venerdì, 30 maggio 2008
L'appiattita de linea...
pe nun fà da piega alla
burattinata...
quanTo cosa è bella che...
proiettata...a scacchiera...
e dò operaia tore ja puro
donata...arossannose
le mura costruite...de sacrificio
pe renne libbero...er pensiero
..n'campo cò regole pe nà giocata...
dò tutti ponno esse n'mpartita...
...e ner frattempo

...pedone arfiere Re e Reggina...

che pe nummero de scala
e pe diversa Artezza e de pedata...
...nun ponno stà su nò
stesso...piano de casa..e mò
n'vece ce se...avvicina e
se cospira pe daje pittata...

e cioccata...da fòri...
stà sverniciata...arcobalenanno
cò mezzi toni che finischeno pe
esse solo neri...
se devia...cò tre
passi d'obbliqua e doppia...
retta...in'arzata...pe nun finì
mai sta baloccata e pe continuà...
n'disturbata stà gran...
pajacciata...tanto tore...sè
sbracata...
....dannoje spintarella pe
nà furba scarzata...

ma de storia...se
mattona quadrato e livella
...abbituata corona Dentata
lavora...come da prima e più
d'allora martellanno base
fatta bastija...e rientranno
a nòvo...da libbera statua n'più torita
...pe da spazzata a scacchiera...
defraudata...da nà finta
...Repubblica...
che sè circonnata da un'unica
democratica dittatura!

Simbolo che nun po esse
de propio sentimento coinvorto
..ma solo guardato...
avenno de suo...già parecchio
partecipato.


n'tanto  er campidojo
...diventa marchio...vennenolo
pe suvenire su n'orologio.





Il Papa: "Gioia per il nuovo clima politico"

Città del Vaticano, 29 maggio 2008 - Nel giorno in cui la sala stampa vaticana conferma l'udienza del Papa al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il prossimo 6 giugno, Benedetto XVI rileva, "con particolare gioia", i segnali di un "clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo" della vita politica del paese ed esorta l'Italia ad "uscire da un periodo difficile".

(ndr soprattutto perchè nun ce sò li comunisti)



«Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue»
Giorgio Almirante, da «La difesa della razza», 5 maggio 1942 (il testo a pagina 4)




The politics of fear return to Italy
George Soros su Roma

[...]Last week the European Roma Rights Centre, funded by George Soros, the Hungarian-born US financial speculator and political activist, wrote to Berlusconi demanding “urgent intervention by Italian authorities to protect Roma from further acts of racist aggression”.[...]



http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/article4021089.ece

[...]La scorsa settimana l'European Roma Rights Centre, finanziato da George Soros,  lo speculatore finanziario e attivista politico americano d'origini ungheresi, ha scritto a Berlusconi chiedendo "l'urgente intervento delle autorità italiane a Roma per proteggerla da ulteriori atti di aggressione razzista".[...]


Sulmona: Iannone condannato a dieci mesi di reclusione ·

Segnalazione della Rete SulmonAntifascista:

(la notizia è ripresa dal quotidiano "Il Centro" di martedì 27 maggio).

E' di ieri la notizia che Gianluca Iannone (cantante degli ZetaZeroAlfa) è stato condannato dal giudice Massimo Di Cesare a 10 mesi di reclusione per rissa. Sono cadute le aggravanti derivanti dall'uso di mazze e bastoni. Gli altri condannati sono: Gianluca Giombini e Sergio Fois (5 mesi e 5 giorni di reclusione) e Alessandro Giombini e Alessandro Piccioli (7 mesi e 10 giorni). Anche questi tutti per rissa.
I fatti risalgono all'8 dicembre 2001 quando a Sulmona si tenne un concerto degli ZetaZeroAlfa al Piccolo Teatro di via Quatrario organizzato da alcuni ragazzi di estrema destra. Nel corso della serata entrarono nel locale alcuni giovani della sinistra che furono immediatamente picchiati. Un ragazzo fu anche ricoverato all'ospedale per fratture varie.

La giustizia Italiana!
Circeo: «Guido doveva rimanere in cella»
La sorella di Rosaria Lopez:«Non crediamo più nella giustizia. E Ghira è davvero morto?»

      Circeo, torna libero uno dei killer

Gianni Guido arrestato nel 1983 a Buenos Aires
ROMA - «Apprendere che uno dei tre massacratori del Circeo è stato scarcerato anzitempo non è una bella notizia». Così Silvana Mura, deputata dell' Idv, commenta l'affidamento in prova ai servizi sociali di Gianni Guido, come riferito dal «Corriere della Sera». «Per chi si è macchiato di delitti efferati come quello si dovrebbe buttare la chiave del carcere, o quanto meno fare in modo che sconti la sua pena fino all'ultimo minuto dell'ultimo giorno. In particolare - aggiunge Mura in una nota - per uno come Giovanni Guido che è evaso due volte e che se non fosse stato arrestato a Panama sarebbe rimasto uccel di bosco come Ghira».

IZZO - La parlamentare dell'Idv ricorda inoltre la «scelta scellerata» di aver ammesso ai servizi sociali Angelo Izzo, l'altro condannato per la strage del Circeo: nel 2005, dopo sei mesi di libertà vigilata, violentò e uccise una donna e sua figlia di 14 anni. Anche se nel caso di Guido lo sconto di pena è «minimo» - afferma Mura- «lo ritengo comunque un affronto alla memoria delle due vittime di quell'orrendo delitto».

LA STORIA - Guido finirà infatti di scontare la condanna nell'agosto del 2009 per essere stato, assieme ad Andrea Ghira (latitante, morto in Spagna nel 1994) e Angelo Izzo, tra i massacratori del Circeo: nel 1975 i tre giovani della borghesia romana drogarono, picchiarono e violentarono le giovani Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. La prima fu annegata nella vasca da bagno, mentre la Colasanti si salvò perchè si finse morta.

L'AVVOCATO - «Visti i precedenti non è certamente l'epilogo più auspicato». Così l'avvocato Mauro Cimino, legale dei familiari di Donatella Colasanti, che fingendosi morta riuscì a salvarsi dal massacro del Circeo, ha commentato la notizia che è tornato libero, affidato ai servizi sociali, Gianni Guido. Cimino ricorda infatti che giá Izzo, in stato di semilibertà, tornò a colpire il 28 aprile del 2005 Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano, di 15 anni, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, boss della Sacra Corona Unita che il massacratore del Circeo aveva conosciuto in carcere. «È stata sicuramente applicata la legge e su questo c'è poco da dire», ha aggiunto il legale sottolineando che secondo lui se Donatella Colasanti, morta a fine 2005 per una malattia, fosse ancora viva sicuramente «non avrebbe reagito bene a questa notizia». «Avrebbe combattuto - ha aggiunto Cimino - Avrebbe detto la sua anche nelle sede giudiziarie se fosse stato possibile».


30 maggio 2008


venerdì, 30 maggio 2008

Una foglia decide un bel giorno che è ora d’andare alla rivoluzione:

“voglio” dice “ fare come “le rondini a stormi o come i bruchi che guardo da quassù, andare in processione”, “voglio un’uniforme per tutte le stagioni e non cambiare in autunno colore”

“non voglio scendere di qui quando sarà troppo tardi, quando sarò vecchia e avvizzita come fa il mio amico frutto, perché non scende quando è nel pieno delle forze?”

“Perché cade a peso morto?”

“voglio librarmi nell’aria come fanno i gabbiani, voglio una destinazione, voglio una rotta e voglio una convinzione”. La foglia rimuginava e si spostava in maniera di potersi gonfiare come aveva visto fare a certi suoi amici, i pavoni, e si sentiva scalare i rami tanto simile a uno scoiattolo; aspettava la corrente d’aria e raccoglieva il vento come se fosse un respiro a pieni polmoni.

“Voglio staccarmi da me, con le mie sole forze, voglio allontanarmi da qui quando sarà ancora piena di cose da fare e da dire. Non mi giudicate male se non me ne starò tutto il tempo abbarbicata al mio albero a verdeggiare. Voglio non aspettare d’esser fiore”.

“Voglio essere ala, voglio essere vela per seguire il vento e il sole”.

“voglio essere carta da musica soave quando le raffiche di vento come specchi e smeraldi mi faranno vibrare”.

“Voglio galleggiare a bordo di una corrente e atterrare sulle onde del mare”

“voglio trasportare una formica dalla fonte alla foce, voglio gocce di pioggia rincorrersi e inerpicarsi sulle mie venature ”.

“Quando sarò stanca attraccherò al primo lido che da acqua mi darà terra e sabbia”.

“Voglio bendare un istante la vista di chi mi incontrerà nella sua forsennata corsa”, “e mi caccerà divertito con un gesto della mano”

“Voglio essere ritratta dalla mano di una bambino che mi colorerà d’ogni colore sul suo foglio bianco".

"E allora sarò fatta di solo luci d’arcobaleno”.   

X

Il nazista di quartiere

L'introduzione del nazista di quartiere avrebbe il merito di rendere più familiare la figura del pulitore etnico, dissolvendo la cattiva fama che circonda un mestiere così duro e ingrato. Una birretta al bar, un salto dalla sartina dell'angolo per farsi ricucire sulla camicia bruna il simbolo delle Esse Esse, la rapatura a zero ritoccata ogni mattina dal barbiere, il passo dell'oca simpaticamente esibito nei rondò durante l'ora di punta, ed ecco che il nazista di quartiere diventa l'amico, il confidente, la figura di riferimento. Il rastrellamento settimanale, per snidare casa per casa eventuali clandestini, diventa in breve una festosa occasione di coesione sociale per tutto il quartiere, che accompagna il suo nazista durante la ronda e lo applaude in occasione degli interventi più spettacolari, dalla manganellata al bambino questuante alla deportazione, sulla sua Golf piombata, di cartomanti moleste e vecchie sdentate.

(23 maggio 2008) Michele Serra


Cronache della nuova Roma

Furio Colombo

 

Nella nuova Roma, l´autobus dell´Atac imbocca risolutamente Viale degli Squadristi, va veloce nella corsia preferenziale fra le "Lapidi dei Caduti fascisti", e sbocca in Piazzale delle Camicie nere, dove è stata sistemata una ritrovata statua al Balilla. Via Salò è a due passi, e benché sia stretta e un po´ secondaria (dopo aspre polemiche con i socialisti, è caduto il progetto di ribattezzare Via del Corso con il glorioso nome della Repubblica sociale e ha vinto il più accettato nome di Craxi). Ma non c´è problema. In ogni zona c´è un capo quartiere, scelto fra i reduci dei servizi di scorta privati in Iraq. E ci sono i "ragazzi", che, come un tempo, sono volontari. Ma, a differenza che nel passato, palestra e mazze sono a carico del comune. Ovviamente il loro motto è tolleranza zero. Vuol dire che al minimo dubbio su razza, religione o stile di vita, picchiamo subito. Una trovata gradita anche alla Lega è stata di autorizzare "i ragazzi" a fermare e a fare quattro chiacchiere con coloro che sembrano troppo poveri.

Con i metodi giusti gli fai dire se hanno reddito adeguato e una residenza fissa. Quando sono imbarazzati o confusi è segno che mentono. Vengono "messi da parte" fino a quando passa un furgone della polizia Cpt (clandestini, poveri, terrorizzati) che provvede al trasporto immediato alla frontiera. Altrimenti, finito il turno, li portano via "i ragazzi" che sono bravi e fidati (così ha detto il sindaco, respingendo sdegnato l´accusa che siano parte politica) ma non sono certo stati educati alla corte di Inghilterra, e hanno spesso modi un po´ rudi, tipo "codice giallo" del pronto soccorso. Ma si tratta della naturale esuberanza dei giovani.

Via Craxi sbocca in Largo Lega Lombarda (all´angolo con Via Padania, già via Condotti) e poi in Piazza della Santa Inquisizione (la vecchia Piazza Colonna). Quando il bus entra in Via del Tritone (adesso via Rosa Maltoni Mussolini, mamma mai dimenticata del Duce e bisnonna della vivace onorevole) rallenta in un ingorgo di traffico. Il problema del traffico non è ancora stato del tutto risolto, lo smog è soffocante, tanto che a volte i camerati delle squadre devono indossare mascherine sulla bocca. Loro dicono: «Per non respirare l´aria inquinata della demo-plutocrazia». Stanno attenti a non farsi sentire quando alcuni di loro aggiungono, dandosi gomitate, "giudo-plutocrazia".

Il luogo di raduno dei "guardiani della città" (modello iraniano) è piazza "generalissimo Francisco Franco" (già Piazza Barberini). Ma cortei e marce spontanee (contro Rom e clandestini e tutte le più riprovevoli razze) si dirigono subito verso Corso Giovanni Preziosi (un tempo era Via Veneto), dal nome del più antico e instancabile teorico della difesa della razza italiana.

Bisogna ammettere che, nella nuova Roma, non vi disturba più lo spettacolo del turismo invadente e sudato, magliette e sandali e lunghe file di ebeti col cappellino dello stesso colore che seguono il segnale del capo gita di Roma, solo italiani. Qualche bar, qualche albergo, qualche ristorante (certo, trappole per stranieri creduloni) ha dovuto chiudere, dopo l´abolizione di Schengen da parte del nuovo, virile, governo. Ma sui bei locali puliti che sono sopravvissuti campeggia il motto che ormai anima la patria ritrovata: «non passi lo straniero». Dopo cena, nella nuova Roma, si va tutti alle "feste dell´Italianità" dove si balla al ritmo di arie e tarantelle delle nostre terre. Provvedono al collegamento rapido con la periferia gli autobus della nuova Alitalia. Non vola, ma dove dovrebbe volare? Niente vale questa nostra bella terra chiusa e protetta. E finalmente senza Rom, senza stranieri, senza ingombranti facinorosi di sinistra (ricordate le continue notizie di "rissa", quando gli estremisti tentavano di reagire alle bastonate?) possiamo goderci le nostre periferie.

Un esempio è il quartiere Littorio (già Garbatella) dove si mangia e si balla all´italiana in uno dei tanti "parchi Ciarrapico" donati dal generoso "federale onorario" di Roma. Sul fondo potete vedere la scuola di avviamento al lavoro Almirante (legge Moratti). La via Almirante ancora non c´è perché è stato deciso di costruirla secondo il modello di via dei Fori Imperiali: scavando dove ci sono case inutili, per andare dritti al centro. Quando il sindaco-ingegnere ha mostrato i disegni al Consiglio comunale, tutti i presenti sono balzati in piedi improvvisando una manifestazione di amor di patria al grido di «viva il duce-sindaco».

Poi un camerata consigliere ha voluto ricordare a tutti la storia esemplare di un cittadino paraplegico, "vero romano della nuova Roma", che ha spontaneamente denunciato la badante straniera (subito espulsa) nonostante le difficoltà di nutrirsi.

Alla manifestazione si è unito il capo della "rivolta tassisti", la benemerita organizzazione che tanto ha giovato al prestigio di Roma, e ha annunciato: «qualche volta lo trasporteremo», facendo eccezione al programma «culto della normalità fisica» di cui i rivoltosi sono membri fondatori. La nuova Roma, come si vede, non è di tutti. È di cittadini profondamente italiani, non portatori di handicap fisici o politici. Per questo, ha detto il duce-sindaco, è un "sole che sorge".

furiocolombo@unita.it

 

L'azione di Rivolta Ideale, che ha intitolato piazza Bologna (e tutte le vie adiacenti) a "un grande italiano"

 

postato da: misiek alle ore 07:18 | Permalink | commenti (4)
categoria:resistenza, esoterica, er fojo, revoluction
mercoledì, 28 maggio 2008
Cò mano vellutata e n'mparata...
da parecchio cò quarsiasi
tipo d'attrezzo....
a fà prestitigitazione riggiranno...
tovaje...e lassanno bicchiere senza manco
..scheggia....a fà da traccia....o mejo de tutti...
....pezzo de fero che ce sè giocato ...
e cò l'aiuto de quarched'uno de grosso....
sè fatto fà  niscondino...

...Er gratta gratta...
pe nun perde er vizio.... cò stò
trucco....de calo ...d'assi...
avennoce solo n'due de picche...ce fà
sistema pe nà ricca ....colazione ....
dò ogni santa matinata...se ripassa la frittata...
aspettanno pure che quarche
micco je fà n'applaudita....

...e sgraffignanno dò je capita....Borsa...
...pure quella dò ce se mette tanto còre
e bandiera.....se n'tasca ....sverto fisce...
e smazzata...facenno n'tenne 
cò  n'ammicco e n'occhietto da pesce lesso...
..che tanto se lò pò permette essenno...
n'gran dritto e cò ziapina pappa e...Ciccio ...

....ma lui mica là detto ahoooo....
nun se dicesse che và aggio
e poi ...tiè aggio


e perciò de certo e addentro a tutto
ar blocco!

... e da bacherozzo che d'era e che tè ancora
rimasto...arotola...lesto la...vergognetta...pensanno
tanto ....che nun cià lassato manco nin'mpronta...

e....atteggiannose ... puro.... da esperto...
...te fà analisi de flussi e de capitali....
dò solo l'artri sò paraculi ....che te speculano
sull'azioni....mentre lui porello ....
fà solo da sensale....dò nissuno però je là richiesto...
e guadagna facenno rimanè tutto ar suo
posto...!

....e come chi cerca lavoro e prega Dio de
nun trovallo così er gratta gratta...ogni vorta
strilla ar compratore arzanno er prezzo...rimanneno
da solo ner palazzo dò alloggia magna e fà
"vergognetta"...e nun ce paga l'affitto.



Sorpresa, gli squadristi esistono
Comodi, alla destra del sindaco


E’ arrivata, eccome se è arrivata la violenza di chiara «matrice politica ». E di nuovo a Roma. La stessa «matrice» negata dal sindaco expost- neo-fascista della capitale, con il soccorso del mattinale della Questura, al raid razzista del Pigneto. E’ arrivata e ha colpito sulla scena più classica dello squadrismo fascista così come della sempre pronta tragicommedia sugli “opposti estremismi”: l’Università, la prima, la Sapienza di Roma. La stessa scelta già nel 1968 dai mazzieri di Caradonna, lietamente arringati sulla soglia della “rossa” Lettere da quel Giorgio Almirante, fucilatore di partigiani, cui Alemanno vuole intitolare una strada per consacrarlo tra gli statisti della prima Repubblica. Ora il Msi non c’è più - a parte le tentate e pluriscisse rianimazioni da parte di Pino Rauti, antico alter ego di Almirante. Non c’è il Msi e non c’è nemmeno l’«arco costituzionale» - qualunque cosa abbia potuto significare. Ora ci sono sindaci e ci sono questure che, se una torma di individui si avventa su tre esercizi commerciali di bengalesi al grido di «dovete andare via di qui, bastardi», per poco che ciò abbia anche a che fare con qualche microfisica del conflitto sociale atomizzato, negano appunto ogni «matrice politica». Perché non c’è nemmeno più un’idea di spazio pubblico: figurarsi se una bussola condivisa sui valori della convivenza, non diciamo della Repubblica. Ora, però, accade pure che la «matrice politica» si materializzi, invece.
Che, a suon di mazzate e coltellate, diventi difficile negare che qualcuno e qualcosa, che dà «matrice» alla violenza squadristica, inequivocabilmente c’è. E magari cavalca proprio gli stessi temi revisionisti - a sfondo sostanzialmente negazionista; ognuno ha il suo, i tedeschi la negazione dell’Olocausto, noi quella del male assoluto nazionale del fascismo, anzi «modernizzatore» - che vengono pur impugnati dalla destra “perbene”: quella efficacemente intruppata nel sistema “bipartitico” e per di più dalla parte dei vincitori. Non è un tema che pare piuttosto già sentito, quello delle foibe agitato da Lotta Universitaria organizzazione satellite di Forza Nuova?. Eppure, ora, quando questa matrice si manifesta lo fa comodomente nelle straordinariamente opportune vesti d’una sigla come Forza Nuova. Un’organizzazione rimasta fuori dal desco della vittoria a man bassa delle destre “postmoderne” e “neoliberali” (qualsiasi cosa ciò voglia dire, se non la preferenza per l’uso della forza dello Stato piuttosto che di quella dei «manipoli»...). Un’organizzazione che lo stesso Alemanno sindaco può quindi ignorare, non nominarla nemmeno, sfumarla nella definizione di «imbecilli da isolare» indifferentemente riferita anche a chi l’aggressione l’ha subita. E anche stavolta, il conforto dell’apparato di “pubblica sicurezza” arriva pronto: tutti arrestati, anche i ricoverati per le mazzate prese, tutti a processo per «rissa aggravata». Matrice politica? Sì, ma quella dei «violenti di destra e di sinistra», tutti uguali: e todos caballeros gli altri, queste destre di potere e quella ex sinistra che al massimo è loro “ombra”. E la sinistra politica, se ancora è? Non scopra, per favore, l’acqua calda per l’ennesima volta: prima sulla sociologia mutata della metropoli per spiegarsi Verona e il Pigneto e quant’altro chi “fa società” affronta da anni, di contro ad amministrazioni d’apprendisti stregoni; e ora, magari, sul fatto che sì, be’, fascisti e anzi nazisti esistono e colpiscono. Scenda, casomai, tra questa carne e questo sangue della deriva del Paese e di chi vi s’oppone. E, magari, si difende. Addirittura.

Fonte  liberazione




LA RICOSTRUZIONE. "Questa mattina, dopo la nostra azione di ieri - spiega Giorgio del collettivo della Facoltà di Fisica - tutto intorno all'Università sono comparsi decine di manifesti di Forza Nuova: anche noi allora abbiamo iniziato oggi ad attaccare i nostri. Ma in Via Cesare De Lollis sono arrivate 4 auto da cui sono scese una ventina di persone con spranghe e catene: una aveva la maglietta dei Boys (ultrà della Roma, ndr) e un altro una croce celtica tatuata sul polpaccio. Erano quelli di Forza Nuova che difendevano il territorio e non erano studenti, alcuni avranno avuto almeno 30 anni".

I FERMATI.  Sono in tutto sei le persone al vaglio della Digos. I fermati sono stati tutti trasferiti in questura, in via Genova. Di questi, due fanno parte dei collettivi universitari di sinistra e sono Emiliano Marini e Giuseppe Mercuri. Gli altri quattro appartengono a movimenti di estrema destra: tra loro c'è anche Martin Avaro, responsabile della sezione piazza Vescovio e coordinatore provinciale di Forza Nuova. Avaro, tra i protagonisti del film di Claudio Lazzaro "Nazirock", era già stato coinvolto nell'inchiesta sul raid avvenuto nel parco di Villa Ada l'estate scorsa. I fermati sono tutti già noti alle forze dell'ordine.


Telegraph - Neo-Fascists beat up students in Rome - Clicca

Euro seat for Italian neo-fascist Fiore  - Clicca

Oil prices: The complete Q&A


mercoledì, 28 maggio 2008

Questa è la storia dell’uomo senza testa. Chissà se a qualcuno è mai capitato d’incontrarlo. Pare che s’aggirasse per la città come per il mondo senza farsi scrupoli di non averne una.

L’uomo senza testa parlava e udiva, indossava gli occhiali da sole, l’uomo senza testa portava il cappello, lo teneva poggiato di peso sulle ventitré, l’uomo senza testa annuiva e faceva no. Portava il foulard come un bavaglio e sorrideva a tutti denti. L’uomo senza testa si faceva la barba e alla mattina si contemplava allo specchietto retrovisore. Si pettinava con cura e spartiva col pettinino i capelli in una geometrica scriminatura.

Si soffiava il naso e giocava coi baffi mentre era assorto. Insomma l’acefalia non è che lo disturbasse poi tanto. Una volta fu persino capace di portare un peso, come si faceva con le ceste e le contadine volevano aver libere le mani. Ogni tanto l’uomo senza testa si faceva crescere la barba e le donne gli dicevano che stava bene con quell’aspetto un po’ rude, di uomo senza testa. A quei tempi le donne non stimavano particolarmente l’intelligenza nell’uomo, ma neppure nella donna. Se l’uomo senza testa partecipava a una sommossa era persino più facile assestargli una sonora manganellata. Comunque, a dirla tutta, l’uomo senza testa, per non essere da meno, soffriva anche di terribili emicranie. Gli specialisti, certi baroni della medicina, sostenevano tutti seri, di trovarsi dinnanzi a un caso raro di macrocefalia congenita. Indubbiamente era strano essere guardati fissi dall’uomo senza testa, così come parlargli, eppure una relazione con lui faceva dimenticare questo suo piccolo neo.

All’uomo senza testa era facile dargliela a bere, tutto confluiva direttamente alla coscienza, senza tramite né ostacolo. L’uomo senza testa aveva nervi e impulsi, un sistema tale sufficiente a fargli compiere qualsiasi azione del quotidiano. E anche un po’ di più. Ci voleva solo una buona dose di volontà, l’apporto del benché minimo sforzo. Perché l’uomo senza testa poteva tutto e sapeva meno. Ma curarsene sarebbe stato un danno, perché infondo nessuno si era fino ad allora scandalizzato nel vedere un uomo senza testa. E’ certo che l’uomo senza testa aveva i suoi grattacapi.. ma non lo faceva notare troppo. Si racconta in giro che l’uomo senza testa era dotato di un certo aplomb (oggi si direbbe un po’ inebetito dal troppo poco pensare).

L’uomo acefalo era una creatura ideale da mettere davanti alla televisione, da sottoporgli e propinargli qualsiasi fandonia scritta o letta, l’uomo senza testa era in primis l’elettore da coccolare, il militante passivo, la reazione che muore sul nascere, la rivoluzione che non c’è bisogno di sedare, l’onnivoro caso di colui che pur essendo così per natura era senza capo né coda, aveva ovunque un capo sì che lo comandava e gli dava direttive su ogni cosa e non temeva capitomboli di sorta.

Qualcuno dice d’averlo visto e d’aver notato in lui solo un’espressione di vaga e remota infelicità ma che in tutta probabilità lui stesso era incapace di percepire, pur essendo sua vecchia inquilina morosa nell’animo.

"Cosa fatta, capo ha", diceva sempre con la sua espressione più seria.   

X

“Erano giorni in cui si avvertiva di andare incontro a un futuro indefinito ma comunque molto pericoloso. La componente militante ritenne di serrare le fila, di accentuare gli aspetti organizzativi e di rilanciare le lotte di massa per prepararsi in qualche modo a quello a cui si andava incontro. Facendo questo, ovviamente, accentuava espressioni politiche che saltavano le mediazioni tra le diverse soggettività che componevano il movimento.  Il ragionamento a supporto di questa posizione partiva dalla valutazione di un rapido e radicale cambiamento della situazione a tutto svantaggio del movimento: gli spazi di lotta si sarebbero ridotti; o si teneva conto di questo cambiamento di scenario oppure era meglio andarsene a casa tutti perché da quel momento lo Stato avrebbe puntato apertamente all’annientamento generale, dei militanti come dei non militanti. Dall’altra parte i “desideranti” accusavano i militanti di non far altro che promuovere e incentivare mentalità e comportamenti autoritari, di togliere spazio e reprimere la spontaneità e la ricchezza delle differenze che vivevano all’interno del movimento, di chiudersi in un meccanismo che li avrebbe coinvolti nello scontro tra apparati militari: bisognava uscire da quella trappola, dislocarsi fuori da quello scontro e rilanciare le pratiche creative del rifiuto di ogni imposizione autoritaria, da qualsiasi  parte provenisse”.

Sergio Bianchi da "Settantasette – La rivoluzione che viene – deriveapprodi 1997

Roma, le spranghe di Forza Nuova: feriti tre giovani

Di nuovo squadracce in azione. Questa volta succede all’Università La Sapienza, di nuovo a Roma, protagonista in questi giorni di un revival fascista d’altri tempi. Ad aggredire gli studenti dei collettivi è un gruppo della formazione di estrema destra Forza Nuova. Tutto nasce da un convegno sulle foibe che i neo fascisti avrebbero dovuto tenere proprio nelle aule dell’ateneo romano. Lunedì, dopo l’occupazione del rettorato da parte degli studenti, il pro rettore ha capito che era meglio evitare, e ha negato il permesso a Forza Nuova di dare “lezioni” a La Sapienza.

Una vittoria insomma per gli studenti antifascisti, che lunedì sera esultavano per il risultato ottenuto: ma i festeggiamenti purtroppo sono durati poco. Forza Nuova infatti nella notte tra martedì e mercoledì ha riposto al divieto con un attacchinaggio selvaggio, tappezzando l’intera San Lorenzo (il quartiere romano dove si trova l’università) con i suoi manifesti. Agli studenti non è andata giù e martedì si sono messi di buon ora a coprire i simboli neo fascisti. Non si sarebbero mai aspettati che attorno alle 13 arrivasse un gruppo di incappucciati con spranghe e bastoni. Un altro raid ricalcato sullo stile di quello del Pigneto. Il bilancio dell’aggressione, dicono dal pronto soccorso del Policlinico Umberto I è di «tre codici gialli», insomma casi non urgentissimi ma comunque di una certa gravità: «uno – dicono ancora i medici dell’ospedale – ha una spalla lussata, altri due hanno ferite alla testa, non profonde. Sembra – concludono – che abbiano subito delle sprangate».

Carlo, uno degli studenti aggrediti, racconta: «Stavamo facendo attacchinaggio per coprire i manifesti sul convegno sulle foibe affissi da Forza Nuova questa notte intorno all'università, quando sono arrivate 3 o 4 macchine: hanno aperto gli sportelli e preso cinghie uncinate, spranghe e bastoni per aggredirci. Abbiamo cercato di respingerli – conclude – ma eravamo a mani nude».

Sconcertato il pro rettore Luigi Frati: quelli di martedì, ha detto, sono «fatti di una enorme inciviltà, uno la può pensare come vuole politicamente, ma non si può aggredire qualcuno solo perché attacca dei manifesti. A questo punto – ha aggiunto riferendosi al convegno di Forza Nuova – ritengo di aver fatto bene a revocare la manifestazione che evidentemente si prestava a scopi diversi da quelli culturali che venivano indicati inizialmente, come dimostrato oggi. E comunque – prosegue ancora Frati a proposito del simbolo di Fn – non è possibile, nel 2008, mettere un pugnale nel proprio simbolo: uno che mette nel suo simbolo un pugnale non ha cittadinanza in questa università: ho recuperato i manifesti dell'iniziativa per portarli all'attenzione dell'autorità giudiziaria se sarà necessario».

Il portavoce romano di Forza Nuova Gianguido Saletnich dice di non sapere «se c'è nostra gente che ha partecipato agli scontri o se è tutto inventato». Comunque mette le mani avanti e spiega che «il clima in questi giorni è volutamente esacerbato da chi ha perso le elezioni. si paventano rigurgiti neonazisti, approfittando del fatto che a Roma ha vinto Alemanno e che nel paese ora il governo è di centrodestra. La verità – sostiene – è un'altra e lo dimostra quanto accaduto al Pigneto dove il vero colpevole è il clima di esasperazione che c'è nel quartiere».

L'Unità

 

Ipse Dixit: 'Abbiamo due feriti, due fermati e un'auto distrutta'. Lo sostiene il segretario di Forza Nuova, nonché deputato europeo, Roberto Fiore. 'Dei due fermati - ha spiegato Fiore - so che uno è Martin Avaro, responsabile della sezione Vescovio di Forza Nuova (e coordinatore provinciale. Avaro, tra i protagonisti del film di Claudio Lazzaro "Nazirock", era già stato coinvolto nell'inchiesta sul raid avvenuto nel parco di Villa Ada l'estate scorsa). (ansa).

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categoria:er complotto, er cane nero, er gioco della piazza, er celebro leso, cè chi decide
lunedì, 26 maggio 2008
N'roditore n'mportato dar
..monno novo...visto che ce n'avevamo
pochi...de quelli nostrani..
..sguazzanno ner pudrito fiume...
...dò se sente...a mijaria
nauseabbondo...er puzzo...
usannolo spesso da tappeto...
scaricannoce de tutto sotto
...montagne...
niscoste de...zozzate... che
espanneno insuflazione
de stivale...che pare
annàto a male...e che stannoje
vicino te se appiccica...
addosso n'spugnato...l'odore..

...e n'tanto questo benone ce stà
a fà su n'ciuffo...me ne 'mporta...
...facennose er bagnetto
e ner frattempo dannose nà grattata...
ar sotto panza...guardannose ner
verdognolo...specchio aggiustannose
er baffetto...trovannocese bbene
drento a stà cloaca a cielo aperto...
dò...forse o pe n'differenza...
o io direbbe pe disprezzo...
lò se lassa a disposizione...
pe chiunque vò fà nò
...sciacquetto...e sfrattanno pe
rimpasto er sorcio
vecchio...

...e a ditte la verità
pure de questo che tà fatto ormai
...er suo tempo...me ne sbatto...

ce se piazza stà specie nova