A percorrere in lungo e in largo un arcobaleno si richiede forte senso dell'equilibrio e un certo istinto capace di fornire l'orientamento necessario all'impresa.
Non è poi troppo difficile salire a bordo, come si racconta. Ci si deve armare ovviamente di fantasia a pantagrueliche dosi per non rischiare di scivolare giù a causa di qualche incauto passo falso, allora si fa necessario in anticipo sapere dove si mettono i piedi, giacché si procede un po' alla cieca. Perché la luce è così abbacinante da abbagliare lo sguardo più occluso e togliere la vista a un rapace lungimirante.
Assistere allo spettro intero dei colori può portare alcuni ad uscire di senno, tanto è uno spettacolo magnifico. Alcuni portano di tanto in tanto le mani agli occhi nel gesto impulsivo di coprirli come in un'eclissi, per farli riposare.
Di lissù guardi i campi e per eccesso di ingorda e insazia immaginazione ti chiedi che ne sarebbe di quel palcosenico tanto perfetto a cui niente da dire né da aggiungere si potrebbe, degno di un caleidoscopico pennello: cominci così a sognare un arcobaleno su un orizzonte marino.
E me ne sto lì come a cavalcioni a godermi la scena con l'aria di chi la sa lunga. Ti guardo mentre zompetti e tuffi, entri ed esci dallo specchio d'acqua appena spiegazzato che ti ricambia della gioia d'averti con sé e ti zampilla tutto intorno. Mi sporgo un po' per guardare meglio, incrocio le braccia sotto il mento scegliendo la posizione più comoda e appropriata per assistere all'esibizione, mentre guizzi e rifletti la luce sul dorso rotondo, perfetto di porcellana lucida.
Il cielo non minaccia più pioggia e il sole è un mandarino dolce che si fa sfiorare da tattili onde che maliziose e sinuose sono sirene di madreperla che l'accarezzano piano. Le stelle sono lucciole intermittenti a turni prestabiliti cominciano ad accendersi come in una magia che è invece miracolo scenografico pare fatto apposta per lasciare il viaggiatore di sola andata senza fiato.
Si prega di non vidimare il biglietto e, al risveglio di socchiudere le palpebre pian piano, a piacimento nell'ordine, prima la destra poi la sinistra o viceversa.
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"Il ruolo dell’intellettuale è quello di non avere ruoli, di essere la contraddizione vivente di ogni ruolo"
"in Italia non c’è più alcun dialogo tra cattolici e marxisti, perchè non ci sono più cattolici o marxisti nel senso di una volta, e il potere della Chiesa Cattolica è stato distrutto insieme a quello della società contadina da una cultura del consumo imposta dall’alto"
"Il potere borgese esercita una falsa tolleranza che consente libertà sessuale e una certa libertà di parola. Il dovere dell’artista è di rivelare questa falsa tolleranza che rende la gente infelice e le impone doveri ancora più onerosi invece di darle libertà. Io stesso ho troppa libertà nel mio lavoro, vale a dire, una falsa libertà"
"C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo.
Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo.
(…)Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo".

"Riapriamo il caso Pasolini": l'appello degli scrittori
Anniversari - A trent'anni dall'uccisione dello scrittore, nasce su Internet un passaparola per promuovere una raccolta di firme da presentare al capo dello Stato
Sara Regimenti
Roma, 19 giugno 2007 - Riaprire il caso Pasolini. E' la richiesta di centinaia di scrittori, intellettuali, amici di sempre dell'intellettuale che perse la vita 32 anni fa all'Idroscalo di Ostia, colpito selvaggiamente per ore, senza che sia stata fatta completamente luce sui responsabili. Per l'omicidio infatti, l'unico a essere condannato fu il "ragazzo di vita" Pino Pelosi, insieme ad "ignoti" (così recita la sentenza).
Dopo la clamorosa ritrattazione del condannato (che ha scontato solo 4 anni di prigione) in una trasmissione televisiva del maggio 2005, il Comune di Roma ha deciso di costituirsi "parte offesa" reclutando l'avvocato Guido Calvi per una controinchiesta che sembra avviarsi alla sua conclusione. Finora, intanto, il sito internet letterario "Primo Amore" ha già raccolto mille firme (in Italia e all'estero) con lo slogan "Anche noi parte offesa". L'obiettivo è arrivare ad averne un numero ancora maggiore, e presentare il documento al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché si interessi al caso.
"In realtà la ricostruzione dell'uccisione di Pierpaolo non ci ha mai convinto - spiega Dacia Maraini, che insieme all'allora marito Alberto Moravia lo frequentava assiduamente - era evidente che Pino Pelosi era "pulito", in tutti i sensi: non aveva neanche un graffio, i suoi vestiti erano puliti, cosa che sarebbe stata impossibile se fosse stato lui a colpire il nostro amico, che fu ritrovato in una pozza di sangue".
"Chiedo scusa a Pasolini".
Il pentimento di Andreotti
di Federico De Melis
da "il manifesto" del 28 marzo 1993
In uno dei suoi "scritti corsari" pubblicati sul Corriere della sera di Ottone tra il '73 e il '75, Pier Paolo Pasolini chiedeva un "pubblico processo" per i "potenti democristiani". Fu un articolo scandaloso per la furia iconoclasta e la lucidita' di pensiero che lo ispiravano. Ieri, nel giorno in cui Giulio Andreotti riceveva dalla Procura di Palermo un avviso di garanzia per "attivita' mafiosa", tre lanci di agenzie informavano che il senatore democristiano si sarebbe ricreduto sulle posizioni di Pasolini, con cui aveva polemizzato aspramente nel '75 per quelle che giudicava estremistiche prese di posizione contro il "palazzo". "Gli chiedo scusa ora per allora" scrive Andreotti in una nota che sara' pubblicata sul secondo numero del mensile "lettere romane". E ricordando "per i piu' giovani" l'articolo che scateno' la polemica, dal titolo "vuoto di potere", scrive che si trattava di un "elogio funebre della Democrazia Cristiana e in genere degli uomini di potere, definiti 'maschere che a sollevarle non si troverebbe neppure un mucchio d'ossa e di cenere'" Chiamato da Ottone a rispondere alle accuse di Pasolini, Andreotti difese strenuamente le "conquiste" del dopoguerra, cio' che diede l'opportunita' all'intellettuale friulano di distinguere, in un successivo articolo sul Corriere, il concetto di "sviluppo" da quello di "progresso", e di sottolineare per la prima volta nella storia italiana, col neocapitalismo, questi due concetti finivano per diversificarsi tragicamente.