lunedì, 19 maggio 2008
N'ampolla vòta sapenno che
da sola nun pò esse mai riempita
viè usata dà...
lacrimatojo e pe la misura ristretta...
de circoferenza e de testa...
..da port'appresso a fà zainetto...
da dù tiggelline...
purcette o fate voi zanzare cresciute
nelle zone arte...che sempre
succhia sangue sò brave
a fà quer mestiere...de parassita
dò se azzuffeno quanno
quell'artro cò la scusa
da fà sonnaggio de chi pe sbajo
s'accosta e s'approvola
co la serva bbona...che sfarfalla...
e se posa...dànnoje...
sistema...ar bloccaggio...
de spia...e ogniquarvorta
savvicina pezzo grosso che
je pò dà linfa...e che cià penna
giusta...je se aggrappeno
cò la scusa da daje n'pò de fresco...
zigzaganno cò le alucce slinguazzanno
ammorbidennose sulla parte...
..e più de quarche vorta...se
aritrova quell'artra..che dicheno
maschia...pe destino..
o pe dovere sur letto...pariolino

e facenno da vampire...
e che dio le bbenedica nun è
de certo immorale...stropicciasse
sur cuscino...riempieno stà n'polla
de quanto più je se aggrada...
scappanno poi de fretta...verso
...tana dò travaseno er tutto...
drento a nà marionetta che
je fà da padrone...
lassanno quell'artro micco e a secco...
de quadrino e de spicco...
riavvivanno ...n'pupazzo che
da solo nun cià senso da esse
e cresce cò l'artri che je danno forza
cò la loro stessa Faccia.
 
...travasanno a nà pezza moscia
da nà panza o penna de sostanza.

...(quanno ce stà)




"Il mondo si divide in tre categorie di persone:
un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti; un gruppo un po' più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al loro compimento, e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto".

(Nicholas Murray Butler, membro del CFR - Council on Foreign Relations)

PIAZZA DELLA LOGGIA, ALEMANNO: “NON COMMENTO LAVORO MAGISTRATURA”
15 Maggio 2008 - "Non è mio compito commentare il lavoro della magistratura". Commenta così il sindaco Gianni Alemanno il rinvio a giudizio dei sei imputati accusati di concorso nella strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974, tra i quali Pino Rauti, uscendo dal teatro Parioli dove ha registrato la puntata del Maurizio Costanzo Show.


DSSA: STORIA DI SPIONAGGIO DI INIZIO ESTATE

DSSA: POLIZIA PARALLELA, 
SPIONAGGIO O COPERTURA PER LA CIA?

Storia di uno scandalo di inizio estate.

Dice il saggio: tutto quel che è del web è pubblico e nulla in esso è davvero nascosto. Fumo negli occhi? Forse, perchè questi l'Opus magno lo volevano far diventare addirittura partito.
Sono convinta che i reati contestati alla DSSA, acrostico di Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo, siano tutti veri. Copio dall'Unità online: associazione per delinquere finalizzata all'usurpazione di pubbliche funzioni (art. 416 Cp); usurpazione di funzioni pubbliche (art. 247 Cp); illecito utilizzo di dati ed informazioni riservate attraverso l'illegale consultazione delle banche dati del ministero dell'Interno (Art. 12 della legge 121/1981).
Bello: sembra d'esser tornati alle indagini di Cordova in quel di Palmi, povero lui che tanto si affannava per trovare anche solo una scrivania e leggere i faldoni, perchè come è noto una delle attività ludiche preferite dai papaveri è sempre stata quella di metter su il "grembiule" sopra l'uniforme e, cane non mangia cane.
Almeno finchè non torna utile. Poi, il burattinaio taglia i fili e tutti i cordoni ombelicali, alla maniera massonica.
Il sito di questa sorta di pagliacci imbellettati è da vedere. Gestito da autori capaci di rubare il simbolo della fiamma pure al vecchio Rauti e appassionati lettori di Misteri d'Italia, di cui ampi articoli e stralci, il sito contiene intere pagine di un perverso amore per il mostro guerrafondaio internazionale; il memoriale degli accoliti nazifascisti caduti per la causa ed una intera rassegna di link ad organizzazioni tutt'altro che umanitarie: dalla Cia al Mossad.
Pericolosissimi, di italiota massonica maniera. Sicuramente. Soprattutto perchè hanno avuto tanto credito da raccogliere adesioni fra militari in servizio reclutati tra Carabinieri, GdF e Polizia, ed ottenere con essi 21 indagati e 28 perquisizioni in nove regioni italiane.
Pericolosissimo soprattutto lui, il Gaetano Saya, immortalato quand'era Maestro Venerabile con tanto di luminaria appesa al collo (la squadra e il compasso sono alcune delle Grandi Luci della massoneria). Un gran massone non c'è che dire, ma niente affatto raffinato e addobbato con paramenti dozzinali. Puro stile maranga. Il credito riscosso dichiarerà certamente la cultura e il target. Perchè tant'è e quando un tizio è un millantatore, millanta. Punto. Salvo finire arrestato insieme al complice Riccardo Sindoca con le mani nel sacco a tentar di rubare soldi pubblici, perchè si era distratto nel benedire l'esistenza di Bush troppo da vicino.
92° Rito Memphis. Mo' chi sono i tagliatori di teste? Dite un po'...Un errore fondamentale. Il troppo stroppia e No, non sembra affatto un caso, che questa pagliacciata (vera per carità) scoppi proprio adesso, nel clima torrido dei tredici mandati di arresto agli uomini della CIA, che rapirono il povero Hassam Mustafa Osama Nasr due anni fa violando leggi italiane e trattati internazionali.
La ciliegina sulla torta. Vuoi vedere che alla CIA, per il trasporto del rapito, le chiavi della Base Nato di Aviano le ha consegnate proprio un uomo della DSSA? Beeeello, tanto che sembra un telefilm. Sono curiosa: chi è il massone che ha pensato la scenografia? Lu'

Stati Uniti Massoneria Servizi Segreti Nazismo

Alla fine del secondo conflitto mondiale, una fitta rete intrecciata dai Servizi segreti americani fu stesa con estrema cura sopra tutta l'Europa. Uno degli artefici delle nuove democrazie fu certamente Allen Dulles.
Dulles, massone di rito scozzese, particolare questo più significativo di quanto non si creda, era responsabile delle operazioni dell'OSS nel vecchio continente.
La figura di Allen Welsh Dulles merita un'attenzione particolare. Il futuro direttore centrale della CIA (dal 1953 al 1961), macchina statunitense di dominio del mondo, e riorganizzatore dei servizi segreti americani in epoca imperiale, era nella vita civile avvocato. E fu fidato legale di due personaggi chiave del crimine organizzato americano: Lucky Luciano e Meyer Lansky. Luciano eserciterà l'importante funzione di contatto tra Esercito alleato e Mafia siciliana poco prima dello sbarco in Sicilia; Lansky collaborerà per anni con la CIA mettendo il suo genio e la sua inventiva a disposizione delle nascenti multinazionali che investiranno ingenti capitali in attività ben poco ortodosse. L'intreccio politico-economico tra massoneria di rito scozzese, estrema destra e mafia fu alla base negli Stati Uniti della realizzazione di una sorta di holding affaristico-criminale fortemente interessate ai mercati vergini dell'Europa appena uscita dal secondo conflitto mondiale.



Quando Dulles arriva a Ginevra, e vi insedia il primo ufficio dell'OSS, mancano pochi mesi alla resa nazista ma i collegamenti ci sono già tutti. La massoneria europea, le logge più o meno segrete di un complicato diagramma di difficile descrizione mettono a disposizione la loro influenza in attesa di conoscere le intenzioni del governo americano. Sarà proprio Dulles a trattare con la Gestapo e le SS i termini di una resa non particolarmente vessatoria per i migliori ufficiali del Reich.
L'operazione condotta dall'energico avvocato americano stabilisce in realtà la politica di assistenza che verrà praticata nel ventennio successivo dagli Stati Uniti nei confronti degli alleati europei e soprattutto i contributi in denaro che saranno copiosamente versati in alcune tasche privilegiate.
Uno dei compiti principali della rete informativa statunitense in Europa fu quello di riciclare immediatamente la parte più significativa del vecchio establishment tecnico-militare nazista e fascista. Il caso del generale Gehlen resta il più emblematico.Reinhard Gehlen era responsabile dell'unità di spionaggio del Terzo Reich Fremde Heere Ost (eserciti stranieri dell'Est) e fedele soldato del Führer. Gli Alleati pensarono bene di sfruttarne le potenzialità e lo stesso Dulles lo fece riparare in America. Con lui a William Donovan, direttore centrale dell'OSS, arrivano anche 52 casse contenenti la schedatura di decine di comunisti europei. La carriera di Gehlen è folgorante: in breve tempo diviene direttore della sezione affari sovietici dell'OSS e, subito dopo, della CIA. Ma Gehlen è semplicemente uno dei tanti. Il suo gruppo, costituito nel 1941, interruppe le attività nel '45. Il tempo occorrente a cambiare nome prima di essere inserito a tutti gli effetti nell'organico dei servizi segreti della repubblica federale tedesca.





Si potrebbero ricordare ancora Stangl, comandante del lager di Treblinka in cui furono trucidate oltre 700.000 persone, fuggito da un campo di raccolta dell'esercito americano ed allontanato dall'Europa grazie alle intercessioni vaticane, o il colonnello delle SS Rauff, inventore delle camere a gas mobili, ospite in un monastero per 18 mesi e successivamente inoltrato in Argentina, punto d'arrivo della via dei conventi che passava invariabilmente per i porti d'imbarco di Genova e di Bari.
Furono davvero in molti, terminato il secondo conflitto mondiale, a sfuggire all'arresto e al processo grazie all'aiuto dei servizi segreti alleati e dello stesso Vaticano. Con loro i transfuga nazisti portarono anche ingenti quantità di denaro che depositarono nei conti bancari di numerosi istituti di credito svizzeri e sudamericani. Gli itinerari di fuga passavano per Austria, Italia e Svizzera per arrivare in Argentina, Bolivia, Paraguay, Uruguay e Medio Oriente, ma anche in Spagna e Scandinavia. Gli uomini delle SS che si erano messi al sicuro per primi fondarono a loro volta un'organizzazione denominata Spinne (ragno) più nota al grande pubblico come Odessa.
Risulta evidente ad un attento esame storico che gli Alleati misero immediatamente da parte, sul piano della pratica politica, la contrapposizione pubblicamente dichiarata alle dittature nazi-fasciste europee, quella ostilità totale con la quale erano addirittura sbarcati in Europa per scacciare il malvagio, elaborando un sapiente piano di rinascita democratica (lo stesso che ventanni dopo Licio Gelli riterrà indispensabile per preservare l'Italia da un fantomatico attacco da sinistra) che avrebbe trasformato il territorio europeo in baluardo contro l'Unione sovietica.
L'operazione tanto più riuscì quanto più una certa ideologia venne occultata negli anfratti di un sistema di potere invisibile e capillarmente diffuso. Occorre distinguere naturalmente, e con estrema precisione, tra nazismo e fascismo: gli esiti di due tipologie socio-culturali con origini tanto diverse ed evoluzioni differenziate non consentono sovrapposizioni.
Quella che rimane certa è l'impunità sostanziale concessa al vertice militare e politico nazista. Nel nuovo assetto mondiale voluto e sostenuto dagli Americani il recupero dei tecnici del Terzo Reich divenne indispensabile per gettare le fondamenta della impenetrabile cortina necessaria ad isolare l'altro grande blocco che stava ad Est e che sembrava minacciare continuamente le democrazie europee.
Inoltre i numerosi studi compiuti dagli scienziati e studiosi nazisti, studi che spaziavano dalla biologia molecolare alla fisica nucleare, potevano essere utilmente proseguiti e ampliati negli attrezzatissimi laboratori che gli Stati Uniti riempirono di fecondo ottimismo sulle sorti del mondo. Se la cosa davvero importante era il controllo del pianeta, delle sue risorse e della sua geografia, gli uomini del Terzo Reich potevano contribuire in maniera indispensabile alla riproduzione di quella cultura della sopraffazione e della violenza, ai limiti paradossali dell'esperienza religiosa, per mezzo della quale avevano cercato di dare vita alla Nazione immortale.




1. Le origini della strategia della tensione
7. Il piano Demagnetize/Clydesdale

Tra il citato Convegno di Parigi del 1951 e la firma dell’accordo tra Italia e USA per la formalizzazione di Gladio, si inserisce un altro capitolo della strategia statunitense nei confronti delle sinistre europee, in particolare dei partiti comunisti di Italia e Francia. E’ il famoso Piano Demagnetize (che per la Francia assumerà il nome di Cloven), con il quale il governo americano, d’intesa con quello italiano, intende porre un definitivo argine ad ogni attività comunista nel paese.

Il piano viene approvato il 21 febbraio 1952 dal Psychological Strategy Board (Pbs), la struttura deputata da Washington alla guerra psicologica, contestualmente alla creazione di un comitato - Lenap - composto da membri del dipartimento di Stato, della Difesa, della Cia e della Mutual Security Agecy. Un ruolo di responsabilità è affidato all’Ambasciata americana di Roma, all’epoca retta da James Dunn, con funzioni di informazione, di coordinamento e di collegamento con il governo italiano.

Come in altri numerosi episodi relativi all’ingerenza americana in Italia, anche in questo vi è una clausola segreta, relativa proprio al ruolo giocato all’interno dal nostro governo. Un rapporto del 16 luglio dello stesso anno, segnalava, infatti, che "l’ambasciatore Bunker ha sottolineato l’estrema importanza di proteggere il suo rapporto confidenziale con De Gasperi su questo problema", e sembra di rileggere il medesimo copione del 1947, quando lo stesso De Gasperi chiede agli alleati di non far trapelare le sue richieste di mantenere nel mediterraneo unità navali USA. La regolare frequentazione – ancorché in parte segreta – del Presidente del Consiglio italiano con gli americani, non doveva, in realtà aver del tutto fugato i dubbi circa il mantenimento di una politica rigidamente anticomunista nel nostro paese, ed è proprio per compensare questo declino di linea politica che gli americani stabilirono di adottare un piano speciale di contrasto ed emarginazione della sinistra in Italia.

Situazione emblematica quella italiana, tanto da diventare per gli USA il terreno in cui sperimentare gli effetti e i risultati della guerra psicologica, passata alla fase operativa tra il giugno e il luglio del 1952, con il piano nel frattempo denominato Clydesdale. Le linee guida del piano, elaborate nel corso di una riunione del Comitato Lenap, prevedevano di dedicare particolare attenzione al blocco Pci-Cgil, individuata come l’asse portante del mantenimento di potere della sinistra italiana. Obiettivo conseguente doveva, quindi, essere quello di "rompere il controllo comunista sulle organizzazioni sindacali", con corrispondente e favorevole attenzione nei confronti degli altri sindacati. Nel dettaglio, il Piano di guerra psicologica per la riduzione del comunismo in Italia, prevedeva due tipologie di azioni, le prime di carattere repressivo nei confronti del partito comunista e dei suoi affiliati, e le altre più dirette alla crescita economica e sociale del paese.

Da parte sua, il governo di De Gasperi avrebbe dovuto "apportare revisioni alla legge elettorale per diminuire la rappresentanza del Pci a tutti i livelli governativi, […] adottare misure legislative e amministrative più vigorose per prosciugare le fonti di finanziamento del Pci in Italia, specialmente quelle provenienti da accordi commerciali con le industrie sovietiche o con altri paesi satelliti, […] ridurre la vendita e la distribuzione di pubblicazioni sovietiche e del Cominform […], prendere misure legali contro tutti coloro che fossero coinvolti in movimenti illegali o nascondessero armi […], favorire i non comunisti nell’affitto di case realizzate con l’utilizzo di fondi lire". Più generalmente, il Piano prevedeva un’azione del governo italiano tendente a eliminare l’influenza comunista nei campi della difesa, della sicurezza interna, dell’informazione e dell’economia, nonché a ridurre la presenza dei comunisti all’interno delle industrie statali.

Con un duplice e convergente interesse, agli Stati Uniti veniva lasciata mano libera per la localizzazione delle basi americane e alleate, avendo l’accortezza di estromettere da ogni commessa società vicine al Pci e dalla partecipazione ai lavori società e lavoratori vicini alle formazioni di sinistra. Laddove fosse stata maggiore e più radicata la presenza di lavoratori comunisti, gli USA prevedevano anche l’applicazione di speciali contratti offshore, in base ai quali le aziende che avessero voluto ottenere commesse da parte di società americane – e particolarmente da quelle di Stato – avrebbero dovuto preventivamente licenziare gli appartenenti alle cellule comuniste e socialiste. Risulta che questo genere di contratto venne certamente applicato alle Officine Galileo, e scatenò la ovvia reazione del sindacato e dei partiti di sinistra, a testimonianza di un impegno costante in difesa dei lavoratori e dei diritti conquistati con la nascita della Repubblica.

Negli anni successivi (e precisamente il 1° gennaio 1957), presso la Caserma Passalacqua di Verona viene istituito il Battaglione Guerra Psicologica, che assume la denominazione di Reparto Guerra Psicologica e viene posto alla dipendenza del Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa (FTASE), la struttura della Nato sovrintendente tutte le forze di terra del Patto Atlantico. Benché non esista documentazione sufficiente a dimostrare un coinvolgimento del Reparto G.P. nella guerra non ortodossa, il solo fatto che abbia operato per quasi quaranta anni, e direttamente alle dipendenze del Comando FTASE induce a ritenere che il Reparto possa aver funzionato con un ruolo di coordinamento di molte delle operazioni attivate dall’alleanza atlantica nei confronti dei comunisti, e l’ipotesi può ritenersi confermata anche da quanto scritto dal G.I. Mastelloni, nella sua ordinanza sentenza relativa ad ARGO 16: "Dalla deposizione del citato ufficiale [il gen. dell’esercito in ausiliaria Eugenio Cartechini] è emerso che il Battaglione di supporto psicologico aveva avuto origine all’inizio degli anni Cinquanta [e non già nel 1957] con sede allocata presso l’Ospedale militare di Verona […]". La sua dipendenza dai Servizi militari americani, dai quali "dipendevano" anche noti elementi neofascisti come Digilio e Soffiati, induce ulteriormente a ritenere che il Battaglione possa aver svolto funzioni non irrilevanti nell’ottica di quella "guerra senza confini" scatenata dagli Stati Uniti nei confronti dell’Italia.



Appendice 1 :  IL PIANO DEMAGNETIZE

   
         
    Il "Piano Demagnetize" fu pubblicato per la prima volta nel libro di Roberto Faenza (1978), si tratta di un memorandum 'top secret' del Comando Generale di Stato Maggiore, del governo americano, datato 14 maggio 1952, che, anni dopo, il generale Giovanni De Lorenzo sottoscriverà nel momento in cui diverrà responsabile del SIFAR. E' molto probabile che Demagnetíze sia da considerare come una pianificazione nella 'cornice' entro cui si è andata a collocare anche Gladio, la cui più esplicita definizione è quella data in Commissione Stragi dal Gen. Antonio Podda riferendo una confidenza che gli era stata fatta dall'ammiraglio Eugenio Henke, direttore dei SID, sul finire degli anni '60: struttura "anti-sovietica all'esterno e anti PCI all'interno".

          La scelta di 'Gladio' come nome e rappresentazione simbolica dei fini della struttura Stay-behind, cioè della prima spada dell'Antichità ad avere due tagli per colpire, uno verso l'intemo e l'altro verso l'esterno, non può che rafforzare questo giudizio. Il nome 'Gladio' compare anche in Belgio e Germania a testimonianza di scelte comuni per alcuni dei paesi più importanti nell'equilibrio Est-Ovest. Il documento, molto ampio e dettagliato, manca di molte parti sottoposte ancora a censura Quello che viene presentato è uno dei memorandum riassuntivi della serie di "piani" che compongono Demagnetize. E possibile quindi che in questa presentazione non siano citati i contenuti di interi capitoli di Demagnetize.

Dai documenti Usa acquisiti dalla Commissione Stragi [Demagnetize e "Gladio". Allegato"A

(Bozza)

Oggetto: Richiesta da parte del Servizio Clandestino Italiano di Appartenenza Piena e Permanente alla Commissione Pianificazione Clandestina.

Riferimento: SPDM-150-53 Il ... maggio 1953 la commissione Interforze Piani Strategici ha approvato la relazione datata3 aprile 1953 acclusa documento SPDM-150-53. In considerazione degli aspetti di intelligence di questa materia, si raccomanda che, prima di un'azione definitiva, la relazione venga trasmessa al Joint Intelligence Committee per parere o approvazione.

1 . Gli obiettivi dei piani in argomento sono:

a: ridurre la forza del Partito comunista, le sue risorse materiali, le sue organizzazioni internazionali, la sua influenza sui governi francese e italiano, e particolarmente sui sindacati, nonché l'attrazione [appeal] che esso ha per i cittadini francesi e italiani, cosi da fare in modo che esso non rappresenti più una minaccia per la sicurezza della Francia e dell'Italia e per gli obiettivi degli Stati Uniti;

b: rafforzare i sindacati liberi e le forze genuinamente democratiche.

2. Per raggiungere questi scopi, il piano indica attività che devono essere. intraprese da diversi ministeri o enti pubblici a discrezione, oppure sotto la direzione generale e il controllo del Dipartimento di Stato e degli ambasciatori statunitensi in Francia e in Italia. Essi non devono considerare questo un obbligo ma una facoltà operativa che abbia il fine di:

a. appoggiare importanti iniziative anticomuniste che sono attualmente intraprese dai governi francese e italiano;

b. ove possibile, fare opera di pressione morale, economica e politica, nella misura in cui ciò sia alla portata dei rappresentanti americani, perché i governi francese e italiano si adoperino vigorosamente per raggiungere gli scopi predetti;

c. condurre le proprie attività in Francia e in Italia, per quanto sia possibile, in modo che ciò concorra al raggiungimento degli obiettivi succitati.

3- Per essere sicuri che questi piani vengano effettivamente attuali è stato insediato a Washington un gruppo di lavoro [panel] che appoggi e consigli sia il Dipartimento di Stato, sia gli ambasciatori in Francia e in ltalia. ll rappresentante degli interessi del Ministero della Dìfesa è nominato dall'ufficio del ministero della Difesa. E' previsto che gruppi simili vengano insediati a Parigi e a Roma dagli ambasciatori in Francia e in Italia e che essi includano un'adeguata rappresentanza militare.

4- Le implicazioni militari dei piani di attuazione sono molte e complesse. Le si può valutare soltanto sul campo. E' evidente, comunque, che bisogna tenere conto, a grandi linee, di due aspetti:


a. quelli che insorgono, nel quadro dei Piani correnti, dall'attività del Ministero della Difesa. Molte di queste attività, assegnate dai piani al Ministero della Difesa, ancorché possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi dei piani stessi, potrebbero essere di difficile attuazione, o addirittura non desiderabili dal punto di vista militare. Sarebbero tali, per esempio, azioni proposte in connessione: con la scelta di parti o di località per installazioni militari americane; appalti per forniture di equipaggiamento; norme per i programmi edilizi; programmazione di visite ufficiali da parte della flotta o di manifestazioni aeree. Va notato tuttavia che:

a.1. I piani prevedono che si proceda ad azioni del genere soltanto quando ciò sia praticabile;

a.2. il ministro della Difesa ha chiesto che i Jcs forniscano appoggio"appropriato". E chiaro, perciò, che quando un ambasciatore presenta una richiesta specifica, la decisione se fare o non fare ciò che l'ambasciatore chiede dipende dalla controparte militare in questione;

b. quelli che nascono dal progressivo raggiungimento degli obiettivi dei piani. il numero di iscritti, l'organizzazione, la disciplina e gli obiettivi dei comunisti francesi e italiani sono cosa nota. Oltre ad avere un'influenza negativa sulla preparazione militare francese e italiana, essi rappresentano,in tempo di guerra una seria minaccia di spionaggio, sabotaggio e attività partigiana contro le linee di comunicazione americane alleate. Ridurre questo potenziale pericolo è una delle preoccupazioni dei nostri comandanti in Europa. Nonostante gli obiettivi del piano siano politici,il loro raggiungimento non può che avere ripercussioni favorevoli per i nostri piani e per le nostre operazioni militari. Fondamentalmente, le azioni anticomuniste e le misure morali, economiche e politiche, prospettate nei piani operativi, sono di natura amministrativa, almeno per quanto riguarda il Ministero della Difesa. Tuttavia, il potenziale ostile di un apparato comunista bene organizzato e influente in Francia e in Italia rappresenta una seria minaccia al raggiungimento degli obiettivi militari statunitensi in Europa. E se anche le azioni previste sono di natura prevalentemente amministrativa, si può sin dora osservare che l'attuazione del piano avrà implicazioni di carattere militare a seconda che la predetta minaccia cresca o diminuisca. Di più: le azioni di cui il Ministero della Difesa ha la responsabilità primaria o di appoggio hanno riflessi diretti sui piani e sulle operazioni militari. Per esempio, la scelta dei porti, degli impianti portuali, delle località per installazioni militari; le norme che regolano le costruzioni militari e i servizi accessori, le dimostrazioni di capacità militari in occasioni di visite navali o di dimostrazioni aeree hanno tutti riflessi sulla situazione militare. Considerato quanto sopra, si è concluso che i piani hanno implicazioni militari e, di conseguenza, costituiscono materia per i Joint Chief of Staff e per il comando delle truppe americane in Europa. E stato anche affrontato il problema che i Jcs indichino un opportuno ufficio militare in Europa a cui affidare il compito di cooperare con gli ambasciatori a Parigi e a Roma e di indicare il consigliere militare destinato a far parte dei gruppo di lavoro presso ciascuna ambasciata. Poiché i piani potrebbero apparire come un attentato alla sovranità dei due stati o come un'interferenza sull'attività interna dei governi francese e italiano, è evidente che si dovranno applicare ad essi straordinarie misure di sicurezza. Per questa ragione, il ministro della Difesa ha stabilito che copie dei piani non verranno distribuite ai comandi oltre mare. In sostituzione di ciò si dovranno concordare con il Dipartimento di Stato misure che consentano al comandante in capo delle forze in Europa di ottenere tutte le informazioni relative ai piani dagli ambasciatori in Francia e in Italia. Come misura di sicurezza aggiuntiva, il contenuto di questi piani verrà reso noto soltanto a quei cittadini americani che necessitino ditale informazione per lo svolgimento dei loro compiti ufficiali.

 
Massoneria e Mafia

È molto probabile che la Loggia P2, che si è delineata come un vero e proprio servizio segreto atlantico, fosse stata trasformata anche in una sede di raccordo e di incontro tra tutte le strutture parallele che gestivano il potere reale in Italia.

Nelle liste della P2, rinvenute il 17 marzo 1981 nella villa di Gelli di Castiglion Fibocchi, risultavano iscritti numerosi nomi di dirigenti dei servizi segreti:Miceli, Maletti, La Bruna, D'Amato, Fanelli, Viezzer.
Vi risultavano anche Giuseppe Santovito, Grassini e Walter Pelosi, capo del CESIS dal maggio 1978.
C'erano i nomi di numerosi altri dirigenti, tra cui Musumeci, capo della segreteria di Santovito, Sergio Di Donato e Salacone, dell'ufficio amministrativo...

Nelle liste della P2 c'era anche una nutrita schiera di funzionari del SISDE.
Per molti iscritti la data di iniziazione era immediatamente precedente o successiva al passaggio nei servizi segreti.
Nel 1962-64 il generale De Lorenzo e il SIFAR predisposero principalmente un'attività di schedatura dei cittadini e di preparazione di un possibile colpo di Stato.
Negli anni settanta i dirigenti del SID (mutamento del nome del servizio segreto da SIFAR a SID, dopo lo scandalo del "piano Solo") esplicarono soprattutto azioni per proteggere eversori di destra e sospetti autori di stragi.
Gli ufficiali del SISMI, che ne costituirono le strutture occulte, nel 1978-81 spaziarono dalla trattativa trilaterale con Br e camorra per la liberazione di Cirillo, al depistaggio dei giudici impegnati nelle indagini sulla strage del 2 agosto alla stazione di Bologna, dalla operazione "Billygate" al peculato, dalle macchinazioni nei confronti dei collaboratori del capo dello Stato alla diffusione di notizie calunniose attraverso la stampa, da loro stessi finanziata. A somiglianza della P2, della quale per altro la struttura era una articolazione, il SUPERSISMI svolgeva un amplissimo ventaglio di attività, tutte direttamente o indirettamente finalizzate a intervenire nella sfera politica, il che era, con tutta evidenza, incompatibile con le finalità d'istituto.



Quando Gelli nel marzo del 1965 s'iscrisse alla massoneria nella loggia del Grande Oriente "Romagnosi" di Roma, aveva già delle buone credenziali come fascista della repubblica di Salò. Contava sull'amicizia con Giulio Andreotti e referenze con gli ambienti del Vaticano, una lista di cinquanta nuovi iscritti molto qualificati. Aveva legami con molti ufficiali dei servizi segreti, in particolare col generale Giovanni De Lorenzo e con il colonnello dell'Arma dei Carabinieri Giovanni Allavena, reduci dalle trame del "piano Solo", (che sarebbe scattato se il governo di centrosinistra avesse adottato un programma autenticamente progressista), e dallo scandalo delle schedature del SIFAR, il nostro servizio segreto che in pochi anni aveva raccolto 157 mila dossier, per usarli come arma di ricatto su politici, militari, giornalisti, preti, privati cittadini, uomini di cultura.
Questi dossier passarono molto probabilmente nelle mani di Gelli, che ne fece uno degli strumenti del suo stesso potere. Allo stesso De Lorenzo, capo del Sifar, venne dato il compito di organizzare l'esercito clandestino di Gladio.
Nel 1962, quando Antonio Segni salì al Quirinale, De Lorenzo era impegnato con gli uomini della CIA di Roma a creare "squadre d'azione per compiere attentati contro le sedi della Democrazia cristiana e di alcuni quotidiani del Nord, da attribuirsi alle sinistre; sono necessari altresì gruppi di pressione che chiedano, a fronte degli attentati, misure di emergenza al governo e al capo dello Stato." (Il brano è tratto da un memorandum dei servizi segreti americani ratificato da De Lorenzo).

La carriera di Gelli in Massoneria fu velocissima. Nel dicembre del 1966, poco più di un anno dopo la sua iscrizione alla massoneria, venne nominato capo della loggia HOD, nota come P2, la più importante e misteriosa di tutto il Grande Oriente.

La Commissione parlamentare d'inchiesta ha sottolineato che il ruolo di Gelli crebbe di pari passo col defilarsi di Frank Gigliotti ormai anziano. Gigliotti, uomo della CIA, era un feroce anticomunista, amico di molti mafiosi siciliani, ex agente della OSS, la rete di spionaggio degli Stati Uniti in Italia durante la guerra.
Dalle logge massoniche americane gli era stato affidato il compito di rimettere insieme quello che rimaneva della massoneria conservatrice di piazza del Gesù, con il Grande Oriente di palazzo Giustiniani. Gigliotti rimise in circolo logge come la "Alam" del principe Giovanni Alliata di Montereale, protagonista di almeno un paio di mancati golpe e amico di boss mafiosi e finanzieri alla Michele Sindona.

Gelli stesso rivendicherà sempre con orgoglio i legami con la destra americana più reazionaria.



I legami tra la CIA e la P2 sono stati confermati in un'intervista al TG1 nel 1990, dalle rivelazioni di Richard Brenneke e Razin, ex agenti della CIA, sui finanziamenti dei servizi segreti americani alla P2. Presero, quindi, l'avvio le inchieste che portarono a scoprire il ruolo della CCI, la "Kriminal Bank", usata dalla CIA e dai trafficanti internazionali di valuta e di armi. I due agenti parlarono anche di qualcosa molto simile a Gladio.
Razin era stato addirittura supervisore della Gladio europea.
Questa intervista scatenerà una delle prime esternazioni del presidente Cossiga e porterà alla rimozione del direttore del telegiornale, Nuccio Fava, e alla esautorazione del giornalista Ennio Remondino, autore dell'inchiesta.
Per Cossiga, allora capo dello Stato , era inammissibile che i servizi di sicurezza di un paese amico venissero attaccati in quel modo. Bisognava prendere provvedimenti contro dirigenti e funzionari Rai. Con altrettanta foga reagì qualche mese dopo, dando del "giudice ragazzino" a Casson che voleva interrogarlo su Gladio.

Nella sua testimonianza resa ai giudici di Bologna, che indagavano sul coinvolgimento del capo della P2 nella strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, Tommaso Masci, primo portiere nella seconda metà degli anni 70 dell'albergo romano Excelsior, di cui Gelli era in quel periodo cliente fisso, tracciava una descrizione efficace del formicolio dei potenti intorno a Licio Gelli. Tra i visitatori di Gelli c'erano politici, militari, giornalisti, alti
funzionari dello Stato, banchieri. Tra coloro che lo frequentavano, c'erano Andreotti, Cossiga, Craxi, Fanfani, solo per fare i nomi più noti. Tra i visitatori c'era anche il bombarolo Paolo Aleandri, il terrorista di destra a cui Gelli aveva affidato il compito di mantenere i contatti con Filippo de Jorio, consigliere politico dell'onorevole Andreotti, che era latitante per il golpe Borghese del 1970.
Lo stesso Aleandri incontrò nella stanza di Gelli il generale Vito Miceli, capo del SID, cioè l'uomo che avrebbe dovuto arrestarlo. Verso la fine del 1979 Alfredo De Felice, della cerchia dei neofascisti, assistette ad un incontro tra Gelli e il ministro del Commercio Estero Gaetano Stammati, che doveva sottoporre a Gelli le bozze di un decreto economico del Governo. Il deputato democristiano si iscrisse alla loggia P2 nel 1977 e, poco dopo, diventò ministro del Commercio estero del governo Andreotti.
Dopo le elezioni del giugno 1979, l'incarico di formare il nuovo governo fu dato a Cossiga, che affidò il ministero del Commercio Estero a Stammati, quando, precedentemente, lo aveva promesso al liberale Altissimo. Alle inferocite rimostranze dei liberali, Cossiga rispose: "Non ne ho potuto fare a meno; ho ricevuto tante pressioni...".
Nello stesso tempo Gelli, nella sua stanza all'Excelsior, si vantava con gli amici di avere imposto Stammati.

L'attività della P2 negli anni '70 era frenetica. C'era la pratica costante della raccomandazione e c'erano gli affari, e gli affari intrecciati col potere che lo alimentavano. Degli affari citiamo i più noti: l' Eni-Petronim, il banco Ambrosiano, il crak della Banca Privata di Sindona, la scalata al "Corriere della Sera", tutti collegati a scandali e cadaveri come quello di Calvi, penzolante sotto un ponte di Londra o quello di Ambrosoli, liquidatore della banca Privata di Michele Sindona.

A volte gli uomini della P2 si servirono delle organizzazioni criminali: mafia, camorra, 'ndrangheta. Collegamenti accertati dalle inchieste giudiziarie sul finto rapimento di Sindona, sul caso Cirillo, sulla strage del rapido 904, sull'omicidio di Roberto Calvi.
I nomi degli iscritti alla P2 ritornano con ossessiva puntualità in tutte le indagini sui misteri d'Italia: la strage sul treno Italicus, il caso Moro, la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, il delitto Mattarella, il traffico di armi e droga, solo per citarne alcuni.

Il treno "Italicus", linea ferroviaria Firenze-Bologna, il 4 agosto 1974 verso sera tardi, venne squassato dalla forte esplosione di una bomba ad altissimo potenziale:12 persone morte e 105 feriti. Apparve certo, fin da subito, che la strage era opera del neonazismo. Le indagini si diressero sul gruppo di neofascisti di Arezzo e precisamente su Franci, Malentacci e Tuti, che avevano legami anche con la P2. I tre sono rinviati a giudizio e poi assolti. Il giudice istruttore di Bologna Angelo Vella, affiliato alla massoneria locale, non coinvolge nessun piduista.

Il neofascismo terrorista era coinvolto nella grande operazione presidenzialista, che rappresentava e rappresenterà lo scopo principale a cui tende, trasversalmente a tutti i partiti, la politica italiana.

Luciano Violante, partendo dal golpe presidenzialista, era arrivato ai gruppi terroristici di estrema destra. "Sussistono prove - scrive - di una corrispondenza tra Edgardo Sogno e l'avvocato Antonio Fante di Padova...Che dagli elementi in atti appare che tale corrispondenza abbia ad oggetto la costituzione di una organizzazione intesa a raggruppare tutti i gruppi di estrema destra, tra i quali anche Ordine Nuovo, in epoca successiva al decreto di scioglimento di questo gruppo." Spiega, inoltre, nella sua requisitoria contro Sogno e Cavallo, Violante: "..Va considerato che l'allertamento disposto venne a conoscenza di quei settori militari che molteplici fonti di prova indicano come interessati all'iniziativa eversiva, disincentivando per il momento la realizzazione del piano..."

I giudici milanesi Turone e Colombo arrivarono alla scoperta degli archivi di Gelli indagando sul finto rapimento e il soggiorno in Sicilia del bancarottiere Michele Sindona.
I giudici milanesi, come quelli di Palmi, che indagavano sulle nuove logge coperte, scoprirono che attraverso la P2 passavano molti dei misteri e degli scandali italiani di quegli anni, e furono costretti a suddividere in capitoli il materiale raccolto:
· la P2 e lo scandalo Eni;
· la P2 e il Banco Ambrosiano;
· la P2 e lo scandalo dei petroli;
· la P2 e la magistratura;
· la P2 e la Rizzoli;
· la P2 e i segreti di Stato;
· la P2 e i finanziamenti all'eversione nera;
· la P2 e le stragi;
· la P2 e il sequestro Moro;
· la P2 e il caso Pecorelli.

Un altro gigantesco capitolo fu aperto dall'inchiesta del giudice Carlo Palermo sul traffico di armi, che coinvolgeva molti piduisti e da cui trasparivano forti legami con la criminalità organizzata e col traffico di droga.............
Un intreccio solido quello che traspare dalle inchieste giudiziarie su mafia e massoneria.

Prima che i giudici di Palmi riaprissero il capitolo oscuro dei rapporti tra massoneria, traffici di armi, affari sporchi e criminalità, altre logge coperte erano finite in inchieste della magistratura. A Palermo il giudice Falcone, prima di essere costretto a trasferirsi a
Roma, si era a lungo occupato di massoneria. Aveva scoperto la loggia di via Roma 391, dove politici locali e funzionari pubblici venivano iniziati, insieme a mafiosi del calibro di Michele Greco e Giovanni Cascio, del quale molti anni dopo verrà intercettata una telefonata in cui si parlava in termini amichevoli di Gelli.
Gran maestro della loggia di via Roma era Pietro Calacione, direttore sanitario dell'ospedale Civico di Palermo e il Civico, forse non per una semplice coincidenza, era uno dei feudi elettorali dell'onorevole Salvo Lima.
Falcone si era occupato di un'altra inchiesta sull'intreccio tra mafia e massoneria e le indagini dei carabinieri si erano svolte in tre direttrici: logge massoniche, rilevamento di società sull'orlo del fallimento, contatti con i politici.
Le indagini erano arrivate fino a Roma e a Milano.
Pino Mandalari, capo di alcune logge, poi condannato a due anni di carcere per riciclaggio di denaro sporco, in una telefonata intercettata, si vantava di potere arrivare fino alla segreteria di Bettino Craxi; in altre telefonate si parlava del generale Cappuzzo,
siciliano già iscritto alla P2, di Salvo Lima, di alcuni sottosegretari di governo.

Inesplorata resta la questione delle coperture assicurate a Gelli dai politici, a cominciare da Andreotti, suo grande amico, poi da Cossiga, da Fanfani, da Craxi, da Forlani e da molti altri. Fu scoperto che dietro la sigla del circolo Scontrino di Trapani si celavano ben sei logge massoniche e una superloggia coperta( loggia C), con iscritti deputati regionali, alti funzionari e mafiosi. La loggia C saltò fuori anche nelle indagini del giudice Augusto Lama di Massa Carrara, sui traffici di armi di Aldo Anghessa, un collaboratore dei servizi segreti italiani. Questa storia intricata vede coinvolti anche dei neofascisti che, secondo una sentenza della magistratura, avrebbero ricevuto tra l'altro finanziamenti da Licio Gelli. E' un intreccio solido quello che traspare dalle inchieste giudiziarie su mafia e massoneria delle logge coperte.

Uno studio attento della struttura massonica più conosciuta, la P2, fa rilevare che la regione più rappresentativa tra gli iscritti alla loggia di Gelli è proprio la Sicilia, che non è, storicamente, una terra di grandi tradizioni massoniche.
La P2,quindi, risultò coinvolta in molte inchieste giudiziarie sulle stragi e su alcuni omicidi politici Non è un caso che a Castiglion Fibocchi, alla villa di Gelli, perquisita dai carabinieri per ordine dei magistrati milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, il 17 marzo 1981, i giudici milanesi siano arrivati, indagando sul misterioso soggiorno in Sicilia di Michele Sindona, il bancarottiere di Patti, iscritto alla P2 e legato a filo doppio ad Andreotti.
Nel corso del suo finto sequestro, Sindona si era avvalso dell'appoggio, tanto della massoneria quanto della mafia. Proprio durante il suo soggiorno in Sicilia, nell'estate del 1980, si aprì, con gli omicidi del commissario Boris Giuliano e del giudice Cesare Terranova, la stagione dei cosiddetti delitti "eccellenti". E' solo un caso che nella stessa estate ci sia la strage alla stazione di Bologna?

Il 20 maggio 1981, il governo messo alle strette dallo scandalo, comunicò al Parlamento la lista dei presunti aderenti alla loggia segreta P2 di Licio Gelli, alla quale risultavano affiliati, tre ministri, un segretario di partito, i vertici dei servizi segreti, militari, imprenditori, parlamentari, banchieri, giornalisti.
Ogni nome era preceduto da un numero di fascicolo e da un numero di gruppo; seguiva un "codice", al quale talvolta seguiva il numero della tessera e un appunto relativo alle quote sociali. Nella lista c'erano: 52 alti ufficiali dei Carabinieri, 50 dell'esercito, 37 della Guardia della Finanza, 29 della Marina, 11 Questori, 5 Prefetti, 70 imprenditori, (uno era un famoso costruttore di Milano, figlio di un dipendente della Banca Rasini, pluriinquisito e pluriindagato), 10 presidenti di banca, 3 ministri in carica, 2 ex ministri, il segretario di un partito di governo, 38 deputati,14 magistrati, sindaci, primari ospedalieri, notai e avvocati. Gli elenchi della loggia segreta P2 del Venerabile Maestro Gelli, come si può notare, erano impressionanti: politici, imprenditori, giornalisti, alti gradi delle forze armate, tutori dell'ordine pubblico, funzionari dello stato, dirigenti dei servizi segreti, magistrati. E ancora,119 piduisti già insediati ai vertici delle maggiori banche, nel ministero del tesoro, e in quello delle finanze. Gente che spesso aveva giurato fedeltà e obbedienza tanto alla Costituzione Italiana quanto alla massoneria.
Secondo la commissione parlamentare d'inchiesta, l'elenco completo degli iscritti alla P2 era all'incirca di 2500 nomi; ne mancano 1650. Solo la magistratura ha avuto il coraggio di punire gli appartenenti alla P2. L'assoluzione più sconcertante è stata quella dei militari, voluta dal ministro della Difesa Lagorio, socialista e iscritto alla massoneria.

Tra i 962 iscritti c'è anche il "nostro" presidente del consiglio del 2001, l'on. Cav. Silvio Berlusconi. Silvio Berlusconi risulta iscritto alla loggia P2, con la tessera numero 1816, codice e.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, il 26 Gennaio del 1978. Lo stesso giorno in cui si era iscritto Maurizio Costanzo, numero di tessera 1819. Dagli atti della Commissione parlamentare, ed in particolare dagli elenchi degli affiliati, sequestrati in Castiglion Fibocchi, figura il nominativo del Berlusconi (numero di riferimento 625) e l'annotazione del versamento di lire 100.000, eseguito in contanti in data 5 maggio 1978, versamento la cui esistenza risultava comprovata anche da un dattiloscritto proveniente dalla macchina da scrivere di proprietà di Gelli.

Alla Magistratura di Venezia Berlusconi, sotto giuramento, nega di aver versato personalmente soldi per la sua iscrizione, contro tutte le prove portate a suo carico, e per questo viene condannato come "spergiurio", in via definitiva, dal Tribunale veneziano. Berlusconi sarà comunque amnistiato, e così potrà diventare Presidente
del Consiglio nel 1994 e nel 2001.



Controllo delle tifoserie


Società e Ambiente: Società

del 17/04/2008 di Giulio Sensi


LUCCA - Sarà il dibattito con il sociologo Antonio Smargiasse sul fenomeno del controllo dei gruppi ultras da parte delle tofoserie neofasciste ad inaugurate sabato mattina alle 10 a Palazzo Ducale il ciclo di iniziative "...è festa d'Aprile" organizzato dall'Arci in collaborazione con diversi soggetti istituzionali. Undici eventi di grande interesse che proseguiranno fino al 17 maggio. Il secondo appuntamento con ol giornalista Daniele Biacchessi lunedì 21 a Capannori.

In occasione del 63° anniversario della liberazione del nostro paese dal nazi-fascismo, l’ARCI organizza una serie di iniziative “per ricordare – affermano gli organizzatori - quegli avvenimenti, per analizzare cosa