che se spalanca e fà
da reggi moccolo...
...basta che parli...
a n'muro che pare...
che chiude frontiera...
...occhioni bbelli...
de nà stanzetta oscura...
...e che nun je daresti mezza
lira...e che n'vece da scrigno
n'giojellato e sbriccicoso nisconne...
n'tesoro...
a stà Finestra ce stà
nà sbocciosa de Rosa
n'mprofumata
e guardanno da spettatore...
se vede passanno forestiere
vele abbassate e odori gialli limoni
succosi e fragolosi baci dà riempì...
bocca illumata...de raggi
spampanati...
...che abbruciano pelle
d'ambra profuma....n'granita
de mare...che se arruga dar
soffio che viè giù da collina
e che se
...spaparanza su fronne...
che ondulanno come campane...
...je fanno da cuscino..
de n'riparo che Giustizia ja
n'mbastito...e .
...riposannose pe
la fatica...de stà sgobbata...
e carezzanno...abbraccicato...
...ce se abbandona...
stordennose de stà infinita perfezione...
n'dorce respiro d'Amore...e morbido...
seno rosato...che solo nà mente divina
raggiona e
..che tutto aripara tutto sistema...
riportanno scojera pe arginà...
bagnoasciuga...co nà ventata!
casuale se n'travede...godennoselo
fino alla fine...ribbartone
de chi se crede che nissuno lò smove e
da essese sistemato...a dovere
...sur loggione
ma me dispiace nun ce sò qui...
più ne pupari ne padroni...
ne avanzi ciancicati da cani
neri.
Hasta la Victoria Siempre!

Coppie di Fatto

Il giudice Salvini: sì a una commissione con giuristi e storici
09/05/2008 Corriere della Sera
MILANO - Nella prima giornata dedicata alle vittime del terrorismo, Guido Salvini, giudice in molte inchieste sul terrorismo, invita alla riconciliazione e rilancia la proposta dell' ex presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino di una commissione che, almeno sul piano storico, faccia luce sugli anni di piombo e della strategia della tensione. Dottor Salvini, si celebrano le vittime, ma l' Italia non ha ancora voltato pagina. «La giornata della memoria è il frutto di una legge condivisa, votata da tutti i partiti, che esprime un principio forte: la vita umana, anche dell' avversario, è un valore assoluto, non vi può essere una graduatoria tra le vittime e la memoria di tutte. Per evitare che si trasformi in una vuota celebrazione, deve tendere non solo al ricordo, ma anche alla riconciliazione e soprattutto alla verità. Il futuro di una società e la vita dei singoli non possono fondarsi per sempre sul rancore. Vi sono stati momenti di riconciliazione tra vittime e responsabili di violenze negli anni di piombo. In queste occasioni può chiudersi un ciclo di sofferenze, a patto che, grazie ai processi, si sia fatta in quel singolo evento piena giustizia. A patto che gli ex terroristi rinunzino ad ogni ostentazione e riconoscano non solo di aver sbagliato tempi e strategie, ma qualcosa di più e cioè che la loro sconfitta personale e quella dei loro progetti è stata un bene per tutti». E se la giustizia non riesce a fare il suo corso? «Non può esserci vera riconciliazione nei non pochi casi in cui la giustizia ha dovuto fermarsi e vi è stata poca o monca verità. La storia e gli anniversari ci ripropongono tragedie rimaste insolute o non chiarite in modo soddisfacente nella loro genesi e nelle loro motivazioni profonde: stragi come piazza Fontana, di cui è certa solo la paternità della destra, o Ustica, crudeli assassini di giovani come Fausto e Iaio e altri sia di destra sia di sinistra. Altri eventi restano in parte oscuri, come l' assassinio di Aldo Moro, scelto, nella data, come riferimento del giorno della Memoria. Di altri eventi ancora, come l' omicidio Calabresi e la strage di Bologna, nonostante le condanne certo non sappiamo tutto o forse sappiamo ben poco. Per tentare di rispondere a queste domande di verità se non di giustizia Giovanni Pellegrino ha proposto la costituzione di una commissione prima che tutti gli attori di quelle vicende scompaiano». Perché dovrebbe avere successo laddove hanno fallito altre commissioni e le inchieste? «Prima di tutto non deve essere la solita commissione di inchiesta politico-parlamentare con i suoi ritorni strumentali e le grancasse mediatiche, ma una commissione per la verità formata da giuristi, storici e personalità indipendenti». Con quali compiti? «Come ha ipotizzato Pellegrino nel libro "Segreto di Stato", dovrebbe raccogliere con serietà e senza obiettivi ambigui le testimonianze di chi, ex terroristi, uomini politici, uomini dei servizi segreti e semplici testimoni che hanno avuto la ventura di entrare in contatto con quegli eventi, sentano di poter dire qualcosa su ciò che di quegli anni è rimasto sepolto e che è magari occasionalmente affidato solo a frammentarie interviste o memoriali». Cosa le fa pensare che qualcuno si presenti? «Per facilitare questa scelta i racconti potrebbero essere resi pubblici solo al termine dei lavori e qualora a carico del testimone o di altri dovessero profilarsi reati commessi nel passato, non vi sarebbe comunque punizione. Una scelta che non deve scandalizzare perché di fatto l' impunità giudiziaria si è già compiuta, non vi sono, salvo per la strage di Brescia, processi in corso e comprendere e sapere vale comunque più di ipotetiche carcerazioni. Per questa operazione di verità, che può restituire alla società e ai familiari il senso della morte di tante persone, non è troppo tardi. Serve coraggio, anche per rivedere eventualmente i propri schemi di interpretazione, serve una legge, anche se qualcuno può pensare che nel paese vi sono solo altre priorità, e sarebbe determinante per far nascere la commissione un intervento del capo dello Stato. Il passato, se ancora terreno di dicerie, ricatti, strumentalizzazioni e accordi indicibili, può condannare una società a ripetere gli stessi errori nel futuro e solo la verità sulle sue ombre è un anticorpo ed anche la strada per una piena riconciliazione». * * * In toga Piazza Fontana Nel 1998 chiede il rinvio a giudizio di 8 persone accusate di essere gli autori materiali della strage. Nel 2005 la Cassazione assolverà gli imputati Neofascismo Segue le trame nere legate alla «strategie della tensione» Mafia Nel febbraio scorso firma l' arresto dell' avvocato Giuseppe Melzi per i suoi legami con la ' ndranghetaGuastella Giuseppe

Repubblica — 22 ottobre 1996 pagina 21 sezione: CRONACA
ROMA - Giornalisti sotto il tallone degli ultras, minacce, "avvertimenti", irruzioni, perfino qualche pestaggio. Un clima di paura che aleggia nelle redazioni sportive dei quotidiani romani e di quasi tutte le radio e le televisioni locali tanto che alcune firme piuttosto note sarebbero state costrette a scrivere sotto pseudonimo per timore di ritorsione. Questa, secondo la Digos romana, la situazione, a dir poco drammatica in cui vive chi, per lavoro, si occupa di calcio (e in particolare della Roma) nella capitale. Dopo una lunga indagine fatta di intercettazioni telefoniche e testimonianze più o meno "coperte", gli agenti del vicequestore Domenico Vulpiani hanno chiesto e ottenuto dal Gip nuovi provvedimenti per cinque dei sette ultras giallorossi già arrestati il 27 settembre scorso per una storia di ricatti alla società sportiva. Si tratta di Mario Corsi, 38 anni, alias "Marione", Fabrizio Carroccia, di 26, Giuseppe De Vivo, 36 anni, "Peppone" (figura storica della tifoseria più scatenata), Fabio Mazzei, 33 anni, "er Mafia" e Guglielmo Criserà, 25 anni. I primi quattro sono agli arresti domiciliari mentre a Criserà, in libertà vigilata, è arrivato il divieto di assistere, per un anno, a qualunque manifestazione sportiva. Impressionante l' elenco delle accuse: un' irruzione all' emittente "Radio Radio" nel gennaio ' 96 durante la quale il conduttore di una trasmissione fu costretto a mandare in onda un nastro registrato che conteneva, tra l' altro, pesanti accuse a un giornalista del "Messaggero" (Corsi, Carroccia e Criserà). Un vero e proprio blitz all' emittente "Tele Roma Europa", nel gennaio ' 93 con gli ultras che impongono, pistola in pugno, la loro presenza sullo schermo (De Vivo e Carroccia). Striscioni minacciosi contro un giornalista de "l' Unità", telefonate minatorie alle redazioni di "Radio Incontro", "Radio Radio", "Tolk Radio" e "Spazio Aperto". Un radiocronista che, dopo il derby del 18 febbraio ' 96 viene lanciato in aria per tre volte, tra insulti, pugni, sputi e slogan fascisti. E ancora: una pattuglia di ultras che durante la partita Roma-Torino costringe gli addetti alla porta della Curva Sud ad aprire e a far entrare tutti gratis (Mazzei). Il presidente della Roma, Francesco Sensi, circondato da una calca minacciosa in Tribuna Stampa, il 12 maggio e costretto a una sorta di "intervista" forzata (Carroccia). "Molti giornalisti non volevano denunciare le minacce" spiegano alla Digos "e alcune situazioni a rischio sono venute fuori con le intercettazioni". Ma intanto, dalle redazioni, è una pioggia di smentite: "Nessuna irruzione, gli ultras chiesero semplicemente di partecipare a una trasmissione e noi glielo accordammo di buon grado, visto che si parlava di loro" dice l' editore di "Radio Radio", Pino Castiello. E Giulio Galasso, firma di punta dello sport (ed ex agente di polizia) "Ma quale paura? Sono solo quattro scemi". Fabrizio Piacenti, di "Super 3" (ex T.R.E.) è sulla stessa linea: "Nessun blitz, solo un dibattito. Tanto che il conduttore ebbe perfino il premio ' Cuore di Curva' . Se c' è da punire qualcuno bisogna mirare bene". - di MASSIMO LUGLI
http://ricerca.repubblica.it/
Repubblica — 28 settembre 1996 pagina 19 sezione: CRONACA
ROMA - Volevano trasferte pagate, ingressi di favore. Pretendevano vantaggi di tutti i tipi per entrare allo stadio e assistere alle partite della Roma, per fare il tifo nella curva sud. Il metodo era sempre lo stesso, l' estorsione. Se le pretese non venivano esaudite scattavano violenze e minacce. Intimidazioni contro i funzionari della squadra giallorossa. Li avvertivano sempre in tempo: "Sugli spalti potrebbe scoppiare il caos, se non fate come diciamo noi ci saranno problemi di ordine pubblico, non riuscirete a tenere sotto controllo la situazione". Adesso sette della banda dell' Olimpico sono agli arresti domiciliari. Alcuni hanno precedenti legati alla tifoseria estrema, altri hanno fatto parte di gruppi di destra. Ma il numero dei fermi è destinato ad aumentare. Un' inchiesta cominciata nella primavera di quest' anno. Sei mesi di interrogatori. Gli uomini della Digos hanno perfino una serie di filmati girati nella curva sud. Video analizzati al millimetro, sequenze che dimostrano la storia dei biglietti illegali. Tessere che sono finite sotto sequestro. Qualcuno, incalzano gli investigatori, ha voluto denunciare una situazione "diventata ormai ingestibile". Troppe pretese. Troppe vittime. E tra queste spuntano anche alcuni cronisti sportivi. Gli avvocati della Roma però gettano acqua sul fuoco. Dice Lubrano: "Non so nulla di tutta questa storia, non sono stato informato". E Ferrero, secondo legale: "Non c' è stato nessun esposto da parte della società. Noi non intratteniamo rapporti con i tifosi. La Roma non dà biglietti gratis né fa concessioni. Non so se il fatto che la squadra non abbia nessun rapporto possa aver giustificato qualche pressione nei confronti di singoli funzionari". L' unico episodio certo e schedato nei dossier della questura, almeno per il momento, è l' aggressione fatta a Franco Sensi, presidente dei giallorossi, subito dopo la partita Roma-Inter durante lo scorso campionato. Ma la denuncia è rimasta contro ignoti. Gli autori non sono saltati fuori. Ed è proprio da qui che sono partite le indagini. I provvedimenti di custodia cautelare richiesti dal sostituto procuratore e convalidati dal giudice per le indagini preliminari sono di ieri mattina presto. E c' è chi giura che se mai ci sarà un processo la Roma si costituirà parte civile. I sette ultrà sono tutti maggiorenni, le età variano dai diciannove ai trentasei anni. Sono Mario Corsi, Giuseppe De Vivo, Fabio Mazzei, Daniele De Santis, Guglielmo Crisera, Giuliano Castellino e Fabrizio Carroccia.

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