorso che nun
fa' comodo all'andazzo .

.. E' corpa mia delle buche ar Confine ....
delli Forni pieni de Capelli der Recinto do' e'
morta la Pieta' e' corpa mia da sta' Zitto quanno
se sente parla' ancora de Razze ...e' Corpa mia
se chiudo l'occhi e nun vedo la' Forca e er Forno
gia' pronto n'tera Santa ..... e' corpa mia perche' lo'
Sterminio della Razza inizia co' er Cervello che serve
solo pe fa' Molazza


Scuola_palestina



Visto l'interventi de oggi
Come volevasi dismostrarsi ....
De culi n'vendita e' piena l'italia so' li sordi che mancheno
Criticà l'artri pe esse uguale



All’ascesa televisiva di Sua Emittenza contribuì anche il PCI.


Il secondo "decreto Berlusconi", quello che serviva a sanare definitivamente il pericolo di oscuramento delle antenne del magnate di Arcore, venne convertito in legge alla Camera il 31 gennaio con i voti decisivi di 37 deputati missini. Il decreto arrivò al Senato il primo di febbraio, che era di venerdì e non venne approvato. Il lunedì si giocava tutto sul filo dei minuti: il testo passò in Commissione e arrivò in aula. Il presidente del Senato, Francesco Cossiga, contingentò il tempo degli interventi per evitare che l’ostruzionismo potesse affossare il decreto fortemente voluto da Bettino Craxi. La Sinistra indipendente, capeggiata da Giuseppe Fiori, inventò uno stratagemma procedurale e riuscì ad arrivare alle undici e mezza di sera. "Se quattro comunisti fossero intervenuti a parlare", ricorda Fiori, "sarebbe passata la mezzanotte e il decreto sarebbe decaduto".

Il capogruppo del PCI Gerardo Chiaromonte gli spiegò, però, che l’ordine era di votare contro, ma di far passare il decreto.
L’indicazione arrivava dal giovane responsabile del PCI per le comunicazioni, Walter Veltroni.


http://www.arcipelago.org/storie%20italiane/ragnatela6.htm

"A questo si è arrivati", scriveva Scalfari su "la Repubblica" del 12 gennaio 1990 "per assenza di leggi, latitanza dell’autorità, intimidazione della giustizia, padrinaggi politici e arroganza del potere e del denaro. Gli obiettivi, chiarissimi ormai, sono due: impadronirsi di una grande impresa editoriale e mettere il bavaglio alla libera stampa. Questo non è capitalismo e libero mercato, ma guerra di bande per ridurre al silenzio chi non si piega ai loro voleri".




Sintesi del Piano di "Rinascita Democratica", elaborato dalla Loggia massonica segreta P2, del Gran Maestro Licio Gelli.

Il Piano di "Rinascita Democratica" si apre con una premessa di ordine politico generale, seguita da una seconda parte di ordine programmatico.

postato da: SpawN72 alle ore 13:16 | Permalink | commenti
categoria:er potere, la curva gestita, e corpa mia
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