Di case la coscienza ne aveva cambiate tante e senza dubbio avrebbe ammesso con quell’aria svagata che, tutto sommato, le erano piaciute tutte, in misura più o meno uguale. Non era tipo da stare a fare sottigliezze in questo; andava dove la missione e il destino la portavano e soprattutto, quello che piaceva di più al principale era che non faceva mai domande, non come quella spocchiosa della psiche. Una sua collega con cui di tanto in tanto si spartiva il lavoro. Entrambe, si capisce, erano delle vere nomadi, ma d’altronde è difficile stabilire diversamente le regole, per la coscienza le coordinate non contano molto. Si direbbe che altre priorità sono le sue.
A volte si sentiva stretta, come reclusa o imprigionata, spesso spintonava come se tramite la sua sola forza di volontà potesse dilatare gli spazi dell’animo. Ma si rendeva conto che era impresa vana quella. Capitava che a malincuore rinunciasse, che si sedesse all’angolo a contemplare quello spazio buio ed angusto e le venisse da piangere, ma piano, che nemmeno il cuore potesse avere il sospetto d’averla udita singhiozzare. Va da sé che più volte il cuore non c’era ed era stato rimosso. Oppure aveva un udito finissimo ed arrivasse a sentire in più flebile singulto, così come il rumore che le lacrime facevano cadendo sul pavimento, come un rubinetto che chiude male. Solo che non c’era verso di consolarla quella sciocca di coscienza. In quei casi era inamovibile, o si faceva sentire dal padrone di casa o niente. Vero è che lui stesso avvertendo un piccolo fastidio infondo allo stomaco, provvedeva subito con un digestivo di giorno o fiumi d’alcol alla sera. Così lei per prima che gli alcolici non li ha mai ben sopportati cominciava a sopirsi e a dormire d’un sonno ottuso. Solo per qualche ora e basta. Si risvegliava chiaramente col malditesta e rintontita. Ma tornava poi all’attacco, malgrado il locatore fosse sempre sordo al suo richiamo.
Le erano capitati ladri, truffatori, uomini violenti ed assassini, capi di stato e uomini di fede. Ma difficilmente la coscienza pronuncerà un verdetto o una sentenza. Cercherà solo di non starsene troppo in disparte e di non smettere di gridare. Guarderà il cielo e lo maledirà d’essere tanto azzurro. Altre volte le capiterà di abitare in uomini giusti, che di lei faranno tesoro, tanto da portarla sull’altare come una sposa. Saranno fieri d’averla al braccio e lei non farà nulla per nascondere un po’ d’imbarazzo, quello delle grandi occasioni, ma niente affatto solenne perché a tutti sembrerà una cosa naturale. Tanto da non meritare troppo clamore.
X

Meglio addormentare che uccidere. Meglio drogare dolcemente che seviziare. Ma la tentazione autoritaria resta, ed è meno resistibile.
Questo fascismo, a parole non più fascista, questa democrazia universale, dove è sparita la lotta di classe, e dove il limbo dei call center permette a tutti di immaginarsi ricchi e sazi, i problemi li lascia irrisolti. Con il fascismo buono, democratico, liberale, l'antifascismo non ha più senso, è una retorica fastidiosa, che Berlusconi e i suoi sorvolano, cambiando registro. A qualcuno pare che basti.
Ma guardiamoci attorno, guardiamo cos'è quest'Italia pacificata dai benpensanti, e vedremo che questa pacificazione è in realtà l'accettazione del peggio.
(Giorgio Bocca, “Se Silvio canta la ninna nanna”, “L’Antitaliano” 30 maggio 2008)

ADOLF HITLER ORA È STATUA DI CERA
Dopo l'Hitler in preghiera di Maurizio Cattelan, il Führer torna in versione di cera. Sarà infatti inserito fra i 70 personaggi del nuovo museo delle cere di Berlino, che verrà inaugurato il 9 luglio. Per non dare l'impressione di volerlo esaltare, il dittatore è raffigurato al termine della sua vita, rinchiuso nel bunker, prima del suicidio. A chi ha chiesto spiegazioni sulla necessità di inserire Hitler fra i «vip» tedeschi, i curatori del museo hanno spiegato che sono stati spinti da alcune interviste a cittadini: nelle risposte sarebbe emerso che Hitler faceva parte dei personaggi «che la gente voleva vedere».

di Vincenzo Cerami
Raid, questa la parola di oggi: irruzione improvvisa, con sovrabbondanza di manette e urlacci. La mano forte non ci piace. È vile, incivile, è violenza. Per un delinquente devono pagare tanti innocenti. Ma cos’è epurazione, repressione poliziesca, persecuzione, razzismo, odio, vendetta? Quando le vittime sono inermi, indifese, spaventate, l’aggressività diventa sadismo. Contro quella povera gente si scarica una frustrazione accumulata altrove. Forse dell’erotismo andato a male. Possibile, tra l’altro, che appena arriva la destra compaiano i manganelli? È troppo scontato, è pietosamente caricaturale, è un brutto film già visto. Tutte le destre d’Europa non sono così rozze e brutali come la nostra. Naturalmente la canea va appresso al cane che ringhia di più. A Napoli c’è uno spettacolo alla Gomorra: un leghista può anche andare in visibilio, in orgasmo.
Raid: un po’ sinonimo di scorreria, ovvero incursione armata in territorio nemico, in questo caso nei miserevoli campi rom. Caschi e giubbetti antiproiettile, con in pugno la spada dello spaccamontagne della Commedia dell’Arte. Eppure negli annali della polizia non esiste un solo episodio di bambini rapiti dagli zingari. È una leggenda metropolitana che dura da un paio di secoli.
Quale modo meschino di mostrare i muscoli! È come sparare alle zanzare con un bazooka. Ma tutti quelli che fanno la guerra ai rom sono più spiantati dei rom, guadagnano perfino di meno. Poveracci questi, poveracci quelli. I mandanti se ne stanno tranquilli alla finestra, a guardare i raid da dietro gli occhiali dalla montatura all’ultimo grido, piuttosto cafoni. Dall’estero ci guardano, e non sanno se ridere o piangere. Dicono che siamo xenofobi, invece no, ce l’abbiamo semplicemente duro.
l'Unità 18.5.08

«Attacco ai pentiti, ma temo l’escalation terrorista»
Romina Velchi
L’ultima relazione conclusiva della commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia porta la data del 20 febbraio 2008, relatore Francesco Forgiane (Prc). In essa si legge, tra l’altro, che «secondo quanto emerso dall’audizione dei sostituti della Procura distrettuale di Napoli (...) potrebbero scaturire anche gravi fatti di sangue contro esponenti delle istituzioni, per la necessità dei nuovi vertici del gruppo (dei Casalesi, ndr) sia di dimostrare la capacità di imporsi sul territorio sia di dare “soddisfazione” ai numerosi detenuti condannati con pene pesantissime sia, infine, di impedire nuove scelte collaborative. (...) L’esito del processo (“Spartacus” 1, ndr), assai negativo per il clan, potrebbe dare la stura ad una ripresa di azioni violente anche eclatanti». Neanche quattro mesi dopo queste “previsioni” sono già fatti di cronaca a dimostrazione che «il lavoro del parlamento è utile e importante, naturalmente per chi voglia ascoltare e capire» commenta Francesco Forgione, che nella legislatura appena conclusa della commissione era presidente oltre che deputato del Prc. Manca solo la «strategia terrorista», cioè l’attacco alle istituzioni; ma anche quello è uno «scenario che abbiamo prefigurato». Così come «abbiamo previsto una strategia che per altro si è già manifestata in queste ultime settimane » aggiunge Forgione, facendo riferimento a Domenico Noviello, l’imprenditore ucciso il 16 maggio scorso per essersi ribellato al racket, e a Francesca Carrino, nipote di una pentita, ferita in un agguato quattro giorni fa.
Domenica l’assassinio dell’imprenditore (“ramo” rifiuti) di Casal di Principe, pieno territorio dei Casalesi.
Chi era Michele Orsi? Davvero si può parlare di lui come del Salvo Lima della camorra?
Mi sembra un paragone eccessivo, se non altro per il ruolo che Lima aveva nella Dc siciliana (e nella corrente andreottiana). Né i Casalesi possono essere assimilati a Cosa Nostra per quanto riguarda il rapporto tra la politica e la criminalità organizzata. E’ vero, però, che Orsi era un punto di contatto importante nel sistema di relazioni tra la politica e le imprese legate alla camorra. Vale la pena di sottolineare che la gestione dei rifiuti diventa così il collante tra affari, politica e mafia e chiunque abbia avuto a che fare con l’emergenza rifiuti e con i commissariamenti, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, ha avuto come interlocutori i camorristi.
Che significato dare a questo nuovo omicidio?
Ci sono inchieste importanti e processi in corso, per i quali Michele Orsi stava dando testimonianze centrali. Sicuramente si può dire che i Casalesi hanno deciso di alzare il livello della loro reazione per due motivi. Il primo riguarda proprio il lavoro straordinario che stanno compiendo i magistrati; il secondo riguarda i nuovi collaboratori, come per esempio Domenico Bidognetti, che hanno cominciato a incrinare il muro di omertà. Ma, credo, in questa escalation c’entra anche l’informazione. La denuncia di Roberto Saviano e gli articoli di Rosaria Capacchione sul Mattino hanno contribuito ad accendere i riflettori sui Casalesi, che sono la camorra più pericolosa.
Ma se Orsi era così importante, perché non era protetto?
Questo bisognerebbe chiederlo alle autorità preposte di Caserta. I magistrati, infatti, avevano già segnalato la delicatezza del suo ruolo nel dibattimento processuale.
E la superprocura voluta dal governo per l’emergenza rifiuti non rischia di vanificare il lavoro svolto fin qui?
Assolutamente sì. Peppino Di Lello ha spiegato molto bene domenica su Liberazione quanto sia sbagliata questa decisione. Non si capisce proprio il motivo di aggiungere una superprocura alla procura distrettuale antimafia di Napoli, che sta facendo così bene il proprio lavoro, che ha svelato così bene il sistema di relazioni tra imprese, politica e criminalità organizzata. Se oggi sappiamo che l’emergenza rifiuti è intessuta di legami con la camorra; che la camorra è il soggetto privilegiato dei traffici illeciti; che il vero oro per la camorra sono i rifiuti; se sappiamo ciò è grazie all’antimafia. A che serve, allora, una nuova superprocura, se non a sottrargli competenze? E attenzione, perché quello delle deroghe alle normative esistenti è, da sempre, un sistema criminogeno, il canale attraverso il quale più facilmente si infiltra la criminalità organizzata.

categoria:a te, a roma, co sto popolo, cera na vorta, amor che sa, der soffitto, ce fai poco, arsete, carezza de nsogno, er bacherozzo speculatore

























