mercoledì, 04 giugno 2008

Di case la coscienza ne aveva cambiate tante e senza dubbio avrebbe ammesso con quell’aria svagata che, tutto sommato, le erano piaciute tutte, in misura più o meno uguale. Non era tipo da stare a fare sottigliezze in questo; andava dove la missione e il destino la portavano e soprattutto, quello che piaceva di più al principale era che non faceva mai domande, non come quella spocchiosa della psiche. Una sua collega con cui di tanto in tanto si spartiva il lavoro. Entrambe, si capisce, erano delle vere nomadi, ma d’altronde è difficile stabilire diversamente le regole, per la coscienza le coordinate non contano molto. Si direbbe che altre priorità sono le sue.

A volte si sentiva stretta, come reclusa o imprigionata, spesso spintonava come se tramite la sua sola forza di volontà potesse dilatare gli spazi dell’animo. Ma si rendeva conto che era impresa vana quella. Capitava che a malincuore rinunciasse, che si sedesse all’angolo a contemplare quello spazio buio ed angusto e le venisse da piangere, ma piano, che nemmeno il cuore potesse avere il sospetto d’averla udita singhiozzare. Va da sé che più volte il cuore non c’era ed era stato rimosso. Oppure aveva un udito finissimo ed arrivasse a sentire in più flebile singulto, così come il rumore che le lacrime facevano cadendo sul pavimento, come un rubinetto che chiude male. Solo che non c’era verso di consolarla quella sciocca di coscienza. In quei casi era inamovibile, o si faceva sentire dal padrone di casa o niente. Vero è che lui stesso avvertendo un piccolo fastidio infondo allo stomaco, provvedeva subito con un digestivo di giorno o fiumi d’alcol alla sera. Così lei per prima che gli alcolici non li ha mai ben sopportati cominciava a sopirsi e a dormire d’un sonno ottuso. Solo per qualche ora e basta. Si risvegliava chiaramente col malditesta e rintontita. Ma tornava poi all’attacco, malgrado il locatore fosse sempre sordo al suo richiamo.

Le erano capitati ladri, truffatori, uomini violenti ed assassini, capi di stato e uomini di fede. Ma difficilmente la coscienza pronuncerà un verdetto o una sentenza. Cercherà solo di non starsene troppo in disparte e di non smettere di gridare. Guarderà il cielo e lo maledirà d’essere tanto azzurro. Altre volte le capiterà di abitare in uomini giusti, che di lei faranno tesoro, tanto da portarla sull’altare come una sposa. Saranno fieri d’averla al braccio e lei non farà nulla per nascondere un po’ d’imbarazzo, quello delle grandi occasioni, ma niente affatto solenne perché a tutti sembrerà una cosa naturale. Tanto da non meritare troppo clamore.      


 


 

Meglio addormentare che uccidere. Meglio drogare dolcemente che seviziare. Ma la tentazione autoritaria resta, ed è meno resistibile.
Questo fascismo, a parole non più fascista, questa democrazia universale, dove è sparita la lotta di classe, e dove il limbo dei call center permette a tutti di immaginarsi ricchi e sazi, i problemi li lascia irrisolti. Con il fascismo buono, democratico, liberale, l'antifascismo non ha più senso, è una retorica fastidiosa, che Berlusconi e i suoi sorvolano, cambiando registro. A qualcuno pare che basti.
Ma guardiamoci attorno, guardiamo cos'è quest'Italia pacificata dai benpensanti, e vedremo che questa pacificazione è in realtà l'accettazione del peggio.

(Giorgio Bocca, “Se Silvio canta la ninna nanna”, “L’Antitaliano” 30 maggio 2008)

 

ADOLF HITLER ORA È STATUA DI CERA

Dopo l'Hitler in preghiera di Maurizio Cattelan, il Führer torna in versione di cera. Sarà infatti inserito fra i 70 personaggi del nuovo museo delle cere di Berlino, che verrà inaugurato il 9 luglio. Per non dare l'impressione di volerlo esaltare, il dittatore è raffigurato al termine della sua vita, rinchiuso nel bunker, prima del suicidio. A chi ha chiesto spiegazioni sulla necessità di inserire Hitler fra i «vip» tedeschi, i curatori del museo hanno spiegato che sono stati spinti da alcune interviste a cittadini: nelle risposte sarebbe emerso che Hitler faceva parte dei personaggi «che la gente voleva vedere».

 
Raid

di Vincenzo Cerami

Raid, questa la parola di oggi: irruzione improvvisa, con sovrabbondanza di manette e urlacci. La mano forte non ci piace. È vile, incivile, è violenza. Per un delinquente devono pagare tanti innocenti. Ma cos’è epurazione, repressione poliziesca, persecuzione, razzismo, odio, vendetta? Quando le vittime sono inermi, indifese, spaventate, l’aggressività diventa sadismo. Contro quella povera gente si scarica una frustrazione accumulata altrove. Forse dell’erotismo andato a male. Possibile, tra l’altro, che appena arriva la destra compaiano i manganelli? È troppo scontato, è pietosamente caricaturale, è un brutto film già visto. Tutte le destre d’Europa non sono così rozze e brutali come la nostra. Naturalmente la canea va appresso al cane che ringhia di più. A Napoli c’è uno spettacolo alla Gomorra: un leghista può anche andare in visibilio, in orgasmo.
Raid: un po’ sinonimo di scorreria, ovvero incursione armata in territorio nemico, in questo caso nei miserevoli campi rom. Caschi e giubbetti antiproiettile, con in pugno la spada dello spaccamontagne della Commedia dell’Arte. Eppure negli annali della polizia non esiste un solo episodio di bambini rapiti dagli zingari. È una leggenda metropolitana che dura da un paio di secoli.
Quale modo meschino di mostrare i muscoli! È come sparare alle zanzare con un bazooka. Ma tutti quelli che fanno la guerra ai rom sono più spiantati dei rom, guadagnano perfino di meno. Poveracci questi, poveracci quelli. I mandanti se ne stanno tranquilli alla finestra, a guardare i raid da dietro gli occhiali dalla montatura all’ultimo grido, piuttosto cafoni. Dall’estero ci guardano, e non sanno se ridere o piangere. Dicono che siamo xenofobi, invece no, ce l’abbiamo semplicemente duro.

l'Unità 18.5.08


 

«Attacco ai pentiti, ma temo l’escalation terrorista»

Romina Velchi

L’ultima relazione conclusiva della commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia porta la data del 20 febbraio  2008, relatore Francesco Forgiane (Prc). In essa si legge, tra l’altro, che «secondo quanto emerso dall’audizione dei sostituti della Procura distrettuale di Napoli (...) potrebbero scaturire anche gravi fatti di sangue contro esponenti delle istituzioni, per la necessità dei nuovi vertici del gruppo (dei Casalesi, ndr) sia di dimostrare la capacità di imporsi sul territorio sia di dare “soddisfazione” ai numerosi detenuti condannati con pene pesantissime sia, infine, di impedire nuove scelte collaborative. (...) L’esito del processo (“Spartacus” 1, ndr), assai negativo per il clan, potrebbe dare la stura ad una ripresa di azioni violente anche eclatanti». Neanche quattro mesi dopo queste “previsioni” sono già fatti di cronaca a dimostrazione che «il lavoro del parlamento è utile e importante, naturalmente per chi voglia ascoltare e capire» commenta Francesco Forgione, che nella legislatura appena conclusa della commissione era presidente oltre che deputato del Prc. Manca solo la «strategia terrorista», cioè l’attacco alle istituzioni; ma anche quello è uno «scenario che abbiamo prefigurato». Così come «abbiamo previsto una strategia che per altro si è già manifestata in queste ultime settimane » aggiunge Forgione, facendo riferimento a Domenico Noviello, l’imprenditore ucciso il 16 maggio scorso per essersi ribellato al racket, e a Francesca Carrino, nipote di una pentita, ferita in un agguato quattro giorni fa.
Domenica l’assassinio dell’imprenditore (“ramo” rifiuti) di Casal di Principe, pieno territorio dei Casalesi.

Chi era Michele Orsi? Davvero si può parlare di lui come del Salvo Lima della camorra?

Mi sembra un paragone eccessivo, se non altro per il ruolo che Lima aveva nella Dc siciliana (e nella corrente andreottiana). Né i Casalesi possono essere assimilati a Cosa Nostra per quanto riguarda il rapporto tra la politica e la criminalità organizzata. E’ vero, però, che Orsi era un punto di contatto importante nel sistema di relazioni tra la politica e le imprese legate alla camorra. Vale la pena di sottolineare che la gestione dei rifiuti diventa così il collante tra affari, politica e mafia e chiunque abbia avuto a che fare con l’emergenza rifiuti e con i commissariamenti, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, ha avuto come interlocutori i camorristi.

Che significato dare a questo nuovo omicidio?

Ci sono inchieste importanti e processi in corso, per i quali Michele Orsi stava dando testimonianze centrali. Sicuramente si può dire che i Casalesi hanno deciso di alzare il livello della loro reazione per due motivi. Il primo riguarda proprio il lavoro straordinario che stanno compiendo i magistrati; il secondo riguarda i nuovi collaboratori, come per esempio Domenico Bidognetti, che hanno cominciato a incrinare il muro di omertà. Ma, credo, in questa escalation c’entra anche l’informazione. La denuncia di Roberto Saviano e gli articoli di Rosaria Capacchione sul Mattino hanno contribuito ad accendere i riflettori sui Casalesi, che sono la camorra più pericolosa.

Ma se Orsi era così importante, perché non era protetto?

Questo bisognerebbe chiederlo alle autorità preposte di Caserta. I magistrati, infatti, avevano già segnalato la delicatezza del suo ruolo nel dibattimento processuale.

E la superprocura voluta dal governo per l’emergenza rifiuti non rischia di vanificare il lavoro svolto fin qui?

Assolutamente sì. Peppino Di Lello ha spiegato molto bene domenica su Liberazione quanto sia sbagliata questa decisione. Non si capisce proprio il motivo di aggiungere una superprocura alla procura distrettuale antimafia di Napoli, che sta facendo così bene il proprio lavoro, che ha svelato così bene il sistema di relazioni tra imprese, politica e criminalità organizzata. Se oggi sappiamo che l’emergenza rifiuti è intessuta di legami con la camorra; che la camorra è il soggetto privilegiato dei traffici illeciti; che il vero oro per la camorra sono i rifiuti; se sappiamo ciò è grazie all’antimafia. A che serve, allora, una nuova superprocura, se non a sottrargli competenze? E attenzione, perché quello delle deroghe alle normative esistenti è, da sempre, un sistema criminogeno, il canale attraverso il quale più facilmente si infiltra la criminalità organizzata.

 

 

lunedì, 19 maggio 2008

La verità entrò nella vita dell’uomo sbuffando e bofonchiando, da subito sapeva come sarebbe andata a finire tutta la storia. D’altronde era lei la verità e di elementi a suo favore, così come d’assi nella manica non le mancavano davvero. Tanto fece e tanto volle che s’insinuò lentamente nelle  pieghe della coscienza e lì per sempre rischiò di rimanervi, giacché l’uomo in sé difficilmente la riconobbe se non a caro prezzo. E di lì furono momenti di letargo e di gioia, alti e bassi, vere e proprie prove di forza e resistenza. Ogni tanto l’uomo ce la lasciava lì chiusa, come murata, in un vezzo di libertà, cose di cui ella stessa non avrebbe per diritto dovuto essere messa al corrente per nessuna ragione, se non per un lusso estremo che solo pochi potevano permettersi. Si trattava di gente capricciosa, indolente nei confronti di quello stato generale delle cose, precostituito, cucito su misura fin nel dettaglio, sulle membra burattine dell’uomo d’ogni tempo. Non determinante fu la sua volontà che nei secoli venne considerata ferrea, quel deus ex machina capace di cambiare la storia. Ma questo mai volle e con tutta certezza mai fu. Qualche ragazzo di ideali puri morì, soccombendo a quella dura legge, perché gli si disse come in coro che la verità non è cosa per lui, concetto da scomodare dai libri dei filosofi e dei saggi. Quel ragazzo quando cadde rimase con le sillabe a scandire quella sacra parola, che svanirono con lui mentre esalava l’ultimo respiro. Qualcuno lo vide sorridere per un istante, molti giurarono che fu come in un gesto di sfottò. I più volgari dissero che in quel momento aveva mandato al diavolo il mondo intero. La verità fu spesso capace di starsene buona, insabbiata e zitta per lunghi archi di tempo, anni e secoli se fosse stato opportuno, se la storia non avesse consentito un suo trionfale ingresso. In altri casi, quando fu presa da prevedibile coraggio (che le è sinonimo) uscì allo scoperto più e più volte, senza troppa fanfara, solo che l’uomo la ignorò anche stavolta, ripetutamente. Ci fu anche chi si mise a suo servizio, previo formale giuramento, chi indossò toga o divisa, chi entrò in convento o in un’aula di tribunale, chi scese in piazza e prese manganellate alla nuca capaci di lasciarlo intronato con la faccia sull’asfalto. Nessuno volle saperne, nessuno continuò ostinato, qualcuno giurò di aver visto entrare nelle stesse pieghe della coscienza di cui lei era stata silenziosa inquilina la menzogna e la mistificazione, la simulazione del vero e la cessazione del sogno, tutti insieme fecero saltare porta e serratura: una volta divelta e scardinata ci fu ben poco da fare. Solo in quell’attimo a qualcuno, a qualche distratto testimone, venne il mente di quel ragazzo che sulle labbra aveva disegnato un ideale, una nuvola di desiderio che era svanita, proprio con l’ultimo respiro.

X 

 

Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere, non saranno mai capaci di ribellarsi, e fino a che non si saranno liberati, non diventeranno mai coscienti del loro potere. 

[Scrivendo dei prolet, Dal diario segreto di Winston Smith,  1984” George Orwell]

 

 intelligence

"Il presidente iraniano solleva problemi drammatici, sui quali bisognerebbe discutere. Ma meglio non dire altro. Il ragionamento è complesso... Il fascismo male assoluto? E' una sciocchezza piramidale. Non può essere male assoluto qualcosa che godeva del consenso che aveva, come il fascismo... Il fascismo resta un giacimento di esperienze positive nella società civile, cui attingere quando serve... La demografia è il cardine di tutto. Bisogna fare bambini. E alle donne occorre chiedere di tornare a casa a fare le mamme" (Pino Rauti a Il Riformista, 24 gennaio 2006).

 

Alcune cose su Delfo Zorzi

 fly

«Fu una strage di stato, dopo il golpe in Cile»

 

Manlio Milani perse la moglie, Livia Bottardi, nella strage del '74. «In questi imputati è riassunta tutta l'area dello stragismo dal 1969 agli anni '80»

Andrea Tornago

 

«La magistratura sta confermando la verità storica e politica che sappiamo e ripetiamo da anni». Manlio Milani, presidente dell'Associazione dei caduti di Piazza della Loggia, è convinto che questo sia un passaggio importante per arrivare alla verità giudiziaria, anche se «dopo trentaquattro anni la giustizia rischia di non essere credibile».

Tutti i processi per la strage di Brescia si sono finora conclusi senza condanne definitive. Questo rinvio a giudizio però riguarda imputati di rilievo.
È una decisione molto importante. Francesco Delfino, generale dei carabinieri, è colui che ha condotto le prime indagini. La magistratura ci sta confermando che il 28 maggio '74 fu una strage di stato. Ci sono almeno tre livelli da tenere presente nella catena delle responsabilità per la strage, e tutti e tre sono rappresentati dagli imputati in questo processo. Ad un primo livello possiamo dire che le stragi, almeno sul piano esecutivo, sono ascrivibili alla destra: Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi. Ad un secondo livello abbiamo Giovanni Maifredi e Maurizio Tramonte, che sono uomini dei servizi segreti e ci rivelano la dimensione dell'infiltrazione nelle destre. Ad un terzo livello, con Francesco Delfino vengono alla luce uomini di apparato dello stato italiano, carabinieri. Delfino era comandante del Nucleo investigativo del carabinieri ed è l'uomo che ha avuto in mano le prime indagini sulla strage. In questi uomini è condensata tutta l'area delle stragi in Italia dal 1969 ai primi anni ottanta, le stragi che sono state progettate ed eseguite per fermare il movimento operaio, le stragi dell'«anticomunismo». Questo rinvio a giudizio è un primo passo ma è estremamente importante, perché potrà aiutare a portare ulteriore luce.

È emerso anche il ruolo della Cia. L'anno prima della strage di Brescia, in Cile, il golpe di Pinochet appoggiato dagli Usa.
Certo, dal racconto di Carlo Digilio emerge il contesto internazionale. Sono assolutamente convinto della rilevanza dell'11 settembre 1973 in Cile, il golpe di Pinochet ha avuto un riflesso pesantissimo sulla storia italiana. Ricordiamoci che nasce proprio dopo l'assassinio di Allende l'idea del compromesso storico. Sullo sfondo c'è anche la vittoria al referendum sul divorzio, per cui la Dc perde credibilità internazionale, non è più la «diga anticomunista» che ci si aspetta. Intanto l'estrema destra punta direttamente al golpe. Ad esempio Edgardo Sogno e la sua invenzione del «golpe incruento». Aveva con sé uomini delle forze armate, magistrati, imprenditori.

sueno

 

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categoria:contro, a te, er cane nero, er cerchio, arsete, drento nà balena nera
lunedì, 12 maggio 2008

Con la testa poggiata

sulle braccia incrociate

che fanno cuscino

è il cielo che si osserva

fissando una nuvola,

descrivendo attraverso le ciglia

la rotta di meridiani,

semirette che da puntini

fatti di rondini a saette

che come sospese

disseminano triangoli

e geometriche astrazioni.

Con gli occhi socchiusi

Si raggiungono ad uno ad uno

Approdando a promesse

Stese come biancheria

Ad asciugare al sole.

Un esercito di steli

Con scintillanti elmi di petali

polline caricato a salve:

è esattamente come un fuoco di fila le parole,

con il colpo pronto in canna.

Di un’idea che l’abile stratega

ha tracciato d’attacco il piano

non rimane che metterla in atto

e agli eroi per caso, archiviati dèi

nella memoria persi,

rendere il doveroso tributo.    

 

X

 costanza

Quanta attualità...

“[…]II Congresso erano l'interpretazione viva della situazione italiana, come di tutta la situazione mondiale, ma noi, per una serie di ragioni, non muovemmo, per la nostra azione, da ciò che succedeva in Italia, dai fatti italiani che davano ragione al II Congresso, che erano una parte e delle più importanti della sostanza politica che animava le decisioni e le misure organizzative prese dal II Congresso: noi, però, ci limitammo a batter sulle quistioni formali, di pura logica, di pura coerenza, e fummo sconfitti, perché la maggioranza del proletariato organizzato politicamente ci diede torto, non venne con noi, quantunque noi avessimo dalla nostra parte l'autorità e il prestigio dell'Internazionale che erano grandissimi e sui quali ci eravamo fidati. 

Non avevamo saputo condurre una campagna sistematica, tale da essere in grado di raggiungere e di costringere alla riflessione tutti i nuclei e gli elementi costitutivi del Partito socialista; non avevamo saputo tradurre in linguaggio comprensibile a ogni operaio e contadino italiano il significato di ognuno degli avvenimenti italiani degli anni 1919-20; non abbiamo saputo, dopo Livorno, porre il problema del perché il congresso avesse avuto quella conclusione; non abbiamo saputo porre il problema praticamente, in modo da trovarne la soluzione, in modo da continuare la nostra specifica missione che era quella di conquistare la maggioranza del popolo italiano.

Fummo - bisogna dirlo - travolti dagli avvenimenti; fummo, senza volerlo, un aspetto della dissoluzione generale della società italiana, diventata un crogiolo incandescente, dove tutte le tradizioni, tutte le formazioni storiche, tutte le idee prevalenti si fondevano qualche volta senza residuo: avevamo una consolazione, alla quale ci siamo tenacemente attaccati, che nessuno si salvava, che noi potevamo aver previsto matematicamente il cataclisma, quando gli altri si cullavano nella più beata e idiota delle illusioni […]”. 

Contro il pessimismo
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo",
15 marzo 1924

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A proposito di Anni di Piombo

Ugo Maria Tassinari

I NAR E LE RAPINE

Gilberto Gigi Cavallini non è il primo militante dei NAR passato nei ranghi della criminalità organizzata dopo un lungo periodo di detenzione per reati politici. Nel dicembre 1994 sono arrestati a Torino, per una borsa piena di armi, il torinese Andrea Cosso, già condannato per una sparatoria ad Alessandria in cui erano stati uccisi due poliziotti nel 1985, e Dario Mariani, già condannato per due omicidi della banda Fioravanti (l'agguato al liceo Giulio Cesare in cui muore il poliziotto Evangelisti e l'esecuzione del leader di Terza Posizione Ciccio Mangiameli). Entrambi erano transitati da Terza Posizione ai NAR. Mariani, scarcerato grazie ai benefici della dissociazione, era stato già arrestato nel 1989 ai confini con la Francia, per due rapine a furgoni postali e nuovamente ammesso ai benefici del lavoro esterno.

Nel marzo 2000 è sospettato dell'omicidio di Alessandro Alvares, un militante della destra extraparlamentare milanese, Mimmo Magnetta, già responsabile della rete clandestina di Avanguardia Nazionale alla fine degli anni '70, arrestato nell'aprile 1981 mentre tentava di espatriare in Svizzera assieme a Massimo Carminati, il neofascista passato alla banda della Magliana e recentemente assolto anche in
Appello dall'accusa di essere il killer di Mino Pecorelli. Nell'inchiesta Alvares, Magnetta sarà arrestato per detenzione di armi, mentre l'accusato dell'omicidio Giorgio Troccoli - un ultrà milanista già condannato per la rissa con i tifosi genovesi in cui muore un ultrà rossoblù nel 1995 - sarà assolto al processo. Negli anni '80 Magnetta, proprio come Cavallini, si era dissociato dalla lotta armata, facendo ritrovare a un sacerdote un borsone pieno di armi. Nel maggio 1994 erano stati arrestati per una rapina di cui era stato accusato anche il nappista Giorgio Panizzari (poi assolto) due leader dell'estrema destra romana, detenuti in semilibertà per i NAR: Dario Predetti, leader del FUAN di via Siena - il gruppo che dà vita ai NAR - e Luigi Aronica, suo braccio destro e capobanda nel quartiere romano di Prati.

Altri militanti del terrorismo nero sono invece rimasti uccisi in conflitti a fuoco con le forze dell'ordine: nel giugno 1994, all'interno di una banca, a Roma, resta cadavere Elio di Scala, detto Kapplerino, già accusato nel 1980 di una rapina con omicidio e arrestato per il FUAN-NAR.
Il 18 aprile 2000, in Abruzzo, mentre prepara una rapina miliardaria, muore Valerio Viccei. Già militante della cellula abruzzese-marchigiana di Ordine Nero, si “pente” e accusa i suoi complici della mancata strage di Silvi Marina, il primo di una serie di attentati ai treni del 1974, che culminerà nella strage dell'Italicus. Viccei
Scappa all'estero dove organizza la rapina del secolo, al deposito valori di  Knightsbridge (40 miliardi, ma la stima è ipotetica): condannato a 22 anni di reclusione, ottiene il trasferimento in Italia grazie alla convenzione di Strasburgo e qui si “pente” di nuovo, ricostruendo crimini e delitti commessi agli inizi degli anni '80.

IL DELITTO AMATO

Valerio Fioravanti conduce l’inchiesta per l’assassinio Amato: la prima volta va con Alibrandi in Tribunale per farselo descrivere e scopre che Amato non ha né scorta, né auto blindata. L’esecuzione del delitto è affidata a Gigi: è l’unico che può agire a volto scoperto, non essendo noto a Roma e poi è ora che anche lui
“faccia” un omicidio. L’effetto sorpresa funziona: i giornalisti, abituati ai ragazzini delle bande nere della capitale, restano sconcertati davanti ai testimoni che descrivono un uomo «alto circa 1 metro e 75, a viso scoperto, età 30–35 anni, ca- pelli bruni e vestito nocciola, con giacca e cravatta in tinta» e concludono che il killer è venuto da fuori.
Cavallini rinvia più volte l’esecuzione di Amato perché lo vede accompagnare la figlia a scuola. Il fatto di essere quasi padre lo blocca.
La mattina del 23 giugno Gigi si decide: scende dall’Honda 400 guidata da Ciavardini, che ha il volto coperto dal casco, quando vede il magistrato aspettare l’autobus 391 alla fermata di viale Jonio. Si accosta alle spalle di Amato e lo fulmina con un solo colpo dietro l’orecchio sinistro.

Le riprese impietose della RAI mostreranno un cadavere con le scarpe bucate. Sono le 8,05. La sera Gigi è già a Treviso, dove festeggia il debutto nel mondo dell’eversione nera, cenando a ostriche e champagne con Valerio e Francesca. La sua euforia è una reazione nervosa. «Racconta dell’emozione quasi mistica che ha avuto quando ha sparato, rievoca la vampata della pistola, i capelli della vittima che si sono aperti volando via. Ho visto il soffio della morte, dice pensoso» Il volantino di rivendicazione, intitolato Chiarimenti, citatissimo in tutti i libri sul terrorismo nero, è il più lucido manifesto dello spontaneismo armato (e l’azione
stessa è considerata esemplare anche da Mario Tuti). Nel processo di primo grado Gigi preciserà che l’omicidio Amato ha rappresentato la rottura definitiva con ogni struttura organizzata e gerarchizzata, in odio manifesto a ON ed AN. A sua volta Valerio aggiungerà che «la scelta di Amato fu determinata dalla necessità di dare un segno evidente, quasi plateale, della rottura fra noi e alcuni apparati dello Stato ai quali eravamo, diciamo così, simpatici. Noi facevamo quello chevolevamo, eravamo i figli della borghesia ai quali era permesso tutto, loroerano troppo occupati con i compagni, erano molto tolleranti».

Per Gigi «questi episodi criminosi non erano parte di un piano eversivo, ma si trattava di fatti che nascevano e si esaurivano in modo tra loro autonomo, in base a obiettivi scelti secondo le occorrenze. L’omicidio Amato voleva avere il significato di abbandonare i metodi delle lotte tra giovani di opposte fedi politiche, di svincolarsi dal passato e di dirigere semmai l’azione contro lo Stato e i suoi esponenti».

Ai primi di luglio nasce Federico Cavallini, ma Gigi non depone le armi. L’unico cambiamento: non ospiterà più Valerio e Francesca. Se arriva la polizia a casa ha deciso di arrendersi per non far correre rischi a moglie e figlio, ma non può imporre questa scelta ai suoi amici

www.misteriditalia.it

purgatorio

 

lunedì, 05 maggio 2008

Il domani

non è una data di rosso

segnata su un calendario ingiallito.

Il domani è scritto inciso

Sul cuore di un cambiamento atteso,

di chi strategie pianifica

e si affida al caso

di una costruzione di cielo

e acciaio.

Il domani ha radici profonde

Che arrivano, penetrando,

a piramide rovescia,

le viscere della terra.

Piega e ondeggia le fronde,

come capelli al vento,

di fuggevoli fortune.

Il domani è insonne

dopo lunghi letarghi

Protratti in attesa di un disgelo

di un’idea appena nata

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