mercoledì, 28 febbraio 2007



Er porco guardànno de fòri
ar pascolo...se vide tutt'n'tratto
n'branco de cinghiali ..che
zompettano verso ar crinale ..
der cancello principale ...
se accarcaveno co' li' cartelloni
n'mano pe fa' le manifestazioni..
chiedenno ar fattore ... libberta'
de magna' come l'artri animali ..
e de esse assistiti co li' ..
..veterinari..piu' bboni..
visto che a furia da dormi' ..
de fori ...se soffriva ..spesso..
de mar d'ossa e raffreddori..


Er Porco ... se la prese subbito a còre..
...e co' decisione..
.. se mise a capo de sto' Partito ..
de cinghiali...e je disse
"mo' ce penso io..a sarvaguardavve ..
li' diritti vostri ..ve porto io
a strilla dar Padrone " cosi' sotto
ar barcone der fattore se mise a baccajà
co' tutto er battajone .."..
Er fattore se affacciò subbito e vista
la situazione se commosse
pe tutta quella...truppa che je chiedeva er Pane  ..
e cor fazzoletto a scacchi rossi ..asciugannose
er moccolo cor gesto de distenzione..
ordino' .. ar Porco
de fa' riposà er  gruppo dentro ar
capannone e cor lacrimone er majale
je rispose "grazie pe er favore..sor Padrone"..
li' mise drento e li' chiuse a chiave..
guardò verso ar fattore che je disse..
ancora cor fazzoletto che penzolava
dar taschino ...
"Caro Porco pure quest'anno ..
..te sei sarvato er culo..
er Prosciutto lo famo co' quello de Cinghiale "

Porco

Le rivoluzioni dell'homo videns
Con l'avvento di tv e computer è finita la lunga epoca del "sapiens" che si formava soprattutto leggendo
Umberto Galimberti
Fonte: la Repubblica - 21 febbraio 2000


Prima la televisione e poi il computer, questi "elettrodomestici gentili" come vuole la loro iniziale reputazione, oggi hanno gettato la maschera rivelandosi per quel che sono: i più formidabili condizionatori di pensiero, non nel senso che ci dicono cosa dobbiamo pensare, ma nel senso che modificano in modo radicale il nostro modo di pensare, trasformandolo da analitico, strutturato, sequenziale e referenziale, in generico, vago, globale, olistico. Questa trasformazione non è necessariamente un guaio. Il pensiero analitico ha duemilacinquecento anni di storia che coincide con la storia dell'Occidente. Prima non si pensava in modo analitico e sequenziale, ma olistico e globale, e oggi, grazie alla televisione e al computer, si torna a pensare in quel modo.
Le conseguenze sono già visibili nella nostra scuola, che nessuna riforma può migliorare se prima non ci si rende conto di questa trasformazione che pone in conflitto la cultura della scuola con la cultura dei giovani. La scuola educa all'analiticità, al controllo linguistico, all'esplicitazione verbale, alla consequenzialità proposizionale, allo spirito critico, alla necessità di tradurre in parole il proprio mondo interiore e la propria esperienza. Rispetto a questo modello, la cultura giovanile è quanto di più dissonante vi possa essere, perché all'esplicitazione verbale preferisce l'allusione, così come predilige l'esperienza vissuta all'analisi dell'esperienza e alla sua nominazione.
Per i giovani le esperienze è meglio averle, viverle, rievocarle che raccontarle analiticamente e tradurle in strutture discorsive, per cui andare a scuola finisce con l'essere una finzione, quando non una penitenza, finita la quale, si può tornare alla realtà vera e autentica che non si articola in proposizioni verbali, ma in emozioni totali, come la musica, ad esempio, che non è una materia scolastica, ma qualcosa di infinitamente più profondo e coinvolgente, che accomuna una cultura all'altra, mettendo in secondo piano la differenza linguistica e la sua articolazione proposizionale.

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categoria:er gioco der porco, er porco e li cinghiali
mercoledì, 28 febbraio 2007

Sono sorpreso di rivederti, credevo che non sarebbe mai più accaduto. Sì, anche io. Soprattutto dopo l'ultima volta che ci siamo incontrati. Anche allora, quasi per caso. Credo che abbiamo tante cose da raccontarci. No, io da parte mia non molte. La solita vita, le solite cose, la routine di sempre, solo qualche anno in più. Mi fa piacere sapere che niente di grave sia successo, ma mi preoccupa altrettanto che niente di nuovo, nessun progresso sia avvenuto. E' così. Niente di che. E' un peccato. Le tue domande sono rimaste risposte, i tuoi quesiti senza risultato. Che ne hai fatto della tua vita? Sei felice? O sei soddisfatto? Sono argomenti che abbiamo affrontato tante volte. No, ho perso qualche amico e non l'ho nemmeno rimpiazzato. Ho provato a cambiare lavoro ma, sinceramente, non ci sono riuscito. E tutti i bei propositi? I progetti di cui mi parlavi? Niente, tutto è rimasto uguale? Vuoi dirmi che non hai lottato per qualcosa. Per raggiungere un obiettivo, per sovvertire lo stato delle cose? No. E che te ne fai del tempo e dei tuoi giorni? Li vivo, così...in un futuro anteriore, direi. Mi dispiace, ero convinto che una pur piccola parte dei tuoi sogni li avresti realizzati. No, effettivamente... mi sono un po' ingrassato però, ho messo sù pancia. Lo vedo. Alla fine sei quello di sempre. Che dici, infine ti piace guardare, osservare lo spettacolo, senza prendere una parte, il ruolo di protagonista..? Spesso sì, non mi disturba, costa assai meno fatica. Ti capisco ma tutto quello che la vita ti ha dato lo vai sprecando nell'apatia. E decidere è atto fondamentale. Lasciar decidere agli altri è permettere che una decisione comunque avvenga, nostro malgrado. Non posso farci molto. Invece sì, tutto quello che ti è stato dato devi portarlo avanti ti piaccia o no.Turarsi le orecchie e bendarsi gli occhi non ti servirà a molto. No, anzi servirà a mantenere uno stato di stillicidio silenzioso, come una malattia terminale in atto. Io, il cielo non lo baratto per un bieco benessere e la gioia di essere qui l'avverto solo se combatto. Lottare è essere vivi. Che sia per gli affetti o per una causa grande, anche troppo grande, difficile da abbracciare. Poi fai tu... Ma non aspettare che sia troppo tardi, fidati.

X

rebus

.«La Storia, almeno come noi la concepiamo, è la narrazione di una serie di avvenimenti situati nel Tempo. E se da esso Tempo si prescinde, il problema non appartiene più al compito dello storico, appartiene eventualmente al mistico, al teologo, al profeta, allo stregone. La Storia sta nel tempo, ma non è il Tempo… La Storia è racconto… E il racconto (con l'avvenimento che esso racconta) sta nel Tempo. Ma cos'è il Tempo?… Di questa creatura misteriosa conosciamo alcune abitudini: la non reversibilità (che però non è certa), i suoi commerci con lo spazio, la sua relatività. E soprattutto abbiamo imparato a prendergli le misure, almeno alcune, tipo sarti che si adattano ai capricci corporei del cliente: il tempo delle stagioni, il tempo dei vari calendari che abbiamo escogitato o il tempo astronomico, fatto di anni percorsi dalla luce. Di questo nostro coinquilino esistenziale, che non sappiamo se stiamo attraversando o se sia lui che ci attraversa, non conosciamo il volto. Non sappiamo che aspetto abbia… Tutto nel Tempo. Tutta la nostra vita dentro il Tempo... Ma ci sono degli avvenimenti del corso del Tempo che si prestano a equivoco. Essi, per loro rilevanza (…) inducono a identificare le nostre storie e la Storia col Tempo. Il contenuto diventa cioè il contenente... Questi avvenimenti, cioè, sembrano non essere creature nel Tempo, ma creature che hanno il potere di comandare il Tempo, di dirigerlo, di appropriarsene, di farlo loro. È come se con loro (o per loro) il Tempo si fosse rotto, e fosse necessario dunque rimetterlo in movimento, caricare di nuovo l'orologio…»
A. TABUCCHI, Dopo il muro

 

 

 

 

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categoria:chiacchiere, er discorso interotto
martedì, 27 febbraio 2007

L'ingiustizzie der monno - Trilussa

Quanno che senti di' ''cleptomania''
è segno ch'è un signore ch'ha rubbato:
er ladro ricco è sempre un ammalato
e er furto che commette è una pazzia.
Ma se domani è un povero affamato
che ruba una pagnotta e scappa via
pe' lui nun c'è nessuna malattia
che j'impedisca d'esse condannato!
Così va er monno! L'antra settimana
che Teta se n'agnede còr sartore
tutta la gente disse: - È una puttana. -

Ma la duchessa, che scappò in America
còr cammeriere de l'ambasciatore,
- Povera donna! - dissero - È un'isterica!...
 




Tu guarda er Caso ....
te beccheno quelli der Circo co n'Frullato
de Zucchero ...FilAto,
E tutto er Teatro je regge er Moccolo ,
gridànno allo Scandalo e all'ingiustizie
der Togato , lamentànno na' legge troppo
dura su n'Poro malato depresso .....
Ma quanno te beccheno n'Poro Cristo co' du
foje de basilico Fresco so' tutti pronti a
da' Sentenze e a faje sconta' n'Trombone
e a chiamattelo Spacciatore... a mettelo
alla Berlina e a faje sconta' la Galera
La cosa che me da' de strano
che mo' pure chi voleva er Pugno de Fero
verso chi se faceva no' spinello
è bono e comprensivo come je avessero
toccato er fratello .....
....forse visto che dar Teatro ar Potente
ce so' solo tre Gradini a divideli dar
Parco pieno de Luci e de Subrètte cor
naso allampanàto e dentro n'fazzoletto
allacrimato se troveno du' parole de pieta'
pe nun fini' dentro ar Pezzo affogato ...

La Legge e' Uguale pe Tutti ......
dice na' pora targa che sta' sur tetto
de na' Cambogia .....
depressi ladri e fiji de mignotta...
ma se ciai er culo Parato dar pubbrico arbitrato
la galera se la' fa' solo chi nun cia' nissuno
che du' lacrime ce mette pe tirallo fori
dalle Manette

....
Eri pe dispetto
Anarchico n'fatti quanno vedi che so' tutti zozzi
er marchio che te metteno e' er piu' Pulito ....
Te sfoggiavi quer titolo verso er Potere
che te l'aveva messo e quasi pe' sfida je sputavi n'faccia
la vergogna de n'paese che se acchittava sur Baretro
della dittatura der Potente........ che da sempre ... po' fa' tutto
mentre er Popolo nun po' fa' n'Cazzo
!

AVE ROMA SEMPER...

Il risveglio, de Lapo ...chissa' chi te la dato ..caro TLDIT

La crittografia del Che

di Piergiorgio Odifreddi

Il 9 ottobre 1967, il rivoluzionario argentino Ernesto Che Guevara fu assassinato per ordine del dittatore boliviano Barrientos, su diretto suggerimento telefonico del presidente statunitense Lyndon Johnson. Era stato arrestato il giorno prima a Valleverde e in tasca gli era stato trovato un foglio con una lunga sequenza casuale di numeri, senza alcun ordine apparente.


Ernesto Che Guevara
Come lo stesso Che racconta nel Diario di Bolivia, la sequenza gli serviva per codificare i messaggi scambiati con Castro secondo il classico metodo Vernam. Il testo da cifrare veniva anzitutto tradotto, secondo una tabella fissa, in una sequenza di numeri che veniva poi appaiata, cifra per cifra, alla sequenza casuale che costituiva la chiave. Il messaggio codificato consisteva della sequenza di numeri ottenuti sommando il messaggio originale e la chiave, cifra per cifra e senza riporti.

Il metodo era, e rimane, perfettamente sicuro: se la chiave è effettivamente casuali, lo diventa anche il messaggio codificato, che può essere decodificato soltanto possendendo la chiave stessa. Il problema sta, appunto, nel “se”: esistono sequenze di numeri veramente casuali? E, più in generale, esiste il caso?
Naturalmente, per poter rispondere alla domanda, bisogna prima capire cosa significhino caso e casualità: un compito reso arduo dalla pericolosa assonanza di queste parole con altre dal significato apparentemente lontano.

 

Per caso, ammesso che qualcosa possa essere casuale, caso e casualità si trasformano infatti, per metatesi, in caos e causalità: due opposti che richiamano, rispettivamente, l’assoluta imperfezione del disordine totale e la totale perfezione dell’ordine assoluto. Una simile divergenza ricorda la rottura di un equilibrio instabile, come quello in cui si trova un masso sulla sommità di una collina, che può casualmente cadere da una parte o dall’altra e finire in due vallate completamente diverse fra loro.

 

Non a caso, ammesso che qualcosa possa non essere casuale, la parola caso deriva poi dal latino casum, "caduta" o " accadimento” e traduce l’analogo greco ptotis. Lo stesso significato aveva cadentia, “cadenza”, che poi divenne cheance in francese e chance in inglese. E lo stesso vale per randomness, che deriva dal francese arcaico randon: “cascata”, “impeto” o “precipizio”. Insomma, il caso è assimilato a eventi come l’inciampo, la scivolata o la caduta, che rompono il naturale decorso della necessità, alla quale il caso si opponeva nel titolo di un best-seller di Jacques Monod.

 

Sembrerebbe dunque che casualità e causalità siano due corni di un dilemma, due opposizioni che si interdefiniscono per negazione reciproca. Ma la supposizione è solo una mancanza di fantasia, analoga alla restrizione a due soli valori di verità (vero/falso) effettuata dalla Logica classica. Gustav Jung e Wolfang Pauli hanno più inventivamente postulato, nel loro libro Sincronicità, la possibilità di eventi collegati da relazioni non casuali e non causali e John Bell ne ha dimostrato l’esistenza nel mondo quantistico in un famoso teorema, confermato sperimentalmente in una saga descritta da Amir Aczel in Entanglement.

 

Casualità e causalità non esauriscono dunque lo spettro delle relazioni che si aggirano per il mondo: in altre parole, non sono concetti complementari fra loro. E che non siano neppure contrapposti, lo dimostra il gran parlare che da qualche decennio si fa di caos deterministico: di comportamenti, cioè, la cui apparente completa casualità è determinata non tanto dalla mancanza di leggi che li governano, quanto piuttosto dalla loro estrema sensibilità alle condizioni di partenza, che li rendono appunto imprevedibili in un senso più sottile di quello dei sistemi che si evolvono senza leggi apparenti.

postato da: SpawN72 alle ore 17:40 | Permalink | commenti (4)
categoria:er codice, er caso, er mago
martedì, 27 febbraio 2007

In una giornata come queste di pioggia, rumore, gocce e bagnaticcio, non è troppo casuale poter distinguere il grigio dell'asfalto dal riflesso specchiato sulla superficie lucida liquida e acquosa che riflette il cielo, dove il disco giallo del sole, che normalmente si individua da qualche parte e si dà per scontato come tutte quelle cose che ci sono e debbono (e dovranno sempre) esserci, invece si è rintanato come nell'espressa volontà di prendersi una fase di riposo e riflessione da tutto quello che lì sotto, dal tramonto all'alba si svolge. Un programma e uno scenario uguali ma diversi, per essere esatti, fatti di ruoli fissi e raramente intercambiabili, di un volto da indossare come quando il giovedì grasso ci si disegnava i baffi per sembrare Zorro o i ragazzi si mettevano il rosso sulle labbra e sulle guance e traballavano sui tacchi delle sorelle o delle mamme, con le tettone di gommapiuma e parrucche bionde improbabili che scendevano sulle spalle troppo larghe. I collant poi erano un must che rendeva il progetto per intero ridicolo e strappava non poche risate e battute grassocce. Da adulti la storia si ripete. E non è comica in misura minore, nomi, mansioni e collocazione che fanno la differenza nella preimpostata struttura casellare, un alveare poco più sofisticato. L'aspetto più inquietante è di certo l'immane portata di valenza che a esso si attribuisce, o magari un po' forzatamente si incunea qualche elemento a questo esterno, come a volerlo inserire a tutti i costi pur senza il titolo né la qualità per appartenere alla sconfinata categoria degli individui. Un esempio, ci sono teppisti e tutta una schiera di ideologi a cui i primi si sono aggregati, per essere come illuminati da una fonte in qualche modo primordiale e originale d'energia autoprodotta, autogestita, più raramente autonoma. Razionicio insomma gravemente affetto da daltonismo.Tutto il resto è acquisito, usurpato da forme politiche e culturali parassitarie che col pretesto che una testa e un progetto possono bastare per più d'uno, come a dire che colui che conosce la strada di certo non mi farà perdere il tragitto e la meta da seguire. Sta bene. Altre volte si cerca una sagoma umana a fare da scudo, ergonomica seggiola su cui poggiarsi e effettuare una sosta durante il cammino avventuroso, che protegga nell'idea e nella malparata, nella peggiore delle ipotesi. Anche questo sta bene. Ma del burattino di legno è lecito chiedersi fin quando potrà essere indiscriminatamente applicato questo gioco di ciclica e perenne clonazione dalla matrice di altri modelli. Un'idea e un ideale (addirittura un'ideologia) non hanno niente in comune con un abito da indossare, non è quel pret-a-porter, o facile involucro. La dottrina maieutica vuole che per dare alla luce un'idea ci voglia una testa accesa e pensante a fare la differenza, non una cattiva imitazione di un contenitore inesorabilmente vuoto fatto di insolite ossa convesse, frontali e occipitali, e due sporgenze cartilaginee ai lati in aggiunta. Insomma, quel che una volta si diceva una testa ultile per separare le orecchie.

X

pioggia

 

 

"PINOCCHIO"

STORIA DI UN AGENTE "SOVVERSIVO"

Nato a Torino il 13 marzo del 1957. Celibe. Residente a Torino. Professione: grafico.

Di famiglia ricca (il padre è proprietario di due fabbriche di abbigliamento – tessile), Pinocchio si iscrive giovanissimo al "Fronte della Gioventù". Nel suo percorso politico si lega subito agli ambienti d’estrema destra. A 17 anni è già un picchiatore che partecipa insieme ad altri fascisti più noti (come Lupo) a vari raid contro militanti e studenti dell'estrema sinistra

Il 17 settembre 1976 organizza e partecipa all’assalto della sede del Partito Comunista Italiano di Pino Torinese. Pinocchio ha 19 anni. Insieme a tre suoi camerati, Osvaldo Campolo. 20 anni, studente di giurisprudenza e oggi segretario regionale del sindacato CISNAL, Giuseppe Perri, 26 anni, e Angelo Cadeddu, 22 anni, raggiunge la sezione del PCI a bordo della sua Fiat 127, cui aveva cambiato la targa usandone una falsa. Qui lanciano due bottiglie molotov contro la porta. Ma commettono un errore. Infatti, a 150 metri dalla sezione si fermano a sostituire la targa falsa con quella vera e vengono notati. I carabinieri arrivano a Pinocchio grazie a questo errore, ma non intervengono subito; preferiscono indagare su questo gruppo.

L'attentato lo rivendicano come SAM (Squadre d'Azione Mussolini).

Le indagini vengono accelerate dopo che un'informatore confida ai CC che Pinocchio e i suoi stanno progettando una strage alla sezione del PCI di via Oropa, in occasione di una riunione della FGCI. "Utilizzeremo il tritolo"

Nel suo alloggio vengono sequestrati gagliardetti di "Ordine Nuovo", svastiche, opuscoli e programmi eversivi. Inoltre viene ritrovato uno schedario contenente nomi, numeri di targa, abitudini di alcuni militanti di Lotta Continua, del PdUP e del PCI di Torino.

Pinocchio e i suoi avevano intenzione di mettere in piedi un gruppo d’azione legato ad "Ordine Nero". Vengono infatti scoperti alcuni cliché artigianali dell’organizzazione neonazista. Dall’agende di Pinocchio saltano fuori indirizzi di camerati romani e di quelli veneti, questi ultimi legati agli ambienti cui faceva capo Freda.

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categoria:chiacchiere, er cane nero, er burattinaio, er controllo
lunedì, 26 febbraio 2007


Co' la cricca che se ACCARCA ..
..pure n'Somaro
somija ..a  n'Cavallo da Corsa ..
e da' culo de piombo...
e annamento  da mulo ...
se n'pavona .. nà truffa a Canasta ..

Je se clicca co' n'sorcio sulla capoccia...
pe svejallo .. e pe daje na' smossa..


..tanto se sà che ...pora bestia....
...de istinto te se arivòrta  ..
e a ogni schicchera se sgrulla..
ma poi co' l'occhi a virgola rovescia...
pieni de pena  te s'abbassa...
...che pare che te chiede....
 ....."dammene ancora che nun me abbasta"...

allora ..je se ... da' la razione de frusta ..
e je la se fà passà ...senza che se ne...
accorge ..
pe n'allisciata ..de  spazzola ..

E te inizia a n'collasse ..
er perno della macina ....
der grano e nun la smette ...
de sfrantummatte sino all'urtimo
granello de crusca...e nun conteno
se fà sellà la groppa co'
...l'aratro ... e te riggira
er campo ..credennose de fa' ...
la staffetta ar Gran Premio ...
.. e te lavora er tereno ...
mejo de cento bovi da tiro...
e piu' vo' capi' chi lo' punzecchia..
...e piu' te cammina...avanti
e n'dietro ..ma tanto alla fine de
stà manfrina ce lo' sa' pure
lui che se' fatto na' sgobbata .....
come er classico ...Somaro ...da Soma

...fa' la fine...della maggior ..
...parte della massa..
abbituata ...a scambia' er Lavoro
pe nà corsa  ..e a applaudi' ...a commanno..
e pe circostanza..pe nun esse messa fòri la
porta ..
tanto che de' ... rinchiusa drento
..a n'carcolo de penna ...e de n'sorcio ..

cRicca cRicca...cRicca cRicca...
cRicca cRicca...cRicca cRicca...
cRicca cRicca...cRicca cRicca...
cRicca cRicca...cRicca cRicca...modera..ta..mente

manipulation

13 dicembre 2005
Alternet

La realtà e la manipolazione dei media


Joshua Holland, Larry Beinhart

"Quello che segue è tratto da un'intervista di Joshua Holland di Alternet a Larry Beinhart, scrittore e saggista interessato all'influenza della politica sui mezzi di informazione di massa [e] smonta alcuni meccanismi che governano i media statunitensi, facendo riferimento ad alcuni casi specifici." [Mirumir]


Cosa sono i "fatti fumosi"?

Sono cose che sono state pubblicate e rese note, ma scomparse poi sullo sfondo in una specie di nebbia. E ci sono molti fatti che dovrebbero scomparire così, le curiosità, le stupidaggini, e tutte quelle cose che non abbiamo bisogno di sapere. Ma ora sto parlando di cose importanti, cose che, se portate in primo piano, sono in grado di cambiare la nostra visione della realtà.

Come diventa "fumoso", un fatto?

Con alcune eccezioni, le notizie non sono da subito e automaticamente grandi notizie. Le eccezioni sono la morte di un papa, il campionato del mondo, gli tsunami, i vulcani, le guerre, o almeno quelle che ci coinvolgono. Ma la maggioranza delle notizie diventa tale - comprese le guerre - grazie ai comunicati stampa. L'esempio che uso sempre, visto che ci troviamo in una piccola cittadina, è il calendario della serie minore. Se il calendario della serie minore è sul giornale, è solo perché l'allenatore o sua moglie glielo spediscono. La maggior parte delle notizie nasce come comunicato stampa, conferenza stampa o dichiarazione. E se vuole restare tra le notizie, deve avere nuovi comunicati stampa e nuove storie da raccontare. Ci deve lavorare su qualcuno, che deve investire tempo ed energie per farci su una storia più grossa. E se non lo fa nessuno, può anche non diventare affatto una storia, può restare una notizia isolata. Ha presente, pagina 12 del New York Times, pagina 26.

E in parte ciò che accade è che coloro che lavorano nei media - specialmente nell'ambiente della carta stampata - pensano che se hanno riferito una notizia hanno fatto il loro lavoro. Il loro lavoro non consiste nel determinare quale sarà l'effetto sulla popolazione, come assorbiremo quella notizia, quanto ci colpirà - non è quello, il loro lavoro. Non fanno che prendere un fatto e metterlo in pagina. E hanno finito. Se poi la notizia si ripresenta, con un nuovo comunicato stampa o una nuova svolta, la seguono.

Un ottimo esempio è il denaro di Oil-for-Food. Tutti in America sanno che c'è una specie di scandalo su quello che le Nazioni Unite hanno fatto del denaro di Oil-for-Food. Non sanno esattamente cos'è, ma sanno che è uno scandalo, che Kofi Annan ha fatto qualcosa di sporco. Ora, per quel che si sa, la corruzione e il malaffare hanno riguardato al massimo centinaia di migliaia di dollari, escluso il denaro su cui Saddam Hussein fu in grado di mettere le mani, cosa che fu generalmente approvata e permessa da tutti. Comunque, i torti delle Nazioni Unite si possono definire minori.

Dopo la conquista statunitense dell'Iraq il denaro di Oil-for-Food fu trasferito a una nuova entità, la CPA, l'Autorità provvisoria della coalizione diretta da Paul Bremer. E circa 9 miliardi di dollari di quel petrolio andarono nelle casse della CPA, oltre a circa 10 miliardi di altri fondi. Questo denaro veniva essenzialmente custodito per conto del governo iracheno. Adesso ne sono scomparsi circa 19 miliardi.

Se ricordo bene, dei 20 miliardi ne è rimasto solo mezzo. E la cosa è emersa solo in tre notizie. La ragione è che non esiste un gruppo di potere che influenzi i media americani al quale interessi qualcosa dei soldi iracheni. C'è invece un ampio gruppo di potere che odia l'ONU. E odia l'ONU perché la semplice idea di porre delle restrizioni all'autorità sovrana degli Stati Uniti è una cosa che lo irrita infinitamente. Così questo gruppo di potere non vedeva l'ora di trovare il modo per infangare l'ONU, e dunque lavorarono su quella storia, la spinsero, e di conseguenza ne abbiamo sentito parlare moltissimo. E così una notizia è rimasta nebulosa e confusa, l'altra è diventata un fatto ben noto.

Un altro esempio si ha quando sono gli stessi mezzi di informazione a decidere di creare un fatto fumoso, perché non vogliono che qualcosa si sappia. Il caso più noto è stato il nuovo conteggio dei voti dopo le elezioni del 2000 in Florida, che fu pagato dai media stessi. Ci furono così tante controversie su quel voto che New York Times, Washington Post, Tribune Company - cioè Chicago Tribune - Los Angeles Times, CNN, Wall Street Journal and St. Petersburg Times si misero insieme e dissero che avremmo ricalcolato quei voti per scoprire chi aveva vinto davvero. Lo fecero e ci spesero un milione di dollari. E il vero vincitore avrebbe fatto notizia.

postato da: SpawN72 alle ore 17:14 | Permalink | commenti (1)
categoria:la cricca, er complotto, er potere, er controllo
domenica, 25 febbraio 2007
Non è che tutto conti, e non tutti i conti sono obbligati a tornare. Non tutte le cose hanno un nome, né necessitano d'averlo, solo per banale comodità gliene diamo, ma con quello si attarda il vero significato. E non tutti i pensieri hanno il loro luogo comune, che è media e sinonimo di baricentro ed equilibrio. Passa la pialla su un asse  e riccioli si fanno a fiocchi, come neve, danno superfici liscie e smerigliate, a contare i giorni annunciati da un'alba anticipata da una luce pallida che sveglia la vita: tocca le palpebre dalle ciglia intrecciate, chiuse da un letargo d'inverni gelati. Emozioni senza gamma cromatica (di che colore è un cipresso? Ti domando a bruciapelo), ed è un bianco e nero già poco pellicola cinematografica, quella delle lacrime con l'amica del cuore sdraiate sul divano sotto un plaid a scacchi quasi scozzesi. Pioggia sulla pista di rullaggio, specchio di cielo in controluce,  effetti riflessi abbacinanti di sole su un orizzonte basso e aranciato. Orizzonte di linea retta tra cielo e terra, punto focale lontano che è meta però raggiungibile quando spicchi il volo nella bellezza, dopo una notte di lancette insonni in senso antiorario. Scenario nuovo ma familiare, già abitato e vissuto, magari in un altrove sogno. Da toccare con un dito.  

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Sole al tramonto
postato da: misiek alle ore 14:01 | Permalink | commenti (3)
categoria:la psicologia, er miraggio, er mare, er sette
domenica, 25 febbraio 2007

E te osservo ....move l'occhi ...me fissi ...
poi li abbassi ..io quell'occhi lo' gia' visti
forse ner Giardino dell'Aranci ...
io nun so' come spiegàtte ma te me stai a legge
drento ...me spiazzi me sento come
un rigazzino alla prima uscita ...che
je vie' da' arrossi' pe lo' sguardo della pischella
Me credevo da trovamme davanti a na'
svampita ma...... chi sta' a fa' la schiuma
sulla fronte so IO ...te ..me fai sentì
che se semo Amati gia'... forse su
l'Artra vita e se sei quella che ma'
detto questa no ....la prossima ..mo te Fermi
perche' questa e' l'urtima pe me
Te fermi e sur petto mio ...te areggi ..
...perche' nun te lascio anna'
via sei robba mia  ...

Ma lo' so' che so' solo illusioni .... e che la
mente mia e piena de parpiti strani ...
quanno mài preso te ...sotto braccio
me so' sentito come in quer sogno che ho fatto
che salenno su un montarozzo ho arzato lo' sguardo
e to' visto n'angelo bruno che ma' Strappato dar fango

....Poi mài stretto a te ....me stavo a squaja
ste parole prennele come quello che So' ...PArole ...
come na' Rosa che nun to' dato ... e ner cammino
tiettela drento perche' io cio' gia' er nome tuo Stampato.

magnaroma

I TELEGIORNALI DI PULCINELLA 
La manipolazione dell'opinione pubblica nei Tg italiani
di Antonella Randazzo per
www.disinformazione.it - 19 febbraio 2007
Autrice del libro: "DITTATURE: LA STORIA OCCULTA"

I giornalisti dei nostri telegiornali sono diventati presentatori e pubblicitari. Altre competenze, ben diverse dall'informazione obiettiva e "sul campo". I servizi giornalistici sembrano creati ad arte per mostrare alcune cose e nasconderne altre. In un paese in cui sempre meno persone leggono i giornali, l'informazione televisiva rappresenta per la maggior parte della popolazione l'unica fonte d'informazione. Molte di queste persone credono che i telegiornali li informino su ciò che accade nel mondo, e si troverebbero increduli di fronte al solo pensiero che i Tg possano essere utilizzati per manipolare le loro opinioni. Eppure ciò appare sempre più evidente, dall'omissione di elementi indispensabili per capire i fatti, dall'alterazione di alcune notizie e dall'assenza di altre.

L'opinione pubblica è fondamentale per la stabilità di un sistema, e nel nostro sistema viene formata attraverso il bombardamento mediatico. Per mantenere la stabilità, nell'attuale assetto politico-economico, occorre che l'opinione pubblica sia piegata a ciò che è funzionale al sistema e non apprenda alcune verità. Ciò rende il potere mediatico notevolmente importante. Il controllo da parte del potere avviene oggi all'interno delle nostre case, attraverso la Tv. La manipolazione dell'informazione è sempre più sistematica, progettata per essere efficace e per rimanere nascosta agli occhi dei cittadini. Le agenzie internazionali (americane, europee o giapponesi) che forniscono le informazioni, sono supportate da agenzie di propaganda, soprattutto americane, che pianificano non soltanto cosa rendere noto ma soprattutto "come" dare informazione. La quantità di notizie viene sfoltita e ridotta al 5/10% del totale.  

La verifica delle fonti e l'utilizzo del senso critico sono ormai capacità atrofizzate dall'assumere passivamente il punto di vista delle poche agenzie che informano centinaia di paesi, come la Adnkronos e l'Ansa. Considerando come assolute alcune fonti e ignorandone altre, l'informazione è già alterata in origine, derivando da un unico punto di vista, che nel contesto appare oggettivo.  Di tanto in tanto, nei nostri Tg, appare qualche debole critica, ad esempio contro il governo statunitense. Si tratta delle cosiddette “fessure controllate”, cioè critiche fatte ad oc per generare fiducia nel Tg, ma che risultano vaghe e discordanti.

postato da: SpawN72 alle ore 12:50 | Permalink | commenti (1)
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