mercoledì, 02 luglio 2008
Abbeverannose a fonte chi pe
l'arsura chi pe nun arimanè
senza...se cammina...e quarched'uno
generoso...vedenno che c'è
chi se sventola e che sembra
sempre che nun trova...
..e facennoje pena...
...a stò poro assetato...
je dà quarche preziosa sua
goccia d'acqua fresca e zuccherata...
e che n'vece....da bevesela
quell'antro..ce ne se fà scorta e
goccia a goccia se ariempie
...la boraccia...tanto cò
stà scusa manco cerca...e
essenno a secco d'argomento...
e de materia...e che de solito...
je fà più piacere...stà commodo
sbracato a sede...
e se nun c'è scambio
de n'teresse nimmanco se move...

...compagno de strada...

che nun vole sentì sonata...
e cò la camicia scolorita...
ce apre gentirmente n'sieme bottega...
abbeverannose drento vasca
de nà qualunquista
annaffiata...che tanto n'torbidita
pare sia parecchio stagnata...

ma pe questi...je basta e ce se
disseta...pe nun sfonnà e nun
disturbà troppo sistema...
che cò nà cantata
...e nà serata...occupata...
se rinfresca più che bandiera...
ce giova esercizio de
bira alla spina...

finenno...che più da volè
fà passeggiata pe nà gita...
ce se marcia...sù Roma...

e perciò se ariporta a casa
goccia...rigalata e male gestita
pe ardiventà...fonte che se giusta
...n'controcorente...
e n'salita... ariviè rindirizzata...
pe nun avè inutile foriuscita...
diventanno pe tutti dissetata
ripartenno...e piano piano
a renne a vista vera...miraggio
diventato trucco de malavita.
 
Certi soggetti "ex"
ciànno la faccia...
così....personalizzata...
che riescheno
puro attaccà giornale che prima da
proferì parola contro je se
dovrebbe aricordà la propia cariera nera.



e pe nun dimenticà mò ja ricordamo
n'antra vorta la storia...Mario Brutto giornalista dell'Unità



Blitz contro il clan Ditommaso-Taddone
sequestrate armi e droga

Nel corso dell'operazione, a cui hanno partecipato oltre quaranta persone tra carabinieri e agenti di polizia sono state sequestrate numerose armi di vario calibro e relative cartucce e numerose sostanze stupefacenti

Foggia, 28 giugno 2008 - Dalle prime ore di questa mattina i carabinieri e agenti di polizia di Cerignola, in provincia di Foggia, stanno eseguendo controlli e perquisizioni in locali, box e abitazioni in cui risiedono personaggi vicini al clan Ditommaso-Taddone, dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, rapine e estorsioni in danno di professionisti ed attività commerciali.

Nel corso del blitz, a cui hanno partecipato oltre quaranta persone tra carabinieri e agenti di polizia sono state sequestrate numerose armi di vario calibro e relative cartucce e numerosissima droga. Molto del materiale sequestrato era nascosto anche nei vani ascensori delle abitazioni. I dettagli del blitz saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si svolgerà nella tarda mattinata presso gli uffici del commissariato di Cerignola

Cervello: GdF, su internet droga fatta con onde sonore

01 lug 17:06

ROMA - Particolari onde tra i 3 e i 30 Hertz, frequenze che agiscono sul cervello umano, possono innescare le piu' diverse reazioni e sollecitare in maniera intensa l'attivita' cerebrale, in modo simile alle droghe. E' l'allarme droghe on-line lanciato dal Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza. Secondo quanto riportato, basterebbe collegarsi al sito giusto e scaricare speciali file per ottenere sequenze sonore dal nome che e' tutto un programma: ''marijuana'', ''cocaina'', ''alcol'', ''ecstasy''. Ancora sconosciuti gli eventuali rischi per la salute o la possibile dipendenza che queste nuove ''droghe'' creerebbero. Sono gia' centinaia le pagine web dedicate al nuovo sballo. (Agr)

Pensa stà bella tecnica in mano a quarche banda ...Radio



San Lorenzo: sequestrato un kg di khat

02/07/2008
I Carabinieri della Stazione Roma San Lorenzo, nel corso di un servizio antidroga, hanno arrestato un pregiudicato somalo di 23 anni, con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Lo spacciatore è stato intercettato e bloccato, nei pressi di Piazza dei Siculi, con 1,3 chilogrammi di "Khat", una particolare sostanza stupefacente di tipo etnico, nascosta all'interno di una borsa. L'arrestato sarà giudicato con rito direttissimo mentre la droga è stata sequestrata.
(Redazione di Romauno)



È il «garante» di Alemanno il prete arrestato per pedofilia
di Massimiliano Di Dio


«È un grande dolore». Tutto qui quello che il sindaco di Roma Gianni Alemanno riesce a dire dell’arresto di don Ruggero Conti, uno dei «garanti per la famiglia» della sua amministrazione, accusato di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di alcuni minori dell’oratorio. I radicali lo sfidano: si costituisca parte civile. Ma il sindaco fa finta di niente. E formalmente lo mantiene in carica.
Don Conti accusato di aver violentato minori
I radicali: «Sindaco parte civile». Ma lui tace


DA REGINA COELI, dov’è detenuto da quattro giorni, don Ruggero Conti nega ogni addebito. Anzi incalza: «È tutto un complotto. Sono tutte falsità frutto di cattiveria e gelosia» mentre una parte dei fedeli è incredula: «Lo aspettiamo a braccia aperte». Ma
gli inquirenti hanno ricostruito dieci anni di abusi nella sua parrocchia, partendo dalla denuncia di un altro sacerdote e arrivando alle testimonianze per ora di sette giovani, all'epoca tutti minorenni. E le accuse contro don Conti, 55 anni della parrocchia romana Natività di Maria Santissima, sembrano reggere. Al punto che si è arrivati all'arresto con l'accusa di violenza sessuale aggravata e continuata. Ora il suo caso crea non poco imbarazzo anche in Campidoglio dove solo alcuni mesi fa, prima della campagna elettorale e quindi prima di finire in manette, don Ruggero era stato nominato dallo stesso Alemanno garante per le politiche per le periferie e la famiglia. I radicali ieri hanno chiesto al primo cittadino di costituirsi parte civile. Ma Alemanno non ha risposto. «È stato un grosso dolore. Chiedo ai magistrati tutta la chiarezza possibile e di non fare sconti a nessuno» si è limitato a dire.


mercoledì, 25 giugno 2008

Si racconta una storia,

a voce bassa,

in una lingua che in pochi capiscono.

Non è una favola,

ma è in cerchio che si siede

anche se c'è chi non ascolta,

e chi si benda per non parlare

ed è tutto un girar di pollici.

Storie che non vogliono commenti,

storie che non chiedono un finale.

C'è il lupo cattivo,

cappuccetto rosso e il cacciatore.

Si racconta un'altra storia,

fatta di nuvole a forma di cuore,

che sia una favola questa poco importa,

risulta sempre la più credibile.

Si racconta poi di un trofeo,

in svariate valute,

pagato in contanti, valore al portatore.

Ci vuol poco a vincere,

fuori gara e fuori concorso,

bastano i tasselli giusti,

una buona parola ben assestata.

Si racconta un'altra storia,

fatta di incantesimo e persuasioni,

dolci pressioni, forti convinzioni.

Si racconta la storia di un uomo,

o di un piccolo gruppo,

che ha preso in mano il mondo,

senza che nessuno sia stato formalmente d'accordo

perché d'assennato c'era quasi niente.

Preso al volo prima che cadesse

e rotolasse in un precipizio senza fondo.

Si racconta la storia di quando lo si pennellò di cielo,

e lo si puntellò d'alberi e fiori:

e lo circondarono tutti insieme,

come una catena, in un immenso

rutilante girotondo.


X

[...] Tutti gli addetti ai lavori, in questi giorni, sono benissimo a conoscenza di alcune verità elementari. Non è affatto garantito che tutti i verbali diventino "prova" in un dibattimento. Non è nemmeno certo che, alla fine, un processo debba necessariamente essere celebrato. E chiunque faccia questo mestiere, d'altronde, sa quanto sottile sia il discrimine fra verità e calunnia, e quanto sia arduo, a volte, individuarlo: solo pochi anni fa un "superteste" annunciò bombe e stragi e sui giornali si parlò di golpe imminente. Poi si venne a sapere che il superteste era screditato, e gli stessi giornali definirono il golpe "una bufala". Era il marzo 1992. E non era una bufala. Di lì a poco avrebbero ucciso Lima, Falcone, Borsellino, e fatto saltare in aria gli Uffizi e San Giorgio al Velabro, oscurato i centralini del Viminale, cercato di coinvolgere il Presidente della Repubblica in uno scandalo finanziario.

Giancarlo De Cataldo, su Repubblica




Gli intrecci pericolosi della Banda della magliana

Gli intrecci pericolosi conducono all’entourange adreottiano.Per fare un esempio, le ricchezze accumulate in maniera illecita erano talmente ingenti da richiedere l’intervento di vari banchieri ed esperti riciclatori di denaro sporco. Il migliore era Nicoletti, Enrico Nicoletti, che nel mandato di cattura del giudice Lupacchini, fu definito “detentore” dei patrimoni della Banda:<< Nicoletti funzionerà come una banca, nel senso che svolge un’attività di depositi e prestiti e attraverso una serie di operazioni di oculato reinvestimento moltiplica i capitali illeciti dell’organizzazione>>, spiega nell’ordinanza il giudice con la quale richiede il rinvio a giudizio di una novantina, tra piccoli e grandi boss. Imprenditore e costruttore, ( costruisce centinaia di appartamenti tra l’Eur e Ostia), Nicoletti era in affari da molti anni con Giuseppe Ciarrapico, personaggio di spicco della Roma di quegli anni ed ex fascista. Rapporti tempestosi  in qualche caso. Nel dossier legato all’operazione “Colosseo”, che ha portato in carcere il costruttore si accenna a una riappacificazione tra Nicoletti e il re delle acque minerali amico di Andreotti, nell’affollatissimo studio di Franco Evangelisti, intimassimo e braccio destro del divino Giulio.

In un rapporto dei carabinieri del 1988 Nicoletti viene anche indicato come personaggio legato all’ultimo capo della Banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino, ucciso nel febbraio del 1990. Il Ncoletti ebbe in eredità alcune proprietà immobiliari appartenute al boss. La morte non colse di sorpresa Renatino, il boss era stato tanto previdente da organizzarsi una sepoltura prestigiosa in una cripta nella chiesa di Sant’Apollinare nei pressi di piazza Navona, ed è ancora lì, con la benedizione della chiesa e da un (….) cardinale che “riconoscente” per le innumerevoli donazioni lo aveva in grande stima. A Renatino non mancavano certo i soldi , nell’operazione “Colosseo”, la polizia sequestrò ottanta miliardi di beni mobili e immobili, preziosi, quadri ed opere d’arte di grande valore, frutto del riciclaggio del traffico di armi e droga, poi reinvestito in affari e appalti resi possibili dagli agganci ed appoggi politici. Il De Pedis fu ucciso in pieno giorno in via del Pellegrino, vicino a Campo de Fiori, con lui muore l’ultimo boss della Magliana. La banda dunque, entra grazie alla politica negli affari seri della Roma che conta, investe, compra e rivende, entra ed esce dai salotti dove si decidono dove, come e quando costruire palazzi e strutture che in alcuni casi verranno vendute allo Stato.


Roma è una città che non accetta regole e neppure gerarchie, Renatino era considerato uno “sbirro”. Si sapeva e lo sapevano molti rivali in affari che il Renatino aveva rapporti con i servizi segreti, in realtà come tutti i big della Maglia usufruiva di protezioni importanti. Secondo i pentiti, ed in particolare Fabiola Moretti, una pentita del processo Andreotti, De Pedis era amico di Claudio Vitalone, riconducibile anche lui ad Andreotti, tanto che il De Pedis riuscì secondo la pentita, a far fuggire un imputato dall’aula Occorsio di piazzale Clodio durante il processo. Ma la cosa andò storta: l’evasione era stata organizzata a favore di Edoardo Toscano, un pezzo da novanta, ma quando venne il momento a guadagnare la porta fu Vittorio Carnevale, un pesce piccolo. Fuori il portone di piazzale Clodio c’era un’auto ad aspettarlo. Il pesce piccolo fu scaricato senza tanti complimenti in aperta campagna. Il pesce grosso, Toscano, fu ammazzato due anni dopo, appena uscito dal carcere. Secondo la Procura  di Perugia la fuga sarebbe stata organizzata da Vitalone che avrebbe inteso sdebitarsi in questo modo per il favore ricevuto, ovvero l’omicidio Pecorelli. La Corte però non ha ritenuto provata l’accusa.

Mille miliardi

Questa sarebbe la somma del giro di affari della Banda dalla fine degli anni ’70 al ’90. Per la maggior parte soldi provenienti dal giro della droga, estorsioni, armi e da “elargizioni” di qualche segretissimo apparato dello Stato per vari e importanti compiti svolti dalla Banda. I rapporti con la mafia e la camorra porteranno nelle casse della Magliana decine di miliardi che per la maggior parte verranno divisi fra i capi ”fondatori” dell’organizzazione. Ancora oggi, non tutte le proprietà del Nicoletti, tutore ed amministratore della Banda, sono state sequestrate per la difficoltà di ricostruire la provenienza. La burocrazia e la legge questa volta da ragione al Nicoletti ed ai suoi eredi.


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categoria:chiacchiere, co sto popolo, er potere, la saccoccia, còre corettie anulare, lì fanti, er minestrone, cè chi decide
lunedì, 16 giugno 2008

Nella penombra e nel generale vocìo, se ne stavano tutti buoni e fra loro ipocritamente solerti, chi sguainava al volo fazzoletti perfettamente piegati nei taschini delle giacche, chi li tirava fuori stretti nel pugno e appallottolati nelle borsette che sapevano di naftalina, chi si soffiava rumorosamente il naso e si tamponava gli occhi lacrimevoli, chi infine si dava un contegnoso riserbo a suo dire più consono a tutta la drammatica faccenda. Nella chiesa listata a lutto si entrava a malapena con un fastidioso pigia pigia degno dell'autobus urbano che porta dal centro città alla periferia più popolosa nelle ore di punta, con gli odori più vari e lo spirito di sopportazione più elevato per tanta promiscuità che solo in rari contesti l'uomo arriva a sperimentare nella sua vita sociale, o comune e collettiva che dir si voglia. Si era deciso che non si sarebbero suonate le campane a morto e né si sarebbe fatta alcuna veglia funebre. Qualcuno rifiutò, soprattutto le donne più avvenenti e gli uomini più potenti del paese, di indossare il nero per quella solenne occasione, perché si disse che di lì a poco la vita avrebbe avuto il senso di sempre e sarebbe continuata con il suo ininterrotto quotidiano e un domani, chissà?, si sarebbe ripristinato il sereno quanto apparente ordine di sempre.

I bambini guardavano la scena assistendo sbigottiti allo spettacolo generale all'aria seria dei più grandi, le mamme pensavano distrattamente al pranzo da preparare, alla spesa da fare e un po' al generale senso della vita che in quei momenti, è capitato a tutti, un po' sfugge e manca e sperimentare un simile sentimento che non ha effetti letali né conseguenze durature: è come, tale e quale, una folata di vento d'estate. Le donne più anziane sgranavano il rosario, mentre i signori più attempati e accreditati nella fama da un destino che gli aveva dato un nome più degli altri noto, si battevano ad arte il petto, dando mostra del troppo, insopportabile dolore che la vita in questo momento gli infliggeva. Alcuni si trovavano lì per pura curiosità e giovavano di quell'atmosfera tetra e vagamente morbosa che solo in quei contesti sfoggia il meglio di sé.

Fatto sta che non passò nessun feretro e il prete non pronunciò messa né fece la comunione, non ci fu veglia né rintocco, né Te Deum. E il pubblico non pagante rimase lì in attesa, organizzando quando si poteva letti e giacigli di fortuna, accampamenti e piccole cuccette per i più piccoli che già frignavano.

S'era detto e ripetuto per mesi in paese dell'agonia e della prematura morte della giustizia, e ora si sarebbe provveduto come di dovere a renderle onore e merito per la sua vita spesa alacramente benché non priva di nei e piccoli peccati veniali.

Sarebbe difficile dire se era per il peso che la gente s'era tolto e si sentiva di un poco più leggera la coscienza, semmai ne avesse una di serie, o per l'effetto morboso che alla curiosità certi eventi regalano. Ma all'improvviso senza che nessuno l'annunciasse a voce alta e con sonoro rullo di tamburi entrò il feretro se così vogliamo chiamarlo, era piuttosto una vecchia culla di quelle con le ruote grandi degna di una fotografia in bianco e nero, addobbata per la speciale occasione come se piuttosto che a un funerale ci si trovasse a un battesimo di un bambino nato da poco.

Tutti rimasero fra il disorientato e lo sbigottito. Si guardavano l'uno con l'altro e facevano oscillare i loro testoloni e capoccioni, chi muovendo le chiome che gli ballonzolavano dalle spalle al petto, chi niente poteva fare spalancava oltremodo gli occhi. Dalla culla si affacciò una testolina che scoppiò a ridere e a cantare tanto che la chiesa ci rimise per un'abbondante manciata di minuti in solennità e sacralità che di prassi le sono consuete. Tutti avevano creduto e in cuor proprio ne avevano festeggiato l'evento che quello sarebbe stato un funerale, mai si sarebbero aspettati invece di trovarsi dinnanzi a una nascita che avrebbero decretato un inizio piuttosto che una fine, celebrata con grande pompa.

E' strano e insieme comico quanto l'umanità ripeta sempre i propri riti, pensavano i più saggi, e continui così a sbagliare su quello che per lei è più giusto. Nel frattempo si allontanavano dalla chiesa i ladri e i corrotti che avevano capito che nemmeno quella per loro sarebbe stata una via d'uscita se non di salvezza. Dalla culla la Giustizia non ebbe bisogno di proferire parola né discorsi, anche perché a dirla tutta come avrebbe potuto? Le bastò vedere divertita le facce attonite degli astanti che si erano messi in fila tutti attorno per toccare con mano quello che non era altro che un pargoletto di qualche settimana appena. Sciocca è l'umanità, pensavano sempre i più saggi, quando crede che è sufficiente seppellire dopo averli presi a mazzate ed averli screditati tutto il tempo, principi e valori, sogni ed ideali. E malgrado la difficoltà continuano a rinascere anche nel disagio, a volte in un campo di zingari, altre in un cuore dilaniato dall'attesa di una speranza che non vuole proprio mantenere le sue più blande promesse. Sempre pronti a ricominciare (magari imparando prima a camminare).

X



Sua Utilità «E ciò pur se il contesto è quello di altri casi “di comprovata erogazione di tangenti da parte dello stesso Berlusconi per fini di sua utilità, come deve evincersi dalle sentenze di prescrizione nei suoi confronti emesse nei processi All Iberian e Lodo Mondadori”»
Processo Sme, motivazioni dell’assoluzione di Silvio Berlusconi Corriere della Sera, 14 giugno.

La telefonata


Meno male che c’è Blob

Grazie, Blob, che ci hai permesso di riascoltare la famosa intercettazione del colloquio tra Berlusconi e Saccà, durante il quale padrone e sottoposto scambiavano veline con senatori della Repubblica. Quella registrazione sarà cancellata, forse è già stata cancellata, anzi chiaramente non è mai esistita. Blob è solo un buco spazio-temporale, nel quale la società italiana può guardarsi e provare molto schifo di se stessa. E mentre si legano le mani ai magistrati e ai giornalisti per proteggere tutti gli uomini del presidente, immigrati senza permesso di soggiorno cadono dai ponteggi, scegliendo liberamente una delle due opportunità concesse loro dalla Lega: morire o essere cacciati a calci nel sedere. E di punire gli sfruttatori, non se ne parla nemmeno. Ben altro da fare hanno i ministri, a cominciare da Ignazio La Russa, che fin da piccolo (al tempo dei colonnelli greci) sognava di entrare nelle città al comando delle truppe, con spada e denti sguainati.

Maria Novella Oppo

La Guerra Invisibile

Mauro Mammana

Sessant’anni di guerra non ortodossa in Italia

Quasi quattrocento sono le vittime del terrorismo in Italia. Quattrocento tra persone comuni, che passavano di là per caso e vittime “mirate” del terrorismo rosso e nero (e non sempre così mirate, a ben vedere). I feriti, migliaia e migliaia. Una scheggia nella gamba. Un proiettile vagante. Una caduta rovinosa per evitare peggiori conseguenze, magari per fuggire dai luoghi della morte. Nel 1947 la prima “strage” vera e propria: quella di Portella della Ginestra. Fino ad arrivare ai giorni nostri, quando anche la mafia volle ottenere il massimo risultato con il massimo sforzo: il terrore. Quattrocento morti in tempo di pace: numeri che stridono come un ossimoro. Che fanno addirittura pensare che non ci sia mai stato un tempo di pace in Italia, dopo la fine della seconda guerra mondiale.

postato da: misiek alle ore 09:05 | Permalink | commenti (1)
categoria:contro, er bisogno, er cane nero, cera na vorta, còre corettie anulare, er barcone
mercoledì, 28 maggio 2008
Cò mano vellutata e n'mparata...
da parecchio cò quarsiasi
tipo d'attrezzo....
a fà prestitigitazione riggiranno...
tovaje...e lassanno bicchiere senza manco
..scheggia....a fà da traccia....o mejo de tutti...
....pezzo de fero che ce sè giocato ...
e cò l'aiuto de quarched'uno de grosso....
sè fatto fà  niscondino...

...Er gratta gratta...
pe nun perde er vizio.... cò stò
trucco....de calo ...d'assi...
avennoce solo n'due de picche...ce fà
sistema pe nà ricca ....colazione ....
dò ogni santa matinata...se ripassa la frittata...
aspettanno pure che quarche
micco je fà n'applaudita....

...e sgraffignanno dò je capita....Borsa...
...pure quella dò ce se mette tanto còre
e bandiera.....se n'tasca ....sverto fisce...
e smazzata...facenno n'tenne 
cò  n'ammicco e n'occhietto da pesce lesso...
..che tanto se lò pò permette essenno...
n'gran dritto e cò ziapina pappa e...Ciccio ...

....ma lui mica là detto ahoooo....
nun se dicesse che và aggio
e poi ...tiè aggio


e perciò de certo e addentro a tutto
ar blocco!

... e da bacherozzo che d'era e che tè ancora
rimasto...arotola...lesto la...vergognetta...pensanno
tanto ....che nun cià lassato manco nin'mpronta...

e....atteggiannose ... puro.... da esperto...
...te fà analisi de flussi e de capitali....
dò solo l'artri sò paraculi ....che te speculano
sull'azioni....mentre lui porello ....
fà solo da sensale....dò nissuno però je là richiesto...
e guadagna facenno rimanè tutto ar suo
posto...!

....e come chi cerca lavoro e prega Dio de
nun trovallo così er gratta gratta...ogni vorta
strilla ar compratore arzanno er prezzo...rimanneno
da solo ner palazzo dò alloggia magna e fà
"vergognetta"...e nun ce paga l'affitto.



Sorpresa, gli squadristi esistono
Comodi, alla destra del sindaco


E’ arrivata, eccome se è arrivata la violenza di chiara «matrice politica ». E di nuovo a Roma. La stessa «matrice» negata dal sindaco expost- neo-fascista della capitale, con il soccorso del mattinale della Questura, al raid razzista del Pigneto. E’ arrivata e ha colpito sulla scena più classica dello squadrismo fascista così come della sempre pronta tragicommedia sugli “opposti estremismi”: l’Università, la prima, la Sapienza di Roma. La stessa scelta già nel 1968 dai mazzieri di Caradonna, lietamente arringati sulla soglia della “rossa” Lettere da quel Giorgio Almirante, fucilatore di partigiani, cui Alemanno vuole intitolare una strada per consacrarlo tra gli statisti della prima Repubblica. Ora il Msi non c’è più - a parte le tentate e pluriscisse rianimazioni da parte di Pino Rauti, antico alter ego di Almirante. Non c’è il Msi e non c’è nemmeno l’«arco costituzionale» - qualunque cosa abbia potuto significare. Ora ci sono sindaci e ci sono questure che, se una torma di individui si avventa su tre esercizi commerciali di bengalesi al grido di «dovete andare via di qui, bastardi», per poco che ciò abbia anche a che fare con qualche microfisica del conflitto sociale atomizzato, negano appunto ogni «matrice politica». Perché non c’è nemmeno più un’idea di spazio pubblico: figurarsi se una bussola condivisa sui valori della convivenza, non diciamo della Repubblica. Ora, però, accade pure che la «matrice politica» si materializzi, invece.
Che, a suon di mazzate e coltellate, diventi difficile negare che qualcuno e qualcosa, che dà «matrice» alla violenza squadristica, inequivocabilmente c’è. E magari cavalca proprio gli stessi temi revisionisti - a sfondo sostanzialmente negazionista; ognuno ha il suo, i tedeschi la negazione dell’Olocausto, noi quella del male assoluto nazionale del fascismo, anzi «modernizzatore» - che vengono pur impugnati dalla destra “perbene”: quella efficacemente intruppata nel sistema “bipartitico” e per di più dalla parte dei vincitori. Non è un tema che pare piuttosto già sentito, quello delle foibe agitato da Lotta Universitaria organizzazione satellite di Forza Nuova?. Eppure, ora, quando questa matrice si manifesta lo fa comodomente nelle straordinariamente opportune vesti d’una sigla come Forza Nuova. Un’organizzazione rimasta fuori dal desco della vittoria a man bassa delle destre “postmoderne” e “neoliberali” (qualsiasi cosa ciò voglia dire, se non la preferenza per l’uso della forza dello Stato piuttosto che di quella dei «manipoli»...). Un’organizzazione che lo stesso Alemanno sindaco può quindi ignorare, non nominarla nemmeno, sfumarla nella definizione di «imbecilli da isolare» indifferentemente riferita anche a chi l’aggressione l’ha subita. E anche stavolta, il conforto dell’apparato di “pubblica sicurezza” arriva pronto: tutti arrestati, anche i ricoverati per le mazzate prese, tutti a processo per «rissa aggravata». Matrice politica? Sì, ma quella dei «violenti di destra e di sinistra», tutti uguali: e todos caballeros gli altri, queste destre di potere e quella ex sinistra che al massimo è loro “ombra”. E la sinistra politica, se ancora è? Non scopra, per favore, l’acqua calda per l’ennesima volta: prima sulla sociologia mutata della metropoli per spiegarsi Verona e il Pigneto e quant’altro chi “fa società” affronta da anni, di contro ad amministrazioni d’apprendisti stregoni; e ora, magari, sul fatto che sì, be’, fascisti e anzi nazisti esistono e colpiscono. Scenda, casomai, tra questa carne e questo sangue della deriva del Paese e di chi vi s’oppone. E, magari, si difende. Addirittura.

Fonte  liberazione




LA RICOSTRUZIONE. "Questa mattina, dopo la nostra azione di ieri - spiega Giorgio del collettivo della Facoltà di Fisica - tutto intorno all'Università sono comparsi decine di manifesti di Forza Nuova: anche noi allora abbiamo iniziato oggi ad attaccare i nostri. Ma in Via Cesare De Lollis sono arrivate 4 auto da cui sono scese una ventina di persone con spranghe e catene: una aveva la maglietta dei Boys (ultrà della Roma, ndr) e un altro una croce celtica tatuata sul polpaccio. Erano quelli di Forza Nuova che difendevano il territorio e non erano studenti, alcuni avranno avuto almeno 30 anni".

I FERMATI.  Sono in tutto sei le persone al vaglio della Digos. I fermati sono stati tutti trasferiti in questura, in via Genova. Di questi, due fanno parte dei collettivi universitari di sinistra e sono Emiliano Marini e Giuseppe Mercuri. Gli altri quattro appartengono a movimenti di estrema destra: tra loro c'è anche Martin Avaro, responsabile della sezione piazza Vescovio e coordinatore provinciale di Forza Nuova. Avaro, tra i protagonisti del film di Claudio Lazzaro "Nazirock", era già stato coinvolto nell'inchiesta sul raid avvenuto nel parco di Villa Ada l'estate scorsa. I fermati sono tutti già noti alle forze dell'ordine.


Telegraph - Neo-Fascists beat up students in Rome - Clicca

Euro seat for Italian neo-fascist Fiore  - Clicca

Oil prices: The complete Q&A


mercoledì, 02 aprile 2008
Pe ogni civico n'dirizzo...
se fà n'monno a
parte...ogniuno cor suo...
profonno fosso...diviso ancora dar
mediOvale rudere de...muro che cià...
storia propia...ma nun pe questo
ce deve scassa...
puro adesso...cò la Rocca
l