E’ nell’oblio di laboratorio,
geneticamente modificato,
che sempre più facilmente si dimentica
di cosa siamo fatti:
di pulviscolo, come acari
appena un po’ più grandi.
E’ nell’oblio della coscienza
abile gioco di scacchi invertito,
che si dimentica sempre più facilmente
per che cosa viviamo.
Omettendo l’essenza
senza addurre un motivo.
Non puoi far finta di non saperlo,
quando il sole ti bacia
e il vento ti sfiora.
O, più banalmente, c’è una voce
Controcanto flebile fuori dal coro
E la consuetudine ti abbandona.
Non è quello il ritmo, cadenzato.
Perenne e eterno,
malgrado sia immobile e ricorrente,
un flusso senza soluzione di continuità.
In una ruota che circola attorno al proprio asse
C’è la formula più antica
E la contraddizione della stessa.
Sta a te poterla riconoscere,
e interrompere con un solo dito
il vizioso circolo.
X

Vecchie strategie e nuove mappe della destra radicale
inchiesta di Guido Caldiron
IL TENTATO ASSALTO AL CENTRO SOCIALE Forte Prenestino, compiuto alla vigilia della manifestazione contro la guerra del 15 febbraio, ha rilanciato a Roma l'allarme per il ritorno dello squadrismo fascista. Quella compiuta contro la storica occupazione del quartiere di Centocelle non è infatti che l'ultima di una lunga serie di violenze accadute nella capitale: dalle provocazioni contro sedi e circoli di sinistra e delle associazioni partigiane, fino al gravissimo ferimento -l'aggredito è stato a lungo in coma- di un giovane marocchino da parte di un gruppo di neofascisti della tifoseria laziale.
Dietro a questa serie di atti gravissimi si intravede il riorganizzarsi dei gruppi della destra radicale, le cui attività e i cui militanti disegnano sulla mappa della città una serie di cerchi concentrici dai contorni non sempre facilmente definibili. Da questo punto di vista, cercare di indagare la situazione della destra radicale romana, la ripresa del suo attivismo sia sul piano organizzativo che su quello violento, significa indicare uno scenario che potrebbe conoscere uno sviluppo più ampio e un'articolazione estesa anche ad altre realtà, sia metropolitane che regionali.
Fascisti e istituzioni
La prima considerazione, che pùo forse apparire ovvia ma che non per questo può essere evitata, riguarda le condizioni più generali in cui questo risveglio del neofascismo si va ad inserire. Con l'eccezione, significativa, del comune e di molti municipi della città, la destra è presente nel territorio romano, guidando in particolare le istituzioni della Provincia e della Regione, oltre ad alcune ex circoscrizioni. Si tratta di una notazione importante, dato che alla testa dei due organismi maggiori si trovano non solo degli esponenti di Alleanza nazionale, ma due personaggi il cui profilo radicale non sfugge a nessuno. Non solo perché l'attuale presidente della Regione Lazio Francesco Storace ha iniziato la sua carriera politica negli anni settanta come segretario della storica sezione missina di Acca Larentia; o perché Silvano Moffa, che guida per An la Provincia, è stato in passato uno dei più stretti collaboratori di Pino Rauti -già fondatore di Ordine Nuovo e passato per le inchieste giudiziare sulla "Strategie della tensione"- all'interno dell'Msi. È l'attitudine odierna dei due e il modo stesso in cui gestiscono le istituzioni locali a definirne ancora con evidenza il profilo politico. Storace sta cercando di fare della Regione una sorta di modello per la ristrutturazione in termini familistici del welfare che la destra insegue anche a livello nazionale.
Questi temi incrociano idee e parole d'ordine di gruppi come Forza Nuova e il Centro culturale Lepanto di Roberto de Mattei, formazioni con le quali An ha condiviso a Roma nell'estate del 2000 la battaglia contro il World Pride. Lo stesso Storace era tra gli esponenti del Polo che nel 1999 hanno accolto all'aeroporto di Fiumicino Massimo Morsello -tra i fondatori di Forza Nuova dopo un passato nei Nuclei Armati Rivoluzionari- al suo ritorno in Italia dopo la lunga latitanza a Londra.
Moffa, dal canto suo, ha cercato di creare un vero laboratorio culturale per la destra, organizzando incontri e convegni sul revisionismo piuttosto che sull'identità italiana, utilizzando come partner della Provincia gruppi neofascisti come l'Associazionze culturale Raido, che si ispira alle teorie tradizionali del filosofo Julius Evola. Inutile forse aggiungere che sia Storace che Moffa appartengono alla componente di An della destra sociale, la cui rivista Area, è diretta da Marcello de Angelis, già tra i capi di Terza Posizione e cantante del gruppo rock dei "270bis", elemento di contatto tra il partito di Fini e i gruppi rimasti fuori dalla "svolta" di Fiuggi. Per concludere questo quadro bisogna ricordare come l'attuale responsabile di An della capitale sia Vincenzo Piso, anche lui ex Terza Posizione e Ordine Nuovo, considerato uno degli esponenti di primo piano della cosiddetta Legione, la struttura più alta e semiclandestina di Tp.
Ma ciò che si segnala all'attenzione della città è il riemergere, in forme nuove rispetto al passato, dei gruppi radicali. Se solo un paio di anni fa l'orizzonte sembrava dominato dall'iperattivismo manageriale di Forza Nuova, oggi la situazione appare in rapida trasfprmazione. Il gruppo guidato da Roberto Fiore appare sempre più come una sorta di emanazione giovanile e estremista della Casa delle Libertà, si veda in proposito la manifestazione organizzata all'inizio di novembre insieme all'eurodeputato della Lega, Mario Borghezio.
Le altre sigle della destra estrema non sembrano godere di migliore salute. Né la Fiamma Tricolore di Rauti né il Fronte Nazionale di Tilgher, né il gruppo di Rinascita Nazionale, che pubblica l'omonimo quotidiano, sembrano in grado di attrarre grandi energie militanti. Tra risse e tentativi di coordinamento, alcuni anche recentissimi, questi gruppi sembrano destinati a rappresentare solo le vecchie fratture in cui il neofascismo italiano si divide ormai da più di trent'anni.