venerdì, 09 maggio 2008
Cagnolino che se fà passeggià...
da n'marciapiede a n'giardino...
...scodinzolanno...o ringhianno...
ar primo sconosciuto...diventanno
pungolo de sistema...facennoje
da guardia ar propio bottino...e che
quanno uno sè stufato je se tira l'osso
da n'antra parte de prato...

...e tutto contento je core
appresso come se fosse  stò
gran nòvo...gioco...

se ferma n'attimino...e cò lingua
de fora e tutta n'mpastata ...
se guarda ...cò lò
l'occhietto rinfrescato..
...er Padrone

..che chiameno co' stò nome ugualitario...
dicenno che jè Amico...

...e te lo squadra pe
dije ...che tè stato bbravo...
a riportaje n'dietro l'osso n'mano ..e cò
n'buffetto...nò scappellotto...
je dà er permesso...

...da fà puro er bisognino...
e dopo stò lavoro...je 
arimedia la giusta razione ..
sempre però che nun sia
de più der minimo sindacale...

...e quanno c'è poca attenzione
o produzione...
de fiatone...lò s'aiuta attirannolo
sventolannoje...come n'testimone
er fazzoletto...usato pe asciugà
de solito er mocco...de n'mastino..
facennoje capì che nun cè sò
più differenze...tra de loro...
ne sociali scalate de gradino...
e che quest'urtimo però deve
...da stà sempre
..appiccicato ar comune amico...
dò viè de continuo coccolato...e
mantenuto....lucido e spazzolato...
e guardannose divertito er cagnolino
che se la suda pe n'biscottino e
quanno và bene na cartata de pappone...
..lui...
manco ce pensa a  nà sgambettata
pe nun fasse casca nà goccia...
de sudore che je se  potrebbe da n'impuzzolita
...mentre se la gode gustannose
 n'ber tocco
de filetto...alla faccia de chi
core appresso all'osso avanzato..
che er padrone cò cura ja levato.


E se crede padrona e te vive
n'illusione de n'pensiero che
nun sia programmato a tavolino...
scambiannolo pe destino...o pe er caso...
n'fatto dò la  Massa core appresso
...all'osso...diventanno solo che
Ammaestrato.


 “Il caso P2 non va isolato, ma visto come manifestazione di una tendenza che ha radici antiche: non basterà una sconfitta elettorale per estirparle. Il nuovo governo deve fronteggiare le insidie della componente occulta della nostra storia”,  Gaetano Arfè -
8 febbraio 2006



Napolitano, no a ex terroristi in tv

Durante celebrazione prima giornata vittime terrorismo e stragi


(ANSA)- ROMA, 9 MAG - Non dovrebbero esserci tribune per simili figuri: cosi' Napolitano critica lo spazio che viene dato agli ex terroristi in tv e sui media. Nella celebrazione del primo giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi, al Quirinale, il presidente ha citato in particolare l'intervista dell'ex brigatista che uccise Carlo Casalegno. L'ex brigatista disse di provare solo 'rammarico' per i familiari delle vittime.
Il presidente si è detto inoltre "colpito e indignato" nei confronti di quegli ex terroristi finiti sotto i riflettori dei media, senza neanche essersi dimostrati completamente pentiti.

VIDEO - FAUSTO TINELLI - MARIO ZICCHIERI - Clicca

http://www.sisde.it/gnosis/Rivista5.nsf/ServNavig/10


Poi ce stà chi cià tutti i giorni pure conduzioni  in Radio o in Tv...ma cò quelli ce s'apparenta...

 [...]27 giugno 1980: alle 20,59 il Dc9 Itavia Bologna-Palermo scompare. I morti sono 81. La prima ipotesi e' di cedimento strutturale. Una telefonata a nome dei Nar:
Corriere della Sera: "Qui Nar. Vi informiano che sull'aereo caduto sulla rotta Bologna-Palermo viaggiava il camerata Marco Affatigato 
. Era sotto falso nome. Doveva compiere un'azione a Palermo. Per riconoscerlo vi diamo un particolare: aveva ai polsi un orologio Baume&Mercier". I Nar erano i famigerati Nuclei Armati Rivoluzionari, responsabili di delitti e stragi. Affatigato, classe 1956, di Lucca, era un noto estremista di destra più volte coinvolto in fatti di cronaca per aggressioni varie. Gli interrogativi sull'attendibilità o meno della telefonata durarono però solo alcune ore. Fu lo stesso Affatigato a farsi vivo con i familiari per rassicurarli del suo ottimo stato di salute. E la stessa Digos di Bologna escluse la presenza del fascista all'aeroporto per imbarcarsi sul Dc9 diretto a Palermo. Un chiarimento importantissimo che però lasciava un interrogativo: già il giorno dopo la sciagura chi e perchè incominciava a lastricare il disastro di Ustica di clamorosi depistaggi?...o mezze verità e mezze falsità per rendere le piste inattendibili

Marco Affatigato-Clicca
Moby Prince: un caso ancora aperto

Nel '94 lavora a un progetto di "terzo polo" televisivo, con Tv Studio e Tiesse - soc. Le Sile -  ed riceve CONTRIBUTI ALL’EDITORIA 2005 CONTRIBUTI ALLE TELEVISIONI – RIDUZIONI TARIFFARIE
RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO AL RIMBORSO DELLE RIDUZIONI TARIFFARIE
(NELLA MISURA DEL 50%) APPLICATE ALLE UTENZE TELEFONICHE,
ELETTRICHE ED AI CANONI DI NOLEGGIO E ABBONAMENTO AI SERVIZI DI TELECOMUNICAZIONE,
IVI COMPRESI I SISTEMI VIA SATELLITE

(aggiornati al 5 dicembre 2007
)

Perciò le parole sò belle ma lì fatti sò Mejo!


9 ergastoli...liberi ...Internet...Telefono e Cellulare ..che Paese bizzarro!


Grave censura nel giorno della memoria

GRAVE CENSURA NEL GIORNO DELLA MEMORIA

Oggi, 9 maggio, “Giorno della memoria delle vittime di stragi e terrorismo, durante la cerimonia ufficiale che si è svolta davanti alCapo dello Stato. la Rai (radio televisione italiana) ha censurato il discorso del Presidente dell’Unione Vittime per Stragi Paolo Bolognesi.
Probabilmente la rai temeva che le sue parole si diffondessero nel Paese.
Questa è l’ennesima offesa alle vittime e alla ricerca della verità.
Il Presidente
Paolo Bolognesi


TESTO DEL DISCORSO CENSURATO DALLA RAI

Roma 9 maggio 2008

Questo intervento è il frutto di una riflessione dell’Unione Vittime per Stragi che comprende le associazioni delle vittime delle stragi: di Piazza Fontana di Milano del 12 dicembre del 1969, di Piazza della Loggia di Brescia del 28 maggio 1974, del Treno Italicus del 4 agosto del 1974, della Stazione Centrale di Bologna del 2 agosto 1980, del Treno Rapido 904 del 23 dicembre 1984, di Via dei Georgofili di Firenze del 27maggio 1993.
L’istituzione di una giornata per ricordare le vittime del terrorismo e delle stragi, voluto con determinazione dai familiari delle vittime, dal Presidente della Repubblica e da tutto il Parlamento, è un fatto estremamente importante, di cui è ampiamente condiviso l’alto valore etico, politico e sociale.
Il terrorismo ha indubbiamente segnato nel Paese pagine tragiche, ha messo a rischio la tenuta democratica delle nostre istituzioni, è stato sconfitto nelle sue forme più organizzate, ma non é morto, anzi é ancora vivo con frange pericolose, che gli organi preposti alla sicurezza in più occasioni hanno invitato a non sottovalutare.
Vi sono poi i terroristi che godono di grandi spazi pubblici come se i veri eroi fossero loro e non le vittime e chi ha perso la vita per contrastarli.
Nel corso degli anni abbiamo assistito ad una costante rimozione della verità: sono stati messi in cattedra i terroristi e le vittime hanno dovuto subire anche l’umiliazione degli assassini, inopinatamente divenuti opinionisti e dispensatori di consigli alle giovani generazioni per le loro scellerate esperienze di vita.

Commemorare le vittime del terrorismo e delle stragi ha quindi il valore alto del ricordo, la funzione vitale di strumento per la formazione delle nuove generazioni, che non sempre hanno vissuto direttamente quelle tragedie.
Ha il compito di ricordare il passato per evitare comunque nel futuro i drammi e le sofferenze di quelle tragiche fasi.
Dobbiamo ricordare che in Italia, dal dopoguerra ad oggi, vi sono state 14 stragi con un numero spaventoso di morti e feriti, ma che in nessuna di esse si è arrivati a colpire mandanti e ispiratori politici.
Alla fine degli anni 70, un noto neofascista spiegava a uno dei suoi adepti “che una strage non ha senso se non c’è chi può coglierne gli effetti politici”. Coloro che hanno utilizzato le stragi e il terrorismo per fini politici non sono stati individuati dai processi, sono ancora tra noi e sono impuniti.
Di quei tragici eventi lascia un ricordo particolarmente amaro il coinvolgimento degli apparati di sicurezza, fenomeno talmente esteso da chiamare in causa chi aveva su di essi poteri di nomina e controllo politico.
Il coinvolgimento di uomini dei servizi segreti nei depistaggi e nelle coperture date ai terroristi e l’impedire ai giudici di arrivare alla verità è un punto cruciale per la comprensione di quegli anni bui e non deve essere in alcun modo accantonato.
Ai parlamentari e ai rappresentanti delle istituzioni che oggi sono qui con noi, diciamo che sono qui non solo per ricordare le vittime, ma anche per prendere impegni dei quali i familiari e i cittadini nel prossimo anniversario chiederanno conto.
L’attuale Parlamento deve inaugurare una nuova stagione politica finalizzata alla ricerca della verità, ove non vi sia più spazio per segreti e reticenze, anche per dare un senso alla legge n. 124/2007 che recepisce in parte la proposta di legge di iniziativa popolare per l’”Abolizione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo”, presentata dalle associazioni delle vittime al Senato nel 1984.
Le leggi vanno applicate nella loro interezza, i decreti attuativi non debbono stravolgerne o limitarne l’esecuzione
E’ importante che chi ha attentato alla vita democratica del Paese venga finalmente punito.
Aprire gli armadi non deve essere solo uno slogan, a questo punto vi sono anche gli strumenti legislativi per farlo senza incertezze e reticenze
Pensiamo sia giunto il tempo per un giudizio anche politico sullo stragismo che determini l’allontanamento dalle istituzioni di chi lo ha favorito anche solo con la sua colpevole inerzia.

Il 9 maggio giorno della memoria deve essere anche il momento per fare il punto di una situazione ormai insostenibile per la disattenzione con cui vengono trattate le vittime dal Parlamento.
La legge 206/04 già approvata ” Nuove norme per le vittime del terrorismo e delle stragi di tali matrice” è in gran parte inattuata e disattesa.
Negli anniversari le promesse di soluzione vengono fatte per essere dimenticate durante tutto il resto dell’anno. È una situazione inaccettabile che vede i familiari sotto continua umiliazione per ottenere quanto previsto dalla legge. Occorre venga nominato un autorevole referente a cui convogliare le varie problematiche irrisolte per far sì che trovino tempestiva attuazione da parte delle rispettive amministrazioni.
Le altre leggi depositate in Parlamento quali: la “Legge quadro per l’assistenza alle vittime di reato”, la modifica dell’articolo 111 della Costituzione detto del “Giusto processo”, l’istituzione del “Reato di depistaggio”, oggi mancante in Italia, tutte queste leggi sono rimaste ferme da anni, legislatura dopo legislatura coperte da promesse e assicurazioni di ogni tipo per poi essere lasciate immobili nelle varie commissioni.
Credo sia importante un serio impegno da parte dei rappresentanti delle istituzioni e degli eletti del popolo affinché finisca questa situazione aberrante che vede le vittime ricordate negli anniversari, ma umiliate e derise per tutto il resto dell’anno.

Il Presidente
Paolo Bolognesi


postato da: SpawN72 alle ore 18:08 | Permalink | commenti (5)
categoria:er complotto, er cane nero, er pasquino, er controllo, er cane der padrone, er giochetto, er ritorno cò losso
venerdì, 09 maggio 2008

Non si può ringraziare il proprio assassino

a meno che non l’abbia fatto per un reiterato rinascere

con tutto il più malevolo beneficio del dubbio,

ma nessuno ha intenzione davvero di risorgere.

Non si può ringraziare chi ti vieta gridando più forte

Di parlare, di dire e di fare, allungando uno sgambetto,

mettendoti un bavaglio stretto.

Non si può ringraziare chi ti occlude scientemente

il panorama parandoti davanti un muro nero.

Non si può ringraziare la risata beffarda,

lo sguardo compiaciuto, né l’aria pietosa,

di chi sanguinoso il crimine ha compiuto

e fa scivolare lacrime che non irrorano coscienze

ma diluiscono nell’animo il peccato.

Non si può ringraziare la menzogna,

che alleggerisce il peso di una dura verità

che raminga da sempre cerca asilo e adozione.

Non sorrido né ringrazio la vociante platea,

di teatranti buffoni e giocolieri di sentimenti,

né plaudo o addirittura m’inchino

di fronte a un’umanità che per etimologico paradosso

di umano ha poco, o niente.

 

X


 chleb

 

Editoriale:
Domani è natale. Questa sera nascerà il bambin Gesù, figlio di dio, di san Giuseppe e della Vergine santissima. Secondo i testi sacri la prima volta Cristo nacque in una stalla: questa notte nascerà in ogni chiesa, dove la superbia e la violenza di potere in questi giorni sta sfiorando l'assurdo. Probabilmente Berlinguer manderà la sua consueta letterina d'amore al papa, questa volta carica di pace e di solidarietà profonda. Nelle belle case delle città questa notte ci si scambierà i doni. Cosa si farà nelle case proletarie? Si maledirà dio per essere stati messi al mondo? O si aspetterà, ancora una volta inutilmente, dopo tanti secoli, la manna dal cielo?

Peppino Impastato, notiziario del 24 dicembre 1977 di Radio Aut

 http://www.unita.it/

falce martello2

Quasi quasi, mi faccio una ronda

Roberto Cotroneo

Alla fine sempre in tondo ci tocca girare. Dal paese dei girotondi al paese delle ronde. Va detto, erano meglio i girotondi, almeno c’era un po’ di piacere gioioso in quelle catene di mani che si tenevano assieme. Ora con le ronde il vento di destra soffia come non mai. Cittadini volenterosi, cittadini seri, cittadini emotivi, cittadini di An, e cittadini persino del Partito Democratico, e poi cittadini che diventano City Angels. Tutti in strada, disarmati, è ovvio, a difenderci dalle aggressioni, dai pericoli della strada. Gente che controlla che tutto sia a posto, e che utilizza taccuino e macchina fotografica, oltre naturalmente al cellulare.

Loro ci sono, le forze dell’ordine anche, quattro occhi sono meglio di due. Ma il clima comincia a suonare drammatico, persino grottesco: «Ci puoi riconoscere dal basco o berretto blu», dice il sito dei City Angels, «simbolo delle forze Onu portatrici di pace, e dalla giubba o maglietta rossa con sopra il nostro logo, un’aquila che protegge la città».

Il basco, certo, copricapo per eccellenza di tutti gli eserciti di tutto il mondo, dei partigiani, di Che Guevara. Loro li riconosci dal basco, e le ronde padane le riconoscerai dal verde scintillante, e quelle di An da che cosa le riconosci? Avranno un basco bordeaux come quello dei parà della Tuscania? E le ronde democratiche e di sinistra, invece? Basco nero come il Che. Ma non è che poi alla fine si confondono una con l’altra. La ronda padana litiga con la ronda di Alleanza Nazionale per il controllo delle strade e del territorio. E con le ronde di sinistra come facciamo? Applichiamo le percentuali delle elezioni, semplice. Il 30 per cento o poco più del territorio di una città va a loro. Possibilmente le zone centrali, quelle un po’ snob, dove si potrebbe vigilare su barboni, alcolisti disperati, con una certa atteenzione al decoro urbano. Mentre nelle periferie ci mandiamo quelli che hanno una predisposizione quasi genetica al rondismo. Veri militari, armati di buona volontà e muscoli saldi (riguardo ai nervi, lasciamo perdere, è una pretesa eccessiva), pronti immobilizzare immigrati molesti, ladri di appartamento, rom con predisposizione al furto, e tutto quanto desta sospetto. Cammineranno allineati in mezzo alle strade, genere “intoccabili” e desteranno ammirazione in tutti. Le ronde si potranno ufficializzare creando un registro delle ronde. Con una normativa su divise, colori di appartenenenza e zone di influenza. Si potrebbe anche tirare a sorte, e persino spostarle, da una città all’altra, se ce ne è bisogno, e per riunire il paese, dargli di nuovo un’identità nuova, mandare i rondisti padani a Catania, e i rondisti siciliani a Varese. Che sarebbe persino una bella cosa. I nostri ragazzi di ronda si potrebbero conoscere tra loro, e capirsi, e stare assieme.

Con il tempo la ronda, da fenomeno occasionale e spontaneo, oltre che emotivo, potrebbe diventare organico. E visto che molti giovani sono senza un lavoro fisso, si potrebbe decidere per la ronda di leva. Vieni chiamato per due mesi, una volta all’anno, a girare in tondo per quartieri a rischio, luoghi malfamati, e periferie povere e difficili. Senza armi, certo. Ma consapevole di un compito che ormai si potrebbe definire storico. Si potrebbe creare un comando generale delle ronde. E organizzare anche la sfilata dei rondisti nel giorno della ronda, che verrà stabilito dal Parlamento, con i loro baschi, i loro colori e le loro divise. Finalmente si potrà anche cominciare a pensare che la ronda possa diventare anche un’occasione di guadagno. Con Tremonti e Berlusconi al governo si potrebbe studiare un canone per le ronde, da pagare come l’Ici, e che permetterebbe ai comuni di finanziarle. I cittadini danno qualche euro e le ronde vengono stipendiate. Con il tempo anche sponsorizzate. Sulla camicia da rondista potremmo metterci un bel marchio, una griffe, e di sicuro gli stilisti potrebbero disegnare divise e stemmi, perché noi italiani siamo eleganti. E non è che mandiamo le ronde in giro come fossero degli straccioni.

Sarebbe opportuno, essendo ronde, decidere se ruotano in senso orario, o in senso antiorario. Sarebbe meglio il primo caso, ovvero da sinistra verso destra, vista la tendenza elettorale degli ultimi tempi, ma in Toscana e in Emilia, e certamente nella Bologna del sindaco Cofferati, è auspicabile il ruotare da destra verso sinistra. Ma accanto alla guardie padane, alla ronda di notte di quelli di destra, alle ronde di sinistra, tanto politicamente corrette, ci sono anche quelli che vorrebbero farsi una ronda tutta loro e non sanno come iniziare, quali moduli compilare, e se c’è qualche agevolazione fiscale. A parte che ci sono scuole di ronde che cominciano a nascere per l’Italia. Dove uno si iscrive, e comincia a girare in tondo per un po’, passeggia per la città con un istruttore, e ogni tanto fa il 113 e dice, individuo sospetto all’incrocio tra via Garibaldi e piazza Mazzini. Ma si potrebbe devolvere l’8 per mille della dichiarazione dei redditi alla propria ronda preferita. Ronde cattoliche, ronde comuniste, ronde progressiste e riformiste, ronde mistiche e pacifiste, ronde gandhiane. Anche ronde ambientaliste, certo, specializzate nel controllare che non si sporchino le spiagge o che i padroni dei cani puliscano come si deve il marciapiede.

Ci saranno ronde di cielo, ronde di mare e ronde di terra. Le ronde in pedalò e le ronde di montagna, perché i sentieri alpini mica sono più quelli di una volta, e ronde multinazionali e multietniche, ovviamente. Arriverà il giorno che i nostri nipoti potranno finalmente dire: se lei non se ne va, chiamo la ronda, anziché i carabinieri e la polizia. Perché tutti saranno rondisti, e l’ordine regnerà sovrano per l’intera penisola. E tutto sarà sotto controllo. E saremo finalmente un popolo ordinato e felice
.

 

-che-guevara

 

postato da: misiek alle ore 08:47 | Permalink | commenti (2)
categoria:er codice, er cane nero, ce fai poco, drento nà balena nera, er giochetto
mercoledì, 07 maggio 2008
Un gruppo nà linea politica...
er tifoso cor microfeno...n'ascorto
er consenso no slogan
...annà avanti...fà la manfrina
pure se toppa...avecce a prescinne la
Massa che nun pensa...basta avecce
simbbolo che rappresenta...ignorà
l'idea de minoranza pe mercato d'assenza
...nun avè coerenza...
stà a braccetto cor carnefice
e la vittima...
stà a bocca aperta davanti
l'idoli de carta...che sopprattutto
je rimangheno n'saccoccia...
...daje addosso quanno casca...
indicà la via giusta...
parlà pe bocca d'artri...
o aprennola dicenno che è
de tutti...
esse comprici de chi ...
...manipola la piazza...de
chi cò la statistica...
jammolla er prodotto populista...
...chi strilla pe chi n'vece ...
aiuta er padrone aprennoje
la porta...
...chi assorve ar porco la mattanza...
facenno finta che nun esista...
pe aritrovasselo cor mezzo...
e usannolo pe fà invio de messaggi
n'codice...de pigreco cappuccio..

...nun essennoce guarda n'pò
più concorenza...

a fà puro comizio cò la scusa
de n'acquisto...dannoje giudizio
e assorvenza...creaje
n'cerchio do se n'esce...
a sprAZZO...nun permettenno
che sia contraddetto..
insinuanno pe giusto...
nà bucia che je copre l'interesse
e la chiappa...

e chi alla fine della
storia se rinfaccia
cò nà voce diversa...arimanenno sempre
lui n'breccia...avè conoscenza...
arimedià er posto pe tutta la discendenza ...
sputà sulla tessera...pe convenienza..
vennese pe dù piotte...la coscienza...
fasse cò paroloni solo l'affari...
propi facenno rischià
...la vita all'artri...
nasconnenno la mazzetta...
..pe dì ...che era solo n'offerta...
...nun rinuncià ar successo...
pe paura che esse vivi significa
solo questo...
sceje da fasse trasportà dar vento..
e fà contento er momento....pe esse
der potere solo lò Strumento!

E pe chi piace n'anglosassone l'uso
che se fà der termine fascista
questa è pe me la mejo definizione...
...è che se regge
sur ricatto e dar corotto...
e se pò permette de comprasse
tutti senza manco mettese mano
n'tasca...er sordo sò
... lì media che decideno
se nà cosa esiste o nun esiste..e che più
sò grossi e più ce sò seduti sopra vecchi
Compari e Amichetti NeofascistI!



iniziazione massonica



“C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo.
Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo.
(...)Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo.”

Che tipo di uomo vuole il nuovo potere? si chiedeva Pasolini.
Non vuole più un buon cittadino, un buon soldato.
Non vuole un uomo onesto, previdente, non lo vuole tradizionalista, e nemmeno religioso.
Al posto del vecchio tipo d’uomo, il nuovo potere vuole semplicemente un consumatore.

"I nostri padri si sono storicamente resi responsabili del fascismo; ma i figli di oggi hanno la colpa di accettare il nuovo fascismo: il potere dei consumi, il potere dei consumi che si esprime attraverso la televisione. Il fascismo mediatico è dittatura, ma è affascinante; il fascismo mediatico è una dittatura affascinante".


"Il potere ha deciso che siamo tutti uguali".

Pier Paolo Pasolini



Mafia e sanità, chiesti 11 rinvii a giudizio
Corriere della Sera - Milano

Varese La Procura conferma le accuse sulla ristrutturazione del reparto infettivi dell’ospedale
MILANO - Rinvio a giudizio per tutti gli undici imputati (dirigenti ospedalieri e imprenditori) e per tutti i reati contestati: la Procura antimafia di Milano insiste nella sua tesi a proposito dell’appalto per il reparto infettivi dell’ospedale di Varese, la cui ristrutturazione venne assegnata a un’impresa di Gela sospettata di gravitare nell’orbita dei clan mafiosi.
Il pubblico ministero Claudio Gittardi ha confermato le sue richieste al termine dell’udienza preliminare tenutasi davanti al gup Clementina Forleo; la decisione finale è mandare o no a giudizio gli indagati? avverrà dopo il 19 maggio prossimo, data in cui prenderanno la parola gli avvocati difensori.



Ieri il pm ha ricostruito nel dettaglio tutto l’iter burocratico e amministrativo dell’appalto soffermandosi sui favori che sarebbero stati concessi all’impresa Russello, subentrata nell’agosto del 2001 a una ditta di Catania nella costruzione del reparto infettivi: la dilazione dei termini per la consegna dell’opera, il ritocco del prezzo iniziale (+50%), lo sforamento dei prezzi consentiti dalle tabelle regionali ma soprattutto la mancata richiesta degli accertamenti antimafia. Questi ultimi, secondo la Procura avrebbero di fatto impedito alla «Russello» di subentrare nel cantiere dell’ospedale varesino e in ogni caso sarebbe stato necessario rifare la gara d’appalto.
Va detto che gli amministratori dell’impresa sono stati di recente assolti dal tribunale di Caltanissetta dall’accusa di essere stati collusi con i clan mafiosi, ma il pm Gittardi ha ricordato che quella è solo una sentenza di primo grado e che la Procura siciliana ha presentato appello. Il giudizio di secondo grado non è ancora stato pronunciato.
In apertura di udienza alcuni difensori avevano chiesto lo spostamento del processo da Milano a Varese, non ritenendo fondata l’aggravante del favoreggiamento dell’associazione mafiosa. Al trasferimento del processo si è invece opposta la Procura. Il giudice Clementina Forleo si è riservata di prendere una decisione al termine dell’udienza preliminare.
Il favore
Secondo l’accusa l’impresa sospettata di collusioni con i clan sarebbe dovuta essere fermata e la gara d’appalto ripetuta
C.Del.

http://www.lastampa.it/multimedia


Claudio Fava: "Siamo malati di Cuffaro"


"La malasanità siciliana non è casuale. E’ un buco nero che inghiotte soldi e fabbrica carriere". Parla Claudio Fava, eurodeputato Ds.
giovedì 29 settembre 2005,
di
Carmen Ruggeri 

11 settembre, Francesco Paolo Spoto muore sotto anestesia a Palermo. Doveva subire un intervento correttivo al labbro e al palato. Otto giorni dopo Davide Campo, 12 anni perde la vita al Policlinico di Messina per un’appendicite. Stessa sorte mercoledì scorso per Miriam Buscolo, 12 anni.

Di nomi e cognomi se ne potrebbero fare ancora: cinque le morti sospette nell’ultimo mese in Sicilia. Cinque casi “bui” imputabili a “possibili” errori del personale medico, o forse ad altro. Si accendono, così, i riflettori sul "caso Sicilia".

Per mesi il procuratore Pietro Grasso aveva denunciato che "otto medici su dieci dell’isola sono indagati", ma sue rivelazioni non hanno mai avuto seguito. Dalla Regione sono un silenzi imbarazzanti. Oggi, però, l’assessore regionale alla Sanità Giovanni Pistorio, alle prese con una voragine di oltre 800 milioni di euro, parla, corre ai ripari, e tenta di glissare invocando l’intervento di una commissione di inchiesta che faccia luce sugli ultimi eclatanti episodi. Interviene pure il Ministro Storace, attendendo “l’invio di una dettagliata relazione su altri analoghi episodi recentemente accaduti in Sicilia”. Il caso è chiuso. Apparentemente. Perchè a riaprirlo sulle colonne del Corsera ci pensa Carlo Marcelletti,( n.d.r. casualmente ora accusato con infamanti indizii che se risurtassero farsi sarebbe rovinato lo stesso )  primario di cardiochirurgia al Civico di Palermo che, lasciati da parte i roboanti giri di parole, affonda stilettate alla “discutibile” politica sanitaria regionale e non solo. “La verità - ha affermato - è che noi medici abbiamo preferito tacere per troppo tempo. Adattandoci alla realtà della terra siciliana”. Secondo il professore infatti, i medici in Sicilia vengono assunti o fanno carriera grazie a lobby, correnti di partito e mafia. “Le tariffe delle prestazioni da rimborsare alle cliniche private si trattano a volte fuori dalle sedi istituzionali. Di questo occorre, parlare, interrogarsi, e non tacere”, ha detto. Noi l’abbiamo fatto con Claudio Fava, eurodeputato Ds, papapibile candidato del centrosinistra alle prossime regionali.

Tre decessi in soli dieci giorni, cinque in un mese. Un dato impressionante soprattuto se si considera, almeno così dice l’assessore Pistorio, che i dati rientrano appieno nella media del 2004. Qual è lo stato di “salute” della sanità siciliana On. Fava?

Ci sono due notizie in questi giorni. Una di queste è una valutazione, il professor Marcelletti ha denunciato una realtà sanitaria fatta di “sabbie mobili, mafia e inettitudine”, di “primariati che vengono decisi nei salotti frequentati da professionisti e mafiosi”. Una sanità conseguenza di una gestione clientelare e dalle promozioni facili. Non c’è casualità in quello che accade. Come non c’è stata nel Texas dopo katrina dove la macchina degli aiuti e per le emergenze è stata reticente. Stessa cosa in Sicilia: non si tratta di casualità ma di un buco nero che inghiotte soldi e fabbrica carriere. Basti pensare alla lavatrice mafiosa di Aiello (medico e imprenditore “equivoco” ritenuto dalla magistratura il presunto prestanome di Bernardo Provenzano, ndr)

Pistorio, oggi, si dice perplesso, allibito all’ipotesi che i vertici sanitari possono essere scelti dalla mafia...

Pistorio dovrebbe leggere i giornali. Ieri la storia del concorso medico “addomesticato” già trattata nel processo a Mimmo Miceli (ex assessore) è entrata nel processo "Cuffaro". Tre candidati sponsorizzati dal boss Giuseppe Guttaduro avrebbero truccato e vinto concorsi come dirigenti grazie, dicono le carte della procura, alle decine di telefonate tra il presidente Cuffaro, Miceli e Vincenzo Mandalà, componente della commissione.

Basterà la commissione d’inchiesta voluta dall’assessore, o magari l’intervento di Storace, a risolvere la questione?

Pistorio, innanzitutto, dovrebbe ridurre del dieci per cento le convenzioni ai privati per tentare di raggiungere l’Emilia Romagna e della Lombardia, dove queste sono di gran lunga minori e il servizio è molto più efficente

Pochi mesi fa le nomine dei manager regionali di Cuffaro ha scatenato un putiferio: tutte modulate sulle tessere di partito (9 Udc, 7 Fi, 3 An, 1 nuova Sicilia). Parecchi di questi nomi vantano un curriculum giudiziario non proprio senza macchia. Giancarlo Manenti ad esempio è coinvolto assieme a Cuffaro nell’inchiesta “talpe in procura”, accusato per giunta da Aiello di aver intascato una mazzetta di 25.000 euro. Una frangia dell’Udc ha gridato al “comparaggio politico”, ma poi?

Quella è stata solo una guerra tra bande, le grida di dolore degli esclusi dalla porta, non , come era auspicabile un rigurgito di società civile. Le accuse più violente, allora arrivarono dall’onorevole Lo Giudice, finito qualche giorno dopo sotto inchiesta per concorso in associazione mafiosa. L’assessore dovrebbe azzerare le nomine, ma l’Udc in Sicilia è il partito di Cuffaro...

Crede che questo ennesimo scandalo possa influire sull’esito delle prossime elezioni regionali?

Me lo auguro... dipende da noi. Siamo noi a dover mettere a frutto le esperienze catastrofiche, con l’idea che bisogna tornare al governo, invece che al potere.


mercoledì, 07 maggio 2008

L’uomo nella teca di cristallo dove era nato e cresciuto, si affacciò per guardare il sole sorgere. Vide un disco arancio, che si aggrappava dietro alla collina. L’uomo nella teca gli fece un cenno come un saluto, e lo guardò fisso finché gli occhi non gli bruciarono e all’improvviso cominciarono a lacrimare. L’uomo della teca pensò che quello fosse pianto. Qualcosa gli diceva che così sarebbe stato la prima volta, quando lo sentì percorrere come in un sentiero sterrato le guance fino ad arrivare al collo e a cadere come goccia di pioggia. L’uomo non sentiva la voglia di uscire da quella scatola, costruita apposta sulle sue misure, tanto che da bambino erano costretti, come si faceva di norma, a fargliene sempre una nuova, su misura, che seguisse l’andamento della sua crescita corporea. Si dà il caso che nessuno mai si domandò invece che cosa ne fosse di quella psichica. Ma va da sé che questi in una società siffatta non sono poi gravi problemi, a maggior ragione che dalla teca non è poi obbligatorio uscire a fare quattro passi. Che l’uomo fosse in cattività non c’è da dubitare, che lui poi ne fosse consapevole questo era tutto un altro paio di maniche.

Pur tenendo conto che all’abbisogna l’uomo era fornito di mese in mese di libri e carta stampata attraverso una specifica fessura collocata allo spigolo inferiore della scatola, presso cui l’uomo a volte avvicinava naso e narici come a una presa d’aria, che gli conferisse a quel respiro un senso di libertà che lui appena percepiva d’avere desiderio. Che l’uomo della teca fosse triste, poi, non è dato proprio saperlo, perché nessuno lo avrebbe creduto. Che ci fosse un fuori sì l’uomo lo sospettava, la luna glielo aveva fatto credere nelle notti d’estate, quando si accompagnava vanitosa di stelle e brezza che addirittura giungeva dal mare. Però non se ne fece mai una colpa, nel tentativo assente di un’evasione che so di una repentina fuga. A ben pensarci l’uomo non aveva bisogno nemmeno di scassinarla quella teca, il soffitto che era una debole superficie vitrea non sarebbe stato difficile con un colpo farlo saltare via. Eppure se ne stava lì, accendeva il camino, fumava la sua pipa e leggeva i giornali che riportavano fedelmente le cronache della teca. L’uomo si accorgeva a malapena che si parlava di lui e del suo tappeto, di lui e della legna appena terminata da ardere che se avesse esagerato nella combustione l’inverno successivo sarebbe scarseggiata. L’uomo della teca dormiva su un guanciale fatto di sogni dove la teca non aveva chiusura circostante ma distese senza fine di verde e fiori rossi che stavolta potevano sprigionare tutto il loro profumo benché immaginava fosse difficile apprezzarne l’odore intenso proprio per via dell’aria aperta, a cui lui stesso no non era abituato a conti fatti. Un giorno che fuori tirava vento e nuvole come palazzi incombevano l’uomo si spaventò molto e si mise a dormire, in attesa che la tempesta passasse in fretta e furia.

L’uomo quando si risvegliò si trovò senza esserne accorto dato il sonno profondo, come sbalzato dal suo letto che aveva i peducci, di regola, fissati al pavimento trasparente della teca. Si trovò davanti la parete cioè il soffitto della teca in mille pezzi, o meglio in frantumi minutissimi, sparpagliato su quello che a detta sua, e non solo sua, doveva essere il fuori. A passi lenti ed incerti l’uomo della teca s’avviò piano verso l’esterno, aveva la testa che gli doleva, aveva preso nella caduta una gran botta. L’uomo della teca scoprì quello che aveva visto nei suoi sogni più belli, cavalli bianchi al galoppo, orchidee giganti come cammelli, cielo azzurro e soprattutto spazi d’acqua senza limite: quello doveva essere il mare. L’uomo della teca (o ex della teca che dir si voglia) giunse a un contenitore, anche quello che gli ricordava qualcosa: vide un’altra teca ma lui in uno stato di completa amnesia non lo riconobbe come familiare. Ci vide dentro un altro uomo al punto che si sorprese di vederne, proprio come lui, intento ad attizzare il fuoco. L’uomo della teca bussò per farsi vedere, ma quello che si trovava dentro non sentì né poté vedere. Sconsolato l’uomo della teca cercò di ricordare da dove fosse partito la mattina e ci si ricondusse con aria titubante.

Vide la sua teca nuova di zecca con il letto fresco di bucato e la porta aperta a dargli il benvenuto, inoltre c’era un buonissimo odore di arrosto a cuocere allo spiedo. L’uomo vide anche un vaso di fiori sul tavolo e una sfera di cristallo con un pesciolino rosso dentro. Tutte cose che prima non c’erano e fino a poco tempo fa lo avrebbero fatto impazzire dalla gioia. Ma il pesciolino a ben guardare continuava a girare in tondo nella sua palla e gli sembrò che boccheggiasse.

L’uomo osservò il cielo, che s’era fatto buio, e freddo. Non ebbe paura e con un gesto lento mise insieme le foglie per farne un giaciglio. Quella notte, la prima di mille e mille altre l’uomo dormì fuori e infondo gli sembrò una cosa niente male. Niente affatto male, pensò mentre gli si chiudevano gli occhi pesanti di stanchezza. 

 

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Un'analisi dal regista del documentario "Nazirock" C'è un collegamento
tra questi gruppi
e politica istituzionale

Claudio Lazzaro
In qualche modo Nazirock, il film che ha raccontato i riti e le violenze della destra radicale, nasce proprio a Verona. Stavo viaggiando in terra di Padania per realizzare Camicie Verdi, un documentario sulla Lega Nord, quando mi sono imbattuto nel Veneto Fronte Skinheads. Il leader era Piero Puschiavo, leader di una band di rock. Un tipo di rock che ha molti nomi, identitario, nazional socialista, non conforme, ma che