Er professore messo n'cattedra spiega
come ce se comporta cò chi ce se dovrebbe
accompagnà e dò se apprenne la
didattica...e studianno bene la lezione...
che nun de certo lui là scritta ....detta...
l'occhio su l'accento e su la trascritta
che più je n'teressa...tralassanno però
quella dò se butta
...avanzo de pezza
che nun frutta ....
...ne de consenso ne de saccoccia...
e sparlanno cò cognizione de causa....
de stà situazione dò er
...dilago de corruzione tè ramificato
... pìa applauso...garantito...
facile e comannato...
nun facenno n'sia mai
n'accenno de...come poesse
che se stà società tanto puzza...
....ce stà puro lui n'cattedra...
forse perchè scordannose de...
...fà grammatica e smemorata analisi....
..e che nun se faccia me riccomanno politica...
.... ce se potrebbe compromette...
la nomina .....da neutrale professore
nun potennose più da nissuna parte
n'filasse...
...e così preso ... da fà vede a tutti
stà sua onesta n'tellettuale causa...
...te recita la parte ...nun guardanno..
..se chi...ja proposto er baccajo
pe dettà l'ingiustizia....
cià lo stesso e puro peggio conflitto
Politico mafioso n'teresse de chi attacca!
..diventanno solo nà calamita pe distrae
cò le fregnacce chi lotta pe libberà la classe ....
e stà società che te dice...
quanto marcia ma ce se naviga benone....
la cattedra ...quanto più sotto ce n'mare
de m...onnezza.

http://lombardia.indymedia.org/?q=node/6263
«Sono passati 34 anni dal fatto e quindi siamo di fronte, al di là di come vada, a una sorta di "non giustizia". La giustizia o è tempestiva o corre dei grossi rischi di non apparire credibile».
Esordisce così Manlio Milani, presidente dell'Associazione familiari vittime della strage di Piazza della Loggia. Oggi ha 68 anni: in quell'attentato perse la moglie di 32, Lidia Bottardi. «Era vicinissima a me, stava salutando due amici, anch'essi periti». Oggi, dopo essersi risposato (ha due figli), Milani ha una visione pacata della vicenda. Lo abbiamo intervistato.
Quali sono oggi le ragioni del processo?
«Innanzitutto siamo di fronte ancora una volta alla conferma di una verità che, sia sul piano giudiziario sia sul piano storico, ormai conosciamo nei confronti delle stragi. E cioè se noi guardiamo a chi è stato rinviato a giudizio vi troviamo la conferma: è stata la destra eversiva il marchio di fabbrica».
Cosa l'ha sempre colpita sul piano delle indagini?
«Che ci sono interferenze, ancora una volta, di apparati dello Stato. E un elemento importante che giustifica il ricorso al processo è la figura di Delfino. Non dimentichiamo che 34 anni fa l'allora capitano dei carabinieri fu quello che indagò sulla strage di Piazza della Loggia. A distanza di così tanto tempo noi lo troviamo rinviato a giudizio per concorso in strage. Il dibattimento pubblico è giusto e sacrosanto: servirà per fare chiarezza».
Ha un appunto da fare alla magistratura?
«No, al contrario voglio evidenziare il valore del lavoro fatto: i magistrati non hanno mai abbandonato la ricerca della verità nonostante la complessità delle indagini che ha richiesto quattro proroghe».


Ecco la mappa dei clan
Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra nei quartieri
(13 maggio 2008)

Se po’ fà tutto in questo Paese,"se po’ fà" , Silvio Berlusconi non è mai stato così sereno, anche quello che sembra impossibile negli altri paesi europei, da noi se po’ fà, lo dice uno come lo dice l’altro: si possono avere clan di bande dentro e dentro fuori il Parlamento, il Lazio conta tra 60 e 70 cosche legate a ‘ndrangheta, camorra, cosa nostra e sacra corona unita.
A queste sono da aggiungersi le organizzazioni locali (come la famiglia Nicoletti da un lato e dall’altro il network criminale rappresentato dalla galassia familiare dei Casamonica - Di Silvio) e quelle straniere di matrice cinese, rumena e nigeriana.

ohhh guarda n'pò che puggile c'e' e chi lo sponsorizzerà?
Se po’ fà a darsi una mano, che brandisce una legge, un fucile,un bavaglio, una torcia, una mazza, quello che ti viene in mente per far fuori il nemico, sia rom, romeno, diverso. Solo a scriverne di ciò che accade, non ce la si fà. Non solo perchè fisicamente prende una nausea forte e un’impotenza drammatica ma perchè i "fatti" si susseguono veloci, come sassi trascinati dall’acqua.
Eppure mi hanno insegnato da bambina, non a parole, che tacere è dire si, condividere l’operato di una persona. Si tace perchè si è d’accordo, si delega all’altra, all’altro la nostra vita.
Professionisti del malaffare, hanno frugato ben bene nel nostro disagio, hanno fatto emergere le nostre paure, il nostro male, l’urlo che non esce più.
Sono bambini, sono ragazzi, sono bambinate, sono ragazzate e continuano stupri delle donne e dell’ambiente, violenze urbane...demenziali frasi che giustificano la disattenzione distratta e complice, hanno acconsentito a non mettere in discussione più niente, ad accettare tutto anche quello che sembra evidente che infranga i basilari diritti di ognuno.

In un paese del viterbese dove vivo, Capranica, si sono festeggiati nel fine settimana i 250 anni della Madonna delle Grazie, le donne hanno lavorato per mesi a comporre fiori di carta che hanno stravolto il degrado e l’abbandono del centro storico, l’hanno fatto diventare con l’aiuto di tutte e di tutti, un solo fiore di cui vantarsi e da offrire alla vista di chiunque. La notte della domenica, a festa finita, il paese antico si è trovato nel buio più completo e la notte successiva è stato ancora così, la pioggia e le mani furtive hanno fatto il resto...
Le automobili hanno ripreso il loro posto, i bidoni della spazzature pure, i rifiuti anche, era tutta roba di carta, da buttare, buona solo per il prossimo fine settimana.
La volontà di portare avanti questo straordinario laboratorio artigianale e artistico, non ha avuto alcuna risposta dal Comune, è rimasto il buio, l’alcolizzato che racconta la sua disperazione, i romeni pigiati nelle cantine, la spesa da fare e tutto costa di più, le analisi che è meglio farle da un privato sennò muori ad aspettare il tuo turno, si spazza, si pulisce, si corre, niente è cambiato: "se po’ fà".
http://www.socialpress.it/


Non c’è solo l’emergenza rom. Oltre ai reati commessi da una parte dei rumeni (al centro di un contenzioso diplomatico tra Roma e Bucarest), oltre all’aperta questione dei campi rom, il Lazio, e in particolare Roma, devono fare i conti con il crimine nostrano: 60 delle 67 organizzazioni del malaffare italiano sono infatti presenti nella regione dell’Urbe.
Parola dell’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità del Lazio che, per bocca del suo presidente, Enzo Ciconte, ha reso nota la mappatura integrale della criminalità laziale. E la fotografia non è per niente incoraggiante: nella regione sono attualmente “in attività” circa 300 mafiosi suddivisi appunto in una sessantina di “cosche”: venticinque fanno capo a ‘Ndrangheta, diciassette alla Camorra, quattordici a Cosa Nostra e due alla Sacra Corona Unita. Ne restano fuori una manciata, sotto la guida di vari clan isolani.
E Roma, naturalmente, la fa da padrona, con sei gruppi a dominare la scena: secondo la mappa dei grandi clan criminali all’interno della Capitale, la suddivisione è rigorosamente per zone. Al Flaminio operano 5 ‘ndrine (Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Speranza e Scriva) a S. Basilio la ‘ndrina Sergi-Marando, ad Ostia c’è la Camorra e Cosa Nostra, a Sud-est la Camorra del clan Senese a Ciampino e Centocelle, i ben conosciuti Casamonica all’Appio, Tuscolano, alla Borghesiana il clan Ierinò.
Restano in second’ordine, ma sono comunque in ascesa, la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, il settore turistico, la ristorazione e la sanità. Anche di questo (ma forse soprattutto di questo) l’amministrazione appena insediata guidata dal neosindaco Gianni Alemanno dovrà occuparsi.

come ce se comporta cò chi ce se dovrebbe
accompagnà e dò se apprenne la
didattica...e studianno bene la lezione...
che nun de certo lui là scritta ....detta...
l'occhio su l'accento e su la trascritta
che più je n'teressa...tralassanno però
quella dò se butta
...avanzo de pezza
che nun frutta ....
...ne de consenso ne de saccoccia...
e sparlanno cò cognizione de causa....
de stà situazione dò er
...dilago de corruzione tè ramificato
... pìa applauso...garantito...
facile e comannato...
nun facenno n'sia mai
n'accenno de...come poesse
che se stà società tanto puzza...
....ce stà puro lui n'cattedra...
forse perchè scordannose de...
...fà grammatica e smemorata analisi....
..e che nun se faccia me riccomanno politica...
.... ce se potrebbe compromette...
la nomina .....da neutrale professore
nun potennose più da nissuna parte
n'filasse...
...e così preso ... da fà vede a tutti
stà sua onesta n'tellettuale causa...
...te recita la parte ...nun guardanno..
..se chi...ja proposto er baccajo
pe dettà l'ingiustizia....
cià lo stesso e puro peggio conflitto
Politico mafioso n'teresse de chi attacca!
..diventanno solo nà calamita pe distrae
cò le fregnacce chi lotta pe libberà la classe ....
e stà società che te dice...
quanto marcia ma ce se naviga benone....
la cattedra ...quanto più sotto ce n'mare
de m...onnezza.

http://lombardia.indymedia.org/?q=node/6263
Intervista: Parla Manlio Milani, presidente
dell'Associazione vittime della strage di Piazza la Loggia
«Si conoscerà il peso delle interferenze»
Marino Collaccianidell'Associazione vittime della strage di Piazza la Loggia
«Si conoscerà il peso delle interferenze»
«Sono passati 34 anni dal fatto e quindi siamo di fronte, al di là di come vada, a una sorta di "non giustizia". La giustizia o è tempestiva o corre dei grossi rischi di non apparire credibile».
Esordisce così Manlio Milani, presidente dell'Associazione familiari vittime della strage di Piazza della Loggia. Oggi ha 68 anni: in quell'attentato perse la moglie di 32, Lidia Bottardi. «Era vicinissima a me, stava salutando due amici, anch'essi periti». Oggi, dopo essersi risposato (ha due figli), Milani ha una visione pacata della vicenda. Lo abbiamo intervistato.
Quali sono oggi le ragioni del processo?
«Innanzitutto siamo di fronte ancora una volta alla conferma di una verità che, sia sul piano giudiziario sia sul piano storico, ormai conosciamo nei confronti delle stragi. E cioè se noi guardiamo a chi è stato rinviato a giudizio vi troviamo la conferma: è stata la destra eversiva il marchio di fabbrica».
Cosa l'ha sempre colpita sul piano delle indagini?
«Che ci sono interferenze, ancora una volta, di apparati dello Stato. E un elemento importante che giustifica il ricorso al processo è la figura di Delfino. Non dimentichiamo che 34 anni fa l'allora capitano dei carabinieri fu quello che indagò sulla strage di Piazza della Loggia. A distanza di così tanto tempo noi lo troviamo rinviato a giudizio per concorso in strage. Il dibattimento pubblico è giusto e sacrosanto: servirà per fare chiarezza».
Ha un appunto da fare alla magistratura?
«No, al contrario voglio evidenziare il valore del lavoro fatto: i magistrati non hanno mai abbandonato la ricerca della verità nonostante la complessità delle indagini che ha richiesto quattro proroghe».

Delfo Zorzi Terrorista Nero
(latitante da tempo in Giappone con il nome di Hagen Roy)
(latitante da tempo in Giappone con il nome di Hagen Roy)

Ecco la mappa dei clan
Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra nei quartieri
di Anna Maria Liguori
A Roma opera il clan della Famiglia Nicoletti, a Viterbo quello di 'ndrina Mollica, ad Ostia lavora la ex banda della Magliana, mentre Frosinone è il territorio dei clan Venosa, Esposito-Muzzoni e Casamonica-Di Silvio, fino ad arrivare agli Anastasio di Anzio e Nettuno e i Bardellino di Formia. Sul territorio della Regione Lazio operano dalle 60 alle 67 organizzazioni criminali per un totale di circa 300 mafiosi. Venticinque le cosche appartenenti all´ndrangheta, 17 alla camorra, 14 a Cosa nostra e 2 alla Sacra corona unita, oltre a vari clan e cosche siciliani.
Tutte associazioni impegnate a fare affari con lo smaltimento dei rifiuti, sfruttando gli appalti delle grandi opere, l´edilizia residenziale, la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, nel settore turistico e della ristorazione, nelle società del settore della sanità. E´ quanto emerge da un´indagine elaborata dall´Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio, presieduto da Enzo Ciconte, e presentato ieri pomeriggio al Forum della pubblica amministrazione, alla nuova Fiera di Roma, alla presenza del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.
L´Osservatorio ha condotto uno studio sociologico e criminologico effettuato mettendo insieme il maggior numero di dati e di informazioni ricavate dalle indagini e dalle inchieste della magistratura e delle forze dell´ordine, prendendo in esame i fatti e le figure più rilevanti dal 2000 e, in alcuni casi, ripercorrendo vicende criminali risalenti anche al decennio precedente, per concentrarsi in particolare sulle azioni delle organizzazioni criminali dell´ultimo quinquennio. «Se sul nostro territorio - ha detto Marrazzo - c´è la camorra o l´ndrangheta è perché c´è ricchezza. Bisogna combattere la microcriminalità senza dimenticare di farci carico delle persone deboli, perché anche nelle baraccopoli esistono fenomeni di racket. Daremo sostegno a Roma e faremo la nostra parte contro l´illegalità diffusa, ma aprendo gli occhi, senza fare allarmismi».
E Roma città c´è una vera e propria rete criminale. Clan Ierinò alla Borghesiana, Casamonica a Tor bella Monaca e all´Anagnina, clan Senese a Centocelle, 'ndrina Sergi Marando a San Basilio, 'ndrina Morabito al Flaminio e la ex Banda della Magliana ad Ostia. E´ soprattutto la periferia il terreno fertile della criminalità organizzata della capitale.. Nell´area romana 'Ndrangheta e Camorra sono presenti soprattutto in imprese commerciali (supermercati, autosaloni, ristorazione, negozi di abbigliamento). Il Lazio è la seconda regione nella graduatoria di diffusione del reato d´usura, per il traffico di stupefacenti segue la Lombardia e precede la Campania.
Secondo la mappa geo-economica dei gruppi criminali operanti sul territorio della nostra Regione l´insieme del tessuto amministrativo e politico nella maggioranza dei comuni della Regione finora ha mostrato una buona tenuta, anche se, soprattutto in alcuni comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina, i tentativi di infiltrazione nella macchina amministrativa e politica sono in atto da tempo, e avvengono attraverso l´arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell´edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale: su 378 comuni laziali sarebbero una cinquantina i comuni dove risultano attività della criminalità.
Tutte associazioni impegnate a fare affari con lo smaltimento dei rifiuti, sfruttando gli appalti delle grandi opere, l´edilizia residenziale, la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, nel settore turistico e della ristorazione, nelle società del settore della sanità. E´ quanto emerge da un´indagine elaborata dall´Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio, presieduto da Enzo Ciconte, e presentato ieri pomeriggio al Forum della pubblica amministrazione, alla nuova Fiera di Roma, alla presenza del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.
L´Osservatorio ha condotto uno studio sociologico e criminologico effettuato mettendo insieme il maggior numero di dati e di informazioni ricavate dalle indagini e dalle inchieste della magistratura e delle forze dell´ordine, prendendo in esame i fatti e le figure più rilevanti dal 2000 e, in alcuni casi, ripercorrendo vicende criminali risalenti anche al decennio precedente, per concentrarsi in particolare sulle azioni delle organizzazioni criminali dell´ultimo quinquennio. «Se sul nostro territorio - ha detto Marrazzo - c´è la camorra o l´ndrangheta è perché c´è ricchezza. Bisogna combattere la microcriminalità senza dimenticare di farci carico delle persone deboli, perché anche nelle baraccopoli esistono fenomeni di racket. Daremo sostegno a Roma e faremo la nostra parte contro l´illegalità diffusa, ma aprendo gli occhi, senza fare allarmismi».
E Roma città c´è una vera e propria rete criminale. Clan Ierinò alla Borghesiana, Casamonica a Tor bella Monaca e all´Anagnina, clan Senese a Centocelle, 'ndrina Sergi Marando a San Basilio, 'ndrina Morabito al Flaminio e la ex Banda della Magliana ad Ostia. E´ soprattutto la periferia il terreno fertile della criminalità organizzata della capitale.. Nell´area romana 'Ndrangheta e Camorra sono presenti soprattutto in imprese commerciali (supermercati, autosaloni, ristorazione, negozi di abbigliamento). Il Lazio è la seconda regione nella graduatoria di diffusione del reato d´usura, per il traffico di stupefacenti segue la Lombardia e precede la Campania.
Secondo la mappa geo-economica dei gruppi criminali operanti sul territorio della nostra Regione l´insieme del tessuto amministrativo e politico nella maggioranza dei comuni della Regione finora ha mostrato una buona tenuta, anche se, soprattutto in alcuni comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina, i tentativi di infiltrazione nella macchina amministrativa e politica sono in atto da tempo, e avvengono attraverso l´arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell´edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale: su 378 comuni laziali sarebbero una cinquantina i comuni dove risultano attività della criminalità.
(13 maggio 2008)

Se po’ fà
giovedì 15 maggio 2008 di Doriana Goracci
giovedì 15 maggio 2008 di Doriana Goracci
Se po’ fà tutto in questo Paese,"se po’ fà" , Silvio Berlusconi non è mai stato così sereno, anche quello che sembra impossibile negli altri paesi europei, da noi se po’ fà, lo dice uno come lo dice l’altro: si possono avere clan di bande dentro e dentro fuori il Parlamento, il Lazio conta tra 60 e 70 cosche legate a ‘ndrangheta, camorra, cosa nostra e sacra corona unita.
A queste sono da aggiungersi le organizzazioni locali (come la famiglia Nicoletti da un lato e dall’altro il network criminale rappresentato dalla galassia familiare dei Casamonica - Di Silvio) e quelle straniere di matrice cinese, rumena e nigeriana.

ohhh guarda n'pò che puggile c'e' e chi lo sponsorizzerà?
Eppure mi hanno insegnato da bambina, non a parole, che tacere è dire si, condividere l’operato di una persona. Si tace perchè si è d’accordo, si delega all’altra, all’altro la nostra vita.
Professionisti del malaffare, hanno frugato ben bene nel nostro disagio, hanno fatto emergere le nostre paure, il nostro male, l’urlo che non esce più.
Sono bambini, sono ragazzi, sono bambinate, sono ragazzate e continuano stupri delle donne e dell’ambiente, violenze urbane...demenziali frasi che giustificano la disattenzione distratta e complice, hanno acconsentito a non mettere in discussione più niente, ad accettare tutto anche quello che sembra evidente che infranga i basilari diritti di ognuno.

In un paese del viterbese dove vivo, Capranica, si sono festeggiati nel fine settimana i 250 anni della Madonna delle Grazie, le donne hanno lavorato per mesi a comporre fiori di carta che hanno stravolto il degrado e l’abbandono del centro storico, l’hanno fatto diventare con l’aiuto di tutte e di tutti, un solo fiore di cui vantarsi e da offrire alla vista di chiunque. La notte della domenica, a festa finita, il paese antico si è trovato nel buio più completo e la notte successiva è stato ancora così, la pioggia e le mani furtive hanno fatto il resto...
Le automobili hanno ripreso il loro posto, i bidoni della spazzature pure, i rifiuti anche, era tutta roba di carta, da buttare, buona solo per il prossimo fine settimana.
La volontà di portare avanti questo straordinario laboratorio artigianale e artistico, non ha avuto alcuna risposta dal Comune, è rimasto il buio, l’alcolizzato che racconta la sua disperazione, i romeni pigiati nelle cantine, la spesa da fare e tutto costa di più, le analisi che è meglio farle da un privato sennò muori ad aspettare il tuo turno, si spazza, si pulisce, si corre, niente è cambiato: "se po’ fà".
http://www.socialpress.it/

Dalle scritte contro il 41 bis ai fatti di Catania. Grasso: "Lavorare nei rioni più degradati"
Fu individuato l´autore ma quel messaggio non configurava un reato e la storia venne archiviata. Il superprocuratore "Sono bande giovanili strumentalizzate da Cosa nostra"
AL "Renzo Barbera" gli ultrà di Cosa nostra vanno in curva sud. La «bravata» dei rampolli della cosca di Brancaccio, alla vigilia di Natale di quattro anni fa, la ricordano tutti. Uno striscione allusivo e minaccioso: "Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia".
La firma fu chiara fin da subito ma poi, a confermare chi aveva scritto, introdotto nello stadio e appeso in curva sud quello striscione, furono alcune intercettazioni telefoniche contenute in un´indagine di mafia. Francesco Urso, figlio del boss di Brancaccio Giuseppe Urso, commentò al telefono con un amico il clamore che l´iniziativa aveva avuto su tutti i giornali e le tv. Ma, beffa che oggi assume un sapore ancora più amaro, trovato il "colpevole", i magistrati della Procura di Palermo si videro costretti ad archiviare l´inchiesta per mancanza di reato. «Che reato è configurabile - si chiese a lungo il sostituto procuratore Nino Di Matteo - nell´esporre in uno stadio uno striscione che esprime contrarietà al regime di carcere duro riservato ai mafiosi dall´ordinamento penitenziario? L´unica ipotesi per cui poter procedere era quella di associazione mafiosa, ma certo non basta esporre uno striscione di indiretta "solidarietà" ai detenuti al 41 bis per potere essere accusati di mafia». E così, alla fine la richiesta è stata quella di archiviare il caso visto che - scrisse il pm - «la semplice ideazione e attuazione dell´iniziativa in questione non può, in assenza di altri elementi di prova, ritenersi sufficiente ed idonea alla configurazione dell´ipotizzato reato associativo di stampo mafioso». Tesi accolta dal giudice per le indagini preliminari Antonio Tricoli che firmò l´archiviazione del caso.

Oggi, dopo i fatti di Catania, la preoccupazione che, tra le fila delle frange più violente degli ultrà possano camuffarsi esponenti della criminalità organizzata capaci di strumentalizzare e piegare ai propri obiettivi le teste calde del tifo, è sempre più pressante. E se a Catania i magistrati che indagano sull´omicidio di Filippo Raciti vanno cauti sui possibili collegamenti tra mafia e ultrà e ancora più cauti su possibili responsabilità della criminalità organizzata nell´agguato teso all´ispettore di polizia, a Palermo la presenza di mafiosi nelle fila degli ultrà è cosa certa. Francesco Urso, il giovane autore dello striscione sul 41 bis, è anche un tifoso sfegatato e fu uno dei primi a beccarsi una diffida di polizia. Nel ‘99 lo beccarono a Teramo negli scontri tra la tifoseria rosanero in trasferta e i supporter della squadra abruzzese. Gli vietarono l´ingresso allo stadio per un anno ma non bastò certo a fargli fare un passo indietro nelle frange più violente del tifo.
Che ci sia un collegamento strutturale tra gli ultrà più violenti e la manovalanza di Cosa nostra è un´ipotesi che gli investigatori vagliano da tempo anche se il superprocuratore nazionale antimafia Piero Grasso, acceso tifoso del Palermo e abituale frequentatore degli stadi, ne è poco convinto: «Certo, anche i mafiosi vanno alla partita - dice Grasso - così come anche i mafiosi votano. Ma, nel caso dello striscione contro il 41 bis, si rientrava in una strategia mediatica: lo stadio venne utilizzato come mezzo di comunicazione. A Catania è successo tutt´altro. La mafia usa la violenza in modo scientifico, l´uccisione di un poliziotto, per gli effetti che provoca, può solo essere controproducente per Cosa nostra. È invece più probabile trovare coincidenze tra bande giovanili in qualche modo strumentalizzate dalla mafia, che se ne serve al bisogno, e gruppi di ultrà, specialmente nei quartieri in cui maggiore è il degrado».
(06 febbraio 2007)
Striscioni e proteste plateali quando la mafia usa gli ultrà
Alessandra ZinitiFu individuato l´autore ma quel messaggio non configurava un reato e la storia venne archiviata. Il superprocuratore "Sono bande giovanili strumentalizzate da Cosa nostra"
AL "Renzo Barbera" gli ultrà di Cosa nostra vanno in curva sud. La «bravata» dei rampolli della cosca di Brancaccio, alla vigilia di Natale di quattro anni fa, la ricordano tutti. Uno striscione allusivo e minaccioso: "Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia".
La firma fu chiara fin da subito ma poi, a confermare chi aveva scritto, introdotto nello stadio e appeso in curva sud quello striscione, furono alcune intercettazioni telefoniche contenute in un´indagine di mafia. Francesco Urso, figlio del boss di Brancaccio Giuseppe Urso, commentò al telefono con un amico il clamore che l´iniziativa aveva avuto su tutti i giornali e le tv. Ma, beffa che oggi assume un sapore ancora più amaro, trovato il "colpevole", i magistrati della Procura di Palermo si videro costretti ad archiviare l´inchiesta per mancanza di reato. «Che reato è configurabile - si chiese a lungo il sostituto procuratore Nino Di Matteo - nell´esporre in uno stadio uno striscione che esprime contrarietà al regime di carcere duro riservato ai mafiosi dall´ordinamento penitenziario? L´unica ipotesi per cui poter procedere era quella di associazione mafiosa, ma certo non basta esporre uno striscione di indiretta "solidarietà" ai detenuti al 41 bis per potere essere accusati di mafia». E così, alla fine la richiesta è stata quella di archiviare il caso visto che - scrisse il pm - «la semplice ideazione e attuazione dell´iniziativa in questione non può, in assenza di altri elementi di prova, ritenersi sufficiente ed idonea alla configurazione dell´ipotizzato reato associativo di stampo mafioso». Tesi accolta dal giudice per le indagini preliminari Antonio Tricoli che firmò l´archiviazione del caso.

Che ci sia un collegamento strutturale tra gli ultrà più violenti e la manovalanza di Cosa nostra è un´ipotesi che gli investigatori vagliano da tempo anche se il superprocuratore nazionale antimafia Piero Grasso, acceso tifoso del Palermo e abituale frequentatore degli stadi, ne è poco convinto: «Certo, anche i mafiosi vanno alla partita - dice Grasso - così come anche i mafiosi votano. Ma, nel caso dello striscione contro il 41 bis, si rientrava in una strategia mediatica: lo stadio venne utilizzato come mezzo di comunicazione. A Catania è successo tutt´altro. La mafia usa la violenza in modo scientifico, l´uccisione di un poliziotto, per gli effetti che provoca, può solo essere controproducente per Cosa nostra. È invece più probabile trovare coincidenze tra bande giovanili in qualche modo strumentalizzate dalla mafia, che se ne serve al bisogno, e gruppi di ultrà, specialmente nei quartieri in cui maggiore è il degrado».
(06 febbraio 2007)

Sicurezza Capitale: non solo campi rom. Le mani delle mafie su Roma
filippomaria_battaglia Martedì 13 Maggio 2008
filippomaria_battaglia Martedì 13 Maggio 2008
Non c’è solo l’emergenza rom. Oltre ai reati commessi da una parte dei rumeni (al centro di un contenzioso diplomatico tra Roma e Bucarest), oltre all’aperta questione dei campi rom, il Lazio, e in particolare Roma, devono fare i conti con il crimine nostrano: 60 delle 67 organizzazioni del malaffare italiano sono infatti presenti nella regione dell’Urbe.
Parola dell’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità del Lazio che, per bocca del suo presidente, Enzo Ciconte, ha reso nota la mappatura integrale della criminalità laziale. E la fotografia non è per niente incoraggiante: nella regione sono attualmente “in attività” circa 300 mafiosi suddivisi appunto in una sessantina di “cosche”: venticinque fanno capo a ‘Ndrangheta, diciassette alla Camorra, quattordici a Cosa Nostra e due alla Sacra Corona Unita. Ne restano fuori una manciata, sotto la guida di vari clan isolani.
E Roma, naturalmente, la fa da padrona, con sei gruppi a dominare la scena: secondo la mappa dei grandi clan criminali all’interno della Capitale, la suddivisione è rigorosamente per zone. Al Flaminio operano 5 ‘ndrine (Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Speranza e Scriva) a S. Basilio la ‘ndrina Sergi-Marando, ad Ostia c’è la Camorra e Cosa Nostra, a Sud-est la Camorra del clan Senese a Ciampino e Centocelle, i ben conosciuti Casamonica all’Appio, Tuscolano, alla Borghesiana il clan Ierinò.
Restano in second’ordine, ma sono comunque in ascesa, la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, il settore turistico, la ristorazione e la sanità. Anche di questo (ma forse soprattutto di questo) l’amministrazione appena insediata guidata dal neosindaco Gianni Alemanno dovrà occuparsi.

Rom: «Affronteremo il problema dei campi nomadi grazie a un decreto legge che permetta un intervento di espulsione più rigoroso che in passato che ci consenta di ridurre i circa 85 campi della città».
Per garantire la sicurezza dei cittadini, non esiste la parola «impossibile». La sicurezza è la «priorità» del governo. Verrà utilizzato anche l’esercito, se necessario, proporrà il ministro della Difesa Ignazio la Russa. Si costruiranno nuovi centri di permanenza (cpt)
Annoverati tra le vittime del nazismo gli zingari sono poi ignorati dalla storiografia ufficiale che accredita l'ipotesi per cui furono deportati e sterminati in quanto asociali e criminali. Pochi si preoccupano di raccontare che gli zingari erano invece, per i nazisti, una ben delimitata categoria di persone perseguitate e perseguitabili in quanto razza nociva, da eliminare dalla faccia della terra.
Stranamente, ma non senza che questo fatto assuma un certo significato, la prima studiosa ad occuparsi dello sterminio degli zingari fu una ricercatrice di origine ebrea, Miriam Novitch, che alla fine della guerra, e probabilmente anche con l'intento di stimolare ulteriori approfondimenti, si dedicò a raccogliere documenti e testimonianze su quanto accaduto agli zingari durante la seconda guerra mondiale. In un saggio importante, tradotto in italiano nel 196545, la Novitch sosteneva che « motivi e metodi impiegati dai nazisti per perpetrare il genocidio del popolo zigano risultano identici a quelli impiegati per lo sterminio degli ebrei» .
All'inizio gli zingari erano raccolti in campi di lavoro o nei ghetti: nel gennaio del 1941 è documentato un trasporto di 5.007 zigani austriaci nel ghetto di Lodz. Nessun sopravvissuto. Tra il 9 e l'11 novembre dello stesso anno vi giungono altri cinque convogli di soli zingari. Sulla storia di questo ghetto manca però ancora una documentazione precisa. La maggior parte degli zingari polacchi venne invece uccisa in esecuzioni di massa: ne parla Fikowskie 51 numerose testimonianze in questo senso sono state raccolte dalle commissioni distrettuali polacche per i crimini di guerra. Non potrà mai essere accertato il numero degli uccisi dalle Einsatztruppen, anche perché zingari ed ebrei erano contati insieme. Solo alcune volte si facevano distinzioni: cosí il 2 gennaio 1942 è attestata la fucilazione di 824 zingari sul confine occidentale della Crimea; in marzo 19.433 zingari risultano « sottoposti a trattamento speciale» in territorio polacco. Naturalmente la ricerca va avanti. Waclaw Dlugoborski, direttore del museo di Auschwitz, sta lavorando alla compilazione di una tabella che fornisca date e cifre delle esecuzioni di massa compiute in Polonia: secondo le sue fonti, nel 1943 oltre il 50% di zingari polacchi era già stato ucciso.
Dal 1939 che non si faceva una legge ad hoc per uno specifico gruppo etnico contravvenendo all'art. 3 della Costituzione Italiana
(Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.)
Questa cosa dovrebbe far pensare .

Autore: Sansonetti, Piero
Notizie inquietanti da nuovo Parlamento, oltre che dal nuovo governo. Liberazione, 13 maggio 2008
Continuano a giungere indiscrezioni su come il governo si prepara ad affrontare la questione sicurezza. Dove per sicurezza si intende la lotta ai migranti, ai rom e ai clandestini. Sebbene tutte le statistiche dicano che le maggiori cause di delitto, in Italia, sono i «mariti» che pestano o uccidono le mogli, e poi la malavita organizzata (mafia, camorra e 'ndrangheta soprattutto). Non risulta però che nel decreto (o forse nel disegno di legge) ci saranno provvedimenti contro i mariti o contro la mafia.
Questo per un motivo molto semplice: quasi tutti i sociologi ci hanno spiegato che, di fronte al delitto, conta poco la arida realtà dei fatti, ma conta la percezione. I fatti sono fuffa, ideologia, pregiudizio marxista... Cioè che conta davvero è cosa si immagina la gente che accadrà e non cosa davvero accade; e dunque le leggi vanno ritagliate sulla misura della "percezione" e non della realtà. Che sarebbe un po' come se in un tribunale un giudice dicesse: «Caro amico, io lo so benissimo che lei non ha commesso questo delitto, perché le prove sono a suo favore; ma moltissime persone sono convinte invece che lei sia colpevole e quindi, visto che siamo tutta gente moderna, non posso fare altro che condannarla...».
Comunque le indiscrezioni (e le pubbliche dichiarazioni dei ministri) dicono che: primo, la condizione di clandestinità diventerà reato penale; secondo, gli attuali centri di permanenza temporanea per immigrati irregolari diventeranno centri di detenzione (per capirci meglio: campi di concentramento); terzo, contro l'immigrazione clandestina sarà schierato l'esercito.


IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE E
LA MEDICINA ITALIANA NEL PERIODO FASCISTA
Per garantire la sicurezza dei cittadini, non esiste la parola «impossibile». La sicurezza è la «priorità» del governo. Verrà utilizzato anche l’esercito, se necessario, proporrà il ministro della Difesa Ignazio la Russa. Si costruiranno nuovi centri di permanenza (cpt)
Annoverati tra le vittime del nazismo gli zingari sono poi ignorati dalla storiografia ufficiale che accredita l'ipotesi per cui furono deportati e sterminati in quanto asociali e criminali. Pochi si preoccupano di raccontare che gli zingari erano invece, per i nazisti, una ben delimitata categoria di persone perseguitate e perseguitabili in quanto razza nociva, da eliminare dalla faccia della terra.
Stranamente, ma non senza che questo fatto assuma un certo significato, la prima studiosa ad occuparsi dello sterminio degli zingari fu una ricercatrice di origine ebrea, Miriam Novitch, che alla fine della guerra, e probabilmente anche con l'intento di stimolare ulteriori approfondimenti, si dedicò a raccogliere documenti e testimonianze su quanto accaduto agli zingari durante la seconda guerra mondiale. In un saggio importante, tradotto in italiano nel 196545, la Novitch sosteneva che « motivi e metodi impiegati dai nazisti per perpetrare il genocidio del popolo zigano risultano identici a quelli impiegati per lo sterminio degli ebrei» .
All'inizio gli zingari erano raccolti in campi di lavoro o nei ghetti: nel gennaio del 1941 è documentato un trasporto di 5.007 zigani austriaci nel ghetto di Lodz. Nessun sopravvissuto. Tra il 9 e l'11 novembre dello stesso anno vi giungono altri cinque convogli di soli zingari. Sulla storia di questo ghetto manca però ancora una documentazione precisa. La maggior parte degli zingari polacchi venne invece uccisa in esecuzioni di massa: ne parla Fikowskie 51 numerose testimonianze in questo senso sono state raccolte dalle commissioni distrettuali polacche per i crimini di guerra. Non potrà mai essere accertato il numero degli uccisi dalle Einsatztruppen, anche perché zingari ed ebrei erano contati insieme. Solo alcune volte si facevano distinzioni: cosí il 2 gennaio 1942 è attestata la fucilazione di 824 zingari sul confine occidentale della Crimea; in marzo 19.433 zingari risultano « sottoposti a trattamento speciale» in territorio polacco. Naturalmente la ricerca va avanti. Waclaw Dlugoborski, direttore del museo di Auschwitz, sta lavorando alla compilazione di una tabella che fornisca date e cifre delle esecuzioni di massa compiute in Polonia: secondo le sue fonti, nel 1943 oltre il 50% di zingari polacchi era già stato ucciso.
Dal 1939 che non si faceva una legge ad hoc per uno specifico gruppo etnico contravvenendo all'art. 3 della Costituzione Italiana
(Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.)
Questa cosa dovrebbe far pensare .

Esercito, espulsioni, Super-Cpt. E il Pd dice: forse votiamo sì
13.05.2008
13.05.2008
Autore: Sansonetti, Piero
Notizie inquietanti da nuovo Parlamento, oltre che dal nuovo governo. Liberazione, 13 maggio 2008
Continuano a giungere indiscrezioni su come il governo si prepara ad affrontare la questione sicurezza. Dove per sicurezza si intende la lotta ai migranti, ai rom e ai clandestini. Sebbene tutte le statistiche dicano che le maggiori cause di delitto, in Italia, sono i «mariti» che pestano o uccidono le mogli, e poi la malavita organizzata (mafia, camorra e 'ndrangheta soprattutto). Non risulta però che nel decreto (o forse nel disegno di legge) ci saranno provvedimenti contro i mariti o contro la mafia.
Questo per un motivo molto semplice: quasi tutti i sociologi ci hanno spiegato che, di fronte al delitto, conta poco la arida realtà dei fatti, ma conta la percezione. I fatti sono fuffa, ideologia, pregiudizio marxista... Cioè che conta davvero è cosa si immagina la gente che accadrà e non cosa davvero accade; e dunque le leggi vanno ritagliate sulla misura della "percezione" e non della realtà. Che sarebbe un po' come se in un tribunale un giudice dicesse: «Caro amico, io lo so benissimo che lei non ha commesso questo delitto, perché le prove sono a suo favore; ma moltissime persone sono convinte invece che lei sia colpevole e quindi, visto che siamo tutta gente moderna, non posso fare altro che condannarla...».
Comunque le indiscrezioni (e le pubbliche dichiarazioni dei ministri) dicono che: primo, la condizione di clandestinità diventerà reato penale; secondo, gli attuali centri di permanenza temporanea per immigrati irregolari diventeranno centri di detenzione (per capirci meglio: campi di concentramento); terzo, contro l'immigrazione clandestina sarà schierato l'esercito.

P2 e dintorni: Intervista a Libero Mancuso
Anche se può sembrare fuori tempo, abbiamo deciso di interessarci alla P2, trovando doveroso e naturale porsi delle domande in merito, soprattutto alla luce di quelli che sono stati gli ultimi 5 anni della nostra storia. E per provare a capire cosa sia successo dalla nascita della Loggia ad oggi, abbiamo chiesto aiuto all'assessore Libero Mancuso.
Ex Presidente della Corte d'Assise di Bologna ed ex Presidente della Sezione del Riesame, Libero Mancuso si è occupato nella sua lunga carriera, di eversione, terrorismo e criminalità organizzata. In particolare si è occupato della strage di Bologna del 2 agosto 1980 e quella dell?Italicus del 1974, ed ha indagato su Licio Gelli, Pazienza e i vertici del Sismi
By Maria Genovese
Babylonbus. Assessore, nel 1982 con un decreto legge la Loggia massonica P2 è stata definitivamente sciolta... ma è poi davvero finita? Mancuso. Non lo so! Il problema è che credo non sia finita la sua cultura, i suoi riferimenti politici e culturali. Ecco, questo credo che non sia affatto finito!
B. All'interno della loggia ritroviamo oltre ad esponenti del mondo politico e degli affari, anche molti militari ed esponenti dei servizi segreti. Anche i contatti con i servizi segreti americani erano molto forti, nonchè i legami con gruppi eversivi di estrema destra. Che ruolo ha avuto la P2 nella strategia della tensione? M. Bisogna chiarire che quello della P2 non era un sistema autoctono di potere, ma Gelli e la P2 rappresentavano un riferimento della influenza atlantica e che sotto la protezione degli Stati Uniti, hanno allignato poi affari, deviazioni, strategie per tenere fuori dalla direzione politica del nostro paese la sinistra, anche se questa avesse avuto successo con mezzi assolutamente pacifici, cioè con il sistema elettorale. E quindi, per impedire l'accesso di questi soggetti politici, è stato inventato di tutto, anche la strategia della tensione. E così tutti i suoi tentativi eversivi, le sue alleanze con le bande neofasciste e così via
B. P2, Terrorismo nero, Banda della magliana... Strage del 2 agosto alla stazione di Bologna: qual'è il legame? M. La banda della Magliana è stata una realtà che credo sia stata indagata per la prima volta dalla procura di Roma, con Domenico Sica, e dalla magistratura bolognese. E siamo arrivati a presentare un documento su questa banda su richiesta del Consiglio Superiore della Magistratura, in un convegno che tenemmo Domenico Sica ed io. Poi dopo è venuto fuori tutto lo spaccato di questa vicenda che vedeva insieme dal vertice della mafia, il cassiere Pippo Calò, il suo vice Balducci che viaggiava con Francesco Pazienza a bordo degli aerei militari durante la sua latitanza. E così tutti gli uomini che erano gli eredi della vecchia banda dei Marsigliesi, che erano soprannominati "cravattari", ma che a un certo punto costituirono una agenzia criminale, delle più spietate ed organizzate... la "santabarbara" di questa banda era negli scantinati del Ministero della Sanità! E avevano accesso a questi scantinati FIoravanti, Carminati ed altri personaggi che erano a metà strada tra neofascismo e banda organizzata. E' una struttura disponibile su input esterni, ad intervenire come hanno fatto per intimidire Rosone, per intimidire Cuccia, per fare una serie di crimini e di attentati in giro per l'Italia
B. La commissione di inchiesta presieduta da TIna Anselmi, ipotizzò una appartenenza di Gelli ai servizi segreti... chi è nato prima: l'uovo o la gallina? E' Gelli che ha fatto da trade d'union tra la massoneria deviata ed i servizi deviati? O è piuttosto plausibile che siano stati proprio questi servizi a collocare e far crescere Gelli all'interno della massoneria, fino a farlo diventare il "venerabile"? M. La massoneria è figlia della influenza statunitense. E all'indomani dello sbarco in Sicilia, Fengleton rimette in piedi tutta la struttura della massoneria e la colloca dentro i servizi segreti, e crea Gelli che era un agente dell'OFS, che tra l'altro aveva fatto il doppio gioco tra fascisti e uomini della resistenza. E Fengleton si serve di lui come agente di influenza americano. Poi dopo andrà oltre misura e se ne vorranno disfare... ma questa poi è un'altra storia! E cercheranno di sostituirlo con Pazienza lasciando intatta la struttura della P2, e qui nasce uno conflitto abbastanza violento tra i due

B. Appare alquanto singolare che, pur esistendo la massoneria in sicilia, ed essendo organizzata in logge, in realtà proprio in sicilia la P2 sembra non aver quasi preso piede: conflitto o connivenza? M. Non c'è mai stato conflitto tra mafia e massoneria e massoneria piduista. Intendo dire: Sindona, uomo di vertice piduista, si nasconde nel 79 proprio a Palermo, ospite della mafia, e da li rivolge un ricatto proprio ai due protettori politici in parlamento. Anzi i mafiosi ad un certo punto, con Stefano Bontade, invitano ad affiliarsi nella massoneria, per avere così accesso nei luoghi più delicati del potere "formale". E comunque, all'indomani dello sbarco, ci sono le memorie di Nick Gentile, un capo mafia, che ricorda come fosse stato convocato dai servizi americani, dal vescovo di Palermo, perchè prendessero posizione e organizzassero una campagna in favore della monarchia in occasione del referendum! Qui c'è il risveglio di tutta questa genia politico-criminale, in funzione di ostacolo dell'accesso al potere da parte delle sinistre, fin da quando, quindi, era in discussione la Costituzione
B. Quindi in pratica era proprio impedire l'avvento delle sinistre lo scopo della P2? M. Il 1° maggio del 47 abbiamo quella pagina terrificante di Sportella della Ginestra, i cui scenari si stanno comprendendo solo ora... i veri scenari, perchè poi la realtà venne coperta, dal momento che intervennero per stroncare il banditismo di Giuliano, attribuendo a questo un altro crimine
B. Venendo ai giorni nostri, data la somiglianza del lavoro svolto dal governo Berlusconi, che ricordiamo essere iscritto alla loggia, ai contenuti del Piano di Rinascita di Licio Gelli, al punto da far dichiarare al "venerabile "dovrebbero pagarmi il Copyright" è lecito pensare ad una sorta di attuazione del programma? M. Vuole una voce più autorevole in queste cose di Licio Gelli?
B. Date le vicende giudiziarie e la storia personale dell'ex presidente del consiglio, possiamo provare a porre a lei la fatidica domanda "Ma Berlusconi, i soldi per il suo impero, dove li ha trovati?" M. Guardi, questa è una domanda che sarebbe stata fatta in qualunque paese democratico a chi si accingeva a governare il paese. E se non avessero avuto risposta queste domande ci sarebbe stata senz'altro la delegittimazione di chi aspirava a governare!... anche perchè, non dire chi ha dato il danaro da investire, vuol dire che si è nelle mani di quei soggetti che non sono "dicibili". E quindi non è possibile che un paese democratico possa essere governato da chi ha ottenuto soldi da soggetti "indicibili". E viceversa, in un processo di mafia, conclusosi con la condanna di un alleato del premier, l'ex primo ministro Berlusconi prima ha dichiarato di voler rispondere a tali domande, poi dopo ha convocato i giudici di Palermo a Palazzo Chigi dove, su tante domande tra cui questa molto precisa, si è rifiutato di rispondere. Il che, in un processo di mafia è una cosa di una straordinaria gravità.
Ex Presidente della Corte d'Assise di Bologna ed ex Presidente della Sezione del Riesame, Libero Mancuso si è occupato nella sua lunga carriera, di eversione, terrorismo e criminalità organizzata. In particolare si è occupato della strage di Bologna del 2 agosto 1980 e quella dell?Italicus del 1974, ed ha indagato su Licio Gelli, Pazienza e i vertici del Sismi
By Maria Genovese
Babylonbus. Assessore, nel 1982 con un decreto legge la Loggia massonica P2 è stata definitivamente sciolta... ma è poi davvero finita? Mancuso. Non lo so! Il problema è che credo non sia finita la sua cultura, i suoi riferimenti politici e culturali. Ecco, questo credo che non sia affatto finito!
B. All'interno della loggia ritroviamo oltre ad esponenti del mondo politico e degli affari, anche molti militari ed esponenti dei servizi segreti. Anche i contatti con i servizi segreti americani erano molto forti, nonchè i legami con gruppi eversivi di estrema destra. Che ruolo ha avuto la P2 nella strategia della tensione? M. Bisogna chiarire che quello della P2 non era un sistema autoctono di potere, ma Gelli e la P2 rappresentavano un riferimento della influenza atlantica e che sotto la protezione degli Stati Uniti, hanno allignato poi affari, deviazioni, strategie per tenere fuori dalla direzione politica del nostro paese la sinistra, anche se questa avesse avuto successo con mezzi assolutamente pacifici, cioè con il sistema elettorale. E quindi, per impedire l'accesso di questi soggetti politici, è stato inventato di tutto, anche la strategia della tensione. E così tutti i suoi tentativi eversivi, le sue alleanze con le bande neofasciste e così via
B. P2, Terrorismo nero, Banda della magliana... Strage del 2 agosto alla stazione di Bologna: qual'è il legame? M. La banda della Magliana è stata una realtà che credo sia stata indagata per la prima volta dalla procura di Roma, con Domenico Sica, e dalla magistratura bolognese. E siamo arrivati a presentare un documento su questa banda su richiesta del Consiglio Superiore della Magistratura, in un convegno che tenemmo Domenico Sica ed io. Poi dopo è venuto fuori tutto lo spaccato di questa vicenda che vedeva insieme dal vertice della mafia, il cassiere Pippo Calò, il suo vice Balducci che viaggiava con Francesco Pazienza a bordo degli aerei militari durante la sua latitanza. E così tutti gli uomini che erano gli eredi della vecchia banda dei Marsigliesi, che erano soprannominati "cravattari", ma che a un certo punto costituirono una agenzia criminale, delle più spietate ed organizzate... la "santabarbara" di questa banda era negli scantinati del Ministero della Sanità! E avevano accesso a questi scantinati FIoravanti, Carminati ed altri personaggi che erano a metà strada tra neofascismo e banda organizzata. E' una struttura disponibile su input esterni, ad intervenire come hanno fatto per intimidire Rosone, per intimidire Cuccia, per fare una serie di crimini e di attentati in giro per l'Italia
B. La commissione di inchiesta presieduta da TIna Anselmi, ipotizzò una appartenenza di Gelli ai servizi segreti... chi è nato prima: l'uovo o la gallina? E' Gelli che ha fatto da trade d'union tra la massoneria deviata ed i servizi deviati? O è piuttosto plausibile che siano stati proprio questi servizi a collocare e far crescere Gelli all'interno della massoneria, fino a farlo diventare il "venerabile"? M. La massoneria è figlia della influenza statunitense. E all'indomani dello sbarco in Sicilia, Fengleton rimette in piedi tutta la struttura della massoneria e la colloca dentro i servizi segreti, e crea Gelli che era un agente dell'OFS, che tra l'altro aveva fatto il doppio gioco tra fascisti e uomini della resistenza. E Fengleton si serve di lui come agente di influenza americano. Poi dopo andrà oltre misura e se ne vorranno disfare... ma questa poi è un'altra storia! E cercheranno di sostituirlo con Pazienza lasciando intatta la struttura della P2, e qui nasce uno conflitto abbastanza violento tra i due

B. Appare alquanto singolare che, pur esistendo la massoneria in sicilia, ed essendo organizzata in logge, in realtà proprio in sicilia la P2 sembra non aver quasi preso piede: conflitto o connivenza? M. Non c'è mai stato conflitto tra mafia e massoneria e massoneria piduista. Intendo dire: Sindona, uomo di vertice piduista, si nasconde nel 79 proprio a Palermo, ospite della mafia, e da li rivolge un ricatto proprio ai due protettori politici in parlamento. Anzi i mafiosi ad un certo punto, con Stefano Bontade, invitano ad affiliarsi nella massoneria, per avere così accesso nei luoghi più delicati del potere "formale". E comunque, all'indomani dello sbarco, ci sono le memorie di Nick Gentile, un capo mafia, che ricorda come fosse stato convocato dai servizi americani, dal vescovo di Palermo, perchè prendessero posizione e organizzassero una campagna in favore della monarchia in occasione del referendum! Qui c'è il risveglio di tutta questa genia politico-criminale, in funzione di ostacolo dell'accesso al potere da parte delle sinistre, fin da quando, quindi, era in discussione la Costituzione
B. Quindi in pratica era proprio impedire l'avvento delle sinistre lo scopo della P2? M. Il 1° maggio del 47 abbiamo quella pagina terrificante di Sportella della Ginestra, i cui scenari si stanno comprendendo solo ora... i veri scenari, perchè poi la realtà venne coperta, dal momento che intervennero per stroncare il banditismo di Giuliano, attribuendo a questo un altro crimine
B. Venendo ai giorni nostri, data la somiglianza del lavoro svolto dal governo Berlusconi, che ricordiamo essere iscritto alla loggia, ai contenuti del Piano di Rinascita di Licio Gelli, al punto da far dichiarare al "venerabile "dovrebbero pagarmi il Copyright" è lecito pensare ad una sorta di attuazione del programma? M. Vuole una voce più autorevole in queste cose di Licio Gelli?
B. Date le vicende giudiziarie e la storia personale dell'ex presidente del consiglio, possiamo provare a porre a lei la fatidica domanda "Ma Berlusconi, i soldi per il suo impero, dove li ha trovati?" M. Guardi, questa è una domanda che sarebbe stata fatta in qualunque paese democratico a chi si accingeva a governare il paese. E se non avessero avuto risposta queste domande ci sarebbe stata senz'altro la delegittimazione di chi aspirava a governare!... anche perchè, non dire chi ha dato il danaro da investire, vuol dire che si è nelle mani di quei soggetti che non sono "dicibili". E quindi non è possibile che un paese democratico possa essere governato da chi ha ottenuto soldi da soggetti "indicibili". E viceversa, in un processo di mafia, conclusosi con la condanna di un alleato del premier, l'ex primo ministro Berlusconi prima ha dichiarato di voler rispondere a tali domande, poi dopo ha convocato i giudici di Palermo a Palazzo Chigi dove, su tante domande tra cui questa molto precisa, si è rifiutato di rispondere. Il che, in un processo di mafia è una cosa di una straordinaria gravità.

IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE E
LA MEDICINA ITALIANA NEL PERIODO FASCISTA
Fino ai primi decenni del Novecento, la storia contemporanea della ricerca scientifica Italiana, si è svolta quasi esclusivamente all’interno e per mezzo delle Università. Nel 1923, con l’istituzione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.) veniva avviata anche in Italia l’organizzazione di un sistema di ricerca statale alternativo a quello accademico e a differenza di quest’ultimo. Il presente saggio analizza attività del C.N.R. volte al sostegno, alla promozione e allo sviluppo della ricerca medica in Italia nella prima metà del secolo.
Per questo la destra ci tiene tanto a mettere come presidente uno dei suoi uomini.

E’ datata 17 gennaio la notizia del Corriere della Sera che si riporta per intero:
Avrebbe dovuto essere ratificata ieri nella commissione cultura del senato. Ma la nomina del fisico Luciano Maiani alla presidenza del Cnr è stata sospesa: troppe le polemiche per la lettera sul Papa.
Maiani, infatti è stato uno dei 67 firmatari della lettera che ha definito “incongrua” la visita di Benedetto XVI alla Sapienza, facendo esplodere le proteste.
“Sono stato io stesso a chiedere una pausa di riflessione” ha spiegato Giuseppe Valditara, Senatore di An e segretario della commissione. E ha spiegato: “ho pensato fosse importante questa pausa per rasserenare gli animi e consentire al professor Maiani di chiarire la sua posizione”.
Valditara ha precisato che: “la ratifica è stata rinviata a data da destinarsi. Non ha senso una nomina con il parlamento spaccato a metà: non possiamo dimenticare, infatti, che la proposta della presidenza di Maiani era stata bipartisan”.
Per questo la destra ci tiene tanto a mettere come presidente uno dei suoi uomini.

Maiani e presidenza CNR
Sospesa la ratifica della nomina di Maiani alla presidenza del Cnr.
Era di due giorni fa la notizia che Angela Filipponio Tatarella, parlamentare di Alleanza Nazionale, aveva chiesto al governo di bloccare il procedimento di nomina del professor Luciano Maiani, cittadino sammarinese, alla presidenza del Cnr per essere tra i firmatari del documento che ha portato a ‘censurare’ papa Benedetto XVI.22 Gennaio 2008
E’ datata 17 gennaio la notizia del Corriere della Sera che si riporta per intero:
Avrebbe dovuto essere ratificata ieri nella commissione cultura del senato. Ma la nomina del fisico Luciano Maiani alla presidenza del Cnr è stata sospesa: troppe le polemiche per la lettera sul Papa.
Maiani, infatti è stato uno dei 67 firmatari della lettera che ha definito “incongrua” la visita di Benedetto XVI alla Sapienza, facendo esplodere le proteste.
“Sono stato io stesso a chiedere una pausa di riflessione” ha spiegato Giuseppe Valditara, Senatore di An e segretario della commissione. E ha spiegato: “ho pensato fosse importante questa pausa per rasserenare gli animi e consentire al professor Maiani di chiarire la sua posizione”.
Valditara ha precisato che: “la ratifica è stata rinviata a data da destinarsi. Non ha senso una nomina con il parlamento spaccato a metà: non possiamo dimenticare, infatti, che la proposta della presidenza di Maiani era stata bipartisan”.
postato da: SpawN72 alle ore 16:47 | Permalink |
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categoria:la loggia, er risvejo, er potere, er cane nero, er pasquino, er cane der padrone, er pifferadio, la banda nfrequenza, er burdogghe scemo, er professore de classe
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