venerdì, 30 maggio 2008
L'appiattita de linea...
pe nun fà da piega alla
burattinata...
quanTo cosa è bella che...
proiettata...a scacchiera...
e dò operaia tore ja puro
donata...arossannose
le mura costruite...de sacrificio
pe renne libbero...er pensiero
..n'campo cò regole pe nà giocata...
dò tutti ponno esse n'mpartita...
...e ner frattempo

...pedone arfiere Re e Reggina...

che pe nummero de scala
e pe diversa Artezza e de pedata...
...nun ponno stà su nò
stesso...piano de casa..e mò
n'vece ce se...avvicina e
se cospira pe daje pittata...

e cioccata...da fòri...
stà sverniciata...arcobalenanno
cò mezzi toni che finischeno pe
esse solo neri...
se devia...cò tre
passi d'obbliqua e doppia...
retta...in'arzata...pe nun finì
mai sta baloccata e pe continuà...
n'disturbata stà gran...
pajacciata...tanto tore...sè
sbracata...
....dannoje spintarella pe
nà furba scarzata...

ma de storia...se
mattona quadrato e livella
...abbituata corona Dentata
lavora...come da prima e più
d'allora martellanno base
fatta bastija...e rientranno
a nòvo...da libbera statua n'più torita
...pe da spazzata a scacchiera...
defraudata...da nà finta
...Repubblica...
che sè circonnata da un'unica
democratica dittatura!

Simbolo che nun po esse
de propio sentimento coinvorto
..ma solo guardato...
avenno de suo...già parecchio
partecipato.


n'tanto  er campidojo
...diventa marchio...vennenolo
pe suvenire su n'orologio.





Il Papa: "Gioia per il nuovo clima politico"

Città del Vaticano, 29 maggio 2008 - Nel giorno in cui la sala stampa vaticana conferma l'udienza del Papa al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il prossimo 6 giugno, Benedetto XVI rileva, "con particolare gioia", i segnali di un "clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo" della vita politica del paese ed esorta l'Italia ad "uscire da un periodo difficile".

(ndr soprattutto perchè nun ce sò li comunisti)



«Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue»
Giorgio Almirante, da «La difesa della razza», 5 maggio 1942 (il testo a pagina 4)




The politics of fear return to Italy
George Soros su Roma

[...]Last week the European Roma Rights Centre, funded by George Soros, the Hungarian-born US financial speculator and political activist, wrote to Berlusconi demanding “urgent intervention by Italian authorities to protect Roma from further acts of racist aggression”.[...]



http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/article4021089.ece

[...]La scorsa settimana l'European Roma Rights Centre, finanziato da George Soros,  lo speculatore finanziario e attivista politico americano d'origini ungheresi, ha scritto a Berlusconi chiedendo "l'urgente intervento delle autorità italiane a Roma per proteggerla da ulteriori atti di aggressione razzista".[...]


Sulmona: Iannone condannato a dieci mesi di reclusione ·

Segnalazione della Rete SulmonAntifascista:

(la notizia è ripresa dal quotidiano "Il Centro" di martedì 27 maggio).

E' di ieri la notizia che Gianluca Iannone (cantante degli ZetaZeroAlfa) è stato condannato dal giudice Massimo Di Cesare a 10 mesi di reclusione per rissa. Sono cadute le aggravanti derivanti dall'uso di mazze e bastoni. Gli altri condannati sono: Gianluca Giombini e Sergio Fois (5 mesi e 5 giorni di reclusione) e Alessandro Giombini e Alessandro Piccioli (7 mesi e 10 giorni). Anche questi tutti per rissa.
I fatti risalgono all'8 dicembre 2001 quando a Sulmona si tenne un concerto degli ZetaZeroAlfa al Piccolo Teatro di via Quatrario organizzato da alcuni ragazzi di estrema destra. Nel corso della serata entrarono nel locale alcuni giovani della sinistra che furono immediatamente picchiati. Un ragazzo fu anche ricoverato all'ospedale per fratture varie.

La giustizia Italiana!
Circeo: «Guido doveva rimanere in cella»
La sorella di Rosaria Lopez:«Non crediamo più nella giustizia. E Ghira è davvero morto?»

      Circeo, torna libero uno dei killer

Gianni Guido arrestato nel 1983 a Buenos Aires
ROMA - «Apprendere che uno dei tre massacratori del Circeo è stato scarcerato anzitempo non è una bella notizia». Così Silvana Mura, deputata dell' Idv, commenta l'affidamento in prova ai servizi sociali di Gianni Guido, come riferito dal «Corriere della Sera». «Per chi si è macchiato di delitti efferati come quello si dovrebbe buttare la chiave del carcere, o quanto meno fare in modo che sconti la sua pena fino all'ultimo minuto dell'ultimo giorno. In particolare - aggiunge Mura in una nota - per uno come Giovanni Guido che è evaso due volte e che se non fosse stato arrestato a Panama sarebbe rimasto uccel di bosco come Ghira».

IZZO - La parlamentare dell'Idv ricorda inoltre la «scelta scellerata» di aver ammesso ai servizi sociali Angelo Izzo, l'altro condannato per la strage del Circeo: nel 2005, dopo sei mesi di libertà vigilata, violentò e uccise una donna e sua figlia di 14 anni. Anche se nel caso di Guido lo sconto di pena è «minimo» - afferma Mura- «lo ritengo comunque un affronto alla memoria delle due vittime di quell'orrendo delitto».

LA STORIA - Guido finirà infatti di scontare la condanna nell'agosto del 2009 per essere stato, assieme ad Andrea Ghira (latitante, morto in Spagna nel 1994) e Angelo Izzo, tra i massacratori del Circeo: nel 1975 i tre giovani della borghesia romana drogarono, picchiarono e violentarono le giovani Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. La prima fu annegata nella vasca da bagno, mentre la Colasanti si salvò perchè si finse morta.

L'AVVOCATO - «Visti i precedenti non è certamente l'epilogo più auspicato». Così l'avvocato Mauro Cimino, legale dei familiari di Donatella Colasanti, che fingendosi morta riuscì a salvarsi dal massacro del Circeo, ha commentato la notizia che è tornato libero, affidato ai servizi sociali, Gianni Guido. Cimino ricorda infatti che giá Izzo, in stato di semilibertà, tornò a colpire il 28 aprile del 2005 Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano, di 15 anni, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, boss della Sacra Corona Unita che il massacratore del Circeo aveva conosciuto in carcere. «È stata sicuramente applicata la legge e su questo c'è poco da dire», ha aggiunto il legale sottolineando che secondo lui se Donatella Colasanti, morta a fine 2005 per una malattia, fosse ancora viva sicuramente «non avrebbe reagito bene a questa notizia». «Avrebbe combattuto - ha aggiunto Cimino - Avrebbe detto la sua anche nelle sede giudiziarie se fosse stato possibile».


30 maggio 2008


venerdì, 23 maggio 2008

Costa poco o nulla

credere che basti calpestare l’erba,

guardarla sotto le suole appiattire,

senza lasciare che fiorisca,

distratti con le mani in tasca

e un’uniforme nuova di zecca.

E nella testa un niente che vocifera:

sentenzia di verità e bugie sussurrate

pronte all’uso di facili pensieri,

da festival di mecenati del vuoto

anche quelli a buon mercato,

fatti di carezze a quel generale malessere

che si veste d’imparziale ed ecumenico.

Quando invece sai, quasi per certo

che dovresti di una manciata di centimetri

sollevare il corpo di peso, senza zavorra,

e lasciare penzoloni piedi e braccia

per sperimentare quello che t’hanno inculcato

non poter fare, rischio rovinosa caduta.

Librarsi senza sforzo, galleggiando

come fa il pulviscolo a danzare circolando,

a costellare una stanza da troppo tempo chiusa,

appena in penombra

con un rivolo di luce

fino a srotolare alla prima foce

che prepotente saltella e inonda.

E quindi esprimi un desiderio

caricato a salve.

O più d’uno, che ora attento:

il sole, fintamente assorto, t’ascolta.

 

X

 

06

«Le Regioni italiane comunicano l’apertura della caccia per la seguente Selvaggina Migratoria: Albanesi, Cossovari, Talebani, Zingari, extracomunitari in genere. È sospesa la caccia ai Comunisti in quanto specie in via di estinzione. È consigliato l’uso di armi a canna rigata a più di cinque colpi e di grosso calibro: carabine, pistole, ecc. Non esiste un limite giornaliero di capi da abbattere essendo considerata selvaggina nociva»
Volantino distribuito nei giorni scorsi a Manciano, in Toscana

 Yemen

«La destra ha cavalcato il tema della sicurezza, con argomenti e toni pericolosi che speriamo il governo corregga rapidamente. Evocare le ronde o affermare che i cittadini possano provvedere da soli, crea un terreno favorevole a gesti violenti come gli incendi dei campi rom. Sui temi della sicurezza, viceversa, occorre grande equilibrio. Naturalmente, servono fermezza contro la criminalità, procedure rapide per l’espulsione, insomma quelle misure ragionevoli per la sicurezza che già avevamo predisposto noi, con il pacchetto Amato, che poi, purtroppo, non è stato approvato. Sappiamo anche per responsabilità di chi e il prezzo elettorale che abbiamo pagato».

Lirio Abbate e i "Nomi"



«Sarebbe una norma incivile, giuridicamente insostenibile, contraria ai principi europei. In più, sarebbe totalmente controproducente, perché criminogena: spingerebbe la povera gente che viene nel nostro Paese per disperazione e miseria - e che nella grande maggioranza è onesta - a diventare manodopera per la criminalità. Il problema vero è che noi non abbiamo una politica dell’integrazione degna di questo nome. Si tratta di una grande questione europea, non soltanto italiana. Ma io domando: che razza di società democratica è quella in cui il 15% della forza lavoro che produce tra il 6 e il 10% del Pil non gode di diritti civili e politici? Che razza di democrazia è quella nella quale chi vive e lavora in Italia da 15 anni non ha diritti? In definitiva, è la sostanza della democrazia ad essere intaccata. A mio parere, società di questo tipo non si reggono. Ecco perché lo considero un problema cruciale, che - insisto - riguarda l’Europa e il suo futuro. E che chiama fortemente in causa anche il centrosinistra europeo. È una sfida sulla quale ci dobbiamo tutti misurare. Una politica di sicurezza, con il rigore verso chi delinque e la certezza della pena, è solo una faccia della medaglia. L’altra faccia è una coraggiosa strategia dell’integrazione, che punti sui diritti civili, sociali, politici e su una accelerazione delle procedure della cittadinanza. Così, a mio giudizio, una seria politica dell’integrazione diverrebbe fattore fondamentale della sicurezza. Altrimenti, temo che avremo una società squilibrata, in cui persino certi valori fondamentali come quelli democratici saranno fortemente intaccati».

 L’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema intervistato da l’Unità

arabesco

venerdì, 02 maggio 2008
Acqua raggioniera su roccia affusolata
che modella creanno schina ...
e  spazzolanno piano
dopo corsa n'mbizzarita pe esse de continuo
domata... da carezza che fà sudata...
la pietra...e a ogni passata fà verso...
dirama e crine ... fonte n'essere
...che vive...
imitanno da mimo  cavallo che je ...
sè accostato stracco pe daje
nà sorsata....e curioso er ruscello
sapenno da nun esse mai
stato notato...da nisuno... e
....stufato da fà ....
boccacce...pe fasse vede ...
lo pia n'giro ...
mantenennoje  ferma come foto ...
e te là mostra ...  a ogni omo che  viè dopo ....
che distratto....passa ciocca e
... nun capisce...come quell'artro ...animale
e tutto attorno...
... co n'gran rumore
der vento e cò scroscio de cascate
te lò applaude sù...
... fronne piegate da risate... e er sole
trafiggenno foje bucherellate....
te lacrimano ... punti de luce pe quanto
stanno a ride...godennose  stò spettacolo
de quer soggetto....
che seduto sur bordo  se dà arie....
fissanno come nò scemo...quer flusso...che
je dà senso...de ispirazione...
e sentennose puro  n' intellettuale ...nun
capenno nemmeno
che quer ruscello che sè stufato
a  st'urtimo pe dispetto ...te lò n'mpresso...
su n'antro sasso imitannolo figuro e
verso da somaro!

Come quello che imita facenno
er fasciopasquino
essenno solo che n'Burino




SINDROME DI QUIRRA - PARTE 1
 

Se il vaffa lo becca Grillo


Grillo e il suo yacht a propulsione tampax riciclato

La scoperta del reddito multimilionario del Beppe nazionale ha fatto infuriare più di un grillino. Ma lui non si scompone e rilancia le accuse: «I giornalisti servi del potere mi attaccano. A chi fa paura la libera informazione?». Stavolta chi ha ragione?

Chi di vaffa ferisce, di vaffa perisce. La pubblicazione online dei redditi degli italiani è un tornado che ha risucchiato un po' tutti ma in mezzo c'è finito soprattutto Beppe Grillo. I suoi 4milioni 272mila 591 euro dichiarati al fisco hanno suscitato qualche malumore tra i suoi fan. Per non parlare di come l'ha presa il comico genovese, che ha parlato di un favore fatto a ndrangheta, mafia, camorra e sacra corona unita. «Padoa Schioppa e Visco - scrive sul suo blog -, con la benedizione di Prodi e del centro sinistra unido che mai sera vencido, hanno eseguito. I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell'agenzia delle entrate».
magazine.libero.it/tecnologia/generali/ne7995.phtml



SICILIA
E se la mafia avesse l'Atomica?

Tra Patti e Taormina gli incontri segreti dei trafficanti di Cosa nostra. Ecco come una trattativa miliardaria si è svolta con retroscena da spy-story

Missili e uranio - Made in Sicily

L'indagine della Procura di Catania accerta una fitta rete di collegamenti internazionali, dallo Zaire alla Svizzera.
Quando la presenza di Tano Grasso fece sfumare l'affare


Come in un film di spie, l’incontro avvenne in un tiepido giorno di dicembre dell’anno scor
so tra le strutture liberty della stazioncina di Taormina. Il mare azzurro a fare da scena-
rio, parole sussurrate tra un caffè e un cappuccino. Parole di guerra: missili, nucleare, dollari, miliardi di lire. Sembra di assistere ad un summit della Spectre di bondiana memoria. L’incontro garantito da un luogotenente di Santapaola, Salvatore Tringale, 41 anni, acese, e da uno di Cosa Nostra palermitana, Marco Murroni, 39 anni, romano, vede protagonista un messinese resi dente a Piraino, Paolo Cipriano, nato a Patti 43 anni fa e presto vedrà scendere in campo uomini della drangheta calabrese e della banda della Magliana di Roma. Ti servono dei missili tascabili? 8, 10, 20? Non c’è problema, caccia fuori i soldi. Il pentito, Gaetano Fiamingo, già in contatto con la procura catanese e lo Scico della Guardia di Finanza mostra di accettare ed ecco il nuovo appuntamento è a Patti. Stanno per sedersi al ristorante ma Cipriano cambia idea: c’è Tano Grasso, quel rompiballe dell’antiracket. Potrebbe insospettirsi, meglio cambiare aria. Inizia così l’avventura dei trafficanti di materiale nucleare conclusasi nei giorni scorsi a Roma con l’intervento della Guardia di Finanza in una cascina di Pietralata.
La provincia di Messina si conferma ancora una volta al centro dei traffici di armi e componenti nucleari. Cosa Nostra mostra la sua disponibilità a trattare anche con gli emissari di un governo straniero - i finanzieri si sono spacciati per tecnici al soldo dello stato egiziano - chiarendo una volta per tutte la sua posizione di potenza ultraterritoriale. Da questo momento, con prova provata... potenza atomica. L’azione dello Scico coordinata dal pm della Dda catanese Sebastiano Ardita, infatti, ha portato al sequestro di una barra di uranio arricchito di fabbricazione statunitense venduta allo Zaire per scopi di ricerca. La barra di uranio era stata acquistata in cambio di un versamento - solo virtua- le - di venti miliardi effettuato dalla finanza su un conto cifrato in Svizzera, messo a disposizione da un emissario della ‘ndrangheta, il calabrese Domenico Russo, che agiva in collaborazione con Salvatore Tringale, rappresentante di Nitto Santapaola nell’affare. La barra di uranio, numero di matricola 6916, contiene 38 grammi di uranio 235 e 200 grammi di Uranio 238, arricchito al 20 per cento. La barra prodotta dalla General Atomic, di San Diego, California, è del tipo utilizzato sui reattori di ricerca modello Triga ma può essere usata per realizzare ordigni nucleari. Secondo le intercettazioni erano disponibili almeno 10 di queste barre. Il che mostra il limite autentico di queste indagini. La disponibilità di denaro solo “virtuale” ha costretto gli investigatori ad agire non appena messe le mani sulla barra campione.
Disponendo di dei 200 miliardi richiesti da Cosa Nostra, invece, la trattativa sarebbe potuta continuare sino a scoprire le fonti di approvvigionamento dei trafficanti. Altro lato oscuro della vicenda, riguarda le fasi iniziali della trattativa quando si parla di missili portatili russi del tipo R32. Come mai al momento di chiudere l’accordo, i trafficanti si sono presentati con una barra di uranio da laboratorio? Avevano forse mangiato la foglia? O tentavano di truffare gli acquirenti egiziani? Anche su questo continuano ad indagare lo Scico di Roma e la Dda catanese che da almeno quattro anni cercava di mettere le mani addosso ad un carico nucleare.
La barra sequestrata a Roma, non lascia più adito a dubbi, Cosa Nostra è in grado di appropriarsi di armi di distruzione totale ma con quali fini? Con quali capacità di gestirle? Il collaboratore Gaetano Fiamingo narra: “Paolo Cipriano mi propose di acquistare otto missili nucleari, dicendomi che l’offerta avrebbe dovuto essere rivolta ad esponenti di qualche governo. Indicai il governo egiziano. Alla mia domanda sulla provenienza dei missili si intromise nella discussione Murroni, il quale osservò che se i miei interlocutori fossero stati degli esperti non avrebbero avuto difficoltà a riconoscere i missi R 32, trafugati nella ex Unione Sovietica”. I documenti sugli R 32 giungono per fermo posta a Fiamingo pochi giorni dopo. A quel punto si danno appuntamento a Patti: “Ci dirigemmo verso un ristorante posto all’inizio della cittadina di Patti e mentre stavamo per entrare Paolo ci disse di allontanarci perché nei pressi aveva scorto la presenza di Tano Grasso, persona impegnata nella lotta al racket”. Cambiano ristorante e trovano un’intesa per rivedersi a Roma anche se Paolo Cipriano viene estromesso dall’affare.
Dopo una serie di trattative nelle quali entrano in gioco i funzionari della Finanza che agiscono sotto copertura, l’incontro decisivo avviene il 28 febbraio scorso. Ormai certi di poter mettere le mani sul combustibile nucleare - i finti ingegneri egiziani usano un misu-
ratore di radioattività messo loro a disposizione da un’agenzia dell’Enea - i finanzieri fanno scattare le manette ai polsi degli emissari convenuti a Pietralata mentre i loro colleghi di Ponte Chiasso arrestano la squadra inviata a Lugano per verificare il versamento dei venti miliardi sul conto cifrato di “Mimmo” Russo. Ma chi si cela dietro la banda dell’Uranio? Le indagini dello Scico coordinate dal pm Sebastiano Ardita tentano
adesso di appurarlo.


lunedì, 21 aprile 2008
Volo a squadra e n'mpicchiata
sù giorni dò nun ce se trova...
plananno a piuma...guardanno
tutto da n'antra prospettiva...
dannoje conto e de validata...
meno de nà moneta...aruzzunita...
...e da ogni bucio de tera ...t'esce
fòri formica pe ripiasse zona...
e mollica... mò n'luce
...de nà rete e de n'lavoro...
e ogni nodo...costruito che
...fà cordata areggenno
ragnatela...che de niscosto da tempo
viè ben tessuta...e manco cè...da
nà vaga de goccia che cola...
sur filo che comannata...je dà
contrasto a parata...
e nun sè soli drento stà partita...
dò ...ce se schiera o se viè...
n'gurgitati...dà na bocca...
che nun è pe gnente schicchignosa...
e diventanno da sorvolo de piuma ...
a penna appuntita...
pe esse mala pappata...de corvi
neri...già piazzati a fà n'teressi...
puliti...scornacchianno a destra e a manca
Pe na futura apparecchiata
dò nun cè ancora sistema e risonata...
..bleffanno n'spezzetata...
de linea...e facenno pressione...cò
l'ala sù l'aria già che bella che gonfiata...
da n'atmosfera de mille e una sera...
e dò te sei tirato l'urtima
carta de stà giocata dò se vola
e nun se fà virata ma s'attera su
pista sicura !

e Pe lì giornalari abbituati a pappata...
er voto  vale quanto na busta sotto
banco n'tascata!

Auguri Roma ciai veramente bisogno!



ROMA: ALEMANNO, SONO ANDATO DA TOTTI PER FARE PACE



Roma, 21 apr. - (Adnkronos) - ''L'incontro con Francesco Totti e' stato molto simpatico. Gli ho detto che rispetto le sue opinioni e, infatti, sono andato da lui per fare pace e mettere una pietra sopra le polemiche dei giorni scorsi''. Lo ha riferito Gianni Alemanno, candidato sindaco del Pd, a margine della conferenza stampa tenuta presso l'Universita' di Malta (che strano...), questa mattina a Roma. ''Totti mi ha risposto che vuole bene a Roma -ha proseguito il candidato del Pdl, riferendosi all'incontro tenuto in mattinata con il capitano della squadra giallorossa- e che continuera' il suo impegno nella solidarieta', a prescindere da chi sara' il prossimo sindaco. E' stato un confronto molto cordiale e -ha concluso Alemanno- gli ho augurato una pronta guarigione''.


Quale dei Clan Radio-Porcellini...continuano a  Fallo?

"Questi squadristi si sentono protetti"
I commenti dei militanti del Mario Mieli all´indomani del raid

di Rory Cappelli

«Siamo preoccupati, sì. Tantissimo. Perché nessuno aveva mai osato tanto. Entrare e rovesciare tutto: tavoli, quadri, divani, estintori. C´erano due riunioni in corso. Quindi molta gente. Siamo usciti e loro quando hanno visto quanti eravamo sono scappati urlando froci froci! viva il duce! Pensa se eravamo solo in due, come spesso accade. Sarebbe andata a finire molto peggio. Questi si sentono impuniti. Protetti. Se vince Alemanno sarà terribile. Durissima. Non deve accadere» dice Andrea Berardicurti, 51 anni, volontario del circolo Mario Mieli da 20 anni. «Preoccupati anche se abbiamo ricevuto tantissimi attestati di solidarietà. Innanzitutto dal candidato sindaco Rutelli, che l´altra sera è venuto a trovarci. È arrivata persino la Digos».

All´indomani dell´assalto che ha visto nel mirino di un gruppo di neofascisti - «almeno una quindicina e tutti ventenni» - nella sede di via Efebo si tirano le somme e si prospettano scenari. «Inquietanti» dicono. «E pericolosi». «Negli ultimi sei mesi c´è stato un crescendo di manifestazioni omofobe» argomenta Paolo, 32 anni. «Prima le minacce di morte al presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo. Poi le scritte "Lesbiche no grazie" al liceo Aristofane. E ancora le scritte "Gay nei forni" in via San Giovanni in Laterano, dove hanno anche dato fuoco al Coming Out, il bar-ritrovo dei gay della capitale. E adesso questo. Non si prospetta niente di buono. Anzi. Il buio avanza. Decisamente».


«La situazione è preoccupante» incalza Francesca Mancosu, psicologa, che dal 1990 si occupa di sostegno all´interno del circolo. «È un atto che non si deve ripetere. Sono a rischio anche le collaborazioni con il Comune di Roma - come il sostegno domiciliare e psicologico ai malati di Aids - in caso di vittoria di Alemanno. Anche se il giro di vite non potrà essere così devastante, ci sarà sicuramente».

«Per la situazione politica e l´aria che tira» esclama Andrea Maccarone, 29 anni, «è decisamente un brutto segnale. Il problema è che questi personaggi si sentono legittimati. Perfettamente in grado di fare quello che vogliono». «Ero incredulo. Quando ho sentito urlare Duce Duce sono rimasto veramente di sasso. Non era mai successo prima» dice Massimo Farinella, 33 anni. «Entrare in pieno giorno, erano le sei del pomeriggio, senza nessun timore, è un passaggio in più, un salto. Prima lasciavano le scritte e se ne andavano. Adesso è come dire ti posso sbeffeggiare e anche peggio perché tanto nessuno mi fa niente. Questa è stata la sensazione». «Il segnale che ha mandato l´altra sera Rutelli venendo qui è importante» continua Massimo. «Al primo turno ci siamo dissociati. Ma adesso no. Non è più possibile».

Intanto per oggi, alle 23, è previsto un sit-in nella gay street, via San Giovanni in Laterano, «contro tutte le forme d´intolleranza» come annuncia Fabrizio Marrazzo.

(19 aprile 2008)


  

The return of Silvio Berlusconi

Mamma mia

Apr 17th 2008
From The Economist

Italians may come to regret electing Silvio Berlusconi once again

Through his Mediaset empire, he controls most of Italian private television.
Now that he is back in government, he will indirectly control state-run television too, giving him influence over some 90% of Italian TV.
It is to the centre-left's eternal discredit that in its two recent periods in office it did nothing to deal with Mr Berlusconi's conflicts of interest in the media. Nor did it reverse the mish-mash of judicial and procedural laws that
Mr Berlusconi pushed through to help him stave off conviction in the myriad court cases that Italy's magistrates have brought against him.

http://www.economist.com/


FRATELLO DISERTORE

di Luca Kocci [ 13/04/2008]

Il morale delle truppe e' alto”, proclamano i generali e ripetono i mezzi di informazione. Ma a guardare piu' da vicino la situazione delle Forze armate statunitensi impegnate in Medio Oriente non sembra proprio che le cose stiano cosi': secondo fonti del Pentagono circa 8mila soldati hanno infatti scelto di dire “addio alle armi” disertando e abbandonando un esercito impantanato in Afghanistan dall'ottobre 2001 - all'indomani degli attentati dell'11 settembre 2001, quando il presidente George Bush diede avvio alla “guerra al terrorismo” con la missione Enduring Freedom, tutt'ora in corso - e in Iraq dalla notte del 20 marzo 2003, inizio dei bombardamenti su Bagdad. Non siamo ai tempi della guerra del Vietnam quando, in 11 anni di conflitto, fra il 1964 e il 1975, a disertare furono fra i 50 e i 55mila. Ma quella era un'altra storia: era una guerra che, nel momento di massima tensione, vide oltre 500mila soldati Usa impegnati al fronte (oggi in Afghanistan sono 26mila e in Iraq circa 150mila) e che, alla fine, conto' fra i vietnamiti due milioni di vittime e, fra i marines, quasi 60mila morti e piu' di 150mila feriti; c'era un movimento di protesta che avrebbe dato vita al ‘68 e c'era la leva obbligatoria, che spinse migliaia di giovani a rifiutare la chiamata, a bruciare pubblicamente le cartoline di precetto e a fuggire in Canada e nei Paesi scandinavi per scampare alla Corte marziale. Oggi, nonostante il clima non sia quello del Vietnam, la nuova ondata di disertori - fatta, stavolta, non di ventenni obbligati a partire per il sud-est asiatico da un giorno all'altro, ma di soldati di professione che hanno scelto l'esercito, sebbene molti spinti dal bisogno, e che poi hanno deciso di abbandonarlo - preoccupa non poco gli Stati maggiori delle Forze armate Usa, tanto che i processi e le condanne sono numerosi. Chi diserta, in teoria, puo' essere anche condannato a morte - pena tuttora presente nel codice penale militare statunitense - ma l'ultima volta che tale sanzione venne applicata dal Pentagono fu durante la seconda guerra mondiale. Cosi', di fatto, i disertori rischiano al massimo 5 anni di reclusione - ma in tanti riescono ad evitare la prigione se rifiutano la chiamata e si consegnano spontaneamente entro un certo periodo -, la sospensione dell'assicurazione sanitaria e un “congedo con disonore”, che significa molte porte chiuse in faccia quando si torna alla vita civile alla ricerca di un impiego.