martedì, 31 luglio 2007

La Rivoluzione
nun e' Democratica
quanno er Reggime
te m'pone l'idea
Quanno er Sistema
e' tarato pe distrugge
la coscenza der Popolo
distratto che se scorda
chi e' er Nemico
e do' sta' er BARATTO
te fa' vede'
solo lo' sbajo TUO
...che nun vai n'rete ...
ma nun te dice
come ce va' lui
co' la MALAfede

Er Reggime
nun se fa' tanti scrupoli...
te sembra
che ta' accomodato
ma te fa'
fesso e cojonato ...

E' come m'parassita
che n'festa la foresta
de giorno
e nun basta er Foco
pe levattelo da torno
...basta n'ovo
che se schiude
e la memoria te distrugge
e te fa' torna' addormentanto
come er Peggio dell'idiota
cor soriso sulla faccia
e co niente
n'saccoccia ...

.. lo Scontro e' sulla forza de chi CIA' l'Idee
e de chi conosce er controllo delle MASSE


Repressione e civiltà



Catania
30.07.07: ennesimo atto teppistico di matrice fascista.

L’ennesimo atto teppistico di stampo fascista è stato compiuto stanotte a Catania.
I portoni del Centro Sociale Auro sono stati bruciati e l’attentato è stato firmato imbrattando i muri del centro con le scritte: “rossi ai forni”, “vincere e vinceremo,” “dux” oltre alle solite svastiche e celtiche.
Anche il Centro popolare Experia ha subito lo stesso trattamento, ma per fortuna le bottiglie incendiarie non sono esplose ed i ragazzi del centro le hanno trovate oggi ancora piene di benzina.



Black R.O.C.

di Norberto Breda

La Voce della Campania


La vera storia del Raggruppamento Operativo Centrale, il buco nero da cui passano i fondi destinati all’attività dei Servizi italiani.

E dopo il Sismi tocca al Sisde. Sembra che le nostre barbe finte siano di mano lesta. Sia quando si tratta di compilare dossier sia quando ci sono soldi pubblici da intascare. E’ di questi giorni la notizia che un agente Sisde, cassiere del Raggruppamento operativo centrale (ROC), ha distratto fondi per centinaia di migliaia di euro. E’ possibile che Mori, il suo vice De Donno, che aveva totale libertà nella gestione dei fondi del ROC e il colonnello Angelosanto che lo comandava non si siano accorti di nulla? Perché il ROC gode di un bilancio per le spese riservate diverso da quello del servizio nel quale è inserito? Di quali operazioni segrete si occupa?

La Voce già nel dicembre scorso aveva raccontato in presa diretta di questo misterioso reparto operativo e cosa stava succedendo al servizio segreto civile dopo la nomina del prefetto Gabrielli che sostituiva il generale di ferro Mario Mori. Commissioni di inchiesta interne, dopo il caso di Marco Bernardini, ex-agente Sisde, che vendeva fascicoli del servizio e lavorava in parallelo per la cupola Sismi-Telecom, strani avvicendamenti e soprattutto la presenza di un “servizio nel servizio”, il ROC appunto, privo di qualsiasi controllo. Oggi è possibile aggiungere un altro tassello a questa storia per raccontare che dietro le ruberie di un servizio segreto si cela sempre qualcos’altro. Come ad esempio le intercettazioni clandestine. Secondo le accuse il cassiere del Roc, Giulini, si sarebbe appropriato di 247 mila euro, falsificando i documenti delle missioni degli 007 del reparto. Tutto ciò in un anno, il 2006. La Voce ha ben altri dati che smentiscono questa ricostruzione. Stando alle testimonianze raccolte, il ROC spendeva ogni mese per le missioni una media di 5000 euro; cifra che a volte, raramente, arrivava a 8000. Basta un semplice calcolo per capire che la somma di cui si parla non è reale e che le accuse mosse a Giulini servono a nascondere la vera contabilità del ROC e le operazioni clandestine di cui si occupa. Basterebbe leggere il bilancio del reparto per capire che la verità sta altrove.
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categoria:er complotto, er caso, er gladiatore, revoluction, er reggime
martedì, 31 luglio 2007
Questo è un momento qualunque della vita, chissà quanti ne avrò contati e di certo altrettanti dimenticati come l’ora sull’orologio o una data guardata di sfuggita, che con la stessa facilità dimenticherò. Non perché qualcosa di importante, o diocenescampi di grave, sia accaduto. No, perché è arrivato il momento, come di tanto in tanto arriva da sé, di fare un omaggio alla vita e magari fare due chiacchiere con qualcuno che mi sta molto a cuore. Ma andiamo con ordine.Oggi ringrazio il vento, perché invece di stare in una metropoli che non è ma fa tutti gli sforzi per volerlo apparire, e malamente ci riesce a stento, mi sembra di essere in un luogo lontano, anche se mio e non mi sposto di un metro.
Ringrazio questo refolo leggero che è così fresco da ricordarmi un paese remoto, dall’altra parte degli oceani, visitato anni e anni orsono. Dove l’aria era tersa e la sua carezza era a tutti gli effetti una brezza leggera fatta di vetro e neve sui picchi che potevi già immaginare da lontano.
Ringrazio queste sere d’estate che solo qui sono dotate di magia e amore, in nessun’altra parte al mondo potrò mai sperimentare, e quando mi trovo altrove è a questo posto che penso e dico sì, mi pare di essere a XYZW, esattamente la stessa aria. Credo che niente amerò di più nella vita come questa città. E oggi fuori dal coro, ringrazio fino alla genuflessione d’esserci.
Ringrazio l’amicizia quella vera, la parola giusta nel momento di sconforto, il coraggio passato come un bigliettino sotto la porta. Ogni ti amo che scappa al controllo, forse così per caso, o detto per sbaglio, in un piccolo momento d’enfasi.
Ringrazio gli sprazzi che la felicità regala, in virtù dei quali ci si sente vivi e appesi con le grinfie alla vita, che senza ricorrere ai luoghi comuni, delude e illude e disillude. E niente di peggio c’è di un sogno tradito con l’inganno. Ma sono batoste da mettere in preventivo.
Ringrazio di vivere questo giorno, questa sera d’estate anche se maledico quest’afa e mi chiedo se la prossima sarà come questa. E non solo climaticamente, si capisce.
Chissà tu dove sarai.
Chissà dove saranno gli altri. Ed io.

Ma niente è tanto banale quanto le domande serie. Per fortuna queste non lo sono e vivono nella loro danza fluttuante del poco o niente, galleggiando come farebbe un cucciolo che di nuotare non ha affatto bisogno d’imparare. Perché lo sa già.
E un po’ come tutti vorrei un’istantanea di ogni attimo che non è importante, come questo, che non è il mio compleanno, né Capodanno.
Perché infondo la vita non è altro che questo.
Allora ci metto anche i ringraziamenti per quell’aereo, auto, bici o tacchi e suole che ogni volta mi riportano qui, a respirare tutto questo.
E ogni volta mi lasci senza parole.

 

[….]

“Eccomi”, “E’ da tempo che mi cercavi, ora eccomi qui ma fai in fretta perché ho mille chiamate in linea e, a dirla tutta sono un po’ stanco alla fine di una giornata”

“Cosa vuoi sapere e cercherò di chiarire i tuoi dubbi, sii preciso e coinciso perché non so quando ci rincontreremo.” “Fare il Sogno è dura, amico mio, perciocché ti consiglio di sbrigarti. Mi dici che mi hai inseguito da tempo e mi hai spesso scambiato con mio fratello gemello l’Ideale; lui ti sarà più difficile accalappiarlo, è che è abituato a starsene per suo conto e non ha tempo da perdere. Sai che io, in quanto figlio della poesia mi faccio prendere dalla compassione, ho il cuore tenero. Lui invece ha i piedi per terra ma non si rende conto che ogni tanto va in orbita, come, più e peggio di me”. “Tanti sono stati in grado di morire per lui, per me niente affatto. Difatti hai mai sentito parlare di  <<un ideale chiuso nel cassetto?>>, no, ecco. Invece così s’usa dire di me. E spesso sotto chiave mi ci si dimentica, intenti a fare tutt’altro. Sopraffatti da quel quotidiano che non m’è nemmeno parente alla lontana poi. Che ci troverete nel senso pratico?”, “ Ma no, sei tu a dover fare le domande qui, non io.”

“Ordunque dicevi?” (il sogno ha un vocabolario un po' vetusto, n.d.r.), “ Hai sì ragione, mi scambiate spesso per quel becero denaro che vi da l’illusione (lo sai che l’illusione è mia sorella, però che non si sappia in giro! E’ una poco di buono..) di potermi avere in quattro e quattr’otto. Poveri grulli. Per avermi bisogna lavorare sodo… e come sai non è detto che mi si abbia con tanta facilità, non sono disposto a scendere a compromessi”.

“Poi io sono sotto contratto, non lo sai?” “Anch’io ho un padrone, anzi una sorta di padrino (eh! Eh!) e lui è come immaginerai il destino che all’inzio del mese m'illustra per filo e per segno ogni più piccolo incarico e incombenza da svolgere” “a volte ci provo, ma sgarrare è difficile anche, soprattutto per me, che sono il Sogno. A cui tutto sembrerebbe lecito e possibile. E non sono il tuo, ma di tanti”.

“Sai? A volte mi capita d’incontrare uomini senza sogni e quello è uno spettacolo gramo; quando li sfioro nemmeno mi vedono. Quanto sono tristi”.

“Mi piace l’idea che di me ci si cibi, tutti i giorni”. “Ma sono più le volte che mi abbandonano, molto prima che sia io a farlo. Per stanchezza e mancanza di perseveranza. E muoio per inedia”.

“Ovviamente guardo con tenerezza, un po’ per egoismo, un po’ per deformazione professionale, un po’ per l’ego smisurato che mi ritrovo, quelli che mi coltivano giorno per giorno, come una piantina appena germogliata. Se dipendesse da me, io, quelli li premierei tutti, uno ad uno. E li farei baciare dalla fortuna che è mia cugina. Ma lei corre così veloce che nemmeno io riesco a starle appresso, con quella chioma al contrario!”.

“E ora s’è fatto tardi, mi hai parlato poco di te ma non ce n’è stato bisogno, perché io i sognatori li vedo dagli occhi e li riconosco. Hanno il sole sotto le palpebre anche d’inverno, quando le nuvole non lo fanno vedere,  lo nascondono sadiche loro, tanto sono fitte e il cielo di piombo minaccia neve come zucchero filato.”

“Ah! Dì ai tuoi compari di sventura che per quanto cerchino, io non sono una facile refurtiva”.

“Il sogno è roba per i deboli di cuore e di chi lo pedina senza sosta e lo chiama a voce bassa, sussurrata in una notte d’estate”.

“Proprio come questa”.

X

 

 

Sulla sua tomba il vento sarà un bacio
l'erba la carezza di un amante
quando l'agnello belerà più forte
e il mare sarà un po' meno distante.
E il vecchio in fondo al porto sarà un santo
che si ubriaca con la sua virtù
ricordando che il mare era diverso
quando ha navigato in gioventù.


(Francesco De Gregori)


 

Non solo anni di piombo, non solo Genova

Davide "Dax" Cesare

Nella notte fra il 16 e il 17 marzo 2003 moriva Davide “Dax” Cesare, militante del Centro Sociale O.R.So (“Officina di Resistenza Sociale”) di Milano. Era da poco uscito, assieme ad alcuni compagni, da un bar del quartiere ticinese. Fuori, ad aspettare i ragazzi, un paio di neofascisti armati di coltelli, spalleggiati da un terzo elemento più anziano. Si scoprirà solo in seguito che i due giovani sono fratelli e che l’uomo è il loro padre; si tratta rispettivamente di Federico, Mattia e Giorgio Morbi (28,17 e 54 anni all’epoca del fatto). L’aggressione dei neofascisti è rapida e particolarmente violenta. Numerose coltellate vengono inferte in punti vitali: Davide non giungerà vivo all’ospedale; altri due ragazzi sono feriti (uno in modo grave, ma si salverà).

Alla tragedia di Dax seguono altri fatti a dir poco inquietanti. Prima il ritardo nei soccorsi; sul luogo del delitto arrivano per prime numerose pattuglie di polizia e carabinieri, che rendono ancora più difficoltoso l’arrivo del personale medico. Poi al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo, gli amici dei feriti (sconvolti dalla notizia che per Davide non c’è più nulla da fare) vengono brutalmente picchiati dalle forze dell’ordine. Uno scenario che ricorda tristemente le cronache di Genova e Napoli 2001; con la differenza che, stavolta, la brutalità della polizia non ha neppure la debole scusa delle tensioni di piazza. Una brutalità che finirà col coinvolgere anche personale di assistenza medica e pazienti dell’ospedale: in seguito alle cariche il pronto soccorso dovrà cessare il servizio fino alle sette del mattino seguente, e numerosi pazienti finiranno con l’essere trasferiti in altre strutture.

Infine giunge l’ultima vergogna, quasi un marchio di fabbrica delle vicende di cui abbiamo parlato finora: le menzogne degli apparati dello Stato, assecondati da organi di stampa sempre compiacenti e aiutati a posteriori dalla copertura morale prontamente offerta da certi politici. L’omicidio viene spiegato con il degenerare di una “rissa tra balordi”. Il pestaggio dei giovani al San Paolo viene giustificato con la reazione delle forze dell’ordine alle intemperanze dei compagni di Dax, ed in special modo alla loro richiesta di “trafugare” dall’ospedale la salma. Per fortuna le testimonianze dei giovani presenti all’ospedale, assieme alle dichiarazioni coraggiose di elementi del personale medico del San Paolo, hanno in seguito smentito quelle prime ricostruzioni (senza che, purtroppo, la stampa nazionale si sia affannata troppo nel concedere a tali smentite uno spazio uguale a quello che ebbero le prime, false versioni).

Dal punto di vista processuale la vicenda è tuttora aperta su più fronti: per la morte di Davide, Giorgio Morbi è stato già prosciolto (non ci sarebbero prove della sua partecipazione diretta all’agguato mortale); al giovane Mattia è stata riconosciuta quella che giuridicamente si chiama “messa in prova” (tre anni sotto il controllo di una comunità, al termine dei quali sarà valutato il suo “percorso di recupero”); a rispondere dell’omicidio resta dunque il solo Federico Morbi. Per quanto concerne i fatti del San Paolo, sono ancora aperte le indagini; presto si dovrebbe arrivare ai processi, sia a carico di alcuni giovani, sia a carico di alcuni fra gli agenti colpevoli dei pestaggi.



 

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lunedì, 30 luglio 2007
Lo zaino de tela ...
a foja d'oliva..
...nun pò esse
piu' sortito ...

..e viè scordato ...
messo da na' parte
in un loco..sicuro
..do nun po' stà troppo .
...n'vista...e a vorte
ce scappa la coda dell'occhio
che lò ricerca n'sfuggita e
così chiuso e sBaraccato ...
 ...cia' er potere ...
da ricordatte quanto
pesava...
...rifacenno  usci'
fori l'attrezzi e...senza manco
avejello chiesto..
je  abbozzi er ripreso
discorso ...
che te aricorda che vordi
tutto quello che c'era drento..

..n'sogno de n'rigazzino
do' era tutto bello e
bbono.....fatto de dovere
..de divise e de candide
camicie ben stirate ..
do' ce se  veste ..pe
...n'soriso ..de parate
do' era ....giusta la parte
e do' se dovrebbe pià servizio ..
ar bene comune n'difesa
der cittadino ...

n'sogno che se riempie
co' du' alette.. li firmi
americani de motociclette
ciumachelle e n'briacate ..

...ma sto' sogno se n'terompe ..
co' nà pizza che te arisveja ..
e da dentro quer sacco ...
ce se nota solo nà tovaja  ..
..du stellette...
...spente che nun sbrilluccicano ...
piu' da n'pezzo ...
na divisa che sa' de muffa ..
piena de strappi ..
ricoperti da  toppe
co parecchie  macchie....
do ce' se nisconne  ...
spesso n'morto ammazzato
pe poi fà la scalata
e addobballa ..co..Palle..
..de naftalina..
... e de n'Segreto Pubbrico
de Stato  do' se conserva
nà privata ...Portrona...
e n'Generale che là n'dossa
benone...senza vergognasse
e fasse manco  n'probblema!

....do vie' appeso n'Cucina
e tajato pe vennelo...
n'piatto brillante come
Corallina.


10 LUGLIO 2007 - Il Pm Franco Ionta, titolare del procedimento sul caso Alpi/Hrovatin presso la Procura di Roma, ha chiesto in data 12 giugno scorso l'archiviazione del caso. L'impossibilità di identificare i responsabili degli omicidi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin al di fuori di Hashi Omar Hassan, il miliziano somalo condannato a 26 anni di reclusione per il duplice omicidio avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo 1994, sono le motivazioni sostenute dal Pm

La truffa del segreto di Stato
I servizi segreti e le stragi

di Falco Accame
 

Falco Accame (ex presidente della Commissione Difesa della Camera), in qualità di Presidente della “Associazione Nazionale Assistenza Vittime arruolate nelle Forze Armate e Famiglie dei Caduti”ANA-VALAF, ha inviato il 24 aprile 1997 una “lettera aperta” sulla materia indicata (segreto di Stato, Servizi Segreti e stragi) alle massime autorità istituzionali nazionali - dal Presidente della Repubblica, a quelli di Camera, Senato e Costituzionale, dai Presidenti delle Commissioni bicamerali competenti (Stragi, Servizi Segreti) ai Procuratori interessati (Corte di Cassazione,Corte di Appello, CSM),  dai Ministri responsabili fino al Presidente della Camera penale di Roma. Questa lettera aperta - sintetizzata qui per ragioni editoriali - non ha finora avuto risposta, nonostante la gravità e la fondatezza degli elementi documentati nella lettera. Nulla è cambiato nel frattempo (aprile 2003). Governi e responsabili cambiano, ma non il silenzio e la censura, sempre”globali e duraturi”.

Le vicende  tragiche cui la lettera si riferisce sono molte. Per ricordarne solo alcune: l’eccidio di Peteano, la caduta dell’aereo Argo 16 (con la morte dell’intero equipaggio), la vicenda del DC9 Itavia a Ustica, le morti di una serie di militari in servizio (mai chiarite). Altre vicende riguardano GLADIO e le “deviazioni” dei servizi segreti italiani. In ognuno di questi casi si fa uso strumentale del  “segreto di Stato” per ostacolare ogni processo di verità: si tratti di stragi, di traffico d’armi, di azioni illegali o di attentati. Nel nostro Paese non esiste una legge che regoli il  “segreto di Stato”. La legge 801/77 (articoli 1 e 2) ne introduceva l’esigenza, ma essa è rimasta finora “lettera morta”.
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lunedì, 30 luglio 2007

Un fantoccio quasi floscio

farcito di sabbia e gommapiuma

Sale lento su per una scala

Una scala di vetro e ghiacchio

dove lascia un’impronta incisa

con i talloni che sono

acuminate Punte di diamante.

Su questa antartide di fabbrica

spesso scivola

e di scatto s’aggrappa

riprendendo l’ascesa

nel terrestre sorvolo.

Con un tocco dentro l'iride

di celeste

capitato lì per caso,

che da un tubetto fuoriesce,

strizzato d’arcobaleno.

Se lo guardi negli occhi

Vedi un eden di laboratorio,

Nessun regista

Nessun direttore della fotografia

Nessun acquerellista potrebbe ridare

vita a quella luce.

Una luce astratta

che rimbalza e saltella

su ogni superficie

Curva, grezza e piana.

Lì è che suona melodica:

se possedesse uno spartito

o un sogno abitabile tutto suo

da campire piano

con una pennellessa

su una miniatura a pagina di seta.

Sequenza silenziosa l'esplosione

di colori: triturate sfere celesti,

spirali e orbite di soffuso

senso corporeo assopito:

concentrici pensieri

che in una rete infinita d’esponenti ennesimali

fra loro scambiano informazioni

in codice criptato

fra una mente e l’altra

senza fili né tortuosi circuiti.

La scalata a un certo punto si interrompe

E diventa rampa di lancio

da cui è lecito, se non doveroso

Il decollo.  

X

 

 

 

P.S. Il passato, procedendo in senso antiorario, si fa  rivoltante mimesi di un Mostruoso Presente

 

Oggi: Striscione inneggia a Priebke

Scritte inneggianti a Priebke sotto casa dell’ex Ss
Veltroni: «Intollerabili e deliranti»

ROMA (24 luglio) – Uno striscione di colore bianco con una scritta nera ed una rossa inneggianti all’ufficiale delle Ss Erich Priebke e con il disegno di una croce celtica è stato affisso in piazza Irnerio, poco distante dall’abitazione dello stesso Priebke. Le due scritte sono comparse ai lati della croce celtica, una recita: “Onore a Priebke”; l’altra è “Arde ancora il sacro fuoco dei vinti”.

Il sindaco di Roma Veltroni ha espresso «la più profonda indignazione per le intollerabili scritte deliranti comparse su uno striscione e inneggianti a Erich Priebke. Si tratta di un atto vergognoso che la città condanna e ripudia con fermezza e che offende la memoria delle vittime delle Fosse Ardeatine e di tanti cittadini romani, ancora oggi costretti a subire le dolorose conseguenze degli atti di cui quest’uomo è stato riconosciuto colpevole».

«L’Amministrazione sta provvedendo all’immediata rimozione del vergognoso striscione – ha aggiunto Veltroni – Chi lo ha scritto e affisso sappia che Roma non tollera atti di questo tipo, che contrastano con lo spirito con il quale in questa città stiamo cercando di costruire la memoria di quel periodo, che rappresenta la pagina più buia della storia recente – ha aggiunto il sindaco – Anni in cui la follia nazifascista provocò la morte di tante persone innocenti e rispetto alla quale da parte di Erich Priebke non c’è mai stata neanche una parola di pentimento per il male di cui si è macchiato».


Ieri: l'assassinio di Scialabba ragazzo

Un sera di febbraio del 1978 , il 28, verso le 23,30  alcuni individui, scesi da una autovettura,una Fiat 132 color oro metallizzato, con targa coperta, esplodevano contro un gruppo di giovani che sostava nei giardinetti di piazza San Giovanni Bosco numerosi colpi di pistola che uccidevano Roberto Scialabba e ferivano il fratello Nicola. Dopo l’espletamento di inutili indagini, quando ormai l’istruttoria pareva dovesse sfociare nella declaratoria di non doversi procedere per essere rimasti ignoti gli autori del fatto, le dichiarazioni di Cristiano Fioravanti, fratello di Giusva,, permettono di far luce sul gravissimo crimine.

Chi l’avrebbe mai detto, quella sera tra i ragazzi del bar del Fungo, all’Eur, che di lì a qualche anno un giudice avrebbe scritto una pagina così fredda- senza un’ombra di retorica, altro che lapidi-, quasi spietata nel raccontare che cosa sarebbe successo e chi avrebbe rotto l’omertà.

E’ martedì al bar dell’Eur dove abitualmente si radunano i fascisti non c’è il solito movimento. Fra i cespugli del prato davanti al Fungo Cristiano, Valerio, Alessandro Alibrandi e altri quattro “camerati” discutono su quello che si può fare in una serata come questa. Una pizza. un cinema, una discoteca? Macchè, stasera bisogna sparare. Mikis Mantakas ( Mantakas aveva 22 anni fu assassinato con un colpo di pistola in testa) è stato ammazzato giusto tre anni fa,oggi  è il suo anniversario, a piazza Risorgimento hanno messo i fiori, ma non può finire lì.

 

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categoria:esoterica, a te, er macellaro
venerdì, 27 luglio 2007
Curve rettilinei ..
...e controsterzi
che se snodeno...
n'cime 'n arrivate
mostranno sicuri...
occhi...de malizia
velati da pani...
...azzimi..e fedi..
e se sfojano ribbellati..
...capelli che...
mozzeno ar fiato ...
er sincero battito...
n'controllato..coR..
parpito....de percepita .
..MOSSA...De colore..
e ondulànno stordischeno...
orfatti dorci e agrumentati
boschi...che respireno...
a pormoni aperti...
..e Libberi purificano..
...n'corpo che
affatato sboccia n'morbidi..
concubbini passioni
e n'Profumati speziati ...
fiori n'mperiali...che
guardeno .. e te fanno
l'occhiolino ..e te chiedeno
da esse curati  co
n'Focati...baci e voli
scostati da Templi e  pajari
tessere de Buffoni...
e de affaticati Sentieri pe perdese
finarmente n'vellutate
carezze de Core ....
e sensi struscinati d'Amore

Er Cappello e' da Signori serve
pe tenè callo er Cervello ma se te' servito
da sombrero  pe appennicattece sotto ...
...de sicuro dopo lo poni pe usallo
come n'secchiello
.

Partirono in due ed erano abbastanza
un pianoforte una chitarra e molta fantasia
e fu a Bologna che scoppiò la prima bomba
tra una festa e una piadina di periferia
e bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado voi[...]

Profumo_di_Bosco

Sì, ho visto la Mambro

di Riccardo Bocca

La compagna di Fioravanti alla stazione poco prima della bomba. A 27 anni dalla strage, in un libro-inchiesta sull'attentato, una testimone racconta

C'è una testimone, ventisette anni dopo. Una donna che il 2 agosto 1980 era presente alla stazione di Bologna, quando 25 chili di esplosivo hanno ucciso 85 persone e ne hanno ferite altre 218. Una signora di sessantasette anni che da allora vive con un pensiero nascosto, un ricordo che ha cercato di cancellare e invece l'accompagna suo malgrado. Qualcosa che la terrorizza e di cui parla controvoglia.

"Per qualche minuto rimasi davanti alla stazione, ad aspettare il pullman. Poi mi sedetti sull'aiuola al centro della piazza, e a pochi metri da me, sull'erba, notai un ragazzo e una ragazza vestiti in modo assurdo, vista l'afa che c'era. Avevano pantaloni a tre quarti da montagna, calzettoni di lana e scarponi. In particolare, la ragazza indossava calzoni verde militare, calzettoni rossi, una maglietta bianca, uno zaino, e aveva a fianco un golf o un giacchino tirolese. Quanto al ragazzo, ricordo la sua giacca, che non era il classico modello italiano, ma anch'esso tirolese. Una tenuta così eccentrica che pensai: 'Non sembrano nemmeno tedeschi...!'; un'espressione emiliana per sottolineare quanto invece lo apparissero, almeno sotto il profilo dell'abbigliamento. Per il resto erano italiani al cento per cento, con i capelli castani - lei lunghi fino al collo - e i nostri tipici volti".

Gli inquirenti, racconta, le mostrarono delle fotografie segnaletiche con volti di donna: “Le guardai con attenzione e dissi 'Lei', indicando uno dei ritratti”. Era la foto di Francesca Mambro. Ma allora la donna non si sentì di collegare direttamente quel volto alla ragazza della stazione, limitandosi a dire di avere l'impressione di averla già vista. Un collegamento, dice oggi, “che mi è venuto dopo l'interrogatorio, quando è scemata l'angoscia per quello che stava succedendo”.



DOPO L'AFFILIAZIONE DI STEFIO
 UN DIO DI TEMPLARE

2004
Lì Templari de ComModo

Davvero eroici, i Cavalieri Templari. E sempre più “intimi” delle istituzioni. Quelle italiane, non meno di quelle mondiali. Come il ministero per le Attività produttive di Antonio Marzano. O quello per le Politiche comunitarie guidato da Rocco Buttiglione. Senza contare, in rapida sequenza, l’Unesco, la Nato e perfino l’Onu. Un tourbillon da far girare la testa. Ma assolutamente reale.

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categoria:a te, a roma, còre corettie anulare
venerdì, 27 luglio 2007

Tanto così

allargo le braccia

fino a diventare un’unità

di misura disegnata

sul tuo infinito.

Segreto Taciuto

dilatato in algoritmica espansione,

musica

di volta in volta

composta.

Con tutta l’estensione

non effettuo l’abbraccio

perché è immenso e senza limite:

colpito d’infinito affetto,

sospeso d’ignoto immoto.

E’ un millenario bosco

di alberi capovolti

che dai rami penetrano la terra

e le radici fanno sbocciare

scarlatti germogli di coralli

di un bacio che sembra l’ultimo,

col sole e la luna

a illuminare innocue tenebre

pronte a stordire e innescare sogni.

Freccia d’arco scoccata

senza prendere la mira

al buio della notte

da un amorino

su uno sciame di angeli caduti.

Che in sinfonia ridacchiano, svolazzano e ronzano

e con le ali scuotono frenetici le piume

facendo apposta baccano,

zigzagando fino a collidere

come un ubriaco stormo

decidono la rotta d’oltreoceano