giovedì, 31 maggio 2007
Er Padrone quanno cia'
er servo fedele
lo' tratta come er Cane ....
Da chi ce se po' fidà
lo poi Tratta da n'feriore .......
pure quanno je dai
da magnà solo l'aria
e sfilatini
de acqua CALLA ....
sapenno che tanto er fesso
cia' na' moneta sola
che je conta' .... la federta'
che je aricchisce er core ....
e l'onore che je compete
a combatte a capoccia bassa
senza guardatte n'Faccia
er nemico de casa....
Er signorotto se crede furbo
e lo' fa' sta' zitto
pure quanno er padrone
je fa' la cresta sur pane ....
Er servo fedele
nun cia' bisogno
de sale ne de certezze
ce se po' contà pure
se je fai le schifezze...
Er Padrone e' abbituato
a compete co' le faine, le jene e li' servi
co' le mani a piattello ......
che ja rubbeno nelle cucine
che lo' sputtaneno e je parleno
addosso e lo'n'fangheno
quanno se porta l'amica
dentro ar Posto ....
e....n'vece da punillo
je regala
er Microfono piu' bello ....
pe chiacchiera' co' la voce
da strillone......
così er SERVO
traditore da n'fame
je diventa Fedele
mentre all'artro che nun je da' probblemi
je po' da' pure n'carcio
ar sedere ....

  Cara MarioNETTA ..LA federta' nun e' sinonimo de
cojone ..... chi fa' dell'Onore
er modo co' cui vive ...... ar leccaggio
te risponne co' lo sputo n'Faccia !



Mambro
"Strane Solidarietà "

b. Attività dell'ultradestra

Le varie componenti dell'ultradestra hanno mostrato un accentuato impegno propagandistico e propositivo, teso a fornire nuovi stimoli agli ambienti di riferimento.
La ricerca di ulteriori forme aggregative sembra privilegiare la scelta di connotazioni politico-ideologiche capaci di mascherare le effettive posizioni oltranziste e di eludere i rigori della legge in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Le frange più radicali continuano a manifestare l'intento di non abbandonare il ricorso alla violenza, come dimostra il recupero di vecchie sigle del terrorismo neofascista, comparse a rivendicare azioni intimidatorie contro sedi di partiti politici nella Capitale.
"I NAR Non Si Sono Mai Disciolti! "

da GNOSIS


Il concorso di Carminati. Gli indizi a suo carico

Gli elementi indiziari a carico del Carminati sono costituiti per la maggior parte da  plurime dichiarazioni rese ex art. 348/3° del codice di procedura del 1930, da imputati di reati connessi.


Tra queste spiccano, quantomeno per completezza in ordine alla figura e alla storia criminale di Massimo Carminati, le dichiarazioni di Maurizio Abbatino, il quale le ha confermate in ogni loro parte ed le ha anche ribadite in sede dibattimentale.

Maurizio Abbatino è uno dei principali protagonisti di una banda criminale  nata a metà degli anni ’70 dalla collaborazione di più gruppi territorialmente connotati, assurta per la vastità dei traffici, la valenza delle imprese criminali, i rapporti con esponenti della criminalità organizzata siciliana e napoletana, agli onori della cronaca con la definizione di banda della Magliana  operante nella città di Roma.
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categoria:er gioco der porco, er cane nero, er burattinaio, er carcio ar mercato, la federtà
giovedì, 31 maggio 2007
Spira un soffio di vento appena percepito, sposta una ciocca di capelli, come farebbe un bambino che, occupate entrambe le mani e troppo intento nel suo gioco preferito, sbuffa con la bocca per spostarseli dalla fronte e dagli occhi. Vento così leggero che sembra davvero incapace di provocare uragani e tempeste, alla meglio far veleggiare una barca di carta sulle onde di un laghetto artificiale. Incontra un petalo che pare fatto apposta per essere trasportato, facendo lo slalom fra le correnti che più preferisce. E quando sogna si immagina già bocciolo vermiglio, per le api più golose o albero da frutta e, se il tempo vorrà permetterglielo, avrà rami per gli uccelli che cantando lo faranno sentire possente, come quercia millenaria, che ha visto passare davanti a sé storie, duelli, baci abbracci, cuori incisi col temperino.

Invece, sempre a cavallo di quell'alito di vento svagato e indeciso sulla direzione da prendere, di punto in bianco, perde quota, in uno sventurato momento di bonaccia, fatto d'aria ferma e afa immobile.

Si sorprende, si allarma e non ha neanche il tempo di farsi una domanda che subito si trova fra i fili d'erba lì a guardarselo increduli e divertiti. Fa qualche saltello pensando che potrà di nuovo spiccare il volo. Stavolta però la fortuna non l'assiste e finalmente si adagia, si riposa e si gode i raggi di sole che gli danno un bel tepore. Distratto, come solo un petalo di rosa rossa può essere, ignaro del tempo presente, passato o futuro che sia, si addormenta.

Dopo qualche ora finisce per somigliare nelle fattezze e nel colore a una foglia dorata d'autunno inoltrato, di quelle cadute dopo una pioggia improvvisa e può solo sperare in uno dei suoi sogni più belli di rifare il medesimo cammino; dalla terra allo stelo, fino a quel bocciolo rosso da cui era partito.

 
X

 

 Ciao Lord....

 Antropologia razziale,

quando l'uomo va in cerca del proprio predominio

Gli storici insegnano generalmente, ed i non informati in schiacciante maggioranza credono, che le politiche razziali nella Germania del Terzo Reich  furono un’aberrazione storica di particolari sproporzionate dimensioni davvero stupefacenti. Ma è questo un esempio di “storia secondo i fatti” o qualcosa di totalmente diverso?

Questo articolo dimostrerà chiaramente che i principi centrali delle politiche razziali seguite dal Terzo Reich erano già ben sviluppati prima che il Nazionalsocialismo emergesse come forza politica.  In effetti, esiste una notevole continuità fra le norme della Germania del Terzo Reich. e gli sviluppi scientifici che le precedettero…

 

Un costante aumento di appelli alla forza ed al prestigio della scienza accompagnò la declinante autorità del Cattolicesimo romano e del clero protestante nell’Europa occidentale.   In seguito al declino delle fonti bibliche o delle leggi naturali, si cercavano risposte scientifiche significative ai problemi socialmente importanti… La scienza apparentemente offriva le  certezze religiose mentre aggiungeva un supposta precisione non raggiunta dalla Dottrina cristiana o riflessioni filosofiche. 

Non è senza  ragione  che Giacomo Ellul asserice che la scienza costituisce il mito dei tempi moderni (insieme con la Storia, cosa su cui molti Revisionisti probabilmente sarebbero d’accordo). Verso il 1800 la scienza possedeva una uniformità metodologica crescente, che rendeva le scoperte scientifiche le più sicure forme di conoscenza in molti cervelli. Secondo l’opinione della “intelligentsia”, la conoscenza scientifica si otteneva osservando la realtà “così com’era”, mentre la religione fu ridotta a desideri come i credenti volevano fossero i fatti.

Contemporaneamente, la scienza offriva apparentemente risposte ai quesiti importanti sul punto cruciale ove il sistema delle convinzioni di fede tradizionale, come la filosofia e la religione, cominciavano a discostarsi. Una volta che sembrò si schiudessero impenetrabili misteri dell’universo, la conoscenza scientifica divenne un mezzo per divulgare i segreti della natura.  Le ultime scoperte scientifiche, quindi, sostituirono altri sistemi di credenza come vie alla conoscenza del mondo naturale.  Non sorprendentemente, sistemi politici

Come il Nazionalsocialismo fecero propri il linguaggio, i metodi e le persone associate con la scienza e produssero attrattive alternative alle vecchie devozioni filosofiche e religiose.

Mentre il Terzo Reich era generalmente non ostile verso il Cristianesimo, nonostante gli sforzi incessanti per oscurarne i fatti,  il Nazionalsocialismo non abbracciò formalmente il  Cristianesimo.

Nel suo “Novum Organum” (1620), lo scienziato cristiano Francis Bacon – secondo le prescrizioni su “Genesi 1:28” -  considerò la Scienza come un mezzo per soggiogare la natura, per impoverire o arricchire l’umanità. Ma ne consegue una domanda imbarazzante:  se la Scienza deve dotare l’Umanità di benefici, chi determina – e come – che cosa costituisce il beneficio più desiderabile? Come il ruolo potenziale della Scienza divenne più radicato, emersero vedute conflittuali sul come impiegare al meglio i metodi scientifici a questo scopo.

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categoria:a te, a roma, cera na vorta
mercoledì, 30 maggio 2007
Vetta sospesa su nà
nuvola arampicata ar bordo
de nà scala difesa da Tre
pedOni e dà nà rocca
che co nà Corona ..
s'approfitta
....de nà spinta...
de brezza ...Gelata cor
Puro ...soffio che d'amoRe
sè Costruita

...e sè Fatto n'imparcatura ...
..cò du colori...
che se spizza ...dar Terazzo
... n'tramonto che
zaffira nà nisconnarella ...
..sfumata...tra n'Giallo
de n'fior de Campanella e n'Rosso..
de na' Rosa che sfavilla  ...
e che senza n'controllo sboccia
pe na' cosa che nun te da' moneta
....nun te da' manco er Profumo   ...
ma che nun sarà mai dimenticata ...

e che de grano...
spiga e fa' ricresce ...
nà vallata ...a tocchi ..
e a pezzi...

e te sporvera
la fronte e te la riempie
de sale ...
che te lacrima ..sur
gnente sostenuto dar
cemento stonato..de n'Piazzale
e de n'Segno de Croce
de  n' muro co' le rughe ...
trapassate ...e che nun te
fa' Smette stà Lotta ...de Chimere !

Ciao Lord ....Ave Roma Semper !





Quanto ci costa il paradiso?
da Rinascita
| Venerdi 25 Maggio 2007 - 15:38 | Ernesto Ferrante |

Ai tempi della riforma protestante di Martin Lutero circolava una battuta alla Sorbona che recitava così: “Appena il soldo in cassa rimbalza, l'anima via dal Purgatorio balza”. Era la frase che i banditori delle indulgenze ripetevano per invogliare i fedeli ad acquistarle. Un automatismo che deve essere ancora valido, se è vero com’è vero che i  500 parlamentari ed i 252 senatori che occupano gli scranni delle due Camere, pur avventurandosi di tanto in tanto in dettagliate analisi politiche e teologiche del Concordato del 1984 tra Stato e Chiesa, non ne affrontano mai i risvolti economici. L’accordo, firmato dal presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli, il 18 febbraio 1984 a Roma, fu ratificato dal Parlamento italiano con la Legge 25 marzo 1985, n. 121 (Allegato 1). Quanto costa ogni anno allo Stato italiano, e dunque ai contribuenti italiani, in particolare ai lavoratori dipendenti che le tasse le pagano, la Chiesa cattolica, ricchissima e sempre più reazionaria e invadente del Papa moralizzatore Ratzinger? Con la pazienza e l’elementare logicità delle massaie proveremo a dare una risposta. Solo dai proventi derivanti dall’8 per mille sul gettito totale dell’Irpef, il Vaticano intasca una cifra che sfiora il miliardo di euro (2 mila miliardi delle vecchie lire). Fondi che, per stessa ammissione della CEI (Conferenza Episcopale Italiana),

postato da: SpawN72 alle ore 16:10 | Permalink | commenti (13)
categoria:la fede, a roma, er potere, la lotta, er ponte, te senza nà macchia @it
mercoledì, 30 maggio 2007

 

Atto criminoso non è solo togliere tecnicamente la vita, per quanto esso sia deprecabile moralmente e spiritualmente.

Criminoso è uccidere il pensiero di un uomo, soffocandolo. Criminoso è interromperne il cammino.

Criminoso è mutilarlo delle potenzialità più  legittime. Criminoso è non lasciarlo libero di muoversi, creandosi un’autonomia autentica d’opinione.

Atto criminoso è recludere un’idea. Darle un colore imposto, un suono che ne scandisca le singole sillabe, depredandola di significati ed ideali.

Criminosa è la demagogia dannosa di un bieco concetto omologato, del luogo comune, antistaminico iniettato. Atto criminoso è l’abbandono di un individuo al suo destino delittuoso fatto incognita, in un panorama più vasto che svela un interesse personale particolaristico di una nuova signoria socioeconomica a turni di generazioni, azzera le differenze della massa ed amplifica la percezione dell’appartenenza a una casta di intoccabili.

Criminosa è l’assenza di reciprocità nel giusto.

Atto criminoso in assoluto è l’intento mortifero sistematico applicato dall’uomo all’uomo, equamente iniquo.

Criminoso è interdirgli l’accesso alla verità

X

 

 

 

 

Un'altra verità latitante.

Nessuna risposta.

Nessuna spiegazione.

 

Di chi sono le responsabilità?

 

Nessun sabotaggio, né errore umano, ma malgoverno

 

Devono dimettersi i responsabili politici del morto e dei 110 feriti nell’incidente di Roma

L’incidente delle 9:15 sulla Linea A del metrò di Roma ha ucciso una trentenne, e ferito 110 persone. Per trasportare alcuni feriti nei vari ospedali della capitale sono stati utilizzati anche degli autobus. Le entrate della metropolitana sono state transennate subito dopo l´incidente.  Tutta la linea A è stata bloccata in entrambe le direzioni, e i passeggeri hanno dovuto arrangiarsi in una città che non ha una linea di trasporto superficiale che segua la linea A.

In quell’ora tutti i convogli procedevano a rilento. Il convoglio che precedeva quello tamponato era fermo alla Stazione Termini anche per la presenza di un gruppo di turisti (berretti blu con frontalino giallo) che, uniti a tutti gli altri passegegri in entrata, hanno rallentato la chiusura delle portiere senza che ci fosse alcun intervento del servizio di vigilanza. Mentre il convoglio a Termini rallentava tutta la linea, il convoglio a Piazza Vittorio veniva tamponato, con quel che segue.

La vittima era laureata in scienze statistiche e lavorava a Roma come ricercatrice; una delle tante pover con laurea a 1000 euro al mese, ancora precaria, che dopo 3 ore dalla partenza era ancora in viaggio.

L ´analisi delle scatole nere e dei dati provenienti dalla sala controllo ( sotto Piazza Vittorio) che gestisce tutto il traffico metropolitano di Roma forniranno, forse, gli elementi indispensabili a fare luce sulle cause dello scontro. I vigili del fuoco hanno smentito che il tamponamento possa essere collegato, come si era in un primo momento ipotizzato, ad un guasto alla centralina che governa gli scambi e l´alimentazione a tutti i comandi lungo quel tratto di binario.

postato da: misiek alle ore 07:56 | Permalink | commenti (1)
categoria:er circo
martedì, 29 maggio 2007
Scrivo pe nun Perdeme.......
TE Penna Scrivi ...cazzo er Dissenzo de
sto' ArchibuCio Maledetto ......
Denuncia er Sopruso der Tentacolo ....
Taja le gambe all'n'Fame ricoprelo
de Letame e daje l'odore che je compete
pe l'aspetto niscosto che nun fa' vède...
A Te ...n'chiostro ...te chiedo da scivola'
su sto' pezzo de CARTA BIANCA , che po' mette
Paura come na' Sposa ma te segna
pe SEmpre su' sta' Storia de Marionette ....
Scrivi e nun me lascià a Tera ma libbera
l'idea e nun me accanna' da solo
dentro a sto' Buco de Voci
che me chiedeno da strilla' pe loro
la verita' der Misfatto .....
Scrivi e Ammazza er Serpe che se
giostra la Quarantena cor veleno
d'Oppio che m'addormenta er fratello sur
Salotto pe Rendelo Servo de sto' Posto
de bucie e de complotto ...


Seguilo fino alla Tana pe bruciaje
er covo pieno de Vermi che so'
pronti pe magnasse er Cervello
de chi nun distingue la Verita'
dalla Farsa !

...Aricordete che nun sei Nissuno ....così
dicheno quanno se metteno sur seggio ....
io lo' ammetto e cio' er pudore da nun sussura' ar
Vento er Nome....cosi' se vede solo er Fatto
che te rimane m'presso !
Anonimo




Gladio in Sicilia

Documenti sulla rete clandestina in Sicilia.


La decisione di creare una rete clandestina nel Mezzogiorno d'Italia sembra pienamente realizzata negli anni 80.
Alcuni documenti di recente acquisiti mostrano come la rete sia stata operante ed anzi in fase di allargamento nel 1984. "La rete Sud - è scritto in un appunto riservato dell'11 giugno 1984 - rivolge le sue attenzioni principalmente alla ricerca di Z.L. e Z.S. (zone atterraggio e sbarco) nonché alla ricognizione delle zone già prescelte da parte di questi agenti che non hanno partecipato alla individuazione sul terreno...". Il riferimento a zone di atterraggio e di sbarco può presupporre la disponibilità di mezzi aerei e di natanti. Della disponibilità di un aereo si trova traccia - come vedremo tra poco - proprio in relazione alla struttura Gladio in Sicilia. Tuttavia, non si capisce quali siano le finalità perseguite, in anni nei quali l'ipotesi di attacco sovietico dal Mediterraneo appare del tutto irrealistica.
Nell'isola, la rete di azione clandestina sembra modellarsi sulle indicazioni contenute nel documento del servizio statunitense dei primi mesi del '73 ("valutazione informativa-operativa"). Anzi, l'estensione è assai maggiore di quanto indicato nella ipotesi originaria.
postato da: SpawN72 alle ore 15:54 | Permalink | commenti (5)
categoria:la penna, er complotto, ar mozzarecchia, er gladiatore, linchiastro
martedì, 29 maggio 2007
Suoni metallici,

Di galassie emozionali.

Occhi visionari e colori abbacinanti,

Riparo lo sguardo e vedo con le mani,

ora buio e stretto un percorso noto,

vedere per la prima volta una lucertola iridescente

che rimane intrappolata nell'erba di brina e miele

Procedo a tentoni ma sicuro

Metto i piedi passo dopo passo

Dove immagino che non si scivoli

La neve è una sabbia sublimata

Della coscienza e della consapevolezza

Sento un calore fra i denti

Immagino che sia normale

Dal momento che ho preso un pugno

Dev'essere sangue

Sputo

Ricomincio a camminare

Forse ce la faccio ad arrivare

Mi aspetteranno

Ma sono in ritardo con la vita.

Un fiore sboccia anche di notte

Anacronisticamente:

Intermittenze

Rivolo di luce

Attraverso la porta socchiusa

Riflesso rifratto

Sul pavimento

Musicale

Presenza

 
X

La Salamandra, le magliette e i cavalli

Esiste un "filo diretto" tra la strage di Natale sul treno di Val di Sambro e l'attentato al giudice Carlo Palermo? L'ipotesi, cautamente ventilata negli scorsi mesi, potrebbe diventare certezza quando saranno ufficialmente depositati i risultati della perizia che le Procure della Repubblica di Caltanissetta, Roma e Bologna hanno ordinato sugli undici telecomandi per ordigni esplosivi trovati in un appartamento romano del mafioso Pippo Calò. A quel punto un nuovo capitolo d'indagini si spalancherebbe su un inquietante pezzo di storia italiana degli ultimi anni: quello che riguarda i rapporti tra mafia e camorra, eversione nera, massoneria piduista e settori deviati dei servizi segreti.
Cominciamo dalla traccia più consistente e clamorosa, ossia il probabile collegamento fra la strage del treno di Val di Sambro e l'attentato di Trapani nel quale persero la vita una donna e due bambini. La strage del rapido porta la data del 23 dicembre dello scorso anno, e fu attribuita a elementi del terrorismo di destra; quella che avrebbe dovuto eliminare il giudice Carlo Palermo, da poco giunto a Trapani, è del due aprile di quest'anno, e la matrice è chiaramente mafiosa. Tra i due fatti di sangue si inserisce un episodio apparentemente slegato dagli altri, ma che in realtà potrebbe essere l'anello di congiunzione fra i due tragici episodi.
Il 30 marzo a Roma viene arrestato Pippo Calò, titolare nella capitale di una vera e propria holding che ricicla denaro di provenienza illegale. Le successive indagini portano alla scoperta di un covo in cui sono custoditi undici sofisticati congegni radio in grado di telecomandare lo scoppio di ordigni esplosivi in un raggio di sette chilometri. Li ha costruiti un tecnico tedesco, Fredrich Schaudinn.
Calò è un personaggio di primissimo piano della struttura mafiosa. Buscetta, nelle sue rivelazioni, lo ha indicato come uno dei componenti della commissione interprovinciale mafiosa che avrebbe deciso i più clamorosi delitti di mafia degli ultimi anni. Subito dopo l'arresto di Pippo Calò, i magistrati che indagano a Bologna e a Caltanissetta dispongono immediatamente l'esecuzione delle perizie necessarie a stabilire eventuali collegamenti tra gli ordigni fabbricati dal tecnico tedesco alle dipendenze di Calò e le stragi di Trapani e Val Di Sambro.
Se il collegamento coi fatti di Trapani viene spontaneo, quello con l'attentato fascista al treno di Natale è autorizzato da una serie di circostanze concordanti. Era stato il ministro degli Interni in persona, all'indomani della strage del rapido, ad indicare la possibilità di un coinvolgimento di gruppi mafiosi e camorristici nella preparazione e nell'esecuzione dell'eccidio di Val di Sambro: una possibilità che affondava le proprie radici in un episodio di alcune settimane prima.
A novembre, un uomo si era presentato in questura a Napoli e aveva preannunciato per Natale un attentato "ad un treno diretto verso Parigi". Il suo nome e il suo passato sono tutto un programma: Carmine Esposito, napoletano, detto "o' professore", ex agente della polizia stradale. Da alcuni anni bazzica negli ambienti della camorra, dove però è ritenuto poco più che una scartina, e si arrangia con qualche confidenza ai suoi amici poliziotti. Le sue rivelazioni però vengono prese sul serio solo dopo la strage del 23 dicembre.
Quando il giudice bolognese Claudio Nunziata lo interroga per sapere da chi avesse avuto lo soffiata, "o' professore" capisce di essere entrato in un gioco più grosso di lui, è terrorizzato, e ai giudici ripete disperatamente una fantasiosa versione dei fatti: la notizia l'avrebbe appresa da un veggente napoletano. Esposito finisce in carcere per reticenza e le successive indagini riportano tutto entro i confini della realtà. La polizia arresta Giuseppe Misso, capo camorrista del quartiere Sanità e simpatizzante degli ambienti dell'estrema destra napoletana e veneta.
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categoria:contro, er cane nero, er burattinaio, er cerchio
lunedì, 28 maggio 2007
Panorama che se spiana co'
la prima parola ...
foriuscita e che continua
come n'fiume che dilaga ..
..e s'allarga cor Delta
e se divede n'artri ...
Venti ...orti che je
fanno da parapetto...
... pe score e rinfilasse
sur piatto..
...liscio come na' lastra de
travertino ...
...bucherellato
..che secco e n'festato d'erbacce
lo  ripulisce e travorge ...
er vecchio graffio
affonnato sur coccio ...
che co' tanta cura der dettaTo ...
je e' stato ..scarpellato
er buco pe fa' n'tra l'ojo
... e bello pieno  ..co' l'imbuto
je stato  riempito ..
....fino ar collo ..
pe esse trasportato
co'na'  DAGAna de carta..che
..vie' arpeggiata ...da na mano
che ha Costruito e co n'solo
mignolo  ...
bleffa...
sur netto e sulla
Tara ma te  passa
senza da nell'occhio...
er Dazio che assorto ..
n'antri fatti
se rivorta .....e nun se n'mpiccia..
e co  quer tutto...
... passa l'artra massa che
...pero' nun te permette ..
...n'antrO graffio
cor solo sciacquo ...
...senza  stavorta esse Visto!





Roma, 28 maggio 2007

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del 33° anniversario dell'attentato di Piazza della Loggia, ha inviato un messaggio al Sindaco di Brescia, Paolo Corsini: "Il mio pensiero commosso va alle vittime innocenti di quella orrenda strage, al dolore dei loro familiari e a tutta la città di Brescia che fu allora colpita proprio mentre manifestava in difesa delle istituzioni democratiche ferite dalla violenza eversiva(FASCISTA). Il ricordo del sacrificio di chi perse la vita quel 28 maggio 1974 è vivo nella coscienza del Paese e costituisce stimolo per la mobilitazione di tutti in difesa dei valori di legalità e democrazia. Il ricordo è il fondamento della identità collettiva di un popolo e un formidabile insegnamento per il futuro, affinchè in Italia non si ripetano mai più spirali di odio, fanatismo e violenza. La recente istituzione di un "Giorno della Memoria" dedicato alla vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice colma un vuoto di attenzione umana e civile che molti avevano dolorosamente avvertito e rafforza l'impegno di tutti nella ricerca di verità processuali, che, come accade in questo caso, sono da troppo tempo attese".

SPERAMO CHE NUN SIA SOLO UN BER DISCORSO


Comunicazione politica e persuasione
Alessandro Amadori*, 22-03-2007
   
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categoria:esoterica, er potere, er libbro maggico, er controllo, er lavaggio