Er porco guardànno de fòri
ar pascolo...se vide tutt'n'tratto
n'branco de cinghiali ..che
zompettano verso ar crinale ..
der cancello principale ...
se accarcaveno co' li' cartelloni
n'mano pe fa' le manifestazioni..
chiedenno ar fattore ... libberta'
de magna' come l'artri animali ..
e de esse assistiti co li' ..
..veterinari..piu' bboni..
visto che a furia da dormi' ..
de fori ...se soffriva ..spesso..
de mar d'ossa e raffreddori..
Er Porco ... se la prese subbito a còre..
...e co' decisione..
.. se mise a capo de sto' Partito ..
de cinghiali...e je disse
"mo' ce penso io..a sarvaguardavve ..
li' diritti vostri ..ve porto io
a strilla dar Padrone " cosi' sotto
ar barcone der fattore se mise a baccajà
co' tutto er battajone .."..
Er fattore se affacciò subbito e vista
la situazione se commosse
pe tutta quella...truppa che je chiedeva er Pane ..
e cor fazzoletto a scacchi rossi ..asciugannose
er moccolo cor gesto de distenzione..
ordino' .. ar Porco
de fa' riposà er gruppo dentro ar
capannone e cor lacrimone er majale
je rispose "grazie pe er favore..sor Padrone"..
li' mise drento e li' chiuse a chiave..
guardò verso ar fattore che je disse..
ancora cor fazzoletto che penzolava
dar taschino ...
"Caro Porco pure quest'anno ..
..te sei sarvato er culo..
er Prosciutto lo famo co' quello de Cinghiale "

Le rivoluzioni dell'homo videns
Con l'avvento di tv e computer è finita la lunga epoca del "sapiens" che si formava soprattutto leggendo
Umberto Galimberti
Fonte: la Repubblica - 21 febbraio 2000
Prima la televisione e poi il computer, questi "elettrodomestici gentili" come vuole la loro iniziale reputazione, oggi hanno gettato la maschera rivelandosi per quel che sono: i più formidabili condizionatori di pensiero, non nel senso che ci dicono cosa dobbiamo pensare, ma nel senso che modificano in modo radicale il nostro modo di pensare, trasformandolo da analitico, strutturato, sequenziale e referenziale, in generico, vago, globale, olistico. Questa trasformazione non è necessariamente un guaio. Il pensiero analitico ha duemilacinquecento anni di storia che coincide con la storia dell'Occidente. Prima non si pensava in modo analitico e sequenziale, ma olistico e globale, e oggi, grazie alla televisione e al computer, si torna a pensare in quel modo.
Le conseguenze sono già visibili nella nostra scuola, che nessuna riforma può migliorare se prima non ci si rende conto di questa trasformazione che pone in conflitto la cultura della scuola con la cultura dei giovani. La scuola educa all'analiticità, al controllo linguistico, all'esplicitazione verbale, alla consequenzialità proposizionale, allo spirito critico, alla necessità di tradurre in parole il proprio mondo interiore e la propria esperienza. Rispetto a questo modello, la cultura giovanile è quanto di più dissonante vi possa essere, perché all'esplicitazione verbale preferisce l'allusione, così come predilige l'esperienza vissuta all'analisi dell'esperienza e alla sua nominazione.
Per i giovani le esperienze è meglio averle, viverle, rievocarle che raccontarle analiticamente e tradurle in strutture discorsive, per cui andare a scuola finisce con l'essere una finzione, quando non una penitenza, finita la quale, si può tornare alla realtà vera e autentica che non si articola in proposizioni verbali, ma in emozioni totali, come la musica, ad esempio, che non è una materia scolastica, ma qualcosa di infinitamente più profondo e coinvolgente, che accomuna una cultura all'altra, mettendo in secondo piano la differenza linguistica e la sua articolazione proposizionale.
categoria:er gioco der porco, er porco e li cinghiali


























