mercoledì, 31 ottobre 2007
Ascortanno piano la domanna ...
sulla lista e sulla mossa se risorve
er tutto sull'aumento dell'imposta  ....

...tanto che te credi .....che se stà
davero drento a nà Democràzzia ....

...che puro tu poi faje n'appunto
senza esse seduto sur sedile
de nà Carozza...

..e che quest'urtima viè bbene
condotta speciarmente ....
...da chi te ce porta su er
discorso che và da quello de nà  Piazza....
.... ar probblema...
che se aripia  sur Globbale de n'Alleanza...
..su la Fame e su la Guera .....
sulla sarvata de nà tera che viè
cortivata ...... da nà bomba
che tanto umana...
e n'telligente solo perchè ....
....sà che deve  scansasse
 davanti ar Potente e t'assiste semper ...
...er morto de fame ....

...tantè....
che  alla fine  tà .....tarmente convinto
che stò vorta faccia e giro de parole
pò esse puro giusto....
 .... e che stà Politica ormai
cor  Programma e la P2  .....
nun ce se mischia e nun chiede
manco più sentenza...ma te dice
solo de guarda ......strabbico n'Avanti ....
pe  aritornà n'dietro... e nun
sopporta più da esse  discussa

...artrimenti nun saresti ..
... ProgreSSista ....ar  Sistema ...

..che da nà recchia je
entra e dall'artra gliSSa  ...
su le  Parole Verità Giustizia  e te
arisponne......parola d'ordine...
... DEMOKRAZIA e finiscila!

(mannaggia chi te ce fà crede e cià
stò vizio  de fatte toccà tutto cò mano
e t'aritrovi cor muso che te  sbatte sur
Muro..de Bberlino)



Segreto Stato: impegno Prodi su 1978
Lo ha detto il vicepresidente del Copasir Massimo Brutti
(ANSA)20:54 - ROMA, 31 OTT - Prodi si e' impegnato ad abolire il segreto di Stato sui fatti del 1978: lo ha detto il vicepresidente del Copasir Massimo Brutti. Il premier e' stato ascoltato oggi dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, al quale ha esposto come intende agire per attuare la riforma dei servizi segreti, entrata in vigore lo scorso 12 ottobre, che prevede tra le altre cose una limitazione del segreto di Stato.

Speramo!!!!!!!!!!!



Il voto ultrà fra business e politica

di Caldiron Guido

su Il Manifesto del 14/05/2001

Che rapporto c'è fra l'occupazione delle curve da parte della destra e il tentativo del calcio imprenditoriale di sfruttare la passione viscerale del tifo, valorizzando in senso capitalistico le sue emozioni e i suoi miti? Viaggio nel "laboratorio romano" del football moderno.


Per chi hanno votato le curve? La risposta a un simile quesito potrebbe apparire scontata e perfino banale, almeno a giudicare da quello che le cronache ci raccontano ogni domenica quanto a "qualità" e quantità della presenza dell'estrema destra negli stadi del calcio italiano. Certo, alcuni noti esponenti delle tifoserie neofasciste figuravano nelle liste di Forza Nuova a Roma e nel Veneto, in particolare a Verona, per le comunali come per le politiche, ma sarebbe un errore considerare questi tentativi di egemonizzare il tifo, anche in senso elettorale, come necessariamente votati al successo o peggio presentare l'intero movimento ultrà come una sorta di semplice maschera giovanile della destra radicale. Gli ultrà rappresentano un fenomeno ben più ricco e articolato di quanto i gruppi di destra, che cercano di fare proseliti tra loro da diversi anni, riescano ad immaginare; senza contare che ci sono intere curve, certo una minoranza a livello nazionale, che non solo sono espressamente di sinistra, ma hanno anche fatto dell'antirazzismo una delle loro principali caratteristiche.



In realtà il peso assunto dalla destra allo stadio è speculare a quello che ha conquistato in tutta la società e in particolare nei suoi settori giovanili e meno garantiti. Parlare di un generico "ritorno della sinistra" negli stadi ha in questo contesto poco senso, intanto perché bisognerebbe capire di quale sinistra si stia parlando rispetto a una cultura ultrà che fonda la propria identità originaria soprattutto sull'auto-organizzazione, in secondo luogo perché il calcio è molto cambiato da quell'immagine popolare da dopolavoro di massa che gli affidava il modello sociale del fordismo. Proprio il ruolo assunto dalla destra in curva e le modifiche intervenute nel calcio nel suo complesso, vanno lette nella loro costante interazione. Per capire quanto sta avvenendo nelle curve bisogna tenere conto in particolare di due elementi. Da un lato che la strategia della destra, non riguarda solo frange minoritarie del neofascismo estremista, al limite neutralizzabili per via legale, ma si definisce come una piena occupazione del territorio stadio da parte delle destre politiche e economiche nel loro complesso, quelle che scelgono la curva come quelle che prendono posto nella tribuna delle autorità: gli ultrà neonazisti, ma anche i presidenti tiranni e imprenditori, secondo una precisa divisione del lavoro. Contemporaneamente vanno considerate le trasformazioni radicali che hanno riguardato negli ultimi anni il fenomeno del pallone, secondo un modello che non ha solo ridefinito le proporzioni degli introiti economici risultanti dai fatidici novanta minuti, ma che, all'interno del nuovo quadro "produttivo" del calcio, ha assegnato un ruolo centrale proprio al tifo ultrà, ai suoi miti e alle sue emozioni.


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categoria:er risvejo, er carcio ar mercato, er ciarla, còre corettie anulare, er carcio balilla, er derby, vignetta de demokratija
mercoledì, 31 ottobre 2007
Di salire su un ripido cono 
Di carta a quadretti
Di cui non vedevo nemmeno
da lontano il vertice
Non avevo paura.
Di guardare a occhi bassi
Nei tuoi che sono laguna,
nemmeno questo temevo.
Ho aperto cassetti
Con la punta delle forbici
Sulle pareti curve
Su ognuno ho poggiato 
Dei piedi le punte
Prima piano
Poi più sicuro.
Ed è stato come scivolare
Come la pioggia fa
In orizzontale
O da sotto all’insù,
sui finestrini di un aereo
che decolla velocissimo.
Di aprire i cassetti
Uno ad uno sigillati
Con tanto di lucchetto
Non avevo paura.
Ed è senza chiave
Che l’ho fatto
Prima piano,
poi più sicuro.
Scendendo verso l’alto
Un foglio alla volta vi ho depositato
Bianco: e uno il tuo
Quello che mi hai dato.
Di cui forse nemmeno ti ricordi:
su uno c’era disegnato il sole,
la sua quotazione,
compreso il prezzo delle stelle,
sull’altro mille sogni balordi.
Però ti dissi che era normale,
visto e considerato che,
a ben pensarci nessuno si scandalizzerà
se da quel punto focale
davvero a tutti,
anche ai più austeri
sembrerà carnevale.   

X
 

 Sull'esempio di Bertinotti
Migliore alla festa dei giovani fascisti
Il capogruppo PRC alla Camera, alle critiche di alcuni suoi compagni, risponde: "Si va dove qualcuno può ascoltarti"


Dopo che Bertinotti ruppe il tabù partecipando l'anno scorso a un dibattito col caporione fascista Fini alla festa di Azione giovani a Roma, i vertici di Rifondazione trotzkista ci stanno facendo il viottolo alla festa della gioventù nera di AN. Quest'anno c'è andato il pupillo dello stesso Bertinotti e capogruppo del PRC alla Camera, Gennaro Migliore, a dimostrazione che quella del suo maestro Bertinotti non era stata una semplice visita di cortesia in risposta ad un invito al rappresentante delle istituzioni, ma una libera e calcolata scelta del leader di partito, per rompere appunto un tabù (la discriminante antifascista) e aprire al dialogo con gli eredi di Mussolini per abbattere gli "steccati ideologici" in nome della "riconciliazione nazionale".
Tutto ciò deve essere apparso abbastanza chiaro e deve aver inquietato non poco la base del PRC, che evidentemente non ce la fa più a digerire le sempre più frequenti e plateali spallate a destra di Bertinotti e soci, se un nutrito numero di iscritti e dirigenti della federazione romana e perfino alcuni membri della Direzione e del Comitato politico nazionali del partito hanno deciso di prendere carta e penna e firmare una lettera di protesta pubblicata su "Liberazione" del 29 settembre scorso.
Nella lettera si dice che la partecipazione di Migliore alla festa di Azione giovani solleva "problemi di coerenza rispetto alla linea del PRC e di opportunità politica in una fase caratterizzata da una crescente e oppressiva presenza di partiti e gruppi più o meno esplicitamente portatori di ideologie e metodi di derivazione nazifascista". Ricordando alcuni dei più recenti episodi in cui il partito di Fini ha dato prova della sua inguaribile anima fascista, tra cui la proposta del Comune di Milano di seppellire in un unico sacrario le spoglie dei partigiani e dei repubblichini, e il rifiuto del vicesindaco di quella città, De Corato (AN), di concedere la sepoltura nel cimitero monumentale al partigiano medaglia d'oro della Resistenza Giovanni Pesce, i firmatari denunciano un clima di "pesante e invasivo revisionismo storico" ed esprimono "serie perplessità" per la decisione del capogruppo alla Camera appresa dai manifesti di AN.
Alla seria chiamata in causa il pupillo di Bertinotti ha risposto nello stile del suo maestro, e cioè con un tono di alterigia e di stizza, respingendo ogni critica e rivendicando una piena legittimità e coerenza della sua decisione rispetto alla linea del partito. E anche perché "così fan tutti", ormai. E ha ricordato a questo proposito altri esponenti della "sinistra" non riformista che hanno accettato di buon grado gli inviti alle feste di Azione giovani, come Cesare Salvi, Mario Capanna, Piero Sansonetti, e naturalmente Fausto Bertinotti. A proposito di quest'ultimo, Migliore ha esaltato il "confronto assai interessante che ha avuto l'anno scorso proprio con il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini". "E non mi si dica - ha aggiunto con arroganza - che era lì in veste 'istituzionale'!".

Ceroli_lemani

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categoria:a te, co sto popolo, er complotto, er potere, amor che sa
martedì, 30 ottobre 2007
Seguenno er Pennacchio....Bianco Azuro
..hai manifestato sotto ar Ministero occupànno
er Vialone pe mette n'Mano ar Lavannaro
er Pollo Rotto senza arza' n'Baiocco
...e ta' fatto sona' come n'Tamburo.....
che li' strilli se so' sentiti fino ar Palazzo
der Bottone.....cosi' co' le bòtte ....
............jai sparmato er debbito
accumulato dar Genio Creativo Finanziato ...
dalle Vacche munte co' li' sordi....der Comune
...e che e' ànnato puro n'carcerato ....

...ma finarmente ciavevi
er Carcio moralizzato

...e Defiscalizzato ....
...infatti er Lava Panni acchittava
.... come l'artri er Risurtato ...
.... leccànno a destra e manca ......co'
na' lingua FATTA de coperta Ferpata ...
e n'grenbiule da servO ar servizio der
Padrone che nun se risparmiava
a fa' da manico ar sistema Organizzato

.....e sempre seguenno er Capo
... der Gruppo
de Sfigati....
...che cia du neuroni e
l'artro je se purO furminato..


.. ta' fatto fa' marcia n'dietro pe scardina' er
Potere costituito grazie all'intervento dello ...
Stato ...

...e cosi' nun contento ..
..ta' Rimediato er GamBione

AmeriGano che de m'prenditore cia'
solo l'InglìSce ...
...e lo' sàpe bene..
...pe trattà n'affare

Top SècrèTe..
... tanto Capoccione che come

... n' fregnone je staveno a venne
er Cuppolone co' li' sordi Der Napulitano ...

.....e mo' t'hanno purO
n'guajato facennote n'quisito pe

riciclaggio e estorsione
e mentre TE ....stai a sconta'

er Trappolone..
...er GamBione te' aridiventato AmeriGano....


....Sapeva pure L'englisce
ma de certo nun
Basta n'mparasse
na' Lingua pe esse n'Arca de ScienZa...


...Caro Burino ....
de fino ciai solo la sciarpetta che
ta' scoperto la chiappa....
....e de grosso er Paiolo che tànno fatto




Vengono modificate in modo significativo molte vecchie figure di reato
La depenalizzazione del falso in bilancio

(Dgls 61/2002)

E’ operativa dal 16 aprile 2002 la riforma degli illeciti penali ed amministrativi delle società commerciali. Il nuovo testo – il decreto legislativo è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale 88 del 15 aprile - ha sostituito il Titolo XI del libro V del codice civile, contenente disposizioni penali in materia di società e di consorzi, modificando vecchie figure di reato ed introducendone delle nuove, con l'espressa previsione - e questa è la principale novità - di cause di non punibilità, di estinzione del reato e di circostanze attenuanti in alcuni casi particolari. Questi i punti salienti della riforma. - È stato modificato il reato di false comunicazioni sociali, consistente nell'esposizione, da parte di amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori, di "fatti materiali non rispondenti al vero", al fine di ingannare i soci o il pubblico e conseguire "per sé" un ingiusto profitto, e nell'omissione di informazioni sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società imposte dalla legge. È stata inoltre prevista una speciale causa di esclusione della punibilità, che ricorre ogniqualvolta "le falsità o le omissioni non alterino in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società" (la punibilità è comunque esclusa se la falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all'1%). In caso di false comunicazioni sociali a danno dei soci e dei creditori, il reato è perseguibile a seguito di querela di questi ultimi. - Vengono punite una serie di altre falsità, come quelle relative ai prospetti di investimento e quelle commesse nelle relazioni delle società di revisione, e si prevede la punibilità degli amministratori che impediscano o ostacolino le attività di controllo o di revisione sui bilanci societari. - Viene prevista la punibilità di una serie di illeciti commessi dagli amministratori, come l'illegale ripartizione degli utili e delle riserve e le operazioni in pregiudizio dei creditori, stabilendo speciali cause di estinzione del reato, allorquando, nella prima ipotesi, gli utili vengano restituiti e le riserve vengano ricostituite prima del termine previsto per l'approvazione del bilancio, e , nella seconda ipotesi, sia risarcito il danno ai creditori (analoga disposizione è dettata per gli illeciti commessi dai liquidatori). - Non si considera "ingiusto" il profitto della società collegata o del gruppo se compensato da vantaggi, conseguiti o prevedibili, derivanti dal collegamento o dall'appartenenza al gruppo. - Le sanzioni previste a carico degli amministratori si applicano anche ai soggetti legalmente incaricati dall'autorità giudiziaria o dall'autorità pubblica di vigilanza di amministrare la società o i suoi beni per conto di terzi. - È prevista una particolare circostanza attenuante, con relativa diminuzione della pena, che ricorre se i fatti illeciti "hanno cagionato un'offesa di particolare tenuità". - Viene previsto un aggravamento di pena per gli organi societari che rivelino segreti professionali. - Viene sancita una responsabilità amministrativa delle società, attraverso la previsione di sanzioni pecuniarie per i reati societari "se commessi nell'interesse della società". - Il reato di bancarotta fraudolenta, commesso dall'imprenditore fallito, viene esteso ai soggetti che hanno determinato o contribuito a determinare il dissesto della società, commettendo alcuno dei reati societari indicati. - È infine previsto che, relativamente ai reati commessi prima dell'entrata in vigore del presente decreto legislativo, il termine per proporre querela decorre dalla data di entrata in vigore. (18 aprile 2002)
Depenalizzato ma sempre reato!



Il lato oscuro della Lazio
Il presidente laziale, Claudio Lotito
DOSSIER Serie A: i numeri della Lazio

Dalle spinte di Previti per il figlio agli ultrà. Lotito: «Vogliono farmi fuori, ma non mollo». Il bilancio in attivo non basta: la squadra è in crisi e gli amici "di destra" si defilano.

ELIO PIRARI
ROMA

«Me vojono fa' fuori ma non mollo». Non mollo, ma gli sherpa politici che hanno tessuto la trama per portare Claudio Lotito alla presidenza della Lazio non ci sono più, scomparsi. In ordine di tempo uno degli ultimi è Cesare Previti, che in vecchie intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sugli Irriducibili, intercettazioni tornate ora d’attualità, si mostra imbestialito per il trattamento «ingiustificato e discriminatorio» subito dal figlio Umberto, portiere delle giovanili del club romano e nelle scorse settimane inserito misteriosamente nella lista Champions. Dove sono finiti gli sponsor di una volta, l'allegra band che un giorno si chiamò a raccolta per fare la guerra a Piero Tulli, attuale proprietario della Cisco Roma, l'uomo di Veltroni? Tre giorni fa Lotito ha annunciato il ritorno dei conti in attivo, non accadeva da sette anni. Il mese scorso a capo dell'ufficio stampa ha messo un «televisivo», Giacomo Mazzocchi. Ma dopo nove giornate di campionato il suo gradimento è a un punto di non ritorno.

Gli amici sono scomparsi. Francesco Storace, quando «Mani di forbice» acquista la Lazio per 26 milioni è il governatore della Regione Lazio, anche se lui, Lotito, sostiene che «i mejo affari» li avrebbe fatti quando nella sede di via Cristoforo Colombo c'era Badaloni. Cesare Previti, ex parlamentare, uno degli avvocati di Berlusconi, in quel periodo è un big del Palazzo, anche Storace è un big, influente ma anche cliente. Nel senso che quando Lotito rileva e salva il club abbandonato in stato precomatoso da Sergio Cragnotti (75 milioni di debito da pagare in tre rate all'erario), nei confronti della Regione Lotito vanta crediti collegati agli appalti della Asl di Torvergata per 18,2 milioni. Crediti che si trasformeranno in fideiussioni.

Storace gli affianca due angeli custodi, Emilio Vincenti, titolare di un'impresa di lavoro interinale (Tim Service), e Mario Masini, deputato di An, «cavallaro» in doppiopetto, proprietario di alcune scuderie a Capannelle. Insieme alla destra istituzionale, all'ombra del «grande citatore» si muovono gli Irriducibili, serbatoio di voti per la destra, gruppo storico della tifoseria biancoceleste sulle cui connotazioni politiche la Digos non ha mai nutrito dubbi. Punti di riferimento culturali, Evola, Freda, Splenger. E le derive, anch'esse fascistoidi della Nord, curva sempre più affollata di teste rase, fasci littori e copricapo con lo stemma della divisione belga della compagnia SS «Charlemagne». Gli Irriducibili vantano appoggi politici, misurano il potere attraverso gerarchie forti e una egemonia indiscutibile. Paolo Arcivieri, ideologo del gruppo, attualmente agli arresti domiciliari insieme a Fabrizio Toffolo, Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, e Yuri Alviti, è un uomo di Alessandra Mussolini. Ma quando Lotito chiude i rubinetti (i diritti sul merchandising, che tradotto significa due catene di negozi, Original fans e Nord 12), la pace fragile con i capi della curva salta. Gli attacchi al presidente si moltiplicano attraverso le frequenze di Radio 6 e Porta San Sebastiano, il Buen Ritiro sull'Appia Antica dove Lotito custodisce il plastico del suo progetto più ambizioso, il leggendario Stadio delle Aquile, diventa Fort Apache.

In Lega le cose non vanno meglio, Lotito vede solo ombre, a Roma, al Coni, in Campidoglio. Tra i quadri allora infila un dirigente della Digos, con il quale il 26 marzo del 2006 si intrattiene a lungo al telefono: «Giannini, se rende conto de come sto messo, la moje de 'na persona istituzionale manda messaggini e all'improvviso la curva attacca come 'na cosa, è 'na cosa scandalosa, tutta la feccia stava in tribuna autorità con i biglietti dati dal Coni, c'era Di Capua, eh, ho visto Wilson, eh, co', ehhh, quer Chinaglia, Di Cosimo, tutta, tutta 'sta gentaglia. Er Coni perché dà i biglietti a 'sta gente, perché non vogliono farmi fare lo stadio». I toni salgono: «Io faccio 'na festa a casa mia, no.., do la facoltà ar Coni, a questi pezzi di merda der Coni di avere un certo numero di biglietti perché mi stanno ricattando». Un'ariaccia, Lotito lo sa e rilancia: «Previti?, Coletta?, Mbè?, cose vecchie. E' in atto un tentativo di estorsione indiretta, una campagna diffamatoria senza precedenti, lo scopo è di indurmi a lasciare, ma io non me ne vado».


postato da: SpawN72 alle ore 14:24 | Permalink | commenti
categoria:cera na vorta, er carcio ar mercato, er carcio balilla, er derby
martedì, 30 ottobre 2007

E’ nell’oblio di laboratorio,

geneticamente modificato,

che sempre più facilmente si dimentica

di cosa siamo fatti:

di pulviscolo, come acari

appena un po’ più grandi.

E’ nell’oblio della coscienza

abile gioco di scacchi invertito,

che si dimentica sempre più facilmente

per che cosa viviamo.

Omettendo l’essenza

senza addurre un motivo.

Non puoi far finta di non saperlo,

quando il sole ti bacia

e il vento ti sfiora.

O, più banalmente, c’è una voce

Controcanto flebile fuori dal coro

E la consuetudine ti abbandona.

Non è quello il ritmo, cadenzato.

Perenne e eterno,

malgrado sia immobile e ricorrente,

un flusso senza soluzione di continuità.

In una ruota che circola attorno al proprio asse

C’è la formula più antica

E la contraddizione della stessa.

Sta a te poterla riconoscere,

e interrompere con un solo dito

il vizioso circolo.  

X

Girotondo

Vecchie strategie e nuove mappe della destra radicale

inchiesta di Guido Caldiron

IL TENTATO ASSALTO AL CENTRO SOCIALE Forte Prenestino, compiuto alla vigilia della manifestazione contro la guerra del 15 febbraio, ha rilanciato a Roma l'allarme per il ritorno dello squadrismo fascista. Quella compiuta contro la storica occupazione del quartiere di Centocelle non è infatti che l'ultima di una lunga serie di violenze accadute nella capitale: dalle provocazioni contro sedi e circoli di sinistra e delle associazioni partigiane, fino al gravissimo ferimento -l'aggredito è stato a lungo in coma- di un giovane marocchino da parte di un gruppo di neofascisti della tifoseria laziale.
Dietro a questa serie di atti gravissimi si intravede il riorganizzarsi dei gruppi della destra radicale, le cui attività e i cui militanti disegnano sulla mappa della città una serie di cerchi concentrici dai contorni non sempre facilmente definibili. Da questo punto di vista, cercare di indagare la situazione della destra radicale romana, la ripresa del suo attivismo sia sul piano organizzativo che su quello violento, significa indicare uno scenario che potrebbe conoscere uno sviluppo più ampio e un'articolazione estesa anche ad altre realtà, sia metropolitane che regionali.

Fascisti e istituzioni

La prima considerazione, che pùo forse apparire ovvia ma che non per questo può essere evitata, riguarda le condizioni più generali in cui questo risveglio del neofascismo si va ad inserire. Con l'eccezione, significativa, del comune e di molti municipi della città, la destra è presente nel territorio romano, guidando in particolare le istituzioni della Provincia e della Regione, oltre ad alcune ex circoscrizioni. Si tratta di una notazione importante, dato che alla testa dei due organismi maggiori si trovano non solo degli esponenti di Alleanza nazionale, ma due personaggi il cui profilo radicale non sfugge a nessuno. Non solo perché l'attuale presidente della Regione Lazio Francesco Storace ha iniziato la sua carriera politica negli anni settanta come segretario della storica sezione missina di Acca Larentia; o perché Silvano Moffa, che guida per An la Provincia, è stato in passato uno dei più stretti collaboratori di Pino Rauti -già fondatore di Ordine Nuovo e passato per le inchieste giudiziare sulla "Strategie della tensione"- all'interno dell'Msi. È l'attitudine odierna dei due e il modo stesso in cui gestiscono le istituzioni locali a definirne ancora con evidenza il profilo politico. Storace sta cercando di fare della Regione una sorta di modello per la ristrutturazione in termini familistici del welfare che la destra insegue anche a livello nazionale.
Questi temi incrociano idee e parole d'ordine di gruppi come Forza Nuova e il Centro culturale Lepanto di Roberto de Mattei, formazioni con le quali An ha condiviso a Roma nell'estate del 2000 la battaglia contro il World Pride. Lo stesso Storace era tra gli esponenti del Polo che nel 1999 hanno accolto all'aeroporto di Fiumicino Massimo Morsello -tra i fondatori di Forza Nuova dopo un passato nei Nuclei Armati Rivoluzionari- al suo ritorno in Italia dopo la lunga latitanza a Londra.
Moffa, dal canto suo, ha cercato di creare un vero laboratorio culturale per la destra, organizzando incontri e convegni sul revisionismo piuttosto che sull'identità italiana, utilizzando come partner della Provincia gruppi neofascisti come l'Associazionze culturale Raido, che si ispira alle teorie tradizionali del filosofo Julius Evola. Inutile forse aggiungere che sia Storace che Moffa appartengono alla componente di An della destra sociale, la cui rivista Area, è diretta da Marcello de Angelis, già tra i capi di Terza Posizione e cantante del gruppo rock dei "270bis", elemento di contatto tra il partito di Fini e i gruppi rimasti fuori dalla "svolta" di Fiuggi. Per concludere questo quadro bisogna ricordare come l'attuale responsabile di An della capitale sia Vincenzo Piso, anche lui ex Terza Posizione e Ordine Nuovo, considerato uno degli esponenti di primo piano della cosiddetta Legione, la struttura più alta e semiclandestina di Tp.
Ma ciò che si segnala all'attenzione della città è il riemergere, in forme nuove rispetto al passato, dei gruppi radicali. Se solo un paio di anni fa l'orizzonte sembrava dominato dall'iperattivismo manageriale di Forza Nuova, oggi la situazione appare in rapida trasfprmazione. Il gruppo guidato da Roberto Fiore appare sempre più come una sorta di emanazione giovanile e estremista della Casa delle Libertà, si veda in proposito la manifestazione organizzata all'inizio di novembre insieme all'eurodeputato della Lega, Mario Borghezio.
Le altre sigle della destra estrema non sembrano godere di migliore salute. Né la Fiamma Tricolore di Rauti né il Fronte Nazionale di Tilgher, né il gruppo di Rinascita Nazionale, che pubblica l'omonimo quotidiano, sembrano in grado di attrarre grandi energie militanti. Tra risse e tentativi di coordinamento, alcuni anche recentissimi, questi gruppi sembrano destinati a rappresentare solo le vecchie fratture in cui il neofascismo italiano si divide ormai da più di trent'anni.

tempo

postato da: misiek alle ore 07:14 | Permalink | commenti (3)
categoria:a te, a roma, co sto popolo, er cane nero
lunedì, 29 ottobre 2007

Schemi n'mpirici e raccordi de
astrolabbici prismi ....
...che raggruppeno pensieri
n'orto