giovedì, 28 giugno 2007
Er Giocattolo ammaestrato de monete
cammelli giocojeri e pajacci...cor bijetto
taroccato ....e li lacci m'polipati

cor citofeno diretto ar Direttore
der Tendone ....che je gestisce le pedine ..
le acchitta e je manna er Pacco
... co n'ber fiocco ...
e nà MACHINA pagata dall'abbonamenti
der bijetto scucito drento la saccoccia
der Tifoso che se vede no' Spettacolo
che janno Programmato ...sotto ar Naso
...sotto ar Seggiolino ..e sulla
Portrona de na' camera Oscura ...
pubricata ner Salotto ...Bono de Portrone
de Velluto...Bianco NerE

TE RUBBENO pure er Cestino CHe
sta' all'asta dentro ar conto
de na' Banca ESTERA..e te se venneno
pure le chiappe co' tutto er Mucchio
de fregnacce

E' n'Firme GIa' visto
n'Visione PRIVATA ...che te fa' Cojone ...
a continua' a prennetela verso Le societa'
che nun potranno mai vince gnente
..e fa' mille chiacchiere su schemi
azioni e rulli de Tamburi...
allenatori Geni e riccomannati...
...Giocatori strapagati ...vizi e
capricci de stelle e stellete ...
..ma soprattutto a continua' a sgancia' ...
le Mignotte pe stì Zozzi ..
...le ville le proprieta' Rubbate
ar Popolo Mulo che deve tiraje la Barca..
sur porto der gorfo dell'ARAnci
e guardalli divertisse sur Giornale ..
de pajette...pe fasse fa' er servizio
a casce' e continuasse aricchisse
Te devi pure ....
..sta' zitto e godesse la vita ...Loro
che benone te campano sulle Spalle..
tue...tanto la politica ja
dato l'appalto ar Gioco pe dividese
er Gruzzolo der Fregnone
....mmmmmmmmmmmort.......stri  


....pe le spie !!! “le cliniche sono bianche, i colletti sono bianchi e se la mafia è bianca, come faccio a riconoscerla?”




Umberto Santino

Razzismo, mafia e calcio violento


In seguito ai fatti di Catania si è parlato di rapporti tra mafia e tifoserie violente come pure del ruolo di alcune formazioni politiche, in particolare di estrema destra, nell'organizzazione dei gruppi di ultras. Il tema era già stato affrontato soprattutto per alcune squadre come la Lazio, il Verona e l'Inter e alcune città come Roma, Verona e Milano, dove risulta evidente l'ispirazione neofascista e dichiaratamente razzista delle tifoserie, con striscioni che recano scritte come: "Squadra de negri, curva d'ebrei" (contro la Roma), "Hitler: con gli ebrei anche i napoletani" (interisti allo stadio di San Siro), "Negro go away" (i tifosi del Verona che mostrano un pupazzo di colore impiccato). Ora i giornali hanno dato notizia della comparsa dell'acronimo Acab (All cops are bastards: Tutti i poliziotti sono bastardi) in varie città e di scritte inneggianti all'uccisione del poliziotto catanese. A Torino ci si augura "un altro Raciti" e a Livorno qualcuno che si autodefinirebbe "di sinistra" ha scritto: "Vendicato Carlo Giuliani".
Sono state pubblicate mappe delle tifoserie, classificate a seconda dell'appartenenza. I gruppi ultras sarebbero 700 e mobiliterebbero 60 mila persone. Ce ne sono di destra, di estrema destra, di sinistra e di estrema sinistra. Sono di estrema destra i Viking juventini e interisti, gli Irriducibili laziali, i Boys romanisti, i Decisi e gli Ultras Ghetto di Catania. A destra si collocano vari club di Torino, Milano, Udine, Firenze, Roma, Reggio Calabria, Palermo. Gruppi di tifosi di sinistra a Empoli, Livorno, Roma, Palermo; di estrema sinistra a Bergamo, Livorno e Roma. Ce ne sono anche di non politicizzati. Siano veritiere o meno queste etichette, i tifosi violenti hanno in comune l'aggressività, la voglia di scontro con le forze dell'ordine e l'attrezzatura per sostenerlo, dal coltello alla spranga, dall'arma da fuoco alla bomba carta. Questa pratica della violenza avrebbe matrici diverse, ma con una netta prevalenza di quella neofascista, e sarebbe transclassista, coinvolgendo gli emarginati dei sobborghi e i giovani bene. Fa da carburante l'uso di stupefacenti, dalla cocaina all'ecstasy. A Catania si stanno esplorando gli ambienti di estrema destra, delle bande giovanili presenti in alcuni quartieri (Librino, San Giorgio, Monte Po), più o meno direttamente legate ai fascisti di Forza nuova.
Di rapporto di organizzazioni mafiose con le tifoserie ha parlato in un'intervista Enzo Bianco, ma i riferimenti sono generici.
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categoria:er gioco della piazza, er carcio ar mercato, er carcio balilla, er gool
giovedì, 28 giugno 2007
Il dubbio  è un magari capovolto,
il punto interrogativo ribaltato prima della frase.
Il dubbio lascia aperte le porte
e abbandona i confini di precostituiti compartimenti stagni. Autarchici dettami.
Il dubbio è un martire di Abu Graibh, attaccato agli elettrodi.
Il dubbio è la ragione accesa, non il sonnolento ruminare di idee copia carbone.
Il dubbio è smantellare il feticcio, ridurlo in macerie. Il dubbio debella, sfascia, saccheggia, ma non ripara. Solo dopo aver decostruito l'idea la reimposta dalle impalcature.
Il dubbio non è poesia, ma prosa scritta da un secondino letterato. La matematica del dubbio non è ragioneria, ma teorie, dell'infinito stimmate e, ovviamente della relatività.
Il dubbio, d'azzardo e senza remora, è vita stessa, dal momento che apprende  dell'esistenza della fine. E' un punto o una parentesi aperta?
E' il dubbio che permette di volare senza rotta, nemmeno lo stormo quando migra lo fa. Forse un cardellino appena ha imparato a battere le ali e dal nido si tuffa.
Il dubbio è sana inquisizione.
Nel dubbio risiedono anche i sentimenti più puri e l'amore.
Al contrario di quel che comunemente si pensa, nel dubbio c'è fede. E' la tensione alla scoperta. E nel gioco del dubbio, non ci si giunge mai veramente. Altrimenti significa che già si è trasmutato in certezza, concetto che in natura non esiste. Leggi sì, ma ammettono sempre quel logico margine di dubbiosa casualità.
Il dubbio, quello più sereno e meglio messo in atto, è onniscente libertà del pensiero. 

X




De Gennaro resta al Viminale

Sarà capo di gabinetto del ministro Amato. Antonio Manganelli diventa capo della polizia: «Sono emozionato e commosso, ringrazio le forze politiche per il consenso». Haidi Giuliani: «Sono amareggiata, nessun rispetto per il tribunale genovese. Penso alle dimissioni»

Sa. M.

La mossa a sorpresa, in una giornata che tutti davano per scontata, la mette a segno lui. Il prefetto Gianni De Gennaro. Mentre ormai tutti si erano risolti a sostenere che dopo l'indagine di Genova, la mossa di Prodi alla Camera e, volendo, le accuse di Michelangelo Fournier al processo del G8, il capo della polizia sarebbe stato avvicendato senza troppi onori. Mentre i più informati già parlavano di un incarico al fianco di Prodi del tutto analogo a quello garantito a Nicolò Pollari, ecco che dal consiglio dei ministri arriva l'annuncio: Antonio Manganelli, come previsto, diventa capo della polizia e Gianni De Gennaro, assolutamente a sorpresa, assurge a capo del Gabinetto del Viminale.

Quando la chiami per commentare la notizia Heidi Giuliani, la mamma di Carlo arrivata in Senato perché un anno fa il Prc considerava esiziale portare la storia del G8 nelle istituzioni, risponde quasi in lacrime: «Promozione di De Gennaro e nomina di Manganelli dimostrano che il governo non ha alcun rispetto per il lavoro che fa il tribunale di Genova, nessun rispetto per le richieste dei cittadini, nessun rispetto per la giustizia». Non è un tipo a cui piaccia passare per una che non dice quel che pensa e che sa, Haidi: «Sapevo già che il Prc aveva questa posizione, ma sono molto amareggiata. A giorni alterni mi viene la tentazione di andarmene dal Senato. Se i risultati sono questi vorrei capire cosa ci faccio qui. La mia elezione doveva essere legata ad un percorso su questo, ora comincio a pensare che servisse a qualcos'altro».

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categoria:esoterica, co sto popolo, er poker, er cane nero, er gemello, er controllo
mercoledì, 27 giugno 2007
Sulla riva de n'Fiume ...
do se apre a trianghelo
sur mare ...
...ce se mette de solito ..
cor secchiello la paletta
e n'retino lanciato...
n'mporo pescatore appizzato
..che te lo lascia a mollo
aspettanno beato che venga
usato da quarche MERLUZZO
che salenno affaticato e n'cantato
da n'dorce sapore
de n'acqua frizzata ..
..piena de bollicine ..
...che lo' confonne  e rincojonennelo
lo fa' crede da esse  furbo ...
..pe poi  mettese
drento scambianno na'gabbia
pe na' tana ...

je se avvicina nà Faina ..
che co fare da furba
...bestia...(sta vorta nun e'
na' zanzara!)
e scordannose che tutti
sanno che cura
l'interessi de nà
jena ...je se riggira e je
reclama " e no cosi'
nun se pesca!
"

"perche' che
CIA' er metodo mio che nun và
"
je rispose ...er pescatore
che co n'occhio  manco se la curava..

"nun poi pesca'
cor retino e cor trucco der
friccico
...nun poi tirà su' manco
na sardina nun e' coretto
"

je rispose la Faina stizzita de nà
risposta meritata e sopratutto
n'aspettata ...

"Nun me pare che pescate
co' le bollicine li' n'arto mare
ma preferite stordi' co le
mine...
dije ar Padrone tuo
da levasse da
...drento sto  Retino MIO che
tanto qui nun ce' spazio
se no me lo faccio   fritto
ar posto der Merluzzo
"

JE DISSE ER pescatore
stufo da trovasse 
la  jena ner cesto
co' la pretesa de fassela
diventà la sua porca tana !




Pier Paolo Pasolini  e la pista mafiosa CATANESE-PALERMITANA
PELOSI HA DETTO IL FALSO ED È STATO PAGATO
  di Roberto Schena - 20 ott 05

Il più atroce assassinio di un poeta dell'età contemporanea, più turpe dell'assassinio di García Lorca, un vero massacro di gruppo (come ora ammette nella ritrattazione il suo assassino reo confesso, Pino Pelosi, appunto), delitto avvenuto a Roma, in Italia, per mano di italiani, di siciliani - e fascisti - che gridavano «fetuso, arruso, sporco comunista» (sempre Pelosi), dovrà restare impunito? 

Non è bastata la credibile ritrattazione del ragazzo-schermo, che era stato messo lì per coprire il delitto politico con la doppia trovata dell'omicidio omofobico ("arruso" è offesa che significa "frocio", in palermitano). Non sono bastate le dichiarazioni successive di Sergio Citti ai giornali, sul nome di uno dei probabili assassini («un Sergio di Catania»)

All'epoca dei fatti però, dei possibili nomi qualcuno li aveva fatti: l'avvocato Nino Marazzita, che difendeva Pelosi e che nonostante la sua confessione, chiese la riapertura del caso citando come teste chiave l'ex appuntato dei carabinieri Renzo Sansone, che aveva condotto le indagini. Sansone nel 1975 disse: ''Pelosi non era solo. Con lui c'erano anche i fratelli Borsellino di Catania, furono loro stessi a dirmi che quella notte si trovavano lì''.



La magistratura indaga a fondo e mette definitivamente la parola fine sulle continue speculazioni riguardanti l’ipotesi di un omicidio “politico” ordito contro Pier Paolo Pasolini.


Ottomila euro lordi: tanto è stato il compenso ricevuto da Pino Pelosi detto “la rana” per le clamorose rivelazioni sull'uccisione di Pier Paolo Pasolini, durante la trasmissione “Ombre sul giallo”, mandata in onda da Raitre il 7 maggio scorso. Il compenso è stato elargito - con notevole, imperdonabile leggerezza - dalla Rai.

«Non sono stato io a ucciderlo», aveva detto in sostanza Pelosi alla conduttrice del programma Franca Leosini. «Sono state due persone giunte in moto, avevano l’accento siciliano e volevano dargli una lezione. Giunti a Ostia, dopo avere consumato, ero sceso dalla macchina del regista per fare pipì, a quel punto i due lo hanno avvicinato per massacrarlo di botte, imponendomi di tacere per tutti questi anni. Allo scopo hanno minacciato la mia famiglia. Ecco perché ho taciuto la verità dopo tanti anni». In base a queste dichiarazioni, si deve per forza di cose supporre che codesti due assassini avrebbero inseguito la vettura del regista da Roma e atteso che i due consumassero.
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categoria:er gioco der porco, er peschereccio, cera na vorta, er pesciarolo, er pescatore
mercoledì, 27 giugno 2007
Quando hai un sogno, e troppo spesso succede e ti capiterà ancora e di nuovo, te lo godi beato. Non lasci che te ne sfugga nemmeno la più piccola, minuscola frazione. Vivi in un'alternanza perenne di quiete e tempesta. Più spesso rimani lì a contemplartelo, come un paesaggio di scogliere, col mare che capitombola e le onde a capriole, che si buttano a capofitto contro la roccia, in un silenzio fatto di mille frastuoni. Guardi, osservi e non domandi, perché rimani come in sospensione, appeso a un miraggio che hai appena appreso a scalpellare, e con la fantasia ci lavori intorno di bulino. Non t'importa se il sogno è folle, fuorviante, illogico e irrealizzabile. Non t'importa se ti trascinerà chissà dove, di sicuro fuoristrada, nel tentativo, forse vano di stargli appresso, a fatica, e di raggiungerlo appena, per sfiorarlo e avvertirne il sentore di fiori, betulla e gelso. Te ne terrai lontano nei momenti in cui credi che ti potrà essere solo di nocimento, ma poi come per una fatale predestinazione ci cadrai dentro di nuovo, come in un cratere che arde senza sosta, senza nulla che possa impedirlo. Sbatterai la testa al muro e giurerai mille volte di lasciarlo perdere, perché così è un dannarsi l'anima, nel certo rischio di abbandonare se stessi e molestare fino alle macerie tutto il resto. Terra bruciata, terra arsa dal fuoco che lambisce e fagocita quel che trova, fuoco cannibale, affamato e spietato. Hai abbandonato tutta la tranquillità che ti era stata data, o forse avevi costruito con strumenti da illuso. Una vita come in vetrina, dai primi sbadigli al risveglio, fino all'ultimo a notte fonda, prima di coricarti. Tutto era visibile, senza ombra di mistero.
Catapultato in un'altra dimensione, e non si può certo dire che non ti piaccia perché ti fa sentire vivo, hai smarrito il controllo della veglia e nel sonno vagheggi, come in delirio, di castelli in aria e locomotive a vapore, mongolfiere portate dal vento e nuvole pronte per l'ancoraggio. Assorto così sei allora ideale prodotto, merce da sedurre, emozione da misurare in prodotto inteno lordo, profitto, test di qualità, guadagno, margine d'interesse.
Non è stato difficile intuirlo. E qualcuno quel sogno l'ha acquistato a buon mercato, come una mela d'oro a prezzo di costo che per ironia della sorte passa inosservata sul banco degli ortaggi e delle primizie di stagione. Vista come marcia o semplicemente ammaccata viene snobbata dall'esercente di turno, come dalla massaia a cui preferisce annurche e gold, pere e cavolfiori.
Il sogno è stato comprato, il sogno era già da un pezzo stato messo in vendita. Il sogno è indagine di mercato. Il sogno è statistica, il sogno è profitto. Non è più tuo.
Qualcuno ci ha messo le mani sopra, l'ha ucciso e sporcato.
Chi ruba (o compra che è in questo caso lo stesso) un sogno, o chi lo uccide, è un criminale della peggior specie degno della fine medesima, ma tanto che fa? Un ergastolo senza sogni a lui non spaventa, visto che un sogno suo non l'ha mai avuto, e nemmeno adesso che l'ha pagato ce l'ha.

X




E venne da noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
nè fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.


Peppino Impastato




http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Unique&id=2196


 
Stragi di stato
 

A dieci anni dalle stragi di Capaci e di via D'Amelio che hanno cambiato la nostra vita è triste e doloroso ammettere che, con ogni probabilità, soltanto i macellai che di tanto orrore furono gli esecutori materiali sono oggi in galera, mentre sui mandanti esistono solo ipotesi e inchieste archiviate per insufficienza di prove.

Ma oggi, 23 maggio 2002, nel decimo anniversario della strage che costò la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonino Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani abbiamo reputato nostro dovere adoperarci perché, se anche sul piano giudiziario non è stato possibile portare a termine le indagini, la gente sappia quali inquietanti scenari questa ennesima tragedia italiana riveli a uno sguardo più attento.

Convinti del fatto che, ancora una volta, non si stia facendo abbastanza perché la gente sappia, ci limiteremo qui a indicare con chiarezza alcuni dati di fatto su cui ormai concordano molti osservatori e testimoni attenti e desiderosi di rispettare la memoria di chi ha dato la propria vita nella lotta contro una criminalità internazionale che negli ultimi decenni è riuscita a corrompere e, in taluni casi, a infiltrare governi, parlamenti e istituzioni politico-finanziarie sopranazionali.
postato da: misiek alle ore 09:20 | Permalink | commenti (5)
categoria:er gioco der porco, er cane nero, er cerchio, er gioco della piazza, er gladiatore, er petrojo
martedì, 26 giugno 2007
Er bIANCO nERO da'
rigazzino er Padre je diceva l'importante
e' Vince nun partecipa' ....
...e fregatene de come se raggiunge
er Primo posto..Truffa dopète acchitta ....
la traversa ....compra er Pallone
co' tutto er Montarozzo
... all'artri dije che bisogna sape' Gioca'
tietteteli pe fa' da belle statuine ...
basta che te nun je fai arzà le testarelle
tanto stai dalla parte de chi nun cia'
Rivali ner compra' li' Campionati co'
le machine der Principale der Lingotto ...
... er Gobbo a natale je piaceva la Tombolata
e mucinava le palle pe fa' usci
na' cinquina dar sacchetto cor
doppione der nummero drento ar giacchetto
......voleva sempre er CARTELLOne
pe arubbasse er Gruzzolo dar Bancone ...
Se nun ce riusciva se metteva
a piagne e toccava daje la mancetta
e pe nun daje Retta co' l'aiuto der Politico
de destra de centro e de sinistra che je pagava
la cassantegrata pe rifasse della giornata ....
Mo' pero' sei cresciuto ...
e se nun voi passa' pe comprice
der Sistema taroccato ... da' n'segno
de cervello no allieneato
visto che te n'tasca nun t'entra niente
ma da coscente nun fa' da palo
alla Triade che er banco lo' tiene
e te mette n'mutanne davanti
a chi er Gioco lo' conosce bene
e nun cia' bisogno che nissuno je
fa' crede che te sei n'bona fede
visto che ce so' le PROVE de quanto
la squadra tua e' Zozza e segna la rete
co' la piccozza co' la carzamaja sulla faccia...


Aprite li' Cancelli so' n'trate le vacche
pezzate che pe faje fa' piu' latte je dànno
l'acqua minerale co l'aggiunta de sale pe core
come zebbre ma cor core de majale

Scotti è un poliziotto che non ha mai perduto la speranza di giungere ad una verità sul caso di Fausto e Jaio.Capelli lunghi dietro e una simpatica pelata ,camicia a righe,cravatta.
e Hasta Siempre!




IL MALDESTRO TENTATIVO DI GIULIO ANDREOTTI DI RIACCREDITARE LA “PISTA VALPREDA” FU STRAGE DI STATO!
DALLE CARTE PROCESSUALI LA VERITA’ SU PIAZZA FONTANA
Saverio Ferrari  -  Redazione Osservatorio Democratico  -  29/04/2005

Se per certi aspetti il Senatore a vita Giulio Andreotti, tirato in ballo dall’ex-Procuratore della Repubblica di Milano Gerardo D’Ambrosio, nella sua intervista di ieri al Corriere della Sera riguardo la verità sulla strage di Piazza Fontana (“Non fu strage di Stato. E resta il giallo Valpreda”), potrebbe avere molte ragioni a sostenere che “dovrebbero essere i magistrati a scoprire la verità”, è altrettanto indiscutibile che cercare di passare come una figura assolutamente priva di qualsiasi responsabilità, quasi un osservatore ininfluente in quegli anni tragici, suscita ilarità. Giulio Andreotti fu ininterrottamente, per ben sette anni, sotto i diversi governi dell’epoca, Ministro della Difesa. Per la precisione dal febbraio del 1959 al febbraio del 1966. Nell’Esercito, sotto la sua gestione, furono, nei primissimi anni ’60, promossi i cosiddetti “corsi di ardimento”, un pericoloso tentativo di ideologizzare i soldati di leva all’insegna del più rozzo anticomunismo, denunciati all’epoca dalle sinistre, anche con battaglie parlamentari. Non solo, da lui dipesero i servizi segreti militari, il SIFAR  prima ed il SID poi, proprio negli anni in cui il generale Giovanni De Lorenzo minacciava, nell’estate del 1964, un colpo di Stato, e in questi stessi organismi si reclutavano schiere di neofascisti ed intere filiere di vecchi arnesi della Repubblica Sociale Italiana. Ne fanno fede ormai moltissime testimonianze ed atti documentali, per altro recuperati proprio negli archivi degli stessi servizi, a testimonianza di uno slittamento fuori dalla legalità costituzionale di interi scomparti dello Stato. Altro che “singoli casi” di infedeltà! Lo stesso famoso convegno all’Hotel Parco dei Principi a Roma, dal 3 al 5 maggio 1965, in cui neofascisti ed esponenti militari misero a punto tempi e modalità per l’imminente “strategia della tensione”, fu promosso da un’associazione, l’istituto Alberto Pollio, legata proprio allo Stato Maggiore della Difesa. Tutto si potrà dire delle indagini e dei processi ancora in corso, riguardo le stragi che insanguinarono l’Italia dal 1969 al 1974, ma un fatto è stato incontrovertibilmente acclarato da tutti i magistrati, sia inquirenti che giudicanti. Quelle stragi furono materialmente commesse dai gruppi terroristici della destra neofascista, Ordine Nuovo in primis, il gruppo neonazista fondato nel lontano 1956 da Pino Rauti, armato e finanziato dagli apparati di sicurezza italiani ed americani. Dalle carte processuali, proprio dell’ultimo processo per la strage di Piazza Fontana, è emerso un lunghissimo elenco di agenti del SID, dell’Ufficio Affari Riservati e delle basi NATO, al contempo dirigenti di Ordine Nuovo, soprattutto nel Veneto, contrassegnati ciascuno dal proprio nome in codice: “fonte Mambo”, fonte “Turco”, fonte “Tritone”, e via dicendo.
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categoria:er puparo, er parlamento, er gobbo, er monno nformato, er tao democristiano
martedì, 26 giugno 2007
A percorrere in lungo e in largo un arcobaleno si richiede forte senso dell'equilibrio e un certo istinto capace di fornire l'orientamento necessario all'impresa.

Non è poi troppo difficile salire a bordo, come si racconta. Ci si deve armare ovviamente di fantasia a pantagrueliche dosi per non rischiare di scivolare giù a causa di qualche incauto passo falso, allora si fa necessario in anticipo sapere dove si mettono i piedi, giacché si procede un po' alla cieca. Perché la luce è così abbacinante da abbagliare lo sguardo più occluso e togliere la vista a un rapace lungimirante.

Assistere allo spettro intero dei colori può portare alcuni ad uscire di senno, tanto è uno spettacolo magnifico. Alcuni portano di tanto in tanto le mani agli occhi nel gesto impulsivo di coprirli come in un'eclissi, per farli riposare.

Di lissù guardi i campi e per eccesso di ingorda e insazia immaginazione ti chiedi che ne sarebbe di quel palcosenico tanto perfetto a cui niente da dire né da aggiungere si potrebbe, degno di un caleidoscopico pennello: cominci così a sognare un arcobaleno su un orizzonte marino.

E me ne sto lì come a cavalcioni a godermi la scena con l'aria di chi la sa lunga. Ti guardo mentre zompetti e tuffi, entri ed esci dallo specchio d'acqua appena spiegazzato che ti ricambia della gioia d'averti con sé e ti zampilla tutto intorno. Mi sporgo un po' per guardare meglio, incrocio le braccia sotto il mento scegliendo la posizione più comoda e appropriata per assistere all'esibizione, mentre guizzi e rifletti la luce sul dorso rotondo, perfetto di porcellana lucida.

Il cielo non minaccia più pioggia e il sole è un mandarino dolce che si fa sfiorare da tattili onde che maliziose e sinuose sono sirene di madreperla che l'accarezzano piano. Le stelle sono lucciole intermittenti a turni prestabiliti cominciano ad accendersi come in una magia che è invece miracolo scenografico pare fatto apposta per lasciare il viaggiatore di sola andata senza fiato.

Si prega di non vidimare il biglietto e, al risveglio di socchiudere le palpebre pian piano, a piacimento nell'ordine, prima la destra poi la sinistra o viceversa.     

 X

 

 "Il ruolo dell’intellettuale è quello di non avere ruoli, di essere la contraddizione vivente di ogni ruolo"

"in Italia non c’è più alcun dialogo tra cattolici e marxisti, perchè non ci sono più cattolici o marxisti nel senso di una volta, e il potere della Chiesa Cattolica è stato distrutto insieme a quello della società contadina da una cultura del consumo imposta dall’alto"

 "Il potere borgese esercita una falsa tolleranza che consente libertà sessuale e una certa libertà di parola. Il dovere dell’artista è di rivelare questa falsa tolleranza che rende la gente infelice e le impone doveri ancora più onerosi invece di darle libertà. Io stesso ho troppa libertà nel mio lavoro, vale a dire, una falsa libertà"

 "C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo.

Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo.

(…)Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo".

 

 

"Riapriamo il caso Pasolini": l'appello degli scrittori

Anniversari - A trent'anni dall'uccisione dello scrittore, nasce su Internet un passaparola per promuovere una raccolta di firme da presentare al capo dello Stato


Sara Regimenti

Roma, 19 giugno 2007 - Riaprire il caso Pasolini. E' la richiesta di centinaia di scrittori, intellettuali, amici di sempre dell'intellettuale che perse la vita 32 anni fa all'Idroscalo di Ostia, colpito selvaggiamente per ore, senza che sia stata fatta completamente luce sui responsabili. Per l'omicidio infatti, l'unico a essere condannato fu il "ragazzo di vita" Pino Pelosi, insieme ad "ignoti" (così recita la sentenza).
Dopo la clamorosa ritrattazione del condannato (che ha scontato solo 4 anni di prigione) in una trasmissione televisiva del maggio 2005, il Comune di Roma ha deciso di costituirsi "parte offesa" reclutando l'avvocato Guido Calvi per una controinchiesta che sembra avviarsi alla sua conclusione. Finora, intanto, il sito internet letterario "Primo Amore" ha già raccolto mille firme (in Italia e all'estero) con lo slogan "Anche noi parte offesa". L'obiettivo è arrivare ad averne un numero ancora maggiore, e presentare il documento al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché si interessi al caso.
"In realtà la ricostruzione dell'uccisione di Pierpaolo non ci ha mai convinto - spiega Dacia Maraini, che insieme all'allora marito Alberto Moravia lo frequentava assiduamente - era evidente che Pino Pelosi era "pulito", in tutti i sensi: non aveva neanche un graffio, i suoi vestiti erano puliti, cosa che sarebbe stata impossibile se fosse stato lui a colpire il nostro amico, che fu ritrovato in una pozza di sangue".

 

"Chiedo scusa a Pasolini".

Il pentimento di Andreotti

di Federico De Melis

da "il manifesto" del 28 marzo 1993

In uno dei suoi "scritti corsari" pubblicati sul Corriere della sera di Ottone tra il '73 e il '75, Pier Paolo Pasolini chiedeva un "pubblico processo" per i "potenti democristiani". Fu un articolo scandaloso per la furia iconoclasta e la lucidita' di pensiero che lo ispiravano. Ieri, nel giorno in cui Giulio Andreotti riceveva dalla Procura di Palermo un avviso di garanzia per "attivita' mafiosa", tre lanci di agenzie informavano che il senatore democristiano si sarebbe ricreduto sulle posizioni di Pasolini, con cui aveva polemizzato aspramente nel '75 per quelle che giudicava estremistiche prese di posizione contro il "palazzo". "Gli chiedo scusa ora per allora" scrive Andreotti in una nota che sara' pubblicata sul secondo numero del mensile "lettere romane". E ricordando "per i piu' giovani" l'articolo che scateno' la polemica, dal titolo "vuoto di potere", scrive che si trattava di un "elogio funebre della Democrazia Cristiana e in genere degli uomini di potere, definiti 'maschere che a sollevarle non si troverebbe neppure un mucchio d'ossa e di cenere'" Chiamato da Ottone a rispondere alle accuse di Pasolini, Andreotti difese strenuamente le "conquiste" del dopoguerra, cio' che diede l'opportunita' all'intellettuale friulano di distinguere, in un successivo articolo sul Corriere, il concetto di "sviluppo" da quello di "progresso", e di sottolineare per la prima volta nella storia italiana, col neocapitalismo, questi due concetti finivano per diversificarsi tragicamente.

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categoria:le trattative, a te, la penna, la roccia, er petrojo, amor che sa, volemosebbene
lunedì, 25 giugno 2007
Ar livello superiore
tutto pare n'utile e
mediocre e nun cè manco
er gusto de trova' er
significato a nà sorta
d