venerdì, 19 dicembre 2008
Fiooor de
satollo ripio fiato
e aricomincio.... lacrimatoio
che quanno fontana goccia tastete bene
la saccoccia che già n'fame ladro
tà messo mano e n'tasca ...mettennose
coperta....


Gonfio satollo arosto fa er gesto da esse servito
da primo piatto che a guardallo
te viè quasi n'groppo de
...commozzione pe quanto è colorito de particolari
...e tutt'attorno aricchito ce se accarca
n'mpicciona...quella che
de solito stà n'finestra...
che te fissa...ogniquarvorta...
esci dalla porta...e pare che sà sempre tutto...
ma n'vece e d'opinione sempre opposta...
...quella che quanno ricconta pìa parte
a quello che de zona se..
sà n'giro che è n'gran fijo de sora...
ma pe questa a sentilla...
..pure quanno suda sà d'acqua santa...
forse... pe quarche mancetta presa là...
tanto pe...nun cantà...
e quanno ce se passa sotto a stà sentinella...
se pensa... che è mica tanto diversa dalla
maggior parte della massa che ascorta e
vede n'finestra...e fà finta n'differenza
te dice...che se pò fà...mentre assorbe monnezza...
ma alla fine cià le mani n'pasta...e allora?...Allora tira spago
e fà girà trottola n'fluido che n'attrito fà dinamica
pe diventà tutt'una
creànno n'vortice tanto granne...
da risucchiasse pure l'urtima goccia de
stagnata parola e opinione n'bastita...pe ripulì fedina nun scontata...

e scansete n'tempo pe nun cascacce pure te
drento e aspetta che tanto nun
serve daje artro movimento quanno
ner vòto de nò spazio se da inizio
...cò n'solo giro de picchio...
 
diventanno perpetuo smucinamento
a fà dà sbraco a porco
cucinato bello e pronto pe contorno
n'cena de giorno
Santo e cenone de urtimo dell'Anno!
 
P.S: che sta lì solo pe cambià aria
n'finestra e pe mettece palo
n'sentenza...
e che sentenno st'odorino je dà
spizzicata a scrocco.. ma stà vorta
manco questo te sarva e t'abbasta!




La Terrorista Nera Francesca Mambro: spietata assassina libera..

Mambro e Fioravanti "sovvenzionati" dal comune di Roma

Newsletter n. 1/2008 22 dicembre 2008
www.stragi.it

Nei giorni scorsi è apparsa sulla stampa la notizia che i terroristi fascisti Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, da tempo godono del sostegno e delle sovvenzioni del Comune di Roma, in quanto animatori di una serie di associazioni ONLUS.

La notizia ha provocato in moltissimi cittadini l'indignazione che merita: in tanti - e li ringraziamo tutti di cuore - hanno voluto scriverci e manifestarci la loro solidarietà, perché per l'ennesima volta si concedono le luci della ribalta a degli infami assassini; perché in un Paese che si dice civile, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti sono liberi, dopo aver scontato appena due mesi di reclusione per ogni morte causata; perché il Sindaco Alemanno, fra le tante associazioni meritorie che operano nel territorio di Roma, ha scelto di sovvenzionare proprio quelle dei suoi ex camerati; perché in Italia sembra sempre più drammaticamente vera la sensazione che vivere onestamente sia inutile.

Tra le tante persone che ci hanno contattato, ci ha colpito una signora di Roma, che vedendo in Piazza Navona la signora Mambro che promuoveva una ONLUS a favore dei bambini , ha ricordato a lei e agli astanti chi fosse quella donna apparentemente per bene,che tra l'altro nella sua lunga e sanguinosa carriera criminale ha causato la morte di parecchi bambini (otto sono i minori uccisi nella strage del 2 agosto 1980) e molti ne ha resi orfani.

Francesca Mambro, senza scomporsi e con l'arroganza di chi sa di poter contare su potentissime protezioni, ha apostrofato quella coraggiosa signora dandole della "maleducata".

Se il vizio della memoria e dell'onestà significa essere maleducati, allora siamo tutti maleducati.

Il Presidente
Paolo Bolognesi

http://www.vuotoaperdere.org

http://roma.indymedia.org/node/6943


Come se fà Carriera n'Radio e nun solo a Roma

IN CURVA CON PINUCCIO LA RANA, ER CINA E GLI ALTRI
Repubblica — 23 agosto 1997   pagina 1   sezione: ROMA

PINUCCIO Meloni, detto erroneamente La Rana (quello era Pelosi, che invece ammazzò Pasolini), è venuto a vedersi Roma-Inter in curva Sud in mezzo al suo vecchio gruppo dei Boys. E intanto aspetta a piede libero la sentenza prevista per metà settembre sui fatti di Brescia del '94. Il pm per lui ha chiesto 7 anni di reclusione e stessa pena anche per Maurizio Boccacci, il leader dei naziskin romani, che ieri sera era a cena al Bar del Tennis sempre insieme a Pinuccio per il compleanno di un amico. Pinuccio è tornato allo stadio un po' ingrassato, col suo vecchio guerriero vichingo tatuato sull' avambraccio sinistro, ma sembra voler chiudere col passato. "A settembre - annuncia - scioglieremo il gruppo dei Boys e gli daremo un nuovo nome. Basta con la politica allo stadio. Io sono sempre stato di destra, ma qui si tifa solo per la Roma. E a novembre sapete che vi dico? Voto Rutelli. Borghini non mi piace". Il fido David, magliettina nera con la scritta Waffen SS e una minuscola ascia bipenne d' oro che gli penzola dalla collanina, annuisce: "Sì, giusto, da settembre basta con la politica. Un solo grido, un solo allarme: Milano in fiamme, Milano in fiamme". E' la solita curva Sud, bella e dannata. Mille volte celebrata e inquisita. Curva Sud decapitata dai giudici. Peppone di 'Frangia Ostile' - dicono - si trova ancora in vacanza sul Gargano, Mario Corsi detto Marione ex 'Boys' veleggia tranquillo in Sardegna, Fabio detto 'Er Mafia' è andato invece ad acculturarsi una settimana a Londra ed è possibile incontrarlo in queste ore dalle parti di Buckingham Palace. "Sono rimasto solo io", sibila velenoso sugli spalti Virgilio detto Er Pomata (per le cospicue dosi di gel spalmate sui capelli in gioventù). Ma Peppone e soci torneranno, eccome se torneranno. Attualmente sono tutti diffidati, dopo l' inchiesta della magistratura che ha fatto luce sull' intreccio perverso tra tifo e business. La diffida però terminerà ad ottobre, proprio alla vigilia del derby con la Lazio.
Non potevano chiedere di più.

Roma 10 luglio 1976, Vittorio Occorsio ucciso da Ordine Nuovo
Fascisti Servi al servizio della sconosciuta organizzazione criminale scoperta dal giudice denominata in seguito P2



mercoledì, 17 dicembre 2008
L'uomo camminava come a poggiare le punte dei piedi sul filo teso fra i palazzi, insegne pubblicitarie e pali della luce. Riteneva fosse, fin lì, tutto normale. Suo dovere indiscutibile era unicamente guardare poggiare le scarpe su quella linea retta, a volte spezzata in un angolo brusco.L'uomo era bendato, ma qualcosa o qualcuno e quant'altro lo faceva dirigere nella giusta traiettoria, come se nella sua testa fosse impresso il percorso chissà da quante migliaia di anni. Non aveva paura, l'automatismo del cammino era un fenomeno niente affatto episodico, a vederlo gli si sarebbe imputata una forma comune di sonnambulismo, di quelli che più leggendari fanno andare avanti su superfici impervie e non permettono cadute o passi falsi. Nelle orecchie solo il calpestio delle suole. Nessun timore, nessun dubbio. Dietro la nuca stretto e sicuro il nodo della benda. Perlomeno questo l'uomo percepiva. E, come si dice di prassi, ci aveva fatto il callo. Tutto intorno era un fracasso di suoni cittadini eppure non li avvertiva affatto. Doveva solo riflettere bene a come mettere i piedi e per il resto la vita era tutta lì. E lì assolveva di essa ogni suo compito. Non si può dire che avesse nostalgia di un passato o di un futuro che forse il destino aveva in serbo per lui, mentre poggiava la suola su una tegola o si aiutava con un gesto furtivo della mano su una grondaia appena un poco pericolante. Giusto sotto c'era una folla vociante, satolla di grida e dissenso e se qualcuno glielo avesse spiegato chissà se avrebbe avuto modo di capire. La gente si rivolgeva forse a qualcuno o questo qualcuno indirizzava i suoi discorsi sconnessi alla folla. Se l'uomo avesse appena abbassato lo sguardo li avrebbe visti, tutti fissi col naso all'insù. Chissà che aveva di speciale quello dei discorsi, che andava avanti a frasi fatte come nei comizi più classici e rodati. Ma lui pensava a flettere le ginocchia pur non sapendo quale fosse la sua destinazione scritta, poco chiaro dove. Tutto sommato era un burattino d'uomo, guidato da una coscienza stritolata di fili, che la faceva somigliare a un arrosto pronto per il forno e intingoli. Una tela di ragno dove era inciso in trasparenza e predeterminato ogni atto, ogni singolo movimento. Pover'uomo si direbbe in tutta fretta, teoria e a giusta ragione. Disposto a farsi coccolare da tanto agio, nel tepore di un perfido abbraccio dal fittizio conforto, nell'essere tanto serenamente schiavo.

 X




Possiamo facilmente perdonare un bambino che ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando gli uomini hanno paura della luce.

Platone


DOSSIER:  Giannettini Guido

Agente segreto − Italia

Nel 1962 gli americani lo invitano alla Scuola della marina militare degli Stati uniti, ad Annapolis, perché vi tenga un corso di tre giorni sul tema "Tecniche e possibilità di un colpo di Stato in Europa".

E' uno specialista dei metodi di controguerriglia per fronteggiare insurrezioni e guerre rivoluzionarie.

Negli anni Sessanta organizza convegni e gruppi di studio, stende piani militari segreti, dirige agenzie di stampa.

Il nome di Giannettini emergerà dalle indagini quando il professore trevigiano Guido Lorenzon dichiarerà al giudice Calogero che il suo amico Giovanni Ventura gli aveva fatto delle confidenze sugli attentati dinamitardi di quel periodo.





Il memoriale Giannettini e la manipolazione dei gruppi terroristici da parte delle forze “occulte”


Di Solange Manfredi

Premessa.

Guido Giannettini, recentemente scomparso, era un agente del SID.

Il suo nome comparve per la prima volta nel corso delle indagini relative alla strage di Piazza Fontana. Ricordiamo come:

Il 13 marzo del 1972 Freda e Ventura vengono arrestati dal giudice Calogero di Padova con l’accusa di aver organizzato gli attentati a Milano del 25 aprile e l’8 e 9 agosto a danno di alcuni treni.

Il 21 marzo 1972 il fascicolo viene trasferito alla procura di Milano, sono emersi altri fatti che indicano gli arrestati come possibili autori della strage di Piazza Fontana (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/12/piazza-fontana-12-dicembre-1969-nessun.htm) e la procura competente territorialmente è il capoluogo lombardo.

L’indagine viene affidata al giudice Gerardo D'Ambrosio e i sostituti Luigi Rocco Fiasconaro ed Emilio Alessandrini

Il giudice D’Ambrosio incomincia gli interrogatori. Si reca più volte presso il carcere di Monza per sentire Ventura. Questi dopo alcuni giorni, e messo davanti all’evidenza delle prove raccolte a suo carico, inizia a fare le prime ammissioni riguardo le bombe di Padova, Milano e sui treni ma aggiunge che, in realtà, lui operava come infiltrato presso la cellula neonazista di Freda su ordine dei servizi segreti, ed indica quale referente un certo Giudo Giannettini agente del SID.

Guido Giannettini, dalle indagini della magistratura, risulta un quarantenne, sottotenente della riserva, e giornalista specializzato in problemi militari. Tentano di rintracciarlo, ma invano. Giannettini è scomparso.

Il giudice D’Ambrosio invia, quindi, una richiesta al SID per sapere se tal Guido Giannettini sia effettivamente un loro agente.
La risposta del massone Generale Miceli, capo del SID è negativa. No, Guido Giannettini non risulta appartenere ai servizi, ma aggiunge anche che non è a conoscenza di tutte le identità dei suoi informatori.
La risposta è sicuramente prudente, ma anche allarmante. Il capo dei servizi non è in grado di dire chi lavora per il SID.

L’inchiesta si blocca.

Colpo di scena.

Il 20 giugno 1974 il Ministro della Difesa Giulio Andreotti rilascia un’intervista al “Mondo” in cui afferma non solo che Giannettini è un informatore del SID regolarmente remunerato, ma anche che, grazie a lui, il SID era al corrente della pista nera per quanto riguarda le bombe di Milano, ma aveva deciso di non trasmetterle l’informativa alla magistratura[1].


venerdì, 12 dicembre 2008
Pareno sparite parole portate...
a catinelle piovute sù tera
spaccata...e tutta st'assorbita...
sembra passino che nun trattiene
ma lassa...

lassa lavata contraria de goccia
fermata n'bolla che nun se espanne
libbera su fojo de carta...mattone
de n'castello picconato...dò se
riggira corte servo e solito padrone...
asservito a coppola e cuppolone...
de fonni rimasti reali...e de
nò scarpone cò lì lacci stretti a faje
da aristocratiche recinzioni...dò nun
se vede fine ma solo mura che coprono
visuale...de tere rubbate...borboni
colonna borghese pamphili doria savoia e
ciartroni...facenno
solita cosa nòva
n'dame caritatis...ma
che se sò dimenticati
da ridà n'dietro bottini cor
sangue guadambiati...e titoli che sò
da tempo già spesi..

...se deposita fermenta acqua...
sotto pozzanghera n'buca mai
riparata...pe ridà rinvigorita...

e da giunta spennacchiata...puro
peggio cafona che nun sà
dà manco pulita a foja ammucchiata...

rimanenno stampata su rapina de scorcio
de vorta n'scarpinata d'ellisse...
n'gannanno senso cor lusso che spicca
n'sporco disparo ..
facenno storia...che da dentro...
sortisce rimettenno a verde bilancio
libbra e cesto assassino ar proprio
posto e palazzo principesco n'simbbolo
de bottega de sfruttamento.

P.S. de solito viè difeso dar servo
più n'fame quello contento e finto popolano
n'vidioso puro de l'osso dell'urtimo e che
anco da quello viè schifato vedennolo nà
Marionetta che se dà aree de
paro, ma gnen'artro che nato da sollazzo de
madre  n'notte dò padrone che ja offerto
n'ber regalo.

e nun c'è mijore detto
vecchio : "Piove governo ladro!"



Evorve la propria mente è cambià er senso comune dominante!

[...]La grande Roma
è piena di archi di trionfo. Chi li costruì? Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti?
Anche nella favolosa Atlantide
nella notte che il mare li inghiottì, affogarono
implorando aiuto dai loro schiavi[...]

Bertold Brecht, "Domande di un lettore operaio"



Banda della Magliana rapporti con i Fascisti
Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar)
 
 




Giuseppe PISANU.


Nel sito Internet del Ministero degli Interni troviamo una breve biografia del ministro Giuseppe Pisanu. Leggiamo che è nato in provincia di Sassari e che è vicedirettore di una società finanziaria industriale (SFIRS) per la rinascita della Sardegna. Fu dirigente provinciale, regionale e nazionale della Democrazia Cristiana, ed è stato a capo della segreteria politica nazionale dal 1975 al 1980 (segreteria Zaccagnini). Ha aderito a Forza Italia nel 1994, dal 1996 è membro del comitato di Presidenza di Forza Italia. Deputato della Democrazia Cristiana dal 1972 al 1992, nella VIII legislatura è stato sottosegretario di Stato al Tesoro dal 23 ottobre 1980 al 1° febbraio 1983; nella IX e X legislatura è stato sottosegretario di Stato alla Difesa dal 1° agosto 1986 al 4 luglio 1990. Eletto deputato di Forza Italia nelle liste per la quota proporzionale della XXVI circoscrizione Sardegna nel 1994 e nel 1996.

Queste le note “ufficiali” diffuse dal Ministero. Ma noi prendiamo in mano un altro testo, l’interessantissimo “Trame atlantiche” di Sergio Flamigni (edizioni Kaos 1996), che ha narrato la storia della P2 e degli annessi e connessi. In questo libro quando viene trattata la questione del crack del Banco Ambrosiano, della tragedia di Calvi e dei di lui collegamenti col “faccendiere” sardo Flavio Carboni, incontriamo anche il nome di Giuseppe Pisanu.



< Nel corso della vacanza sarda , Calvi conosce anche – tramite Carboni – il sottosegretario al Tesoro onorevole Giuseppe Pisanu. Il democristiano sardo Pisanu, amico del futuro Gran Maestro Armando Corona, è il padrino politico di Carboni, in quanto il faccendiere sarebbe “interlocutore valido per le forze politiche richiamantesi alla stessa aspirazione (cattolica)” e con interessi nel mondo dell’editoria. Dirà Pisanu: “Il Carboni (si diceva) congiuntamente interessato alle televisioni private in Sardegna: ciò in un’ottica di inserimento nella Regione del circuito televisivo Canale 5 facente capo al signor Silvio Berlusconi di Milano. Il Carboni mi spiegò che il Berlusconi aveva interesse a espandere Canale 5 alla Sardegna, talché lo stesso Carboni si stava interessando per rilevare a tal fine la più importante rete televisiva sarda Videolina. Sempre riferendosi all’oggetto delle sue attività, il Carboni mi disse di essere in affari col signor Berlusconi non solo con riferimento all’attività televisiva, ma anche con riguardo a un grosso progetto edilizio di tipo turistico denominato Olbia 2. Fin dall’inizio ritenni di seguire gli sviluppi delle varie attività di Carboni, trattandosi di un sardo che intendeva operare in Sardegna e che peraltro mostrava di avere vari interessi e vari contatti con persone qualificate e per me degne di fede >.
< Sollecitato dal suo protetto Flavio Carboni, il sottosegretario al Tesoro Giuseppe Pisanu si interessa attivamente e senza averne alcuna autorità istituzionale, della vicenda Calvi – Ambrosiano. L’onorevole Pisanu incontra privatamente Calvi per ben quattro volte, sempre accompagnato da Carboni; l’ultimo incontro col banchiere è del 22 maggio 1982, quando Pisanu vola a Milano utilizzando l’aereo di Carboni, e scortato dal faccendiere sardo incontra Calvi a Drezzo (residenza privata del banchiere piduista). Il 6 giugno, il sottosegretario al Tesoro risponde in parlamento ad alcune interrogazioni sull’ormai drammatica situazione dell’Ambrosiano: ma a detta dell’onorevole Pisanu, la situazione della banca piduista è pressoché normale, né accenna alla gravissima situazione debitoria del Banco Andino. Testimonierà Angelo Rizzoli: “A proposito dell’Andino, Calvi disse a me e a Tassan Din che il discorso dell’onorevole Pisanu in Parlamento l’aveva fatto fare lui. Qualcuno mi ha detto che per quel discorso Pisanu aveva presso 800 milioni di Flavio Carboni ”.
In seguito allo scoppio dello scandalo P2 e al crac del Banco Ambrosiano, Pisanu verrà indotto a dimettersi da sottosegretario al Tesoro (gennaio 1983) a causa di “fatti incontrovertibili: i rapporti di Pisanu con Calvi tramite Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni per la sistemazione del Corriere della Sera; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni, quando, sottosegretario al Tesoro, il ministero prendeva importanti decisioni sull’Ambrosiano ”.
Nel 1995 Pisanu tornerà alla ribalta politica a fianco del “fratello” P2 Berlusconi (ex socio di Carboni), con la carica di vice capo gruppo dei deputati del partito – Fininvest >.

Se invece andiamo a leggere “La banda della Magliana”, di Gianni Flamini (Kaos 2002), troviamo il nome di Pisanu in un’altra vicenda. Durante il sequestro Moro, diverse persone, tra le quali Flavio Carboni avevano pensato di intercedere per la liberazione dello statista, tramite dei propri collegamenti con la malavita. Anche il democristiano Benito Cazora aveva cercato di coinvolgere alcuni esponenti della ‘ndrangheta, che < gli avevano assicurato che c’era la possibilità di trovare la prigione di Moro, e Cazora aveva riferitola notizia all’onorevole Giuseppe Pisanu della Direzione della DC, “il quale si era mostrato interessato”. Dopo qualche giorno però Pisanu gli ha comunicato “che nessuna trattativa era possibile”.

ihihih cò quale "ex" terrorista  Fascista pisanu se sarà fatto nà rimpatriata? Quiz: "La Mafia è stata sconfitta dallo stato" mizzica!" guardamo su yutubbe! Lo stesso SERVO der Padrone che mò và contro la protesta dei Lavoratori in sciopero disoccupati precari e cassantregati che campano con uno stipendio da fame  definennoli stupidi uno che je se dovrebbe dà lì lavori Forzati!

Riforma intercettazioni, no dell'Anm «A rischio le indagini di mafia   CLICCA





[...] Nello stesso periodo il libro bianco del Leoncavalllo sulla droga redatto da Fausto e Iaio  è quasi pronto e l'Espresso ne fa una larga anticipazione.[...]


Una glossa a margine dell’articolo di Roberta Anguillesi
 
Di Barbara Fois


Ho letto l’articolo di Roberta Anguillesi su Clementina Forleo e vorrei fare alcune considerazioni.

Non entro nel merito di quanto detto dall’Angullesi: non so abbastanza sull’argomento. Mi sia consentito tuttavia di fare qualche glossa “a margine”.

Mi sono “imbattuta” nel giudice Forleo molto prima che cominciasse questo circo mediatico. Non nel senso che l’ho conosciuta direttamente, ma mi è capitato di leggere il suo Decreto di archiviazione dell’indagine sull’omicidio Tinelli-Iannucci ( più conosciuti come Fausto e Iaio), avvenuto il 18 marzo 1978. E’ un delitto molto interessante quello di quei due giovani e con risvolti molto complessi, di cui ho parzialmente scritto su questo giornale online ( Delitti di Stato? LEGGI). Meriterebbe un maggiore approfondimento per tutte le implicazioni che ha, ma atteniamoci ora solo a un discorso puramente logico sul comportamento del giudice Forleo.

Dunque allego qui il Decreto di archiviazione

http://www.faustoeiaio.org/html/archiviazione.htm

in modo che tutti possano leggere direttamente la fonte da cui parto.

Il questo Decreto le testimonianze dirette di esponenti anche di spicco della destra eversiva che accusano Mario Corsidi questo delitto e le autoaccuse dello stesso, che si è vantato a lungo di esserne l’esecutore, non sono state considerate altro che prove indiziarie e da non prendersi in considerazione, tanto appunto daportare all’archiviazione del caso. Insieme al Mario Corsi erano sospettati il Carminati e il Bracci, facenti parte della cosiddetta Banda della Magliana. Quella stessa che era dentro fino al collo nel processo per l’assassinio di Mino Pecorelli, tanto per rinfrescare la memoria.

M’ha colpito anche, in questo Decreto, oltre lo scarto di numerose prove indiziarie, anche il bollare come inattendibili gli archivi dei servizi segretie dunque l’inutilità di vagliarli.

Niente insomma sembra abbastanza certo e sicuro per il Giudice Forleo, tanto da indurla all’archiviazione del caso. Benissimo. E’ un magistrato serio, rigoroso, che non insegue farfalle, che vuole prove certe, sicure, concrete. Stimabile.

Ma allora perché trova sufficiente a montare un caso su di sé, la sola chiacchierata col giudice Imposimato - che fra l’altro adesso nega ogni addebito - addirittura facendole collegare l’incidente che ha ucciso i suoi genitori con oscure trame ai suoi danni? O non dice tutto quello che sa, o se tutto quello che sa è questo mi pare assai poco per montarci su un caso e allora il suo comportamento è davvero incomprensibile e in contrasto logico con quello predecente.

E poi quali sarebbero i poteri forti, le istituzione che la perseguitano? Quel vecchio gentiluomo del presidente Napolitano? Il governo Prodi, che è alla guida del paese da un anno emmezzo e che ogni mattina non si sa se arriverà alla sera e ha dunque ben altre gatte da pelare?

E mi sia consentita un’ultima domanda: perché scegliere fra tutti un avvocato che è anche un deputato di ANe che ha difeso Giulio Andreotti nel processo Pecorelli?

Sono perplessa. Il mio senso logico è disturbato da troppe contraddizioni. Compresa quella che vorrebbe assimilare questo caso a quello del giudice DeMagistris: non c’è nessun nesso. Di nessun tipo. Ma questo è solo un mio modesto parere personale.

http://www.democrazialegalita.it/



mercoledì, 10 dicembre 2008

La Guerra guardò la storia negli occhi. Erano ancora chiari. Come gli occhi di un bambino, quando cambiano da blu a neri, da un giorno all'altro. Eppure la Guerra aveva garantito alla storia stessa che presto o tardi sarebbe stato il suo turno. Sarebbe arrivata senza avvisare o con un'apocalittica cacofonia di fiati e furore di trombe, poco importa. Avrebbe avuto tutti i sintomi della Guerra, da furore e morte, di donne e uomini adagiati coi loro corpi sulle strade e vite interrotte a metà, con o senza un perché. Certamente quest'ultimo non fu mai di loro competenza. Né mai lo sarà.

La Guerra si affacciò alla vita con un cecchino o con il suono deflagrante di un'esplosione. E tutti scesero in piazza, senza guardare se ci fosse pioggia o sole. D'altronde la Guerra lo aveva detto, “ ci sarò e arriverò puntuale, non temiate”, e la storia non fece che abbassare il capo. La storia non avrebbe custodito la sua creatura fra le braccia: l'uomo se la sarebbe di certo cavata da solo. Si sarebbe avvicinato alla finestra con quello sguardo sbigottito e non avrebbe fatto altro che aspettare che quel momento passasse. Nella migliore delle ipotesi. Perché la vita non aveva mai creduto che potesse accadere, la Guerra, figuriamoci per quella che è. La Guerra non guardò in faccia i bambini, perché ebbe vergogna, come messa con le spalle al muro, lei, ma non più di tanto. Li intravide fra le lacrime, le loro e non le sue, certo. Li osservò giocare in strada con i resti di una granata, metterseli in tasca veloce e salire di fretta le scale alla sera.

La Storia pianse in silenzio, ma ipocritamente, perché sapeva che ne sarebbe stata testimone, madre gravida ancora e ancora, di quella figlia degenere e amata, come si ama ciò che si mette al mondo, anche se terribile e sbagliato. Le altre madri si appellarono più volte alla storia e al cielo, ma non ebbero mai risposta, forse perché non la meritavano.

La storia non poteva non sapere, aveva creato uomini potenti e padroni di terre e altrettanti uomini, apparentemente uguali nel corpo come nello spirito. La guerra li riconobbe e gli donò in regalo le giuste dosi di odio e predominio, ma le piacque esagerare. Ebbe la facoltà e l'intelligenza strategica di evolversi in forme sempre più raffinate, cosicché gli uomini la potessero vedere solo da lontano.

La Guerra di questo gliene diede atto e le fu grata. Tanto che gli Uomini si dimenticarono il suo nome e invocarono la Pace che a conti fatti a ben vedere oramai le somigliava, malgrado tutto.

E la Guerra fece l'atto di guardare la Storia negli occhi ancora una volta a sfidarla, velati dal tempo, ora quasi chiusi in un lungo sonno.

Prima di addormentarsi fece giusto in tempo a vedere la corsa per la via di un ragazzino, a gambe levate, a rubare un panino e una rosa.

X 


'La loggia 'P2'? Se tornassi indietro la rifarei. Certo che la rifarei, senza dubbio'.

[..] Alla richiesta di un commento sulla vociferata nuova loggia 'P2', Gelli ha risposto: 'Questa domanda bisognerebbe farla al giudice De Magistris, che probabilmente vuole copiare la Loggia massonica 'P2' da quello che ho potuto apprendere dai giornali'. Sul fatto, poi, che il Piano di Rinascita Democratica - l'obiettivo perseguito dalla 'P2' - possa essere ancora attuabile, Gelli ha affermato: E' gia' morto. E' sciolta per legge la loggia massonica 'P2', ed e' irripetibile'.

[..]

Molti gli slogan esposti contro il 'Venerabile', a partire da 'Ospite d'onore un pregiudicato? Si', della Sanremo dei corrotti..' oppure 'Vattene golpista e in più fascista... da Sanremo' e ancora '21 aprile 1919 nasce Licio Gelli 'il golpista' (che giornataccia...)'.

L'ingresso di Gelli al Casino' - circondato anche da molti sostenitori che hanno chiesto l'autografo con dedica su i due libri in presentazione - e' stato caratterizzato da fischi ed epiteti. Lievi momenti di tensione si sono vissuti, quando uno dei manifestanti (conosciuto da tutti come 'Lui Cerin') si e' portato verso il palcoscenico (Gelli era seduto in prima fila) urlando e ricoprendolo di insulti. Lo hanno accusato della Strage di Bologna, di appartenere a Gladio e di altri atti criminali. Tra chi chiedeva di arrestarlo e chi lo accusava di aver rovinato l'Italia, il curatore della Rassegna Ito Ruscigni, seduto al tavolo con i due scrittori, si e' lasciato scappare ai manifestanti di sinistra: 'E' perché fate cosi' che continuate e continuerete a perdere... Urlate perché non avete idee'.

 

Banda della Magliana - Pippo Calò - I processi truccati


 
Italiani, l'auspicata svolta politica, il lungamente atteso "colpo di Stato" ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, ha portato l'Italia sull'orlo dello sfacelo economico e morale, ha cessato di esistere. Nelle prossime ore con successivi bollettini, vi verranno indicati i provvedimenti più immediati ed idonei a fronteggiare gli attuali squilibri della Nazione.

Le Forze Armate, le Forze dell'Ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della Nazione sono con noi; mentre, dall'altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli, per intendersi, che volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi.
Italiani, lo Stato che insieme creeremo, sarà un'Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera: il nostro glorioso Tricolore!
Soldati di Terra, di Mare e dell'Aria, Forze dell'Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria ed il ristabilimento dell'ordine interno. Non saranno promulgate leggi speciali né verranno istituiti tribunali speciali; vi chiediamo solo di far rispettare le leggi vigenti. Da questo momento, nessuno potrà impunemente deridervi, offendervi, ferirvi nello spirito e nel corpo, uccidervi.
Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso Tricolore vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno d'amore: Italia! Italia! Viva l'Italia!

proclama televisivo del principe Borghese:

golpe Borghese (o golpe dei forestali o golpe dell'Immacolata)

Processo Dell'Utri: no all'acquisizione delle carte di Reggio Calabria


5 dicembre 2008 – di Monica Centofante
Palermo
. Non saranno acquisite al processo Dell'Utri le carte trasmesse al procuratore generale Nino Gatto dalla procura di Reggio Calabria.


Lo ha decretato oggi, sorprendentemente, la II sezione penale del Tribunale di Palermo presso la quale il senatore del Pdl è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa (dopo la condanna in primo grado a 9 anni di reclusione per lo stesso reato).
Nel motivare la decisione la Corte, presieduta dal Dott. Claudio Dall'Acqua, ha dichiarato che esisterebbe un problema sostanziale visto che l'imputazione per il politico è di concorso esterno con Cosa Nostra e non con la mafia calabrese e che i fatti riguardanti l'indagine di Reggio sono di questi ultimi anni, mentre le contestazioni mosse all'esponente del Pdl si fermano al 1996.
Nelle carte calabresi il nome del senatore era infatti comparso più volte nei discorsi tra boss e nel paragrafo dedicato alle sue stesse conversazioni con esponenti di vertice del clan Piromalli, uno dei più potenti casati di 'Ndrangheta, da sempre in collegamento con Cosa Nostra. Fatto che avrebbe dovuto avvalorare la tesi secondo la quale la vicinanza del senatore Dell'Utri ad ambienti mafiosi è proseguita, in modo continuativo, anche dopo il 1996 e fino ai giorni nostri, così come è riferito nella stessa sentenza di primo grado che riporta intercettazioni effettuate a casa del boss di Brancaccio Guttadauro e risalenti all'anno 2001.
Il 2 dicembre del 2007 – si legge tra le altre cose nelle carte inviate dalla procura di Reggio a quella di Palermo – Gioacchino Arcidiaco, cugino di Antonio Piromalli, a capo della cosca in sostituzione del padre in carcere al 41bis, parla al telefono con il Dell'Utri per fissare un appuntamento a Milano, in piazza San Babila, al quale prenderà parte anche l'avv. Francesco Lima.
L'intenzione degli uomini della cosca è quella di chiedere al politico, con il quale sono in contatto grazie all'intermediazione del faccendiere Aldo Micciché - già dirigente della Democrazia Cristiana, originario di Marapoti ma rifugiato da anni in Venezuela (dopo una condanna a 25 anni di reclusione) – alcuni favori: primo fra tutti quello di preservare l'immunità di Antonio Piromalli, che dopo l'arresto del padre era l'unico a poter guidare la 'ndrina, pur sotto la direzione dello stesso Giuseppe Piromalli che impartiva disposizioni dal carcere.
In vista di quell'importante incontro il Micciché impartisce all'Arcidiaco precise direttive sul tipo di discorso da intrattenere per l'occasione. Su cosa chiedere e su cosa offrire in cambio, in un periodo in cui il Partito delle Libertà si sta riorganizzando.
“E' importante che capisca chi siamo”, è la voce del Miccichè ascoltata dagli inquirenti, “fagli capire che quando Aldo era segretario provinciale della Dc tutti i comuni della provincia di Reggio, 100 erano democristiani... secondo: Aldo pigliava 105.000 voti”. “La Piana è cosa nostra facci capisciri… il Porto di Gioia Tauro lo abbiamo fatto noi, insomma! Hai capito o no? Fagli capire che in Aspromonte e tutto quello che succede là sopra è successo tramite noi, mi hai capito?  ... ”.
Gioacchino, però, non è convinto e chiede delucidazioni: “...adesso l'oggetto che... voglio capire... è stato lui a cercare noi tramite te... perché avesse bisogno di qualcosa giù”... E Micciché si spiega meglio: “Sono stato io a collocare i miei due pupilli, Gioacchino ed Antonio (Arcidiaco e Piromalli ndr.), in mano loro quando ho capito che la loro forza politica che si stava svolgendo in questo senso...”. “Ora fagli capire – prosegue - che in Calabria  o si muove sulla Tirrenica o si muove sulla Ionica o si muove al centro ha bisogno di noi … hai capito il discorso? E quando dico noi intendo dire Gioacchino ed Antonio, mi sono spiegato  ..”?
Il successivo passo dell'intercettazione spiega quale sarebbe stata una delle principali richieste che l'Arcidiaco avrebbe rivolto al senatore nell'interesse del “cugino” Antonio Piromalli. E che consisteva nel far ottenere l'immunità allo stesso Piromalli attraverso il conferimento di una funzione consolare per conto di un qualsiasi Stato estero. Che sia “russo, vietnamita, arabo, brasiliano, non mi interessa”, sottolinea Arcidiaco, “perché se c'è zio fuori e pure lui ... eh ... poi siamo rovinati!”
In riferimento alla presenza dell'Avv. Lima all'appuntamento Miccichè sottolinea: così “capisce che non sei l'ultimo arrivato! Mica è facile parlare con Marcello Dell'Utri, parliamo chiaro... parlare con Marcello Dell'Utri significa l'anticamera di Berlusconi”.
E ancora aggiunge: “...Lui vorrà che si facciano i centri della Libertà...” “...e tu gli dici che noi siamo a disposizione che quando deve partire l'operazione per i Centri lui deve venire incontro”.
Il giorno dopo, 3 dicembre 2007, sono ancora le intercettazioni a confermare che quella riunione è realmente avvenuta.
E' Marcello Dell'Utri a sentirsi con l'Arcidiaco, che in presenza di Antonio Piromalli lo chiama e viene intercettato. La conversazione tra i due non solo conferma l'avvenuto incontro, ma consente di accertare quale fosse stato uno degli oggetti del summit: “La piena disponibilità offerta dall'Arcidiaco all'uomo politico di organizzare le basi del partito (Circoli) nel territorio di Gioia Tauro, ed altri luoghi, e pienamente accolta dal Dell'Utri”.
Lo stesso giorno, al telefono con Arcidiaco, Miccichè riferisce di un colloquio avuto con il senatore in riferimento alla riunione tenuta poco prima. Dell'Utri “mi ha chiamato... era entusiasto”, e di Arcidiaco aveva detto: “pensa a quante cose possiamo fare... un giovane meraviglioso”.
Nel corso di quella lunga telefonata il politico del Pdl  e Micciché parlano di Berlusconi, di azioni da intestare al figlio di Marcello, di una faccenda riguardante il petrolio e del noto politico calabrese e avvocato Armando Veneto. In riferimento agli asseriti rapporti che il Veneto avrebbe con ambienti legati alla criminalità organizzata, il senatore – sorprendentemente - ritiene che siano positivi. Ma commette un errore, che il suo interlocutore si affretta a evidenziare: “Quelli che gli possono dare la copertura completa, le cose nostre sono segrete, ricordatelo, sono le persone che tu hai ricevuto (i boss della famiglia Piromalli ndr), mi hai capito o no?... che erano contro di lui”.
E della straordinaria forza di quella cosca Dell'Utri avrà piena conferma nei mesi a venire, quando potrà constatare con mano il buon andamento dell'attività posta in essere dai consociati per lo sviluppo dei Circoli della Libertà. O almeno così apparirebbe, ancora una volta, in uno dei tanti dialoghi intercorsi tra Gioacchino Arcidiaco e Aldo Micciché, nel corso dei quali è il secondo a dichiarare: “Politicamente va benissimo e bisogna incrementarli al massimo in modo tale da riuscire a fare, grazie alla riconoscenza del Senatore per i Circoli, ciò che loro intendono ottenere”.
Queste e altre compromettenti intercettazioni non sono state quindi acquisite al processo palermitano che ormai si avvicina alle battute finali. Il collegio presieduto dal Dott. Dall'Acqua ha invece ritenuto meritevoli di approfondimento i fatti raccontati alla scorsa udienza da Michele Oreste, ex collaboratore di studio dell'avvocato Alessandra De Filippis, legale del pentito pugliese Cosimo Cirfeta, morto in carcere tre anni fa. La questione ruota attorno alla presunta calunnia che Dell'Utri - secondo l'accusa - avrebbe ordito ai danni di tre pentiti palermitani, Francesco Onorato, Francesco Di Carlo e Giuseppe Guglielmini, per screditarli nel suo processo. Verranno così interrogati in aula la stessa De Filippis (come indagata di reato connesso, perché coinvolta in un'inchiesta della Dda di Bari), un altro avvocato pugliese, Carlo Falcicchio, un italiano residente a Nizza, Franco Zanetti, e Nicola Piccolino. Con loro sarà chiamato a deporre anche Renato Farina, l'ex vicedirettore di Libero, radiato dall'Ordine per la sua collaborazione con il Sismi. Secondo Michele Oreste, Farina, amico dell'avvocato De Filippis, avrebbe tenuto i contatti con Dell'Utri. Il processo è stato rinviato al 23 gennaio.

venerdì, 28 novembre 2008
N'rete sito de banna spaccio ricatto
e pizzo fa scena de quanto maschera
giallorossa...faccia

...do se spia dato personale...

facennone uso pe n'formazione...
pe organizzazione
n'costruzione muratoria...
arètta da operetta pe r'azione ...
creanno psyco profilo virtuale...

controllanno cellulare...
cò manutenzione de cappelloni
mercenari...spizzeno ricatto...
che giusto a borghese provolone...
e scemo de quartiere
pò funzionà stà pajacciata...
criminale...

...arquanto pe questi squillasse
soneria davero...
pe daje sganessone...che pe
nà roma che dorme...
sarebbe puro ora
che artri che nun sò n'mbambbolati
se dessero svejata levannoselo
dalli cojoni...tanto ormai nun è
un niscondijo che

...mannanno etereo messaggio...
pe l'aria...
mira a compare...e te dice
tutto senza manco fà stà gran esitazione...
da esse lui l'originale e nun
l'attore de nà romanzata messa
n'scena pagata da confraternita
n'mpecorita pe fà simpatica
bella figura...

a nà banda Criminale assassina
che poco cià de onorata ma più nota
da sGobbo de puttana...

e nun fà pe gnente ride...
ma serzartro s'avvicina de più
a nò sKifo de sceneggiata.

 
P.S. abbajanno congrega sù terminale...
...uno pe uno nome
pe nome e associato a circolo
d'eversione...che è Solo
affamato de potere...e de teatro...
...presto o tardi je se
deve fa fà ruzzolone nun essenno manco
più bbono pe fà mercato.


“nessuno può negare che la P2 sia un’associazione a delinquere”
 Sandro Pertini

Omicidi di Stato!
mettece questo

[...]Per fare un quadro generale della situazione devo dire che mi sono trovato a dover svolgere indagini in un ambiente molto difficile, e cioè quello della destra romana. Si tratta di un ambiente che ha legami e diramazioni dappertutto. Specialmente per il fatto che ero il solo a svolgere detta attività, mi sono trovato più volte esposto ad attacchi della stampa o dei legali legati a certi ambienti. Costoro hanno cercato più ; volte di mettermi in cattiva luce e di indicarmi come persona faziosa, che non sa fare il proprio lavoro e cose del genere... Proprio per tali motivi io ho più volte insistito per essere affiancato da altri colleghi. Detto affiancamento, infatti oltre ad aiutarmi dal punto di vista della mole di lavoro da svolgere, avrebbe consentito di spersonalizzare i processi di cui mi dovevo occupare. Soprattutto ciò avrebbe consentito di dire che c'era un uffico che precedeva composto di persone che pur pensandola politicamente in modo diverso conducevano congiuntamente le indagini loro demandate. La realtà è che fino a circa tre mesi fa o al massimo all'inizio di quest'anno non c'è stata alcuna risposta alle mie reiterate richieste di ottenere un aiuto... Posso dire che la mia situazione è cambiata negli ultimi tempi solo perché io ho opposto un rifiuto a ricevere altri fascicoli del genere di cui ho parlato fin ora... Sui miei rapporti con la polizia giudiziaria posso dire che mi sono trovato in una certa difficoltà perché, in questo momento, tutte le forze di polizia sono rivolte verso la sinistra, e secondo me anche giustamente visto che la sinistra ha mostrato una pericolosità particolarmente grave. Da parte dei carabinieri però, sempre secondo me, c'è stato un certo disinteresse per le indagini da me condotte, che mi ha provocato delle difficoltà perché ho visto che non hanno avuto seguito e non hanno dato il personale necessario... Più volte ho segnalato al capo tale scarsa efficienza". Il riferimento del dottor Amato all'ostilità incontrata sviluppando le indagini e alle resistenze opposte dai carabinieri, dallo stesso ambiente giudiziario, dalla stampa, è espresso in modo molto dimesso, ma i fatti hanno dimostrato che egli metteva a fuoco un problema centrale. Sta di fatto che gli estremisti di destra, che per estrazione sociale provenivano per lo più da un ambiente borghese che forniva un quadro rassicurante delle possibili prospettive di recupero, hanno goduto, almeno fino a quando non si è trattato di giudicare i fatti di sangue più efferati, di un trattamento spesso indulgente, a volte addirittura compiacente.

 Mario Amato
dieci giorni prima di essere ucciso dai NAR, lucidamente al CSM

http://www.archivio900.it/



Arrestato l'ex boss della banda della Magliana, Maurizio Abbatino

Roma  26 novembre 2008

E' tornato in carcere Maurizio Abbatino, fondatore con Franco Giuseppucci ed Enrico De Pedis, detto "Renatino", della Banda della Magliana, la piu' potente organizzazione criminale sia mai esistita a  Roma. Una holding non strutturata in maniera verticistica ma costituita da gruppi pariordinati, alla quale nel corso degli anni sono stati attribuiti legami con Cosa Nostra, la camorra, la 'ndrangheta, ma anche con Licio Gelli e la Loggia P2, l'estrema destra eversiva, i servizi segreti, settori 'deviati' della finanza vaticana.

Un gruppo criminale il cui nome peraltro è stato tirato in ballo nelle indagini riguardanti quasi tutti i grandi misteri italiani: dall'omicidio Pecorelli al caso Calvi, fino ai depistaggi nell'inchiesta sulla strage alla stazione di Bologna e alla scomparsa di Emanuela Orlandi.

Abbatino, famoso  come 'Crispino', e' uno dei tre appartenenti al nucleo originale della Banda, insieme a Giuseppucci, detto prima 'er Fornaretto' e poi 'er Negro', e a 'Renatino' . I tre, nel 1976, costituiscono un primo sodalizio di rapinatori, al quale si aggiungono man mano criminali che operano fuori dalla Magliana, in altre zone della Capitale, fino a formare un'organizzazione che pian piano si trasforma in una vera e propria holding del crimine che ha l'obiettivo di controllare tutti i traffici che passano per Roma.

La storia della Banda

Con l'omicidio di Giuseppucci, avvenuto a Piazza San Cosimato il 13 settembre 1980, la Banda si divide in due gruppi, i Testaccini di Danilo Abbruciati e De Pedis, e quelli della Magliana guidati proprio da Abbatino. Ma a quel punto, tra guerre intestine e controffensiva della magistratura, il declino della Banda e' gia' iniziato. Abbatino prima scappa, poi, dopo un lungo periodo di latitanza, cominciato nel dicembre del 1986, viene arrestato a Caracas, in Venezuela, il 24. Abbatino era sottoposto al progrmma specialae per i collaboratori di giustizia.

Il provvedimento, che sospende gli arresti domiciliari a cui era sottoposto il collaboratore, arriva alla vigilia di un nuovo processo in cui Abbatino è imputato per diffamazione ai danni dell'ex questore Pompò per alcune affermazioni rilasciate nel corso dell'intervista del 7 novembre 2005 a "Chi l'ha visto?", la cui prima udienza e' fissata per il 5 dicembre prossimo.

conclusioni  clicca
http://www.diritto.it/07sent_andr_120-140.pdf
Identificati in Danilo Abbruciati e Giuseppe Calò Clicca



Banda della Magliana, in manette Frank l'Iracheno per danneggiamento e violenza

Roma 20-11-2008

Nella giornata di ieri gli agenti del Commissariato di Lido di Roma hanno arrestato un iracheno di 45 anni, noto esponente della Banda della Magliana. L'uomo, pluripregiudicato, che nell'ambiente della malavita era conosciuto come 'Frank l'Iracheno', era sottoposto al regime della sorveglianza speciale in quanto gia arrestato nel 2005 insieme ad un gruppo di altri 6 appartenenti alla Banda della Magliana per i reati di omicidio e spaccio di stupefacenti. L'attuale ordine di carcerazione nei suoi confronti, che prevede la fine pena nel 2010, è stato eseguito per i reati di danneggiamento, violenza e resistenza a Pubblico Ufficiale.
[...]se ciascuno con la propria barca, ha fatto crociere nel Mediterraneo fino all’estate del 1978, poiché nella primavera del 1979 il marito si è ammalato e la barca è stata ceduta alla famiglia della figlia sposata con Francesco Caltagirone. Ad alcune di queste crociere, almeno a due ( Maria Di Bernardo parla di più crociere), parteciparono anche Claudio Vitalone e la sua famiglia come ospiti e dette crociere, per quello che prima si è detto circa la malattia del marito di Maria Di Bernardo, furono fatte nell’anno 1978 e negli anni precedenti.
La stessa Di Bernardo ha anche affermato che in una di queste crociere il figlio di Claudio Vitalone si era sentito male ed era stato ricoverato, per cui Claudio Vitalone e la moglie subito dopo erano rientrati a Roma.[...]

postato da: SpawN72 alle ore 05:55 | Permalink | commenti (6)
categoria:er pasquino, er gobbo, la banda nfrequenza, er decripto della storia, er bacherozzo mpietrito, tre pidocchi neri
lunedì, 24 novembre 2008

Quel giorno si ritrovarono, tutti insieme, che non era l'alba né il tramonto.

Ma di certo l'aurora di un altro giorno, non dissimile dagli altri. Non c'era troppo sole a disturbare la vista, né la pioggia a infangare le scarpe fin sulle caviglie. Si lasciarono a casa le giacche e ci si rimboccò le maniche, perché il cuore tutto intento a palpitare scaldava le spalle, che si prevedeva avrebbero portato il consueto peso, forse un pochino di più. S'imbracciarono le parole, e si improvvisarono nuovi slogan. Si svecchiarono quelli più abusati e si portarono a rinfrescare le bandiere, al vento di rugiada, pronto ad arrossare le guance. Si incontrarono e non stabilirono un orario come si fa negli appuntamenti d'ordinanza. E si riconobbero, guardarono negli occhi chi destò sospetto, e lo tennero in disparte. Calcarono le orme di chi tempo addietro aveva già regalato tutto di sé, dal sorriso alla vita colorata di verde e boccioli. Di tanto in tanto rischiarono passi falsi, per troppa ingenuità o per la buona fede che li aveva sempre distinti. E se ne fecero una colpa che difficilmente riuscirono a rimuovere dalla propria coscienza. Eppure potevano ancora guardarla a testa alta, contro luce, ad osservarne cicatrici e venature, l'aria stanca e le rughe fra le palpebre socchiuse. I raggi di sole si appollaiarono tra le ciglia e quasi si assopirono. Si trovarono tutti insieme in piazza, donne, vecchi e bambini e nessuno ebbe paura di nulla. I gendarmi li guardarono marciare come un esercito disarmato ma pronto ad espugnare la rocca più in cima alla vetta. Si tolsero i berretti e li tennero sotto il gomito. La fondina era piena. Stavolta ne sentirono il peso a tenerla allacciata in vita. La folla crebbe di stazione in stazione, i ragazzi morti uscirono dai loro sorrisi in fotografia e dalle pagine di storia cancellate. Li videro sfilare insieme alla folla. Li guardarono dolcemente e non diedero affatto nell'occhio. L'avrebbero preso, sì, e portato giù in piazza. E nessuno ebbe più paura.


X

L'ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.

Gli oppressori si fondano su diecimila anni.

La violenza garantisce: Com'è, così resterà.

Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda

e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.

Ma fra gli oppressi molti dicono ora:

quel che vogliamo, non verrà mai.

 

Chi ancora è vivo non dica: mai!

Quel che è sicuro non è sicuro.

Com'è, così non resterà.

Quando chi comanda avrà parlato,

parleranno i comandati.

Chi osa dire: mai?

A chi si deve, se dura l'oppressione? A noi.

A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.

Chi viene abbattuto, si alzi!

Chi è perduto, combatta!

Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare?

Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani

e il mai diventa: oggi!


Brecht, Lode della dialettica 



Quando l’estrema destra ammette stragi e golpe
"Il sangue e la celtica" di Nicola Rao
Saverio Ferrari

21/11/2008


L’ultimo libro di Nicola Rao, "Il sangue e la celtica", offre più di un aspetto interessante. Mentre il precedente "La fiamma e la celtica" (in realtà la ristampa, uscita un paio di anni fa sempre per la Sperling & Kupfer, con alcuni aggiornamenti e l’aggiunta di un capitolo iniziale, di "Neofascisti!", edito per la prima volta da Settimo Sigillo), ripercorreva dall'"interno" le vicende del neofascismo italiano, ponendosi ancora in un ambito di condivisione di quel mondo, in questo secondo volume si prende invece obiettivamente atto delle responsabilità della destra radicale in ordine allo stragismo degli anni Sessanta e Settanta. Un fatto non da poco.
Nicola Rao, che non ha mai nascosto le proprie simpatie di destra, oggi giornalista parlamentare del Tg2, nel riannodare la storia della "Strategia della tensione", ha raccolto innumerevoli confidenze e testimonianze direttamente dai protagonisti di quella stagione. Il filo conduttore è l’anticomunismo. Spesso ai ricordi si sovrappongono ricostruzioni palesemente di comodo o autoassolutorie.
C’è chi rilascia dichiarazioni per negare l’evidenza storica (patetica in questo senso l’intervista rilasciata da Gabriele Adinolfi, fondatore di Terza Posizione), ma anche chi tenta di trarre un bilancio piu’ serio e meditato della propria esperienza. Un’aneddotica di parte, certo, con tasselli però utili nel loro insieme a comporre una verità più grande, che alla fine del libro emerge prepotentemente: il neofascismo italiano, non solo fu animato da progetti golpisti ed eversivi, anche nelle sue parti più moderato come l’Msi, ma alcune sue componenti organizzate si prestarono allo stragismo, da piazza Fontana a piazza della Loggia. Un dato di fatto, come gli intrecci acclarati (e raccontati) con gli apparati di polizia e dei servizi di sicurezza anche statunitensi. Una conclusione che Nicola Rao rende esplicita accompagnando le parole dei tanti testimoni, con la pubblicazione di numerosi stralci di atti giudiziari, inequivocabili nei loro riscontri sulle responsabilita’ dell’estrema destra, Ordine Nuovo in testa, acquisiti dalla magistratura.
Che l’autore non sia indifferente al percorso che abbia intrapreso e che quasi lo trascini verso esiti non desiderati, lo dimostrano i tentativi di depotenziamento di pagine del passato, a riprova di precedenti inclinazioni bombarole, se non stragiste, del neofascismo italiano, come le imprese dei Far (Fasci di azione rivoluzionaria), attivi nell’immediato dopoguerra, non, come si afferma, con semplici petardi dimostrativi, ma in più di un’occasione con impressionanti cariche esplosive. A Milano si contò più di un morto negli assalti alle Casa del popolo e alle sezioni della sinistra. Ancora di più, quando si cerca di sminuire la portata eversiva del Movimento Politico Ordine Nuovo di Clemente Graziani, che assassinò il giudice Vittorio Occorsio nel 1976, o si vuole definire un "enigma" la strage dell’Italicus del 4 agosto 1974, quando questa si collocò in un crescendo di attentati ai treni, perseguito da terroristi neofascisti, alcuni dei quali commessi proprio dal Fronte Nazionale Rivoluzionario di Mario Tuti.
Nicola Rao tenta anche di dar credito a personaggi come Mario Merlino, la cui autorappresentazione di ragazzo confuso, in bilico negli anni Sessanta fra neonazismo e anarchismo, sfiora il grottesco. Lui, come altri di Avanguardia Nazionale, l’elenco non sarebbe breve, si infiltrarono scientemente in ambienti di sinistra come agenti provocatori. I dubbi sono stati, ormai, tutti spazzati via.
Ma al pettine arrivano, davvero clamorose, alcune testimonianze. La prima è quella di Fabrizio Zani, due ergastoli sulle spalle, prima in Avanguardia Nazionale, poi in Ordine Nero, quindi in Terza Posizione e nei Nar. Il racconto di come seppe in carcere da Nico Azzi, condannato per aver collocato una bomba sul treno Torino-Roma il 7 aprile 1973, della partecipazione del gruppo "La Fenice" di Milano, collegato a Ordine Nuovo, di cui lo stesso Azzi faceva parte, suona come conferma autorevolissima sugli esecutori del 12 dicembre 1969. Ancor più interessanti sono le parole di Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia Nazionale: ”Noi avevamo fatto delle indagini- questa la sua presa di posizione dopo tanti anni- gia’ la sera del 12 dicembre e nei giorni successivi. Perché cercammo di capire da dove proveniva la strage. E stranamente comprendemmo molto più di quello che non hanno voluto capire molti altri, anche oggi…Ma siccome decidemmo di non accusare nessuno, il risultato fu, che quasi vent’anni dopo i fatti, nel 1988 io risultavo ancora imputato della strage, insieme al signor Fachini che disistimavo. La mia, insomma, è stata una scelta cosciente, non un atto di debolezza. Possiamo aver sbagliato in un’altra cosa: quella di non essere intervenuti fisicamente su certe persone coinvolte in questi fatti…Ma in quel momento, parlo degli anni Settanta - ottanta, un chiarimento storico non era possibile, se non a prezzo di squalificare un intero mondo…Perché non feci o dissi nulla? Innanzitutto perché la verità spesso è un sottile limite che separa dall’infamia”. È certamente una dichiarazione di estraneità, ma è altrettanto vero, come sottolinea Nicola Rao, che, pur non dicendo ”nulla di esplicito”, Stefano Delle Chiaie ”chiarisce tante cose”. In primo luogo , la provenienza degli esecutori della strage, interni al mondo della destra eversiva. L’accenno a Massimiliano Fachini di On non risulta poi neanche così tanto casuale.
Tutt’altro che secondaria, infine, la ricostruzione da parte di Adriano Tilgher, vicepresidente di Avanguardia Nazionale, del golpe Borghese, tentato nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970. ”Se ne parlava da mesi”, così dice, chiarendo come nel progetto fossero coinvolti ”tutti i gruppi della destra radicale” dal Fronte Nazionale ad Avanguardia Nazionale, a Lotta di Popolo, a Ordine Nuovo, con l’Msi in posizione di attesa.”Diciamo che il Msi era della partita- precisa Tilgher- anche se poi Almirante ha sempre negato”.In quella notte i congiurati penetrarono effettivamente all’interno del Viminale ”con l’aiuto dei poliziotti del corpo di guardia”, impossessandosi di ”circa 200 Mab custoditi dalla polizia”. Il nostro gruppo- è sempre Tilgher a parlare- avrebbe dovuto presidiare il Ministero degli Esteri, che sarebbe dovuto essere assaltato dalla colonna di Forestali che veniva da Cittaducale. Anche l’occupazione della Rai, in via Teulada, avrebbe dovuto essere portata a termine da un nucleo di Avanguardia. C’erano poi sparsi per Roma diversi gruppi operativi, che avevano l’ordine di occuparsi di alcune personalità politiche e istituzionali”. Poi arrivò il contrordine: ”Purtroppo molti reparti militari, indispensabili per la riuscita del golpe, dopo un’iniziale adesione, quella sera, all’ultimo momento, si tirarono indietro”. ”So per certo- questa una delle sorprese- che il socialdemocratico Tanassi era inserito nel golpe”.
Nel libro c’è anche molto altro: dal reclutamento dei sanbabilini, tra il 1973 e il 1974, all’interno del "golpe bianco" di Carlo Fumagalli, a una possibile diversa interpretazione della strage di Brescia del 1974, comunque attribuita a Ordine Nuovo, alle vicende di Ordine Nero e ai suoi "strani" rapporti con la Nato, fino a qualche appunto sulle relazioni tra Almirante ed alcuni esponenti dei servizi segreti. Tra le pagine, anche una testimonianza divertente circa le pratiche erotico-sessuali di Julius Evola, il principale riferimento teorico dei neofascisti italiani, forse un po’ troppo intraprendente con le ragazze del Msi.
Un libro tanto contraddittorio quanto utile per le sue ammissioni, che sta scatenando forti contrasti nell’ambito della destra radicale. Tomaso Staiti di Cuddia, storico dirigente milanese, in una lettera aperta a Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della Sera, che aveva lanciato un "appello" al "chi sa parli", a proposito di stragi e dintorni, ha invitato i camerati ad ”assumersi le loro responsabilità”’ e a raccontare ”quel poco o tanto che certamente sanno”. Magari facendo ”i nomi di coloro” che agivano ”per conto di apparati di ogni tipo”. Siamo solo forse agli inizi. Già preannunciata per il prossimo anno l’uscita del terzo capitolo di questa trilogia: "Il piombo e la celtica", sul neofascismo armato degli anni Settanta e Ottanta. Lo leggeremo con curiosità.



Piazza Loggia: si cerca ancora la verità




Rossella Prestini

Verità e giustizia. Sono queste le prime parole che vengono in mente pensando alla strage di piazza della Loggia, un delitto terribile, ancora impunito, indimenticabile. Oggi, dopo trent'anni, il 28 maggio del 1974 è una ferita aperta per Brescia, è un pugno nello stomaco per tutti quelli che hanno vissuto quegli anni.
In piazza Loggia, durante una manifestazione antifascista, l'esplosione di una bomba uccise Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi, Clementina Calzari Trebeschi, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi e Vittorio Zambarda, ferendo anche 103 persone. Da allora i parenti delle vittime hanno costantemente cercato la verità, i presunti colpevoli hanno sempre proclamato la propria innocenza o tentato di limitare il proprio coinvolgimento. Da allora si è sempre cercato di mantenere viva la memoria di quanto accaduto, ma le indagini complesse, i tanti risvolti politici e sociali, il tempo che è comunque trascorso, fanno sì che a volte sia difficile fare un bilancio della situazione, ricostruire i fatti, le date. Noi di quiBrescia.it ci abbiamo provato (basandoci anche sui giornali dell'epoca e sul libro "Imputazione strage" di Corrado Ponzanelli), ovviamente semplificando una storia giudiziaria che dura da 30 anni (e non è ancora finita) e raccogliendo le testimonianze di chi ha vissuto quella terribile esperienza.


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venerdì, 21 novembre 2008
Amore Amore Amore...Amore mio

canto che viè da lontano...e che
te ricconta storie...

labbra sbriccicosa che risveja
còri addormentati...
e come se fosse staggione...
fronne risbocceno approfumate...
parole...e baci e...occhi chiusi...
che doneno tant'artri...
significati...finestre aperte
e odor de gersomino...stoffe
delicate che se smoveno
a tempo de tutto er resto...
e de n'inutile paragone

e nun dimme grazie..
...Amore...
..nun cè bbisogno...
da ripete...voce...
...soffia già forte ...
n'sta nottata piena...de
mistero...spampanata...e n'castonata...
drento a vòti...n'freddoliti...
e in'attimi de giusti che te porteno
sù nebbule rosate de pensieri
superiori...

e che nullo chiama comeTe...
Amore morbidoso soriso che scioje
ogniartro pensiero che nun se faccia...
a paradiso taroccato...ma
se rischiara...insogno pe esse
vero...pe portà via caciara...
abbraccicati stretti aspettanno...
arba do l'unica canzone

nun pò esse mai spiccicata...
da chi nun sia puro...scia comete trattanno
Fiore n'mpuzzolito e nero che je da sostennammento
da inizio a fine de commedia...

...Amore Amore Amore...
Amore mio.

P.S. sargheno venti boccuccia de Rosa...
e allampeno Rivoluzione...
 ...e nun sentì chi
magna quanno favella...da
bue che se serve n'magiatoia...
e cià Peppe Pippo e soprattutto
Pappa.
...e nun se spreca forza e Amore pe esse schiavi de
Padroni e artri Zozzi de Pallone!


Essi sono divenuti in pochi anni
(specie nel centro-sud) un popolo
degenerato, ridicolo, mostruoso,
criminale.

Pasolini, La scomparsa delle lucciole

e noi Cuntrastamu!

http://www.terrelibere.it/

I turpi traffici della banda della Magliana

Certo non è una novità che i boss della Magliana trafficassero in eroina, droga che veniva fornita loro da bande di narcos turchi in affari anche con Cosa Nostra. Sì, proprio i Lupi Grigi di Alì Agca facevano arrivare l'eroina ai gangster della Magliana.

http://www.archivio900.it/



Bambola insanguinata recapitata a redazione Adnkronos

Palermo - (Adnkronos) - Il pacco giunto con una raccomandata era all'interno di una scatola di scarpe dentro un involucro trasparente pieno di sangue. La redattrice Elvira Terranova: ''All'interno una lettera di Forza Nuova contro il genocidio legalizzato''

http://www.adnkronos.com/IGN/Video/?vid=3.0.2722098091

pure n'antro amico delli Fiori neri cià li stessi pensieri usanno l'aaaRoma pe attacchi politici subbliminali.

Criminalità di massa e gestione piramidale del flusso degli affari

La gravità di quanto sta accadendo è così evidente che non è il caso di spendere altre parole sull’argomento; sembra opportuno, invece, esaminare rapidamente le principali questioni determinate dalla criminalità degli affari che si possono riassumere soprattutto nei temi del riciclaggio, dei pubblici appalti e della corruzione politica. Ma ancora prima di trattare questi argomenti, bisognerebbe ricordare che, contrariamente alle affermazioni ed alle certezze di taluni, la Regione Lazio non è purtroppo un’isola felice nel contesto italiano per quanto attiene a questi problemi. Nel Lazio, infatti, hanno operato da tempo importanti membri di organizzazioni criminali meridionali, come è dimostrato da indagini giudiziarie accurate e molto significative. Basterà ricordare che, come hanno affermato diversi “pentiti”, a Roma esiste da tempo una “decina” ( e cioè un raggruppamento) della “famiglia” mafiosa palermitana di S.Maria di Gesù, che a Roma sono stati arrestati personaggi mafiosi di grande spessore come Pippo Calò ed Antonino Rotolo, e che a Roma costoro non si limitavano a nascondersi, ma mantenevano contatti e collegamenti con la malavita locale

Banda della magliana

(vedi banda della Magliana, detta anche mucchio selvaggio,  ferimento di Roberto Rosone a Milano ad opera di Danilo Abbruciati ed altri gravi episodi);

 che personaggi di notevole spessore mafioso hanno acquistato a Roma e nel Lazio immobili di notevole importo; che membri della mafia catanese come i Ferrera, dediti al traffico di stupefacenti, da tempo avevano eletto Roma ed il suo hinterland come teatro delle loro attività illecite; che personaggi di spicco della camorra da tempo operano nel Lazio. Vi è dunque l’imbarazzo della scelta per indicare gli elementi che smentiscono inconfutabilmente la pretesa estraneità del Lazio ai problemi della criminalità organizzata e, in particolare, a quelli del riciclaggio. Sarebbe importante, anzi, se si potessero mettere insieme tutti questi elementi su presenze delle organizzazioni criminali nel Lazio per trarne più adeguate conclusioni, sia sotto il piano strettamente repressivo sia sotto quello preventivo e conoscitivo. Cominciando dal riciclaggio, va ricordato che se è vero che lo stesso si concreta in quella attività diretta a disperdere le tracce della provenienza del danaro sporco, e che concettualmente si distingue dal reinvestimento del danaro in attività lecite, non è men vero, tuttavia, che non infrequentemente il reinvestimento è uno dei mezzi per l’esercizio del riciclaggio e cioè per far disperdere le tracce della provenienza del danaro.


INDAGINI . Sette arresti tra i capi tifosi della Roma
Retata ultra' : ricattavano Sensi

ROMA. Mega operazione della polizia nel mondo degli ultra' romanisti. Al termine di un' inchiesta durata alcuni mesi la Digos ha praticamente decapitato la tifoseria giallorossa arrestando sette capi della curva Sud appartenenti ai "Boys" e al gruppo "Frangia ostile". Alcuni degli arrestati, in base alle poche indiscrezioni filtrate ieri, sarebbero accusati di estorsione ai danni del presidente della Roma Franco Sensi che sarebbe stato costretto a consegnare pacchetti di biglietti gratuiti per le partite all' Olimpico e in trasferta. "Se non ci dai i biglietti noi facciamo lo sciopero del tifo e allo stadio non ci verra' piu' nessuno. Oppure sfasciamo tutto... Vedi un po' se ti conviene...". Era questa, in base a quanto accertato dalla polizia, la linea di condotta tenuta normalmente dal manipolo di pseudo tifosi durante lo scorso campionato. Ma non basta: i "boss della Sud" in alcune occasioni sarebbero passati alle vie di fatto, tanto che alcuni dei fermati devono rispondere di minaccia e violenza privata. Anche alcuni giornalisti di emittenti private sarebbero stati intimiditi. Ai sette destinatari degli ordini di custodia cautelare sono stati concessi gli arresti domiciliari: si va da Mario Corsi, 38 anni, detto "Marione", capo dei "Boys", a Fabio Mazzei, 33 anni, soprannominato "Er Mafia". Giuseppe De Vivo, 36 anni, anche lui un veterano sugli spalti, si era invece guadagnato il nomignolo di "Peppone", mentre Fabrizio Carroccia, ventiduenne, e' conosciuto come "Er mortadella". Sono stati inoltre arrestati Daniele De Santis, 30 anni ("Gastone"), Guglielmo Crisera' , di 35 ("Er farmacista"), e Giuliano Castellino, 19 anni, noto alla Digos come esponente di estrema destra. Le tensioni tra tifosi e societa' giallorossa, secondo quanto chiarito dagli investigatori, sarebbero esplose dopo la gestione di Ciarrapico, quando la Roma era passata nelle mani di Sensi, presidente meno gradito alle frange piu' estremiste del tifo romanista.

Pagina 43
(28 settembre 1996) - Corriere della Sera


Interrogata Sorrentino Maria Rosa. analisi sulle operazioni spericolate di Finocchi Michele, Broccoletti Maurizio e altri stessi " finanzieri " per SISDE e banda della Magliana per strade diverse 2 indagini arrivano alle stesse centrali di riciclaggio. una miriade di societa' anonime usate da servizi segreti, malavita e P2. Citanna Augusto Maria chiamato in causa da Allocca Rosario anche per le bombe di luglio

Stessi "finanzieri" per Sisde e banda della Magliana COLLUSIONI E INTRIGHI

Per strade diverse le indagini di due sostituti romani arrivano alle stesse centrali di riciclaggio Una miriade di societa' anonime usate da servizi segreti, malavita e dalla P2 Citanna, accusato dell' attentato al Siracusa Torino, chiamato in causa per le bombe di luglio


ROMA. Banda della Magliana, P2 e servizi segreti: l' eterno valzer continua. I tre pilastri della strategia della tensione che giudici di tutta Italia negli ultimi vent' anni hanno accomunato in una serie di trame eversive, tornano alla ribalta. Stavolta in maniera ancora piu' sorprendente e inquietante. Franco Ionta e Giovanni Salvi, sostituti alla Procura di Roma, hanno scoperto che gli avanzi della celebre banda, qualche vecchio piduista e gli "uomini d' oro" del Sisde usavano . per riciclare ed investire i loro lauti proventi . lo stesso giro di "finanzieri" e societa' anonime. Ionta e Salvi ci sono arrivati quasi per caso: il primo stava lavorando sulle attivita' finanziarie della banda della Magliana, e aveva raccolto materiale sufficiente per chiedere il rinvio a giudizio di 80 persone. Salvi invece era alle prese con un rapporto della Dia sulle spericolate operazioni di Michele Finocchi, Maurizio Broccoletti e compagni: i burocrati del Sisde, dopo aver rastrellato una quantita' di miliardi, li avevano investiti in attivita' di vario genere. "Coprendosi" dietro una miriade di societa' anonime. Mettendo insieme le loro informazioni, Ionta e Salvi hanno scoperto che in molti casi i responsabili di queste societa' erano gli stessi usati dai superstiti del "mucchio selvaggio" della Magliana. Nel rinvio a giudizio di Ionta si contestano accuse di ogni genere, dall' associazione di stampo mafioso al riciclaggio, all' appropriazione indebita. Ma adesso i due magistrati lavorano ad un' ipotesi molto piu' pesante: che dietro l' accordo finanziario ci sia un patto eversivo in piena regola. E allora tutto finisce nel gran calderone dell' articolo 289, quell' inchiesta per "attentato agli organi costituzionali" aperta dalla Procura di Roma dopo le "rivelazioni" di Broccoletti e compagni: l' ex direttore amministrativo del Sisde aveva tirato in ballo (e i suoi compari avevano poi confermato) il Quirinale. Proprio l' altro ieri il pm Pietro Saviotti ha interrogato per cinque ore Rosa Maria Sorrentino, la funzionaria del servizio che faceva parte della banda. E nel corso dell' interrogatorio si e' parlato anche di una telefonata fra la donna e Marianna Scalfaro, figlia del presidente della Repubblica. Una breve conversazione che qualcuno aveva provveduto a registrare, ma che non figura fra gli atti istruttori. La Sorrentino ha negato di essere a conoscenza dell' esistenza della bobina. E sempre l' altro ieri e' stato interrogato Augusto Maria Citanna, capozona del Sisde di Genova. Colonnello dei carabinieri "prestato" al servizio, Citanna e' accusato di aver fatto nascondere in una toilette dell' espresso Siracusa.Torino quattro chili di esplosivo. Rosario Allocca, suo informatore e complice in quella e in altre imprese, lo accusa adesso di aver avuto qualcosa a che fare anche con altre bombe: quelle scoppiate il 28 luglio a San Giovanni e a San Giorgio al Velabro. Citanna pero' ha negato tutto, disperatamente. Anche se in una registrazione di una conversazione fra due indagati per il presunto assalto al centro Rai di Saxa Rubra si parla proprio di Citanna e degli attentati di luglio.

Gallo Giuliano
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categoria:a te, comete, er risvejo, er petrojo, er burdogghe scemo, er bacherozzo mpietrito, er bacherozzo speculatore
mercoledì, 19 novembre 2008

Quella mattina, di un giorno di cui nessuno ricorda la data, scese a valle. Non si preoccupò di come giungere in paese, si fece trasportare da vetture di fortuna, fra covoni di paglia che nascondevano armi e munizioni. Scese a valle e non si presentò, ma di ciò nessuno ebbe troppo a stupirsene. Vero è che aveva un'espressione a dir poco di chi di raccomandabile ha quasi nulla, figurarsi la fedina penale. Scese a valle che era l'alba. E di lui si racconta di quanto fosse brutto il ghigno, di come scoprisse i denti per metterci un mezzo mozzicone di sigaretta o per sparare idiozie e sentenze. Chiunque avrebbe capito che si trattava di un uomo di malaffare, un brigante nella migliore delle ipotesi. Scese a valle e le donne più anziane fuggirono con i piccoli in braccio. Fece pochi passi e i negozi abbassarono le saracinesche, le osterie chiusero le botti e sulle strade vennero abbassate le luci dei lampioni. Non era simpatico, tutti credettero che non per quello avrebbe messo a ferro e a fuoco il paese. Tutto sommato sarebbe bastato un filo di coraggio; nemmeno troppo, nemmeno esagerato. I cani per i viottoli continuarono a procacciarsi il cibo come prima, ululando alla luna e rovistando per ogni dove, alcuni gli ringhiarono contro.

Scese a valle da chissà dove e nessuno gli domandò quanto doveva restare, perché tutti in cuor loro s'auguravano che se ne andasse quanto prima, perlomeno a ridosso delle festività, quando sarebbero giunti i parenti da lontano che non volevano rogne di nessun conto. Figurarsi quanto sarebbero stati stanchi; come ogni anno che, anche loro, scendevano a valle. Loro sì che si erano guadagnati la vita, dicevano loro che non erano rimasti “a guardare; con le mani in mano”. Della guerra più nessuno da un pezzo si rammentava quando quel farabutto scese a valle. Certamente, se fosse accaduto poco tempo prima, non glielo avrebbero permesso e l'avrebbero fermato con ogni mezzo. Anche con una fucilata, senza guardarlo in faccia, in pieno petto. Perché così si arrestano certi delinquenti, prima di scendere in paese. Pronti a mettere in subbuglio una comunità di brava gente, abituata a lavorare sodo. Ma lui, che si diceva essere un assassino, uno che aveva avuto precedenti, delitti e crimini, non si fece scrupoli e scese a valle. Con gli stivali ancora sporchi di sangue e polvere.

Sceso a valle, contro ogni previsione, parlò con la gente del posto. A loro non importava più che si presentasse e gli stringesse la mano. Giacché era sceso, tutto sommato era uno di loro. Non si preoccuparono più di tutelare le loro donne e i loro piccoli. Proprio in virtù che la vita di tutti i giorni, a cui veniva sottratta la storia e assieme ad essa la memoria, ne faceva passo dopo passo uno di loro. Perché dissero tutti che anche loro, uno ad uno, erano a suo tempo “scesi a valle”. Ma un giorno a ridosso della sponda del fiume si sentì uno sparo e tutti riconobbero in lui l'assassino. E purtroppo per l'ingenuità farsesca dei concittadini che era stata stabilita tempo dopo tempo mai l'avrebbero calunniato né per scherzo né per malizia.

L'uomo che poco tempo addietro era sceso a valle e destava tanto sospetto era ben voluto e tutto sommato stimato. Perché uccise i due ragazzi in prossimità del fiume nessuno lo seppe mai, perché era sceso a valle per fare del male, nessuno riuscì a spiegarselo. Le madri di tutto il paese piansero lacrime e lacrime, fino a che non ebbero gli occhi sfiniti dal dolore e dal pianto. Gli uomini di legge malgrado l'apparenza non vollero né riuscirono a dimostrarne la colpevolezza, malgrado ogni evidenza, testimonianza e flagranza.

L'uomo che era giunto poco tempo prima si diede una pulita alla punta degli stivali e come era sceso a valle risalì verso altre destinazioni, a spargere scempio e disperazione. A tutti gli uomini del paese sembrò terribilmente ingiusto e chiesero aiuto ai loro compagni oltremontani senza ottenere risposta né conforto. E perché mai avrebbero dovuto?

Di quell'uomo sceso non si ebbe più traccia né parola.

Si racconta che fuggì, anche se la versione meno ufficiale e meno nota narra di una trappola in cui egli stesso cadde vittima, essendosi dimenticato di averla costruita e sottesa lui stesso prima di giungere in paese. Finì per rimanere a testa in giù e morì in maniera piuttosto banale. Ma, si sa, la storia preferisce non perdersi in racconti banali. Benché veri, documentati e verificabili.

X




Governare è far credere”
 
Niccolò Machiavelli



Ieri come oggi:

Borraccetti: cani sciolti. Per poter sopravvivere si alleano alla malavita


IL PM ANTIMAFIA Borraccetti: cani sciolti Per poter sopravvivere si alleano alla malavita VENEZIA - «I gruppi di terroristi di estrema destra sono scomparsi. Esistono invece alcun ex terroristi che si sono alleati con la malavita». Vittorio Borraccetti, padovano, è il procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia. Quando lavorava a Padova come pm si è occupato dell' estrema destra. Nel 1981, partendo dall' omicidio di due carabinieri, arrivò al gruppo di cui facevano parte anche Giusva Fioravanti e la Mambro, poi condannati per la strage di Bologna. Qual è il percorso di ex terroristi come Viccei? «Il terrorismo di destra appartiene ormai al passato. I militanti delle formazioni attive negli anni 70 e 80 hanno compiuto percorso diversi. Alcuni, venuta meno la spinta ideologica, si sono reintegrati nella società. Altri ancora hanno continuato a commettere reati». Quante persone coinvolge questa scelta di continuare a stare ai margini della legalità? «Non saprei quantificare. Molto spesso gli ex terroristi di destra stringono patti con la criminalità comune e non con quella organizzata. Credo che si tratti di una somma di singoli percorsi di vita, più che di scelte comuni». Viccei stava per entrare in azione con un collaboratore di giustizia della Sacra corona unita. «Rispetto all' ampiezza del numero dei collaboratori di giustizia, mi sembra che i reati commessi siano limitati». La vicenda di Teramo, come molte altre, ha sollevato polemiche sulla gestione dei pentiti. «Non voglio minimizzare. Ma bisogna chiarire che queste persone non sono pentite, lo Stato non si occupa della sfera etica, ma dell' apporto all' indagine fornito da persone che conoscevano ambienti criminali». Che si può fare allora per evitare che i collaboratori in libertà commettano rapine o altri reati? «La strada giusta è quella del disegno di legge approvato dal Senato. I pentiti devono scontare almeno dieci anni in caso di dure condanne e non devono essere scarcerati subito dopo avere iniziato a parlare. Ci deve essere attenzione sulla concessione dei vantaggi che derivano dalla collaborazione. Ma questo non deve far rimettere in discussione l' istituto giuridico dei collaboratori di giustizia». Luciano Ferraro

Ferraro Luciano
(19 aprile 2000) - Corriere della Sera




Neofascisti. L'estremismo che punta ai delusi di An e inneggia più a Hitler che al Duce
Pestaggi di gay e immigrati. Striscioni, cori, risse di piazza. Le sigle nere fanno sempre piu' rumore. E mirano ad arruolare i nostalgici in disaccordo con la svolta di Fini. Ma, dicono gli esperti, è in atto anche un altro tipo di radicalizzazione.


Nella destra radicale è partita la corsa ad accaparrarsi i profughi di An. E per farsi pubblicita ogni mezzo è buono, dagli striscioni allo stadio (come per Bulgaria-Italia, a ottobre) ai pestaggi contro immigrati e gay. Piu' di cento azioni nei primi nove mesi dell'anno, con l'omicidio di Nicola Tommasoli a maggio, a Verona. Poi, il 13 settembre, davanti alla platea di Azione giovani, Gianfranco Fini ha chiarito che ''i resistenti stavano dalla parte giusta, i repubblichini dalla parte sbagliata'', e tutte le formazioni filofasciste hanno capito che era il momento di iniziare la campagna acquisti.
Nascono cosi' le scritte contro Gianni Alemanno e gli scontri di piazza del Blocco studentesco durante le proteste contro i tagli alla scuola. I primi sommovimenti nella galassia nera si erano avvertiti, però, già in primavera. Dopo il deludente esito elettorale dell'alleanza tra la Destra di Storace e il Movimento sociale Fiamma Tricolore, nel partito dell'eurodeputato Luca Romagnoli sono saltati parecchi equilibri. Con un telegramma di poche righe è stato espulso Gianluca Iannone, fondatore di Casapound (il centro sociale che ha occupato uno stabile nel quartiere Esquilino, a Roma, ora alleato a Cuore nero, a Milano) e del Blocco studentesco. Con lui sono uscite dalla Fiamma anche queste due realta' che ora cercano militanti in proprio.
Poi è stato Maurizio Boccacci ad andarsene. Non ha mandato giù la decisione del partito di votare Alemanno al ballottaggio di Roma. Boccacci (leader storico degli skinhead romani e ex di Base Autonoma) ha inviato una lettera che è già un programma politico: accusa Alemanno e An di idee ''liberiste, antisociali e filosioniste''. E attacca ''i nuovi servi, agghindati con kippah alla nuca''.
Idee e concetti raccolti da Militia, nuova formazione che ha da poco firmato striscioni sulle strade di Roma contro il presidente del Senato in visita as Auschwitz e il sindaco. Questa nuova sigla, considerata ad alto rischio dagli inquirenti, ha come obiettivo principale gli esponenti del centrodestra e prende il nome dal libro di Leon Degrelle, figura cruciale del nazionalsocialismo europeo.
''Le novita' di questi mesi - dice Saverio Ferrari dell'Osservatorio democratico sulle nuove destre - è il processo di nazificazione. Piu' che al fascismo e alla Repubblica di Salo' ora il richiamo è a Hitler. Nelle perquisizioni degli ultimi mesi le forze dell'ordine jhanno trovato piu' svastiche che busti di Mussolini''. Dalle dichiarazioni choc sulle camere a gas (''Non ho elementi per dire che siano esistite o no'') ora Romagnoli ha sancito la ''disponibilita' alla collaborazione'' alla fondazione del Pdl senza però rinunciare alle proprie idee. E a dare la benedizione a questo percorso è arrivato anche Stefano Zappala', capo delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo. A fare da apripista è stato Giuliano Castellino (ex Base autonoma con simpatie neonaziste e leader di Casa Prati), uscito dalla Fiamma Tricolore per formare, in An, il gruppo Area Identitaria. Con La Destra di Storace resta invece alleato il Fronte nazionale di Adriano Tilgher.
Piu' defilata, per ora, è Forza nuova: la formazione di Roberto Fiore alle Politiche ha raccolto 108 mila voti alla Camera. Pochi, ma molto utili a Berlusconi, perche' hanno evitato l'ingresso della destra in Parlamento. E ora il premier gli deve un favore,. Il 16 ottobre, nell'anniversario della deportazione degli ebrei della capitale, il presidente della Comunita' ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ha consegnato nelle mani di Fini una lista di siti che inneggiano al nazifascismo e all'odio razziale. ''In rete - dice Pacifici - si vendono migliaia di gadeget, magliette, statue e spillette. Chi li compra ha un forte coinvolgimento emotivo. Piu' che di allarme preferirei parlare di radicalizzazione di alcune frange. mi aspetto dal Parlamento una legge che dia pene certe a chi commette reati nel web e che se ne discuta un'altra per colpire il negazionismo''.
Se le curve degli stadi sono diventate il luogo di reclutamento della destra estrema, è su Internet che si fa propaganda, ''Nella sequenza finale del documentario 'Nazirock' - dice Claudio Nazzaro - dopo che alcuni ragazzi del Campo d'Azione di Forza nuova avevano negato l'Olocausto, ho inserito le tragiche immagini dei bambini ebrei deportati. Non c'e' suono perché ogni commento musicale è inopportuno. In una versione manipolata scaricabile da internet sotto quella sequenza qualcuno ha montato una canzone allegra, 'Rotolando verso sud' dei Negrita''. Anche cosi' la destra radicale festeggia i settant'anni delle leggi razziali in Italia.

Marco Romani, Il Venerdì di Repubblica 09/11/2008

 


"Io ho un archivio ben modesto che non e' coperto da alcun segreto e da nessun segreto sara' coperto neanche dopo la mia morte”

Cossiga sul segreto di fatto inerente le carte Moro.
venerdì, 14 novembre 2008
Tornanno ar punto affabbulanno
a chi je n'teressa nun perde...
sedia...e scivolà portrona...
n'parocchia pe vennese puro..
testaccio...che al quanto pe la quale...
se pò fà a meno da esse...
giallorosso...e te
diventa ar Bon Bisogno
solo n'coccio antico e usato 
pe fà da solito fascio...
...però ahoo mica nò scherZzo
aricoperto come se deve 
da n'centro de commercio...dò se perde
e se rinnoveno lì sensi...e lì negozi
e er còre rimasto n'avanzo?...

...pò pensà n'fesso

pe chi nun lò sapeSSe...
cià pure quello n'prezzo...
speciarmente...se è de n'antro e
se a pesallo...

...ce se mette a facce mer..ce
assassino promosso sur campo
a macello...d'abbacchio...
...che giocanno su marzo...te lo
confessa lui... da esse Stato
mannato cor pezzo dar padrone
der palazzo...

..e nun sia mai che quarche finto
se scordasse de riscote...
er resto...

...sarà vizio vecchio...
da fà da secoli caino ...
...pe pastore...esattore
messo ar seggio...pe còre n'grato e ammore
e co nà capoccia cò tanta e grossa...
che pe coprilla nun basta n'cuppolone...
e avenno stò tizio via preferita
cò nà chiamata...
...che tra compari...de loggetta e de
barconata ce se capisce n'fretta...
...antenna de biscione se mette in un
lampo ar servizio pe frase
d'effetto e subbito dopo nò
stacchetto...e gettone ner sacco

e aggrappannose da mastino
allo sloggio assicurato...citanno
julius ma che facenno confusione
 da valle n'fernale essenno puro n'gran cafone
nun sà..che quello ce sputava su schiavi
gladiatori e paraculi...

...e nun s'accorge ner fratanto da perdese
n'pò pe vorta...sciarpetta...bandiera
... scaletta pe montà su
cavallo de gaoloppo e foraggio
de marca da mannà n'corsa su l'onna...
che j'aregge da n'ber pò e puro troppo
sedia microfeno e cuffia fatta de mazzetta.


Popolo levete er còre e buttelo...
che cò quello tuo già cianno
magnato parecchio...che ormai
sei abbituato puro a crede
de chi se serve...de n'finto tonto
a bbraccio..e appagamento...
facennose passà così da uno che CIA' porso
mentre se perde Habito e poi n'antro
senza nemmeno potesse coprì con no straccio.




«"Roma è nelle nostre mani", si dicevano l'un l'altro i nuovi boss, spavaldi e col sorriso sulle labbra, interessati solo ad allargare il controllo sulla città e a entrare in nuovi affari, incuranti di chi ci fosse dietro. La droga poteva arrivare e andare indifferentemente a uomini della mafia, della camorra, della 'ndrangheta, dell'eversione nera, di organizzazioni mediorientali. Agli ex rapinatori cresciuti nelle batterie di quartiere, passati al giro più grosso delle bische e delle scommesse clandestine e diventati in pochi anni impresari di morte attraverso il traffico di droga, non interessava servire ed essere serviti da questa o quella banda»

(da Ragazzi di malavita di Giovanni Bianconi)

Fausto e Iaio (via Monte Nevoso) e Valerio Verbano


”forse nessuno è un mostro, neanche Himmler o Hitler, neanche Stalin; ma Francesca Mambro, volto quadrato, senza un segno di cosmetici,sguardo freddo e sorriso ironico,jeans,scarpe Clarks, ha qualcosa in sé di incomprensibile, di inafferrabile. L’aspetto e i modi spigolosi,il lucido disprezzo. E’ forse il personaggio più sconvolgente che ho incontrato in cinquant’anni di mestiere; e c’è dentro tutto: artisti, ladri,soldati, banditi, politici,campioni, puttane, quasi sante,grandi signore, mezze calzette, prelati, grandi truffatori, giocatori di ogni genere, roulette, carte, affari, pelle o reputazione del prossimo. Nessuno mi ha mai detto: “Non conosco la parola rimorso”; qualche tarlo, qualche pena, tutti ce l’avevano dentro”. 
Enzo Biagi


Fioravanti anche a lui piace il Verde


11 novembre 2008 - Il senatore del Popolo della "Libertà" eletto nuovo presidente Pisanu alla Commissione antimafia



Il caso Moro e la seduta spiritica

L’informazione riguardante “Gradoli” (subito girata ad un collaboratore del ministro dell’Interno Cossiga, che la trasmise al capo della polizia) aveva un senso se 14 giorni dopo la segnalazione, e cioè il 18 aprile ’78, per cause fortuite fu scoperta una base delle Brigate rosse – non la prigione di Moro, ma l’appartamento in cui viveva, a Roma, il “regista dell’operazione Moro, Mario Moretti, e barbara Balzerai, partecipante all’agguato di via Fani e membro della direzione della colonna romana delle Br – proprio in via Gradoli, a Roma. E siccome l’indicazione fornita da Prodi riguardava non solo il nome ma anche l’aggiunta “sulla strada per Viterbo” (come ricorda Giuseppe Pisanu, allora capo della segreteria politica di Benigno zaccagnini, segretario della Dc) non è privo di suggestione il fatto che via Gradoli sia una traversa della via Cassia, cioè la strada che da Roma porta a Viterbo.

In ogni caso, resta la realtà che all’indomani della segnalazione di Prodi (a nessuno venne in mente o comunque nessuno se ne fece carico) di controllare in via Gradoli a Roma, anziché nel paese di Gradoli, in provincia di Viterbo dove il 6 aprile ci fu una grande quanto infruttuosa battuta delle forze di polizia.

Giuseppe Pisanu (all’epoca capo della segreteria politica di Benigno Zaccagnini) puntualizza che l’indicazione fornita da Prodi riguardava non solo il nome della via, ma anche l’aggiunta “sulla strada per Viterbo” (via Gradoli è una traversa della via Cassia - la strada che da Roma porta a Viterbo).

La signora Moro ha testimoniato che quando seppe della vicenda provò a suggerire di controllare in via Gradoli a Roma, anziché nel paese di Gradoli, ma gli fu risposto che sulla stradario della Capitale non compariva una strada con quel nome (risposta falsa).

L’allagamento si verificò lo stesso giorno in cui un “falso” comunicato delle Br dirottò centinaia fra carabinieri e poliziotti a cercare il cadavere di Moro nel lago gelato della Duchessa. Per i servizi segreti l’autore potrebbe essere stato Toni Chicchiarelli, esponente di primo piano della Banda della Magliana (una organizzazione criminale strutturata come la mafia siciliana e cresciuta a Roma). La “Banda” con ogni probabilità sapeva di Moro e Laudovino de Sanctis e Enrico De Pedis, detto Renatino (quest’ultimo assassinato nel 1990 e inumato nelle camere mortuarie sotterranee della Basilica romana di S. Apollinare) abitavano a pochi passi dal covo di via Montalcini, ritenuta la prigione principale di Moro.


martedì, 11 novembre 2008

Bastò poco perché la neve sciogliesse dopo la scalpellatura invisibile, come carezza, di qualche raggio di sole.

Ne incisero il profilo e i bordi, ne livellarono le asperità.

Rimasero impresse sui pori d'aria gelata le grida dei bambini e le loro risate, che fra le dita avevano fatto un esercito di palle che, come cannoni se le scagliavano l'un l'altro.

La neve, si sa, non ha memoria, non lascia epigrafi in eterno, monito per i posteri o per distratti passanti.

Bastò così poco che tutti, nel giro di qualche mese, cominciarono subito a preoccuparsi del caldo e dell'afa. E cambiarono d'abito. E misero il guardaroba pesante in naftalina. Indossarono costosi occhiali a riparare lo sguardo dalla luce troppo forte del mattino.

Eppure quell'anno nevicò tantissimo, e anche l'anno successivo, e quello dopo ancora. E gli ingressi delle case e dei portoni andavano spazzati tutte le mattine per non rischiare di rimanerci chiusi dentro.

Facendo uno sforzo non sarà difficile ricordare il silenzio vellutato di quelle notti d'inverno. A volte d'un tratto lo interrompeva il passaggio di un'auto veloce e attenta a non sbandare sul terreno sdrucciolevole.

Si racconta che prima della fine dell'inverno, qualcuno vide, o immaginò, o tale gli parve, scesero come senza motivazione in piazza plotoni di pupazzi di neve come in protesta, come in corteo.

La polizia li guardò fra il divertito e l'annoiato, perché mai si chiese, avrebbe dovuto temere quell'assedio da semifreddo... Con chi può avercela un pupazzo di neve?

Mentre i pupazzi di neve se ne stettero lì giorno e notte senza chiedersi il da farsi. Non vollero temere nemmeno per un istante le giornate serene di cielo azzurro, di scirocco e vento forte, né la vanga dell'uomo a raderli al suolo. Colpo dopo colpo.

Un giorno scese un uomo in strada e li innaffiò con un idrante potente capace di abbattere un elefante, visto che i fumogeni e gli sfollagente da soli erano stati inutili. I pupazzi di neve, che erano migliaia, congelarono e si trasformarono in una invalicabile cortina, tale e quale a uno sterminato esercito pietrificato. Chiunque si misurasse a superarlo, a forza di gambe e braccia, scivolava lungo quelle lucide statue immobili sempre più grandi dopo le nevicate notturne e senza spigoli né appigli.

I libri non narrarono mai di quest'episodio, e si guarderebbero bene dal farlo. Ma nei fiocchi di neve, nella loro struttura fisica, innocua solo in apparenza, come legarsi assieme in una catena, lo portarono sempre con sé quel segreto codice di coesione, come una formula antica tramandata tra sussurri e lunghi letarghi, elemento sempre potenziale da mettere in atto in caso di futura e inevitabile necessità.

X

Gli animali da fuori guardavano il maiale e poi l'uomo, poi l'uomo e ancora il maiale: ma era ormai impossibile dire chi era l'uno e chi l'altro.

Orwell, La fattoria degli animali





la-caduta-del-condor



La Cia fa luce sui fascisti

Gianni Cipriani


Prima nella Spagna franchista, poi nel Cile golpista e nell'Argentina della dittatura militare, con qualche puntata in altri paesi dell'America Latina, magari con l'incarico di svolgere operazioni "coperte" - omicidi o attentati, s'intende - per incarico di qualche caudillo sudamericano. Storie poco conosciute della sezione italiana dell'Internazionale nera, che durante la guerra fredda proliferava a margine della varie leghe mondiali anticomuniste, luogo di incontro tra dittatori, generali torturatori ed emissari dei servizi segreti occidentali.
Recentemente, dopo la decisione di Clinton di togliere il segreto su alcuni documenti della Cia, molti sono i retroscena sul golpe in Cile e i misfatti latinoamericani che sono diventati pubblici e sono stati messi a disposizione degli studiosi negli archivi Usa. Alcune inchieste giudiziarie che si stanno svolgendo in Cile e in Argentina, soprattutto sui desaparecidos e la cosiddetta "Operazione Condor", hanno fatto emergere verità drammatiche e nascoste. Tutte vicende alle quali i neofascisti italiani non sono estranei, come è emerso a suo tempo anche dall'istruttoria del pm romano Giovanni Salvi sull'attentato Leighton.
Ne è ulteriore riprova il carteggio che nelle settimane scorse è stato inviato dall'Italia a Buenos Aires, dove la giudice Maria Servini de Cubría, tra le altre cose, sta indagando sull'omicidio del generale cileno Carlos Prats e della moglie, fatti assassinare nel 1974 in Argentina, dove si erano rifugiati, su ordine di Pinochet. Il giudice Guido Salvini, cui è stata delegata l'assistenza giudiziaria, ha recentemente interrogato per conto delle autorità platensi alcuni ex appartenenti a Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, tra cui Vincenzo Vinciguerra, Pierluigi Concutelli e Piero Carmassi. Quello che è emerso è un vero e proprio "affresco" dei legami tra i neofascisti italiani e, in particolare, la dittatura cilena. [...]
Protezioni nel Cile golpista
Nel Cile di Pinochet i latitanti italiani avevano una villetta vicino ad Avenida de los Dos Leones e utilizzavano anche un appartamento della Dina (il servizio segreto cileno) in Avenida Portugal, che era ufficialmente - come copertura - un'agenzia di stampa. A Santiago trovarono rifugio Stefano Delle Chiaie, Vincenzo Vinciguerra, Maurizio Giorgi, Pierluigi Pagliai, l'ex deputato missino Sandro Saccucci e altri ordinovisti. Con loro, nella "colonia" c'erano anche Jean Claude Helmer e il cileno-americano Michael Townley, killer per conto della Dina e autore dell'omicidio di Orlando Letelier, ex ambasciatore di Salvador Allende, ucciso a Washington.
Un via-vai che destò qualche sospetto, come ha riferito l'italo-cileno Alberto Comunian Pivari: "A me consta per averlo visto che agli uffici di questa pseudo impresa arrivavano con molta frequenza molte autorità del governo, compresi ammiragli, e che intrattenevano colloqui con Stefano Delle Chiaie e il suo segretario [Pierluigi Pagliai, nda]".
Pivari aggiunge che per una serie di ragioni cominciò a sospettare che Delle Chiaie e chissà quanti altri fossero stati compromessi in azioni terroristiche in Italia, forse nell'esplosione in cui morirono molte persone nella stazione di Bologna e in un altro attentato dinamitardo in una banca di Milano, oltre che nell'attentato a Leighton. E in effetti l'attentato contro Bernardo Leighton, ex vicepresidente cileno esule a Roma, fu realizzato dagli uomini di Avanguardia Nazionale proprio su ordine del capo degli 007 di Santiago, Manuel Contreras.
Dai nuovi verbali una conferma interessante. "Poiché mi si chiede come nacquero i contatti tra il gruppo degli italiani e i massimi esponenti del regime cileno - spiega Vincenzo Vinciguerra - ritengo importante questa precisazione: nel 1974 il principe Junio Valerio Borghese si recò in Cile e si incontrò con il generale Pinochet, nell'ambito della comune strategia anticomunista".
Il mancato golpista (Borghese) a quel punto accreditò presso il golpista (Pinochet) i camerati italiani. Poi la "palla" fu passata al capo degli 007 Contreras, che aveva come interlocutore Stefano Delle Chiaie.
L'altro contatto era il colonnello Chiminelli, responsabile dell'ufficio guerra psicologica, colui che materialmente si faceva carico delle spese logistiche degli esuli italiani. Augusto Cauchi fu impiegato nella brigata informatica, mentre Vincenzo Vinciguerra aveva il compito di mantenere i contatti e svolgere azione politica.
Il missino Saccucci e la "Operación Negra"
Tra le azioni coperte è spuntata la "Operación Negra" (Operazione Nera) in favore del deputato missino Sandro Saccucci. L'ex parà, amico di qualche attuale caporione del Polo, era fuggito all'estero dopo aver ucciso, a Sezze Romano, un manifestante di sinistra. Fu arrestato in Francia e liberato, si spiega nella rogatoria, solo in seguito all'intervento di don Sixto di Borbone Parma e del prefetto di Parigi, nonché di Jacques Susini, che si mosse su pressione di Delle Chiaie. Riparò in Spagna, ma rischiava di essere arrestato di nuovo. Allora, d'accordo con i servizi spagnoli, su organizzato il depistaggio. E' scritto nel memorandum dell'operazione: "Sulla stampa di questo paese appaia la dichiarazione del deputato Saccucci, che ti alleghiamo firmata da lui. Si deve far capire che questa dichiarazione fu fatta in questo paese, aperta o clandestinamente. (...) Ottenere che la dichiarazione esca sulla stampa al più presto e fare in modo che attraverso l'agenzia arrivi ai nostri giornali e in Europa".
Che era successo? Semplice: da Madrid fu fatto partire per il Cile il neofascista Maurizio Giorgi, sotto la falsa identità di Saccucci. Giorgi poi tornò in Europa con un altro documento. Nel frattempo, però, la stampa locale disse che Saccucci era in Sudamerica. Tutti smisero di cercarlo dove davvero era: in Spagna. In seguito Saccucci andò davvero in Cile, dove fu ospitato nella "colonia" dei neofascisti italiani. Poi se ne andò in Argentina. Dove vive ancora oggi. Infatti è stato accertato nel corso della rogatoria che l'ex deputato missino abita a Córdoba e in Italia è praticamente irrintracciabile.
Naturalmente le protezioni dei vari regimi dittatoriali venivano pagate in "servizi". Cioè azioni coperte, che i vari servizi segreti commissionavano ai neofascisti. Ad esempio Stefano Delle Chiaie fu utilizzato nel '74 in un'operazione militare in Costa Rica, eseguita per ordine della dittatura del Guatemala: si dovevano colpire alcune formazioni guerrigliere marxiste che avevano le loro basi in Costa Rica. L'Aginter Press, un'agenzia di copertura, organizzò un gruppo composto da gente di varia nazionalità che portò a termine l'operazione. E nel caso fosse andata male, nessuno sarebbe riuscito a risalire ai mandanti. [...]



 
il circo viaggiante della morte

 Roma ottobre 1975

In un appartamento di via Sartorio 51, nel quartiere Tomba di Nerone, abitano alcuni neofascisti : il padrone di casa e' Stefano Delle Chiaie, fondatore e capo di Avanguardia nazionale oltre che personaggio ben introdotto negli ambienti dell’Ufficio affari riservati del ministro dell’Interno. Tra gli ospiti alcuni suoi camerati come Vincenzo Vinciguerra, Giulio Crescenzi, Pierluigi Concutelli e dei militari cileni.

ROMA 6 ottobre 1975:

due pallottole calibro 9 colpiscono Bernardo Leighton,importante esponente della Democrazia cristiana cilena ed ex vicepresidente del suo Paese. Viene ferita anche Anita Fresno sua moglie. Entrambi sopravvivono all' attentato ma Leighton non sara piu' la stessa persona.I killer raggiungono comunque il loro scopo: ridurlo al silenzio.

In un appartamento di via Sartorio 51, nel quartiere Tomba di Nerone, stazionano alcuni neofascisti italiani: il padrone di casa  è Stefano Delle Chiaie, fondatore e capo di Avanguardia nazionale, oltre che uomo ben introdotto negli ambienti dell’Ufficio affari riservati del ministro dell’Interno; suoi ospiti Vincenzo Vinciguerra, Giulio Crescenzi, Pierluigi Concutelli...alcuni militari cileni.

A indicare Leighton come obiettivo da eliminare era stato Manuel Contreras detto «Mamo» e Neumann Iturriaga, comandante della sezione estera della Dina, la polizia segreta cilena colpevole di omicidi, torture a danno degli oppositori del regime del dittatore Pinochet. Gli esecutori dell' attentato a Leighton Concutelli, che quel giorno sparò e Delle Chiaie che lo accompagnò sul luogo dell’attentato, vengono assolti, con formula dubitativa in un processo d' appello del 1989: le prove raccolte successivamente non potranno più essere usate contro di loro. Assolti per sentenza non riformabile...

SANTIAGO DEL CILE 1974: «Sono andato a Santiago con il Comandante Borghese, verso la fine di aprile-inizio maggio del 1974 per incontrare il presidente Augusto Pinochet, a cui abbiamo regalato un libro sulla X Mas. In quell’occasione ci siamo accorti che il generale Pinochet conosceva molto bene la figura del Comandante.Obiettivo dell’incontro era cercare di attivare relazioni politiche con il governo cileno, perché all’epoca in Italia i movimenti nazionalisti stavano vivendo anni difficili». Cosi' racconta Stefano Delle Chiaie, in un libro Il condor nero (Sperling & Kupfer) scritto da Patricia Mayorga, corrispondente da Roma del quotidiano cileno El Mercurio.

Delle Chiaie e i suoi camerati, in fuga dall’Italia, per alcuni anni vivono in Spagna e lì, protetti dal franchismo, «fanno politica» (per esempio: ammazzare un dirigente basco dell’Eta o un un paio di democratici del partito carlista

Morto Franco, nel 1975, vi viene naturale la scelta di trasferirsi in Cile, che dall’anno successivo diventa il punto didi riferimento per i latitanti neri italiani. Tra questi, Augusto Cauchi, Maurizio Giorgi, Giulio Crescenzi, Pierluigi Pagliai, Roberto Graniti, Vincenzo Vinciguerra...

Delle Chiaie partecipa alle riunioni con Contreras, «come se fosse anch’egli un ufficiale della Dina a tutti gli effetti». Cauchi è inquadrato nella Brigata Informatica. Vinciguerra scrive articoli. Altri svolgevano lavori più pratici: Pagliai, per esempio, almeno secondo la testimonianza del camerata Carmine Palladino, era diventato un esperto torturatore.

Dopo l’esperienza cilena, il gruppo si trasferirà a Buenos Aires, dove nel 1976 si insedia la giunta militare. Nell’America Latina è in atto l’operazione Condor: un accordo segreto tra i servizi di sicurezza di Argentina, Cile, Uruguay, Bolivia, Perù, Paraguay e Brasile, con l’obiettivo di «estirpare il cancro marxista».

La repressione contro i «comunisti» diventa continentale, terrore senza frontiere, senza via di scampo: 400 mila arresti, 50 mila omicidi, 30 mila desaparecidos. Gli italiani di Delle Chiaie diventano il circo viaggiante della morte, compagnia in trasferta al servizio del dittatore al momento più ospitale.



postato da: misiek alle ore 08:33 | Permalink | commenti (19)
categoria:dune, contro, a te, er bisogno, er gioco della piazza, er continuo, a voce mozza
venerdì, 07 novembre 2008
Ricevenno pallone affitta pratica
teorica continuanno strozzo de
mercato de nero fonno...
...cor parco m'prestato...

che je costa poco quadrato de
quadrino a conto finto e salato...
pe pulì mejo lordo sbiadito...
da lavaggio n'Arte de mandorla a
stadio...palazzetto a puggilato...
n'cosca n'zona organizzata...
sostituita ...
n'partita perduta...
a bijetto rigalato...a meno n'decimo
de nò scudo...a monte n'pegnato
che da via fero ruzzinito...
pe poi fregatte l'oro...e cò solito
giochetto...ormai puro troppo scontato..
...aizza foco pe fà lincià nemico...
usanno porto sdoganato pe liquido
scuro aridiventato bello bello....
raffinato...e ghiri gorI e crociati
ordinati da cavalleria...rusticana...
a farsa de n'tossicata...
età che già è Sòla truffa che a Profeta...
e a croce macchia stola Paolina...
n'trentatre
denari in'annata..ottavi...taroccata...
solita vennuta assiste e se la
ride a nòvo n'fame...che puro GIUDA
...schifa!

...marchio de schiavo
su braccio de scemo a fà
da sorcio n'bocca e che 
sarta subbito pe marchetta
n'artra carozza ... appena
pare vinta

...e leone sbrana e brodo
de gallo vecchio che pippa farina...
sperperanno guadagno...facile
...nun  sudato...pe coprì recidivo
in onna fatto de ...reato....abbituato a esse
mantenuto....da madre ignotta e arimediata
n'favela...sbaraccata.




"Qui l’immagine che prevale è quella di uno Stato che si è ritirato dal territorio. In questi anni chi ha fatto più proseliti sono le organizzazioni criminali".
Pasquale Larosa, segretario della Cgil di Gioia Tauro



Mafia e massoneria, Licio Gelli non risponde ai pm di Palermo

05 novembre 2008

I Pm della Procura di Palermo hanno interrogato Licio Gelli, nell'ambito dell'inchiesta su mafia e massoneria. L'ex maestro venerabile della loggia P2 si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Gelli, infatti, è stato sentito come "indagato di reato connesso archiviato". Negli anni scorsi era stato coinvolto nell'indagine "Sistemi criminali" in cui era indagato per "eversione sovversiva dello Stato e associazione mafiosa".
La Procura ha ritenuto di sentire Gelli perché sarebbe stato in contatto con alcuni indagati dell'inchiesta che nel giugno scorso ha portato all'arresto di imprenditori, massoni e boss che avrebbero "ritardato" processi in Cassazione. All'interrogatorio, che si è svolto nella caserma dei carabinieri di Arezzo, hanno preso parte il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e i sostituti Fernando Asaro e Paolo Guido.
Il maestro venerabile della loggia P2, Licio Gelli, sarebbe stato uno dei punti di riferimento di alcuni degli indagati dell'inchiesta su mafia e massoneria coordinata dalla procura di Palermo. Il dato emerge dalle indagini svolte di carabinieri negli ultimi mesi. Gelli, infatti, avrebbe ricevuto nella sua villa alcuni esponenti massoni che risultano coinvolti nell'indagine "Hiram".
Gelli, oltre ad essere stato indagato dai pm di Palermo in passato, era già stato interrogato anche dal giudice Giovanni Falcone nell'ambito di una inchiesta su un traffico di armi. All'epoca Gelli venne sentito come testimone e rispose su un assegno bancario finito agli atti dell'inchiesta condotta allora da Falcone.

L'ex maestro venerabile della P2, Licio Gelli, è stato indagato fino al 2001 dalla procura di Palermo per aver avuto contatti con Cosa nostra, la 'ndrangheta e la Sacra corona unita, per progettare un programma ''di eversione dell'ordine costituzionale". Mafiosi, massoni deviati e politici, con la complicità di Gelli, avrebbero tentato, secondo l'accusa, di determinare "le condizioni per la secessione politica della Sicilia e di altre regioni meridionali dal resto d'Italia, anche al fine di agevolare l'attività di Cosa nostra e di altre associazioni di tipo mafioso ad essa collegate sui territori delle regioni meridionali del Paese".

L'inchiesta, denominata "sistemi criminali", è stata archiviata nel 2001. Dall'indagine emergono rapporti di Gelli con personaggi aderenti o vicini alla Sacra Corona Unita, di cui ha parlato il collaboratore pugliese Marino Pulito, secondo il quale l'ex maestro venerabile aveva interesse ad irrobustire questi rapporti (rendendosi anche disponibile per l'aggiustamento di processi in Cassazione) al fine di ottenere appoggi per l'esperienza politica dei movimenti leghisti meridionali (in particolare per la Lega Meridionale di Egidio Lanari) che stavano nascendo nei primi anni Novanta. Dalle dichiarazioni di Pulito e da altre risultanze investigative è poi emerso che nel 1991 Gelli si incontrò con esponenti della Sacra Corona Unita e della 'ndrangheta per ottenere il sostegno elettorale per i movimenti leghisti meridionali da lui fondati.

Un altro pentito calabrese, Pasquale Nucera, conferma inoltre le dichiarazioni di Filippo Barreca e di alcuni pentiti palermitani (in particolare di Gioacchino Pennino), da cui si apprende che al piu' alto e ristretto livello della gerarchia della 'ndrangheta appartengono anche elementi della massoneria deviata e - ha aggiunto Nucera - anche dei ''servizi deviati". Una commistione - sempre secondo le dichiarazioni di Nucera - che sarebbe conseguenza di una iniziativa di Licio Gelli il quale per controllare i vertici calabresi della 'ndrangheta, aveva fatto in modo che ogni componente della ''santa", ovvero la struttura di vertice dell'organizzazione criminale calabrese, venisse inserito automaticamente nella massoneria deviata.



GOVERNO, IDENTIFICATI 12 AGGRESSORI DEGLI STUDI RAI

Tra loro il leader di Casapound, Gianluca Iannone (nà matricola ihih)

(IRIS) - ROMA, 6 NOV - "La Digos ha identificato e segnalato all'autorità giudiziaria 12 dei soggetti che hanno partecipato al raid della notte tra il 3 ed il 4 novembre scorso contro la sede Rai di via Teulada a Roma. Tra questi il leader di Casapound, Gianluca Iannone" Francesco Nitto Palma, sottosegretario all'Interno, parla dell'assalto agli studi di 'Chi l'ha visto?', durante l'ultima puntata della trasmissione di Rai 3. I giovani di destra manifestarono contro la messa in onda delle immagini degli scontri a piazza Navona nel corso delle proteste studentesche.




La regione calabria ha approvato la realizzazione del rigassificatore a Gioia Tauro

In Calabria la Societa' petrolifera Gioia Tauro cui fanno capo la Italpetroli della famiglia Sensi e la Cross Energy (Flack e Belleli) ha proposto un impianto da 4,2 mld estendibili a 8 che ha appena ottenuto il via libera dalla Regione. In Sicilia oltre al progetto di Porto Empedocle (Enel e Nuove Energie) c'e' un progetto da realizzare a Priolo, proposto da Erg e Shell. Entrambi i rigassificatori sull'isola dovrebbero avere una capacita' di 8 mld metri cubi.

http://www.ammazzatecitutti.org/



I crimini del capitalismo italiano nel mondo

Dalla Colombia al Guatemala, dalla Nigeria al Kurdistan i monumenti allo spreco ed alla corruzione creati dal colosso delle costruzioni del gruppo Fiat e dai suoi patner economici "affiliati" in una questione "de Core e Ammore".

La Mafia del Ponte (terrelibere) clicca
Impregilo, una garanzia di gestione mafiosa? clicca


mercoledì, 05 novembre 2008
Al sig. Rossi seppellire la testa, in un gesto quasi meccanico, come si fa con un mozzicone di sigaretta da spegnere sotto la falange dell'indice a far impalpabile da cenere e pagliuzze di tabacco ancora intatte, parve la cosa più naturale. A nessuno però sarà dato di identificarvisi, senza un microscopico ed evanescente senso di colpa, un netto rifiuto di specularità subdola e insinuante, quel comun denominatore che fa di un uomo il ripetibile seriale modulo di un collettivo che di plurimo ha solo l'apparenza. E che, quindi, nessuno se ne avrà a male e penserà inopinatamente d'offendersi, come a ricattare la propria anima, intelligenza e virtù ad essere ciò che non è. E con tutta probabilità, occhio e croce, mai potrà.
Il Sig. Rossi, una volta proceduto a sommaria tumulazione più o meno eterna, si sentì finalmente al riparo, come un fantasma che ha il lusso d'oltrepassar parete e di osservare senza ricevere medesimo trattamento. Il Sig. Rossi si tirò indietro di prassi, come rasserenato, e si sedette dall'altra parte del palco. Sarebbe facile dire che si collocò dietro le quinte, al riparo da correnti di imprecisa provenienza. Era semplicemente spettatore al buio. Il fatto che tossecchiasse di tanto in tanto non lo rese mai troppo appariscente, tanto la voce che proveniva dagli attori era forte e chiara, e il suono dell'orchestra, da spartito ben concertato, coprisse qualsiasi altro, perfino quello del temporale che si abbatteva all'esterno. Ma poco contava. Il Sig. Rossi, da trasparente che era fece per alzare un dito, come a richiamare l'attenzione, ma malgrado l'invisibilità fatta ormai statuto ebbe di che vergognarsi e fece per scivolare sotto il sedile di velluto. Probabilmente si trattava di un suo vecchio vizio, un'abitudine da cancellare col tempo e con l'assuefazione all'inesistenza. Il Sig. Rossi, come era stato suggerito dalla cultura vigente e perché no, imperante, cominciò saggiamente a vedere la sua vita come un prodotto, che so, un detersivo o un elettrodomestico, senza scontrino né foglietto delle istruzioni. Nessuno si sognò mai di chiedergli se ne soffrisse, giacché nessuno glielo aveva chiesto un simile mutamento, era chiaramente stata decisione sua, autonoma e spontanea. Il Sig. Rossi redasse un calendario, nel quale le giornate avrebbero avuto la medesima modalità di svolgimento, senza soluzione di rassicurante continuità. Il Sig. Rossi aveva sempre temuto le novità, il trauma del cambiamento. Non fece sconti nemmeno ai giorni di festa. Tutto doveva procedere come stabilito e rispettare al massimo il margine di precisione compreso nel concetto più perfezionato di prevedibilità al millimetro. Il Sig. Rossi non riesumò mai il proprio capo dalla cenere, nemmeno per dare una pulitina alle orecchie, oramai impossibilitate a percepire il più fragoroso frastuono.  Tutto sommato il Sig. Rossi in quella condizione affermava lui stesso di stare bene, non aveva tutto ciò che gli abbisognava infondo? Non mancava proprio di nulla.
(La storia del Sig. Rossi si svolge tuttora sotto i nostri occhi, per questo a me come a nessuno è dato il privilegio di decretare il dove, il come e il quando, sarà d'uopo apporre la parola fine.      
E davvero non fu semplice a portarlo di nuovo alla veglia. E se a lui stesso fosse mancata imprescindibile volontà, sarebbe stato pressoché impossibile. E ci piace pensare che un po' il merito fu anche suo.... )

X

P.S. La Damnatio memoriae e la ciambella rossogialla:
non basta un match dopo la pioggia di una riscossa premeditata a tavolino.  Ma la vera vittoria è nella costante ostinazione del giocatore che non molla mai palla, come fa il leone con la preda stretta fra i denti.  La massa sottomessa ti segue fintanto che sei issato sul carro che essa stessa ti ha costruito attorno, ma  come cambia il vento brucia il feticcio di un perenne rito andato a male e forse è allora che si aprono le ante degli armadi della vergogna.




Fausto e Iaio - Leoncavallo 1994 Milano


La vigliaccheria chiede: è sicuro?
L'opportunità chiede: è conveniente?
La vana gloria chiede: è popolare?
Ma la coscienza chiede: è giusto?
Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere
una posizione che non è né sicura, né conveniente,
né popolare; ma bisogna prenderla, perché è giusta.


Martin Luther King





TUTTI I CRIMINI PROTETTI DA GELLI

Repubblica — 13 dicembre 1985

Gelli Licio, Musumeci Pietro, Pazienza Francesco, Belmonte Giuseppe, De Felice Fabio, Signorelli Paolo, Fachini Massimiliano e Delle Chiaie Stefano: sono imputati di: a) del delitto previsto e punito dall' art. 270 bis C.P. per avere costituito, promosso, organizzato con ruoli e funzioni diverse, un' associazione sovversiva con fine di eversione dell' ordine democratico, da conseguire mediante la realizzazione di attentati o comunque mediante il loro controllo e la loro gestione politica nell' ambito di un progetto teso al condizionamento degli equilibri politici espressi nelle forme previste dalla Costituzione ed al consolidamento del potere di forze ostili alla democrazia, progetto nel quale rientrava necessariamente la copertura e la garanzia della impunità agli autori degli attentati sotto richiamati, tra i quali quello alla stazione di Bologna del 2-8-80. In Bologna, Roma ed altre località del territorio nazionale in epoca antecedente e successiva al verificarsi della strage del 2-8-80. Signorelli Paolo, Fachini Massimiliano, Rinani Roberto, Fioravanti Valerio, Mambro Francesca, Picciafuoco Sergio, Cavallini Gilberto, Iannilli Marcello, Giuliani Egidio e Raho Roberto sono imputati: b) del delitto previsto e punito dall' art. 306 C.P. perchè costituivano, promuovevano ed organizzavano in Roma, Milano, Bologna, nel Veneto ed in altre zone del territorio nazionale, una banda armata diretta alla realizzazione di una serie di attentati dinamitardi indiscriminati (Libreria Feltrinelli di Padova del 25-7-80; Palazzo Marino in Milano del 29-7-80) di competenza di altre Autorità Giudiziarie, e contro la stazione di Bologna del 2-8-80; nonchè attentati contro persone (l' On.le Tina Anselmi, in Castelfranco Veneto l' 8-3-80; progetto di uccisione di un magistrato di sede giudiziaria veneta fra la fine del 1979 e l' agosto-settembre 1980; assassinio del Dott. Mario Amato del 23-6-80), da non rivendicare, ovvero da rivendicare con sigle fuorvianti di "sinistra"; organizzazione armata, ritagliata all' interno di altre formazioni eversione neo-fasciste che agivano sotto sigle diverse (Movimento Rivoluzionario Popolare - M.R.P. -; Nuclei Armati Rivoluzionari - N.A.R. -; Terza Posizione - T.P.; -; Costruiamo l' Azione; Comunità Organiche di popolo - C.O.P. - ed altre), con legami ed obiettivi in parte ignoti agli stessi appartenenti alle medesime sigle sopra indicate, banda destinata a realizzare con l' uso di armi ed esplosivi delitti contro la personalità dello Stato ed il suo ordinamento democratico. Cessato in Bologna fino a tutto l' agosto 1980. Signorelli Paolo, Fachini Massimiliano, Rinani Roberto, Fioravanti Valerio, Mambro Francesca, Picciafuoco Sergio, Ignoti sono imputati: c) del delitto di cui agli artt. 110, 285, 422 C.P. perchè, in concorso tra di loro e con persone da identificare, allo scopo di attentare alla sicurezza interna dello Stato, commettevano un fatto diretto a portare la strage nel territorio nazionale, concertando, promuovendo, deliberando, organizzando e disponendo per l' esecuzione, il porto e la collocazione di un ordigno esplosivo nella sala d' attesa di seconda classe della stazione FF.SS di Bologna, con il preventivato voluto fine di uccidere (tenuto conto della potenzialità dell' ordigno e dell' ora dello scoppio - 10.25 del primo sabato di agosto nel più importante scalo ferroviario nazionale) un numero elevatissimo di persone, oltrechè di ferirne molte altre, cagionando in effetti la morte di 85 persone. Condotta iniziata in località imprecisata e cessata in Bologna il 2-8-1980. d) del delitto previsto e punito dagli artt. 81 cpv., 110, 575, 577 n. 3 C.P., art. 1 D.L. 15-12-79 n. 625, perchè in concorso tra di loro e con persone da identificare, con le condotte sopradescritte, cagionavano la morte, o istantanea o derivante dalle gravissime lesioni, delle seguenti persone: Agostini Natalia, Ales Vito, Alganon Mauro, Abati Maria Idria, Barbaro Rosina, Basso Nazareno, Bergianti Euridia, Bertasi Katia, Betti Francesco, Bianchi Paolina, Bivona Verdiana, Bonora Argeo, Bosio Anna Maria, Bouduban Breton Irene, Buagamelli Viviana, Burri Sonia, Caprioli Davide, Carli Velia, Casadei Flavia, Castellaro Mirco, Cece Antonella, Gomez Martinez Francisco, Dall' Olio Franca, De Marchi Roberto, Diomede Fresa Francesco, Diomede Fresa Vito, Di Paola Antonino, Di Vittorio Mauro, Draumard Brigitte, Ebner Berta, Ferretti Lina, Fornasari Mirella, Fresu Angela, Frigerio Enrica, Gaiola Roberto, Galassi Pietro, Gallon Manuela, Geraci Eleonora, Gozzi Carla, Kolpinski Andrew Jon, Langonelli Vincenzo, Lascala Francesco Antonio, Laurenti Pier Francesco, Lauro Salvatore, Lugli Umberto, Mader Eckart, Mader Kaj, Manea Elisabetta, Marangon Mariangela, Merceddu Rossella, Marino Angelina, Marino Domenica, Marian Leoluca, Marzagalli Amorveno, Mauri Carlo e Mauri Luca, Messineo Patrizia, Mitchel Katherine Elen, Molina Loredana, Montanari Antonio, Natali Milla, Olla Livia, Patruno Giuseppe, Procelli Roberto, Remollino Pio Carmine, Roda Gaetano, Rors Marget, Ruozzi Romeo, Sala Vincenzina, Salvagnini Anna Maria, Secci Sergio, Sekiguchi Iwao, Seminara Salvatore, Serravalle Silvana, Sica Mario, Tarsi Angelica, Trolese Marina, Vaccaro Vittorio, Venturi Fausto, Verde Rita, Zappalà Onofrio, Zecchi Paolo, Petteni Vincenzo, Fresu Maria e Priore Angelo. e) del delitto previsto e punito dagli artt. 110 C.P.; 4 L. 2.10.67 n. 895 mod. dall' art. 12 L. 14.10.74 n. 497, con l' aggravante dell' art. 1 D.L. 15.12.79 n. 625 per avere, in concorso tra loro e con persone da identificare, fatto collocare nella sala di attesa di seconda classe della Stazione Centrale di Bologna delle FF.SS. un ordigno esplosivo, al fine di commettere il delitto sub c). In Bologna, il 2 agosto ' 80. f) del delitto previsto e punito dagli artt. 110 C.P., 81 cpv, 582, 583 C.P., n. 1 D.L. 15.12.79 n. 625 perchè, in concorso tra di loro e con persone da identificare, con la condotta di cui sopra, cagionavano ad oltre 150 persone lesioni personali multiple, tra le quali alcune di durata superiore ai 40 giorni, aggravate dalla sussistenza di postumi permanenti ed esposizione a pericolo di vita. In Bologna 2.8.80. g) del delitto previsto e punito dagli artt. 110 C.P., 635, in rel. all' art. 625 n. 7, 61 n. 7 C.P. perchè, in concorso tra loro e con persone da identificare, con la condotta di cui sopra, cagionavano la distruzione di una importante porzione degli impianti ferroviari di Bologna e la parziale distruzione di materiale rotabile, con gravissimo danno patrimoniale delle Ferrovie dello Stato, nonchè arredi e beni di privati. In Bologna 2.8.80. h) del delitto previsto e punito dagli artt.li 81 cpv, 110, 420 pp e cpv C.P. (come modificato con art. 1 D.L. 21.3.78 n. 59) perchè, in concorso tra di loro e con persone da identificare, collocavano e/o facevano collocare l' ordigno allo scopo di danneggiare gli impianti ferroviari di Bologna determinandone il grave danneggiamento e la distruzione delle sale di attesa. In Bologna il 2.8.80.

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